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Resoconti e Testimonianze

Resoconti e Testimonianze (263)

Grazie!


Riceviamo dal vice presidente della Comunità Ebraica di Torino il seguentecomunicato di ringraziamento.

 

Caro Ivan,
il saluto di domenica pomeriggio, dopo il convegno, è stato forzatamente
un po' frettoloso, anche perché avevo un impegno dopo poco e sono dovuto
fuggire. Ti ringrazio ancora tanto per la bella occasione di incontro e
di collaborazione. Mi pare che l'esito della giornata di studio sia
stato positivo: si è parlato di temi nodali dal punto di vista storico e
con occhi preoccupati si è anche approfondito l'esame rispetto
all'attualità. Spero che il vostro gruppo sia rimasto contento della
manifestazione in tutti i suoi aspetti: culturali, spirituali...e anche
gastronomici!
Un caloroso saluto a te e a tutti gli E.D.I.P.I. da parte mia e di tutto
il Consiglio della Comunità Ebraica, a presto

David

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Resoconto del Corso di Israelogia - Torino Aprile 2013

Scrivo in merito al privilegio e all’onore che mi è stato concesso di
partecipare al corso di Israelogia tenutosi a Torino il 5-6 Aprile,
lezioni autorevolmente e saggiamente tenute e condotte dal dottore

della Parola Rinaldo Diprose.

E’ stata una grande gioia ascoltare con entusiasmo gli insegnamenti
sobri e competenti su un tema, quello di Israele e del suo rapporto con
la chiesa, così importante e delicato, quindi non semplice da trattare
ma che il professore Diprose ha saputo tenere bene nel suo contesto e
con molto sobrietà.

Partendo dall’origine benedetta della nascita di Israele e poi spiegando

bene quale dovrebbe essere un rapporto maturo della nostra chiesa

(universale e locale) nei confronti di Israele stesso e verso gli ebrei in

generale, mi ha fatto ancora di più comprendere come ancora oggi(!)
in seno ai credenti vi sia come un “velo” di ignoranza su come Dio,

il Santo di Israele, abbia un rapporto speciale ed unico col popolo ebraico

(compreso quindi l’Israele odierno ), basato NON sulla perfezione di Israele

(perché come noi Israele è imperfetto) sull’Suo eterno amore e sulle Sue sante

promesse verso di lui….gloria a Dio ! L’unico modo serio per permettere al Signore

di rimuovere questo brutto “velo” è quindi quello di leggere la Bibbia con un cuore sincero

e onesto cercando la verità su tale delicato soggetto fondamentale, non permettendo al

pregiudizio diffuso nei cuori delle persone di “inquinarne” la comprensione.

Infine un ringraziamento speciale, col cuore, al caro e prezioso
fratello in Yeshua Rinaldo Diprose per le sue “fatiche” profuse in
favore di tutti i partecipanti al corso.

Todà rabahe, soprattutto, shalom !

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“Quando gli uomini si riconoscono tali, si incontrano e si stimano, malgrado le differenze di pensiero e di religione.”

Nel primo fine settimana di Aprile, nel raduno di Edipi svoltosi a Torino si è respirata, ancora una volta,  l’ aria dell’amicizia ebraico-cristiana.

Il primo studio è stato tenuto dal Dott. Di Prose sul tema “Israele e la Chiesa” spiegando l’importanza attuale del popolo d’Israele e la Israelologia e suscitando l’interesse dei convenuti.  Nella sera seguente il  Prof.re Cicchese ha presentato il suo libro nel quale viene sottolineata la sua ricerca della verità, giungendo alla conclusione che il popolo gentile ha peccato di superbia nei confronti di Israele.  La serata è stata allietata da un “abbraccio musicale” con la corale David, che ha rallegrato con canti ebraici -e non solo- tutto l’uditorio composto da credenti evangelici, pastori e qualche politico.

La domenica  siamo stati accolti in  sinagoga dalla comunità ebraica. Nella sala ricolma di libri di varia estrazione e antichità si è affrontato il tema dell’antisemitismo.

Il Rabbino Richetti ha ripercorso la storia dell’oppressione ebraica dall’Egitto ai Romani, ed ha anticipato di poche ore lo Yom Ashoa con il canto rituale.

