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TU BISHVAT E IL GIORNO DELLA MEMORIA L’UOMO: UN ALBERO CHE DEVE RICORDARE…

TU  BISHVAT E IL GIORNO DELLA MEMORIA L’UOMO: UN ALBERO CHE DEVE RICORDARE…


 

Il 27 Gennaio, come ogni anno, ricorre il "Giorno della Memoria", un evento che ricorda lo sterminio e le persecuzioni del popolo ebraico nei campi nazisti.

Lo scopo di tante iniziative è soprattutto quello di conservare nel futuro la memoria di un tragico periodo della storia, italiana ed europea, con la speranza che simili eventi non possano mai più accadere.

Quest’anno, le iniziative che commemorano questo giorno così importante coincidono con la festività ebraica di Tu Bishvàt, Rosh Hashanà Lailanòt, ossia il Capodanno degli alberi.

Secondo il calendario ebraico, Tu Bishvàt (metà mese di Shevàt) che cade il giorno 15 di Shevàt (gennaio-febbraio), quest’anno corrisponderebbe al nostro 26 gennaio. È una delle festività minori, cioè stabilite dall’uomo per commemorare eventi tristi o lieti della storia d’Israele.

Durante la festa di Tu Bishvàt si usa piantare alberi.

Questo gesto simbolico viene associato al desiderio del popolo d’Israele di rendere nuovamente verde un paese che è descritto come “stillante latte e miele”, metafora per indicare un terreno rigoglioso dove l'agricoltura fiorisce facilmente. In Israele, dove in genere il clima è meno freddo, questo giorno viene indicato come il giorno in cui cominciano a fiorire i mandorli e il giorno in cui c’è il passaggio dalla stagione invernale a quella primaverile. In realtà, non è il vero passaggio dall’inverno alla primavera, ma piuttosto il momento in cui finiscono le piogge torrenziali, simbolo dell’inverno, e dove inizia il primo sole che vede germogliare i mandorli.

Uno dei significati simbolici attribuito a Tu Bishvàt è la riflessione sulla natura dell’uomo. L’ uomo può essere visto come un albero capovolto che ha le sue radici verso l’alto. Questa identità simbolica propone una riflessione sulle origini dell’uomo, sulla sua dipendenza dall’alto nelle risorse naturali e spirituali. Come l’albero prende la sua vitalità dalla terra attraverso le radici, così l’uomo deve prendere la sua vitalità dal Cielo.

Come l’albero, anche l’uomo ben piantato nel Signore deve produrre buoni frutti, che in questa ricorrenza come la Giornata della Memoria, si trasformano in frutti della memoria; frutti che non devono far dimenticare cosa è successo al popolo di Dio, perché così facendo la generazione futura possa imparare a non commettere gli stessi errori o meglio gli stessi orrori.

Ogni uomo è paragonato a un albero e molti alberi sono stati sradicati nei campi di concentramento e nei ghetti durante la Shoà, per questo motivo, i sopravvissuti, tutti gli ebrei e tutti noi, dobbiamo piantarci nella casa del Signore, come è scritto nel Salmo 92: 13 “Quelli che sono piantati nella casa dell’Eterno, fioriranno nei cortili del nostro Dio”.

E ancora nel Salmo 1:3 c’è scritto: “Egli sarà come un albero piantato lungo i rivi d’acqua, che dà il suo frutto nella sua stagione e le cui foglie non appassiscono; e tutto quello che fa prospererà”.

 

Dio vi benedica

Shalom

Rossella Genovese

 


Ultima modifica ilMartedì, 29 Gennaio 2013 13:07
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