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Corso di Israelologia promosso da EDIPI in Sicilia con la collaborazione di B'Nei Efraim di Caltanisetta

Corso di Israelologia promosso da EDIPI in Sicilia con la collaborazione di B'Nei Efraim di Caltanisetta

Report sul seminario “Israele e la chiesa “ tenuto a Caltanissetta dal professore DIPROSE RINALDO

 

Il 16 novembre 2013 si è svolto a Caltanissetta il seminario intitolato “ISRAELE E LA CHIESA“, tenuto dal professore Rinaldo Diprose già direttore dell'Istituto Biblico Evangelico italiano.

Prima di entrare nel merito dello svolgimento dei lavori desideravo fare una piccola premessa. Qualunque discussione si voglia affrontare sul tema di Israele e la chiesa non si può prescindere dalla questione della teologia della sostituzione e dalle sue premesse e conseguenze.

Affrontare questo tema con superficialità o relegandolo all'occasionalità sarebbe, e di fatto è, un errore peggiore del male a cui si vuol porre rimedio. Se il cristianesimo non intraprende un cammino serio di revisione e ristrutturazione del pensiero biblico, e dunque teologico e dottrinale, difficilmente potremo ricavare i benefici attesi dal riportare in luce le verità bibliche e non potremo vedere quei frutti auspicati nei rapporti con gli ebrei e l'ebraismo.

Il rabbino capo della comunità ebraica di Roma, dottor Riccardo Di Segni, in un confronto serrato, con il cardinale Koch sull'Osservatore Romano contestava il paragone che il porporato aveva fatto tra la croce e la celebrazione dello Yom Kippur. ” Il credente cristiano -spiega rav Di Segni -può certamente pensare che la Croce rimpiazzi in modo permanete e universale il giorno del Kippur, ma se desidera dialogare sinceramente e rispettosamente con l'ebreo, per il quale il Kippur rimane parimenti nella sua valenza permanente e universale, non deve proporre all'ebreo le sue credenze e interpretazioni cristiane come “indici del cammino decisivo”… ”perché allora veramente- prosegue il rabbino Di Segni- si rischia di entrare nella teologia della sostituzione e la croce diventa ostacolo. Il dialogo ebraico -cristiano soffre inevitabilmente di questo rischio, perché l'idea della realizzazione delle promesse ebraiche è base della fede cristiana: quindi l'affermazione di questa fede contiene sempre un'implicita idea di integrazione, se non di superamento della fede ebraica”.

Ho voluto richiamare in breve questa polemica, che, per quanto dai toni civili e garbati, non cela, a mio modesto avviso, il senso di profondo disagio e di sofferta fatica, da parte dell'interlocutore ebreo, nell'affrontare il tema della dottrina della sostituzione.

Sicché il mio resoconto sul recentissimo seminario svoltosi a Caltanissetta non vuol limitarsi a descrivere il favorevole impatto che l'insegnamento del professore Diprose ha avuto sul numeroso uditorio accorso da diverse parti della Sicilia per ascoltarlo. Mi piacerebbe piuttosto sottolineare l'essenzialità di questo tipo di seminari e, in qualche modo dare atto sia al presidente di Edipi Ivan Basana che al professore Diprose della lungimiranza e avvedutezza che hanno avuto, per le rispettive competenze, di trattare e diffondere questo insegnamento.

L'enorme attualità di questo argomento dobbiamo necessariamente desumerla proprio dall'attenzione che viene rivolta ai suoi molteplici contenuti. Sul notiziario dell'Ucei dell'aprile 2013, il rabbino Di Segni in un breve ma significativo articolo, parlando dell'allora imminente cerimonia della presa di possesso della cattedra di vescovo di Roma dell'allora neo eletto papa Francesco, ha sottolineato il fatto che ciò non sarebbe avvenuto in Vaticano ma nella basilica di San Giovanni in Laterano.

Sebbene potesse apparire paradossale da parte di un rabbino occuparsi di tali questioni, il dottore Di Segni riteneva opportuno sottolineare il collegamento tra la simbologia ebraica e l'opposizione Laterano-Vaticano. La storia narra come molti degli arredi del Secondo Tempio di Gerusalemme, distrutto dai romani, come ad esempio la menorah, il candelabro a sette bracci, furono portati a Roma. E furono esposti come trofei. Dove poi siano finiti lungo l'arco dei tempi non è dato di sapere, in compenso ci sono al riguardo molte ipotesi e leggende. Una di queste ipotesi collocherebbe il candelabro nei sotterranei del Vaticano. Dietro questa ipotesi però c'è il pensiero ebraico che considera la Chiesa cattolica come l'erede dell'impero romano. Ma vi è di più. Il rabbino Di Segni ritiene che i cristiani del medioevo abbiano potenziato la concezione che il possesso degli oggetti sacri del Tempio di Gerusalemme significasse che la Chiesa aveva preso il posto dell'antico Israele divenendone la continuatrice. La questione acquista ulteriore interesse se si considera il fatto che sempre nel medioevo fosse diffusa convinzione che tali oggetti sacri non fossero custoditi in Vaticano ma in Laterano che si trova in un complesso urbano voluto dall'imperatore Costantino. Il trasferimento a Roma di reliquie cristiane provenienti da Gerusalemme ad opera dell'imperatore, di sua madre Elena e di neofiti cristiani, sancisce il processo di trasferimento in Laterano, dunque a Roma, di tutto il significato biblico, spirituale e religioso che erano propri e peculiari di Gerusalemme. Il rabbino Di Segni infine conclude il suo articolo con questa osservazione: ”E' questa tradizione sostituzionista che sta dietro al rito di insediamento di oggi, anche se probabilmente a tutt'altro si pensa ; è di questa nuova Gerusalemme che il papa vescovo prende possesso. Magari ci lasciassero la Gerusalemme originale.”