Il Prof.re Vercelli ha mostrato tramite la proiezione di immagini, il lato più tragico della shoa.

Il Pastore Maggia ha messo in evidenza il ruolo degli amalekiti, nemici storici degli ebrei, ma anche la speranza che, con il regno del Messia, tutto ciò vedrà la fine.

Un pranzo comunitario con pietanze casher ha suggellato ancor più l’amicizia tra i convenuti.

Il pomeriggio è stato ricco di altri interventi sull’importanza della comunicazione.

Ancora una volta Edipi ha svolto con successo il ruolo che si è prefisso: sostegno ai figli di Giacobbe.

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RIFLESSIONI SU UN VIAGGIO AD AUSCHWITZ di Claudio Groppi

per gentile concessione di Claudio Groppi

 

 

Premessa:

Nel Gennaio del 2011 ho partecipato come insegnante ad un progetto patrocinato dalla “Fondazione ex campo di concentramento di Fossoli” (www.fondazionefossoli.org ) denominato “Un treno per Auschwitz”.

Ogni anno ciascuna delle sessanta scuole superiori di Modena e provincia invia dieci studenti ed un insegnante in Polonia, in occasione del “giorno della memoria”, stabilito dalla comunità internazionale per il 27 Gennaio, per commemorare il giorno in cui le truppe sovietiche varcarono i cancelli del più tristemente famoso campo di sterminio. Il viaggio si svolge in treno, partendo da Carpi, città nei pressi di cui si trovava, a Fossoli, uno dei tanti campi in cui ebrei, zingari, oppositori venivano concentrati, in attesa della deportazione, e da dove partì anche Primo Levi, proprio per ripercorrere, anche se con tutte le comodità, il percorso che i deportati facevano nei vagoni piombati fino a Cracovia e poi ad Oswiecim (cittadina ribattezzata Auschwitz dai tedeschi).

In occasione di questo viaggio i partecipanti ogni anno sono sensibilizzati con un corso di preparazione tenuto da storici, scrittori e operatori culturali, che cercano di introdurre il tema della violenza, del colonialismo, visto come culla del razzismo, e cercando di spingere i ragazzi a riflettere sul perché sia stato possibile che nella “civile Europa del XX secolo” si sia potuto sviluppare un fenomeno come quello che ha dato vita alla Shoah (in ebraico significa calamità), con il tentativo di distruggere un intero popolo, ponendo la parola fine alla questione ebraica, con la cosiddetta “soluzione finale” (in tedesco: Endlösung der Judenfrage).

 

Una visita ad Auschwitz, in pieno inverno, in treno, lascia il segno.

Tutta l’operazione è organizzata magistralmente dalla “Fondazione Fossoli”, che si occupa anche di riempire le serate a Cracovia, con gruppi musicali e incontri con scrittori (fra cui il noto Carlo Lucarelli, che da otto anni presta il suo servizio a questa iniziativa), che hanno lo scopo di aiutare i ragazzi ad elaborare quanto hanno vissuto durante il giorno.

Una prima reazione comune è quella di stupore nei confronti delle proprie reazioni, del tipo: “sono stato ad Auschwitz e non ho versato neanche una lacrima, sono un mostro!”

Questi incontri serali hanno lo scopo di farti comprendere che una reazione di questo genere è “normale”, perché di fronte ad un orrore così grande l’essere umano erige delle barriere a difesa e produce una patina di insensibilità che riveste tutto il proprio io.

Durante il viaggio di andata regna una certa moderata allegria, tipica da gita scolastica, i ragazzi stanno in gruppi delimitati dalla loro appartenenza alle varie scuole e socializzano poco tra loro.

Molto diverso è però l’atteggiamento dei seicento partecipanti durante il viaggio di ritorno. I gruppi sono rotti e mischiati, il clima di allegria è svanito, i ragazzi hanno voglia di parlare tra loro e vige un clima di solidarietà, propria di chi ha vissuto un’esperienza dolorosa in comune che avvicina e ti mette voglia di stringerti ad un altro essere umano per farti forza, e si sperimenta la verità del seguente passo biblico:

 

<<La tristezza è preferibile al riso, perché davanti a un volto triste il cuore diventa migliore ( Ecclesiaste 7:3)>>.

