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Relazione Raduno di pastori Ruvo di Puglia, 25 aprile 2015

Relazione Raduno di pastori Ruvo di Puglia, 25 aprile 2015

Nella splendida campagna pugliese, presso il “Rifugio” di Ruvo di Puglia, si è tenuto un raduno interdenominazionale che ha visto la partecipazione della maggior parte dei pastori di tutta la regione, coordinato dal pastore Antonio Ricci. Nell’enorme auditorium, gremito di fedeli provenienti da ogni parte della Puglia, dopo i momenti iniziali di adorazione, il coordinatore dell’evento ha presentato tutti i pastori intervenuti al convegno, tra i quali la scrivente, d.ssa Nicla Pompea Costantino, invitandoli a farsi avanti tutti insieme sul palco, facendosi conoscere da tutti gli astanti.

Una delle finalità dell’incontro era quella di presentare tutte le missioni operanti sul territorio pugliese, ognuna delle quali ha allestito uno stand di libri e di tutto il materiale relativo alla propria pertinenza. Il cantante Rino Bevilacqua ha allietato l’assemblea con canti di lode, che si intervallavano fra i diversi interventi dei rappresentanti delle missioni occorse al congresso, tra i quali vi era la sottoscritta in rappresentanza di Edipi, coadiuvata da Raffaele e Gianluca Conenna, padre e figlio, entrambi soci di Edipi. Si sono succeduti sul palco, illustrando il campo dell’opera e le connesse finalità e obiettivi, i vari incaricati delle missioni: Edipi, Insieme per la Puglia, Cristo Regna, Remar e altre concernenti il recupero dei tossicodipendenti, la prostituzione, i senzatetto, gli emarginati, ecc. Nicola Legrottaglie, alla fine delle relazioni dei missionari, ha dato la propria testimonianza circa le proprie esperienze professionali e spirituali, rivolgendosi, in particolar modo, ai giovani presenti mostrando il suo carisma di abile evangelista.

Il ruolo di Israele*, le radici ebraiche della nostra fede, il pregiudizio antisemita, la teologia della sostituzione, soggetti esposti dalla rappresentante di Edipi, hanno calamitato l’attenzione di molti, che alla fine della prima parte dl raduno, interrotto solo dalla pausa pranzo, sono affluiti numerosi allo stand di Edipi per maggiori informazioni. Il pasto, consumato su dei tavolini, attorno ai quali si sono, in un’atmosfera conviviale e allegra, riuniti a gruppi tutti i partecipanti del raduno sotto le ombrose fronde dei secolari alberi di ulivo, che fanno da meravigliosa cornice all’ampia struttura del complesso del “Rifugio” di Ruvo, è stato un’ulteriore e piacevole occasione di incontri per poter approfondire i temi concernenti Israele. Tanti credenti, tra i quali alcuni pastori, dopo la prima e seconda parte del raduno e durante il pranzo, galvanizzati dall’amore e dalle note tematiche di Israele, hanno chiesto alla firmataria di questa relazione, di tenere corsi di ebraico e insegnamenti su Israele1 all’interno di gruppi spontaneamente costituitisi per lo scopo o all’interno delle comunità. Il ministero pastorale, probabilmente, concentrato sulle tradizionali attività ecclesiastiche, pone in secondo piano Israele* o, addirittura, la trascura o, nei casi peggiori, mostra insensibilità o un antisemitismo diffuso a volte occulto. Israele* non è una manifestazione, come sostengono alcuni, di esterofilia o di esotismo folkloristico (lo shofar, il tallit, la celebrazione delle feste ebraiche ecc.), cioè importare da altri paesi, in questo caso Israele appunto, modi di fare, di pregare o un tentativo di giudaizzare la chiesa … E’ scritturale! Se amiamo Dio, amiamo anche Israele, perché Dio ama Israele e non l’ha mai rinnegata né ritirato i patti! Gesù è stato ed è ebreo! “ … estranei ai patti della promessa, non avendo speranza ed essendo senza Dio nel mondo” Efesini 2,12.

Senza gli ebrei non ci sarebbe stato Gesù, senza Gesù i gentili sarebbero rimasti senza speranza e senza Dio. “Io benedirò chi ti benedirà, e maledirò (ראא da ררא, dalla radice arar) chi ti maledirà (ללקמ da ללק, dalla radice qilel)” Gen. 12,3. In questo verso per il verbo maledire l’ebraico usa due radici diverse, due parole diverse. ררא arar significa l’accadere di una sciagura, una rovina, una disgrazia, insomma qualcosa di terribile; ללק qilel significa togliere dignità, mettere in ridicolo, farsi beffe, essere superficiale, spregevole, bestemmiare, insultare, ingiuriare, oltraggiare, disprezzare, umiliare, opprimere, vessare, sfruttare; la seconda parte del versetto tradotto diventa:

 

maledirò

chi

maledirà

Israele

 

Accadrà una sciagura, una rovina, una disgrazia, qualcosa

di terribile

a chi

 

sfrutta

vessa

opprime

umilia

disprezza

oltraggia

ingiuria

insulta

bestemmia

è spregevole con

è superficiale con

si fa beffe di

mette in ridicolo

toglie dignità a

Israele

 

 

 

IL SIGNIFICATO DELLA MALEDIZIONE NEL TANACH (I TESTAMENTO)

 

 

La maledizione divenne parte del diritto israelita assai presto, quale elemento costitutivo del giuramento e garanzia di accordi contrattuali, disposizioni e norme autoritative, istituzioni pubbliche e religiose. La maledizione legittima ha la sua collocazione storico-culturale non soltanto nella sfera del religioso e della vita pubblica, ma anche del privato. Nella vita quotidiana ha, soprattutto, la funzione di proteggere dai danni ingiusti, maledendo i nemici, che non è possibile ostacolare altrimenti, oppure intimidendo, tramite la formula di maledizione pronunciata o scritta, gli eventuali ladri, i possessori illegittimi di oggetti smarriti, i violatori delle tombe di famiglia, ecc. Tanto nel diritto privato, quanto in quello pubblico e religioso, la formula è impiegata per garantire la veridicità di un giuramento o una testimonianza, l’osservanza di un contratto, l’insindacabilità di certi documenti, l’inviolabilità di luoghi e monumenti sacri o pubblici, nonché di un ordinamento giuridico o di una istituzione religiosa. La maledizione, di fatto, costituisce spesso, così per l’individuo come per la comunità, l’unico o l’estremo mezzo giuridico per intimidire con efficacia i violatori e i malviventi, nonché per conoscere la verità. La maledizione poteva tanto, in quanto universalmente temuta nella sua efficacia. Un ruolo importante era svolto dalle maledizioni insieme alle formule di benedizione, nei casi di stipula dei trattati, dove una serie più o meno estesa di maledizioni, formulate in modi vari, concludevano la stesura invocando la sciagura su coloro che avessero contravvenuto alle norme sottoscritte. Seguiamo l’esortazione del Signore a proposito di Israele, giacché benedicendo Israele, saremo benedetti anche noi.

Baruch atta Adonai Eloheinu Melech haolam

D.ssa Nicla Pompea Costantino 

*Quando la scrivente parla di Israele si riferisce al ruolo di Israele nel progetto di Dio, alle radici ebraiche della nostra fede, al rapporto Chiesa Israele, alla teologia della sostituzione, all’Aliya, l’ebraicità di Gesù ecc.

Ultima modifica ilMartedì, 05 Maggio 2015 06:42
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