In ordine a questa considerazione appare evidente dunque la stringente necessità per il mondo evangelico di comprendere l'importanza di ampliare lo studio teologico e dottrinale includendo un percorso serio e continuativo di studio sull'Israeologia al fine di poter recuperare appieno la verità della Bibbia. Proprio dalle considerazioni del Rabbino capo di Roma ci giunge chiaro il monito di affrontare questo tema in maniera seria e approfondita. Si sente l'urgenza di ricercare una verità profonda che è stata sepolta per secoli e che una sorta di archeologia spirituale deve tornare a portare in luce. Gesù è stato un riformatore per il suo tempo. Lui disse di se stesso che non era venuto ad abolire la legge ma a portarla a compimento. Non manifestò l'intenzione di smantellare i fondamenti dell'ebraismo biblico, o di capovolgere l'assetto delle promesse relative ad Israele e alla Terra di Israele e non parlò mai di sostituzioni riguardo alla posizione di Israele come Capo delle nazioni, servo dell'Altissimo, il primogenito, l'amato per elezione e così via. Ma possiamo senz'altro dire che Gesù ha operato per riformare le tradizioni umane, per liberare la Torah dall'impalcatura di religiosità in cui gli uomini religiosi del tempo l'avevano ingabbiata.

Ma oggi, dopo duemila anni di menzogne, di inganni, di errori e di persecuzioni noi non possiamo essere più riformatori. Ora, se vogliamo veramente ritornare al centro della volontà di Dio, se vogliamo fare la buona, piena e accettevole volontà di dell'Eterno dobbiamo accettare tutto il consiglio di Dio e avere il coraggio di essere ristrutturatori dell'opera di Dio. Devono essere ristrutturare le antiche verità. Non ci sono rivelazioni nuove, ci sono verità bibliche da riportare in luce dopo che secolari detriti le hanno sepolte.

A mio parere questa è la sfida che abbiamo davanti a noi. Dobbiamo avere il coraggio di cambiare le nostre idee per cambiare anche le nostre azioni e ricercare la benedizione di Dio sul terreno dell'adempimento delle sue promesse.

In questa visione il seminario del professore Diprose assume un valore specifico nel fornire le basi per un serio approccio al tema della teologia della sostituzione, soprattutto per lo studio delle conseguenze che sono ricadute sulla cristianità dal punto di vista dottrinale, spirituale, etico, organizzativo. Siamo riconoscenti al professore Diprose per la sua incrollabile testimonianza di fede nell'aver accettato il nostro invito nonostante le evidenti difficoltà a cui inevitabilmente va incontro nei suoi spostamenti in un’altra città. La sua presenza è stata di grande incoraggiamento ed esempio sul piano della testimonianza cristiana. L'insegnamento è stato condotto in modo tale da suscitare e mantenere l'attenzione dei presenti per l'intera giornata. L'esposizione chiara degli argomenti, anche quelli più impegnativi, ha reso fruibile al composito uditorio la trattazione dei temi affrontati. La grande capacità espositiva e l'esperienza didattica hanno consentito al professore Diprose di esporre le sue argomentazioni ottenendo l'apprezzamento di quanti lo hanno ascoltato.

Il seminario di Caltanissetta ha poi avuto un valore aggiunto a mio avviso legato al fatto che la sua realizzazione è nata da una collaborazione tra ben quattro chiese, oltre quella di Caltanissetta. Infatti il pastore Ottavio Prato di Catania, il pastore Giacomo Trombino di Caltagirone, il pastore Giusi La Rocca ved. Marchetta di Palma di Montechiaro e il pastore Giovanni Prinzivalli di Sciacca, insieme a numerosi membri delle rispettive comunità hanno cooperato per partecipare al seminario e per determinarne la buona riuscita. Queste cinque comunità hanno trovato un punto di collaborazione concreto, anche di natura economica, attorno al tema di Israele. Il mio auspicio è che questa occasione sia in qualche modo profetica: potremmo veder rifiorire la speranza di ritrovare quell'unità nella fratellanza proprio attorno alla riscoperta, rivalutazione e riappropriazione delle radici ebraiche della nostra fede.

 

 

Ultima modifica ilMartedì, 17 Dicembre 2013 22:11
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