 

In questo contesto ho avuto occasione di parlare con alcuni ragazzi, e da queste conversazioni scaturiscono le seguenti meditazioni.

Le discussioni fatte ruotavano tutte intorno a due importanti domande:

 

 

Prima domanda: “ Perché Dio permette il male?”

 

La prima reazione naturale che viene dopo un viaggio ad Auschwitz è proprio: “perché tutto questo?”

Nel 1989 Ferdinando Camon intervistò Primo Levi, (autore che tutti gli studenti del quinto anno studiano, specialmente in preparazione al viaggio ad Auschwitz). L’intervista termina con queste agghiaccianti affermazioni (ricordo che Primo Levi è morto suicida):

Levi: …..Devo dire che per me l'esperienza di Auschwitz è stata tale da spazzare via ogni residuo di educazione religiosa che possa aver avuto.

Camon: Il che significa che Auschwitz è la prova della non esistenza di Dio?

Levi: "C'è Auschwitz, quindi non può esserci Dio." [Sul dattiloscritto, ha aggiunto a matita:]. (Non trovo una soluzione al dilemma. Continuo a cercarla, ma non la trovo)

(Estratti from Ferdinando Camon , Conversations with Primo Levi, Marlboro,Vt : Marlboro Press, 1989) da Ferdinando Camon, Conversazioni con Primo Levi, Marlboro Press, 1989 pp. 41-44)

 

«C'è Auschwitz, quindi non può esserci Dio. »

L’ateo trova naturale questa disequazione, per dare forza alla propria fede nichilista, mentre colui che genericamente ammette l’esistenza di Dio è fortemente tentato di incolparlo di quanto ha visto.

Perché Dio ha fatto questo?” è la domanda che più volte mi hanno fatto i ragazzi.

Un primo passo è stato quello di distinguere l’espressione “ha fatto” dall’espressione “ha permesso”.

Ma anche la domanda “perché Dio ha permesso questo?” è una domanda seria e merita una seria considerazione. Perché Dio permette il male?

Questo è un tema molto importante per noi credenti, ed è bene essere convinti di quello che testimoniamo ai non credenti.

Io personalmente mi sono trovato più volte ad argomentare con Dio a questo proposito, e devo dire che per lungo tempo non mi sono trovato d’accordo con Lui: ma quando noi siamo sinceri con Lui e gli comunichiamo francamente il nostro disappunto, Egli è fedele come un padre amorevole che spiega con pazienza le cose ad un bambino.

Così un giorno, mentre passeggiavo nel parco sotto casa ponendo domande a Dio, Egli tutto ad un tratto mi ha risposto mettendomi in testa i seguenti pensieri:

Se tutto ti andasse sempre bene, mi ameresti veramente di più?”

Se non ci fosse la minaccia dell’inferno, mi saresti grato di averti salvato alla croce?”

Così ho dovuto rispondergli con altrettanta franchezza: “onestamente no!

La parola di Dio parla chiaro a questo proposito:

 

<<Salmo 32:9 Non siate come il cavallo e come il mulo che non hanno intelletto, la cui bocca bisogna frenare con morso e con briglia, altrimenti non ti si avvicinano!>>

 

Signore, ma questo salmo lo hai scritto per me!

 

  • Non so apprezzare il bene, se non conosco il male.

  • Non so apprezzare il pulito se non conosco lo sporco.

  • Non so apprezzare il cibo se non conosco la fame.

  • Non so apprezzare il calore di un focolare se non conosco il freddo.

  • Non so apprezzare la pace se non conosco la guerra.

  • Non so apprezzare la ricchezza se non conosco la povertà (infatti, spesso i figli dei ricchi crescono viziati.)

  • Non so apprezzare l’amore se non conosco l’indifferenza.

 

Devo ammettere di essere come un animale senza intelletto che ha bisogno di morso e briglia per avvicinarmi a Dio!

 

Dio “permette il male” affinché possiamo apprezzare il bene che Lui ci fa.

