Menu

La radio del Vaticano e quel silenzio sulla Shoah

La radio del Vaticano e quel silenzio sulla Shoah

Al principio degli Anni Trenta anche la Chiesa cattolica abbracciò per la prima volta i mezzi di comunicazione moderni dotandosi di una stazione di radiodiffusione. Poté così trasmettere dal Vaticano i propri messaggi, assicurandosi la possibilità di raggiungere istantaneamente milioni di fedeli. Con la collaborazione di Guglielmo Marconi, premio Nobel e accademico d’Italia, nasceva Radio Vaticana. Il 12 febbraio 1931 Pio XI trasmise il suo primo radiomessaggio: una benedizione urbi et orbi, in latino, rivolta anche «agli infedeli e ai dissidenti». Seguendo le principali nazioni occidentali, ed emula forse anche dell’azione e dei primi successi conseguiti con la radio dal regime fascista, la Santa Sede, superate le proprie iniziali resistenze nel corso degli Anni Venti, si dotò del più moderno mezzo di comunicazione di massa dell’epoca. La direzione, la programmazione e la conduzione della radio, come nel secolo precedente era avvenuta per la rivista Civiltà cattolica, venne affidata all’ordine dei Gesuiti: assieme alla rivista, Radio Vaticana divenne pertanto organo di comunicazione ufficiosa della Santa Sede.

Continua a leggere articolo su informazione corretta

Torna in alto