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Mezzogiorno di ferro e fuoco?

Mezzogiorno di ferro e fuoco?

Già nei mesi scorsi alcuni esponenti del Movimento cinque stelle hanno presentato, nei rispettivi C

onsigli regionali di diverse regioni del Sud (Puglia, Campania, Abruzzo, Molise), una mozione affinché venga istituita in una specifica data di ogni anno, al momento identificata con il 13 febbraio, la ricorrenza della «Giornata della Memoria per le vittime meridionali dell’Unità d’Italia». Al ricordo di coloro che perirono in ragione dei combattimenti che si accompagnarono alle campagne militari ma anche e soprattutto delle violenze che vengono attribuite alle forze armate piemontesi, nelle intenzioni degli estensori e dei promotori dell’iniziativa – che deve essere approvata dalle quattro assemblee legislative regionali nella loro individualità – dovrebbe accompagnarsi anche quello dei «paesi rasi al suolo». Il parlamentare pentastellato Sergio Puglia, intervenendo nell’aula del Senato il 28 febbraio 2017, aveva caldeggiato una tale deliberazione, inoltre affermando che: «Il tempo è maturo per fare una riflessione e analizzare cosa accadde alle popolazioni civili meridionali e quanto ancora ci costa nel presente. Nei testi scolastici si fa appena un accenno. Chiediamo solo la verità». Peraltro, a rinforzare il concetto, lo stesso senatore aveva ribadito, in quella occasione, che: «Se io fossi uno scrittore contemporaneo avrei iniziato così il mio libro: “non sapevo che durante l’annessione fecero al Sud quello che i nazisti avevano fatto a Marzabotto e cancellarono per sempre molti paese […]

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