 

Naturalmente non era così all’inizio; nel giardino di Eden tutto era buono, ma Dio permise ad Adamo di essere tentato perché Dio cerca un amore che provenga da un cuore sincero, non da costrizione, così la caduta di Adamo ha provocato la rovina di tutta la creazione (Romani 8:22).

Inoltre il Signore non permette il male perché provi piacere nel farlo ( la tipica argomentazione del non credente è: “se ci fosse un Dio buono non ci sarebbe il male!”) ma la Bibbia afferma esattamente il contrario.

 

<<Lamentazioni 3 :33 poiché non è volentieri che Egli umilia e affligge i figli dell'uomo.>>

 

E allora dobbiamo concludere che se non è volentieri, allora è necessario!

Dio usa questa vita infelice per portarci a Lui; noi non saremo mai felici in questa vita perché siamo progettati per essere felici nella vita eterna, futura!

Tuttavia Dio ci concede momenti di prova di questa felicità: amore tra moglie e marito, amore verso i figli ( che nessuno comprende a pieno fino a che non diventa genitore) per farci capire come Lui ci ama!

Se mio figlio sbaglia, si ribella, mi delude lo amo lo stesso, è sempre mio figlio.

Così Lui fa con l’uomo, una volta che si è figli si rimane tali, Egli non ti ripudierà mai!

Questa è la risposta che dobbiamo dare ai non credenti che ci fanno la domanda.

  • ameresti Dio se avessi tutto?

  • ameresti la luce se non conoscessi il buio?

IL MALE E’ NECESSARIO affinché noi acquistiamo intelligenza.

Attenzione: “IL MALE E’ NECESSARIO” è un parlare duro!

Non potremo dirla se prima non l’abbiamo metabolizzata a fondo noi stessi, e se non l’abbiamo “discussa” e condivisa con Dio.

Il Signore non è un sadico che gode nel tormentare i figli degli uomini, ma un Dio amorevole che usa la correzione come un padre corregge il figlio che gradisce!

Il Signore ci mette davanti la benedizione e la maledizione; ci fa conoscere la sua volontà per mezzo della Bibbia, e se noi ci discostiamo da essa, a malincuore è costretto a correggerci con afflizioni.

 

<< Deuteronomio 30:19 Io prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra, che io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, onde tu viva, tu e la tua progenie.

30:20 amando il SIGNORE, il tuo Dio, ubbidendo alla sua voce e tenendoti stretto a lui, poiché egli è la tua vita e colui che prolunga i tuoi giorni. così tu potrai abitare sul suolo che il SIGNORE giurò di dare ai tuoi padri Abrahamo, Isacco e Giacobbe".>>

 

Dio usa con Israele e con tutti noi lo stesso metodo che usò con Adamo, lasciandoci liberi di scegliere tra l’ubbidienza e la conseguente benedizione, e la disubbidienza con la conseguente maledizione.

 

Così, su quel treno in ritorno dalla Polonia ho potuto condividere queste mie convinzioni con alcuni studenti, e quanto meno ho potuto constatare che mi sono stati ad ascoltare con attenzione. Infatti, dopo l’orrore di Auschwitz stai volentieri ad ascoltare chi ti propone delle risposte alle domande che il viaggio ha suscitato.

Solo Dio sa quali frutti possano portare queste parole in quei giovani cuori, e chissà a distanza di quanto tempo … ma noi dobbiamo avere la convinzione che non saranno le nostre convincenti argomentazioni a convertire le anime, ma solo la potenza dell’evangelo.

<<“Affinché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza degli uomini, ma sulla potenza di Dio” (1 Corinzi 2:5).>>

 

Seconda domanda: “Perché tanto odio verso gli Ebrei?”

 

La visita ad Auschwitz mette in evidenza il lucido piano di annientamento perpetrato dai nazisti, che avevano messo in piedi, con teutonica efficienza una vera e propria “fabbrica della morte”.

Il tentativo di distruggere un popolo, portato avanti con metodica risolutezza ed efficienza organizzativa lascia sbigottiti: perché tanto accanimento verso il popolo ebreo?

Coloro che conoscono la Bibbia ovviamente sanno che il popolo ebreo non è un popolo qualunque; è il popolo di Dio, il popolo eletto, che Dio si è costituito chiamando Abramo fuori da Ur dei Caldei: ma per quale motivo Dio ha deciso di mettersi da parte un popolo?

 

<<Deuteronomio 7:7 Il SIGNORE si è affezionato a voi e vi ha scelti, non perché foste più numerosi di tutti gli altri popoli, anzi siete meno numerosi di ogni altro popolo,

7:8 ma perché il SIGNORE vi ama: il SIGNORE vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha liberati dalla casa di schiavitù, dalla mano del faraone, re d'Egitto, perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri.>>

 

Il Signore ama Israele perché fino da subito ha avuto un piano di gloria per Il suo popolo: attraverso di lui Dio ha deciso di manifestarsi all’uomo; a Israele Dio ha affidato la Sua Parola e gli ha dato il compito di conservarla per l’umanità, ma soprattutto attraverso il Messia di Israele, Gesù di Nazareth, il Leone della Tribù di Giuda, Dio ha deciso di mettere in atto il suo piano di salvezza universale:

 

<<Isaia 49:2 Egli ha reso la mia bocca come una spada tagliente, mi ha nascosto nell'ombra della sua mano; ha fatto di me una freccia appuntita, mi ha riposto nella sua faretra,

49:3 e mi ha detto: "Tu sei il mio servo, Israele, per mezzo di te io manifesterò la mia gloria".

49:6 Egli dice: "È troppo poco che tu sia mio servo per rialzare le tribù di Giacobbe e per ricondurre gli scampati d'Israele; voglio fare di te la luce delle nazioni, lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra.>>

 

Antisemitismo satanico:

Ecco qual è il motivo dell’antisemitismo satanico: Satana, il nemico, l’avversario delle nostre anime e angelo ribelle, dopo aver provocato la caduta dell’uomo in Eden ha sempre cercato di contrastare il piano di Dio per la salvezza del mondo.

Satana ha da sempre cercato lo sterminio del popolo ebreo, ed a questo scopo si è servito di uomini che si sono messi al suo servizio:

  • Il Faraone ordinò l’uccisione di tutti i maschi neonati del popolo di Israele, ma Mosè fu salvato dalle acque;

  • molti anni dopo il Faraone mandò i suoi carri a inseguire Israele per distruggerlo.

  • Il persiano Haman (libro di Ester) anticipò l’idea della soluzione finale di Hitler, facendo emanare un editto per lo sterminio totale degli ebrei.

  • Erode, saputo dai re di oriente che il Messia era venuto al mondo a Betlemme ordinò la strage di tutti i maschi dai due anni in giù.

  • Nel periodo ellenista Antioco Epifane dissacrò il tempo sacrificando animali impuri, nel tentativo di distruggere l’identità del popolo di Dio.

  • I Romani dopo la distruzione del tempio soppressero nel sangue la seconda rivolta giudaica nel 135 D.C. cambiando nome a Gerusalemme in Aelia Capitolina, e imponendo il divieto per i giudei di avvicinarsi alla città. La chiesa del I secolo infatti predicava che il Messia sarebbe ritornato a Gerusalemme.

  • In seguito il popolo fu disperso, attraverso persecuzioni e vicissitudini di ogni genere in Europa; dopo la cacciata dei mori dalla Spagna nel 1492 nel paese iniziò la persecuzione contro gli ebrei che si dispersero nei paesi dell’Europa centro-orientale, oltre che nelle Americhe. Molti anni dopo, Satana suscitò odio nelle popolazioni nelle quali Dio aveva disperso il suo popolo e in tempi più moderni Adolf Hitler ripropose l’idea della soluzione finale: lo sterminio premeditato e organizzato di undici milioni di ebrei europei.

 

Ma la partita non è ancora finita: dopo la tragedia della Shoah La società delle Nazioni, trasformatasi in ONU, accordò il permesso al popolo ebraico di costituire il moderno stato di Israele, ma oggi il persiano Mahmud Ahmadinejad, presidente di una grande nazione, la repubblica islamica dell’Iran, propugna la cancellazione di Israele dalla mappa geografica, ed è pronto ad innescare un nuovo “Olocausto”, anche sviluppando un programma nucleare, e finanziando e armando le organizzazioni terroristiche quali Hamas ed Hezbollah, che non riconoscono ad Israele il diritto all’esistenza.

Satana conosce bene l’escatologia degli ultimi tempi, e vuole contrastare il ritorno degli ebrei nella terra promessa (Aliyah) e il possesso del paese, perché sa che quando il ritorno sarà completo il suo tempo prima di essere legato sarà breve (Apocalisse 20:2), e cerca quindi di ritardare il più possibile l’adempimento del piano di Dio.

Antisemitismo cristiano: nascita e sviluppo.

In tutta questa perfidia contro il popolo eletto possiamo chiaramente distinguere la mano satanica, di colui che odia il popolo di Dio perché è ribelle contro Dio stesso. Ma l’antisemitismo non ha solo una radice satanica: con grande dolore e rincrescimento dobbiamo riconoscere che esiste un antisemitismo cristiano, che ha le sue radici nelle vicende storiche (la distruzione del Tempio e l’allontanamento dei giudei da Gerusalemme), che fecero ritenere concluso il ruolo centrale di Gerusalemme nel piano di Dio.

I padri della Chiesa, da Ignazio di Antiochia (115 d.C.) a Giustino martire, (100-165 d.C.), cominciarono ad affermare che la Chiesa è “la vera razza israelitica” e a cristianizzare l’Antico Testamento, affermando che quando nell’A.T. si legge Israele, bisogna riferirlo alla Chiesa.

Ireneo, vescovo di Lione dal 178 al 195 fece una lettura allegorica dell’A.T., affermando che le promesse fatte ad Israele sono per la Chiesa.

Origene, studioso di Alessandria d’Egitto (185- 254 d.C.), ponendo le basi della”teologia della sostituzione”, definì il popolo eletto l’Israele “corporeo”, mentre la Chiesa l’Israele “spirituale. Da qui l’opinione che tutto ciò che è giudaico sia da disprezzare, basso e inferiore rispetto al cristianesimo, che è il “vero Israele”.

In definitiva i primi tre secoli dopo Cristo portarono progressivamente all’espulsione dei Giudei dalla Chiesa, fino a giungere a Costantino che fece del Cristianesimo la religione di stato, andando a saldare potere temporale e spirituale. Infine nel 325 d.C. il Concilio di Nicea sancì la definitiva separazione tra la chiesa e i Giudei, e la “conversione”, mediante il battesimo in massa dei neonati, dell’impero romano al cristianesimo, epurato da qualunque influsso giudaico.

 

L’accusa di “deicidio”:

Ciò che però fece passare da un semplice allontanamento e dal rigetto delle tradizioni giudaiche alla persecuzione fu l’accusa di “deicidio”. Essa venne formulata in modo ufficiale e solenne solo a metà del quinto secolo da Leone I Magno, ma era già presente fin dai primi secoli di storia della Chiesa. Solo nel 1965 il Concilio Vaticano II stabilì che la responsabilità della morte di Cristo è da attribuire all’intera umanità, ma ancora oggi questa accusa storica è ancora presente, a livello più o meno inconscio, in un certo tipo di cristianesimo.

 

Sgombriamo, alla luce delle scritture, il campo da questa accusa:

Gli uccisori materiali furono i soldati Romani, ma chi furono i “mandanti”?

 

<<Atti degli Apostoli 4:26 I re della terra si sono sollevati, i principi si sono riuniti insieme contro il Signore e contro il suo Cristo.

4:27 Proprio in questa città, contro il tuo santo servitore Gesù, che tu hai unto, si sono radunati Erode e Ponzio Pilato, insieme con le nazioni e con tutto il popolo d'Israele,

4:28 per fare tutte le cose che la tua volontà e il tuo consiglio avevano prestabilito che avvenissero.>>

 

Questo brano attesta chiaramente che i mandanti dell’uccisione del Cristo siamo stati tutti noi!

Materialmente gli uccisori sono stati i gentili, nei panni dei soldati romani, ma i responsabili sono stati tutti: Erode e Pilato ( Giudei e Romani) con le nazioni e il popolo di Israele. Infatti l’agnello di Dio è stato immolato per la salvezza di tutto il mondo, e sarebbe grave se qualcuno di noi si chiamasse fuori da questa responsabilità: vorrebbe dire che Gesù non è morto per lui, per pagare i suoi peccati.

 

Le accuse di deicidio, la teologia della sostituzione e un antisemitismo a volte strisciante ma più spesso conclamato si è tradotto nella storia della cristianità in molti misfatti:

  • Le crociate: 10.000 ebrei trucidati durante la “liberazione” di Gerusalemme nella prima crociata.

  • L’inquisizione spagnola: nasce nel 1478 per smascherare (con la tortura) gli ebrei falsamente convertitisi al cristianesimo (chiamati con disprezzo “marrani”, che significa “porci”.)

  • L’espulsione e la cacciata dalle chiese dei giudei, a cui seguì la cacciata dalle città, spesso dopo un periodo di chiusura in un ghetto. La figura dell’ “ebreo errante” non fu una romantica scelta da parte di un popolo vagabondo, ma una tragica necessità dovuta alle persecuzioni.

  • I Pogrom della chiesa cristiana ortodossa nei paesi dell’Europa orientale.

 

Certamente molti fratelli potrebbero obiettare che simili crimini sono stati commessi da sè-dicenti cristiani, che per nulla mettevano in pratica gli insegnamenti del Messia Ebreo, Gesù di Nazareth. Molti potrebbero obiettare che noi evangelici non abbiamo nulla da spartire con i Papi che indissero le crociate, e con i successivi che pensavano al potere temporale più che alla predicazione dell’evangelo.

Molti obietterebbero che noi evangelici non abbiamo nulla a che spartire con l’inquisizione di Ignazio da Loiola e di Torquemada, che anzi molti sinceri credenti sono finiti sui roghi dell’inquisizione.

E infatti ciò è senz’altro vero, ma esaminiamo anche il seguente brano, scritto da un padre indiscusso della fede cristiana evangelica:

 

<<Cosa vogliamo fare ora noi cristiani con questo abietto, dannato popolo degli ebrei? […]

Io voglio dare il mio sincero consiglio:

In primo luogo bisogna dare fuoco alle loro sinagoghe o scuole; e ciò che non vuole bruciare deve essere ricoperto di terra e sepolto, in modo che nessuno possa mai più vederne un sasso o un resto. [...]

Secondo: bisogna allo stesso modo distruggere e smantellare anche le loro case, perché essi vi praticano le stesse cose che fanno nelle loro sinagoghe.

Perciò li si metta sotto una tettoia o una stalla, come gli zingari, perché sappiano che non sono signori del nostro Paese, come invece si vantano di essere, ma sono in esilio e prigionieri, come essi dicono incessantemente davanti a Dio strillando e lamentandosi di noi. [...]

Terzo: bisogna portare via a loro tutti i libri di preghiere e i testi talmudici, nei quali vengono insegnate siffatte idolatrie, menzogne, maledizioni e bestemmie. [...]

Quarto: bisogna proibire ai loro rabbini - pena la morte - di continuare a insegnare, perché essi hanno perduto il diritto di esercitare questo ufficio. [...]

Quinto: bisogna abolire completamente per gli ebrei il salvacondotto per le strade, perché essi non hanno niente da fare in campagna, visto che non sono né signori, né funzionari, né mercanti, o simili.

[...]

Sesto: bisogna proibire loro l'usura, confiscare tutto ciò che possiedono in contante e i gioielli d'argento e d'oro, e tenerlo da parte in custodia. E il motivo è questo: tutto quello che hanno (come sopra si è detto), lo hanno rubato e rapinato a noi attraverso l'usura, perché, diversamente, non hanno altri mezzi di sostentamento. [...]

Settimo: a ebrei ed ebree giovani e forti, si diano in mano trebbia, ascia, zappa, vanga, conocchia,fuso, in modo che guadagnino il loro pane col sudore della fronte, come fu imposto ai figli di Adamo, al terzo capitolo della Genesi. Poiché non è giusto che essi vogliano far lavorare noi, maledetti goijm nel sudore della nostra fronte, e che essi, la santa gente, vogliano consumare pigre giornate dietro la stufa, a ingrassare e scoreggiare, vantandosi in questo modo blasfemo di essere signori dei cristiani, grazie al nostro sudore. A loro bisognerebbe invece scacciare l'osso marcio da furfanti dalla schiena!>>

( Martin Lutero, “Degli ebrei e delle loro menzogne” Einaudi, 2000, pag. 185 -195)

 

E’ veramente triste constatare che un uomo di Dio come Lutero, Bibbia alla mano, abbia potuto scrivere simili nefandezze, ed è altresì triste constatare che i nazisti circa 400 anni dopo non fecero altro che mettere in pratica le raccomandazioni di Lutero.

L’antisemitismo cristiano non è appannaggio della sola chiesa cattolica, ma è un peccato che permea profondamente tutta la cristianità, passando attraverso i secoli e le denominazioni.

E’ importante riflettere su questo fatto, affinché questi disastrosi errori nella Chiesa non vengano ripetuti!

 

La Chiesa e Israele oggi:

Noi dobbiamo vegliare su noi stessi; è vero che chi ha perpetrato questi crimini non ha dato prova di essere un vero cristiano, ma noi dobbiamo prendere esempio dal profeta Daniele.

Egli, come tutti sappiamo, era un giovane integro davanti a Dio, eppure quando nel capitolo nove intercedette per il popolo, affinché si compisse la profezia di Geremia e il popolo potesse ritornare dalla cattività babilonese, Daniele, chiedendo perdono per i peccati di Israele, non si pose fuori dal popolo, non disse “Dio perdona loro perché hanno peccato”, ma digiunando, con sacco e cenere si rivolse a Dio dicendo: “noi abbiamo peccato e abbiamo agito perversamente, siamo stati malvagi e ci siamo ribellati allontanandoci dai tuoi comandamenti… “ (Daniele 9:5).

Sulla base di quest’esempio noi oggi dobbiamo chiedere perdono per i peccati commessi dalla chiesa o meglio dalla sedicente cristianità, contro il popolo eletto, la pupilla dell’occhio di Dio.

La Chiesa deve chiedere perdono per quanto è stato fatto nel nome di Cristo, impedendo per secoli la conversione e la salvezza degli Ebrei.

La Chiesa deve benedire Israele, sulla base di

 

Genesi 12:3:<<Io benedirò chi ti benedirà e maledirò chi ti maledirà>>

 

Teniamo però presente che nell’ originale ebraico vengono usate due parole diverse per il termine “maledire”, e precisamente:

  • Arar: si riferisce al processo di legare qualcuno con una maledizione

  • Qalal: ha la seguente gamma di significati: considerare come superficiale o di poco conto, trattare con disprezzo, non dare importanza

(Avner Boskey in “Israele, la chiave del risveglio mondiale “ Perciballi Editore 2009)

 

Quindi il brano di Genesi 12:3 andrebbe meglio letto in questo modo:

 

<< Io maledirò chi non ti darà importanza, chi ti tratterà con disprezzo, chi ti considererà di poco conto>>

 

e dobbiamo ammettere che purtroppo tutti questi atteggiamenti sono alquanto diffusi nella Chiesa (anche quella evangelica) di oggi.

Non dare la giusta importanza a Israele significa non avere capito quanto sia importante Israele nel cuore di Dio e quanto sia centrale negli eventi degli ultimi tempi: Gesù tornerà per diversi motivi, fra i quali quello di fare vendetta dei suoi nemici (Isaia 61:2), di salvare Israele (Romani 11: 26) e di instaurare il Regno che fu solo annunziato alla prima venuta, e di regnare per mille anni da Gerusalemme come Re dei Giudei!

Ci guardi il Signore, Dio guardi la sua Chiesa, dal tornare ad incorrere negli errori del passato riguardo Israele!

 

Implicazioni contemporanee

Ci sono 4 implicazioni principali: che però sono strettamente interallacciate tra loro

(implicazioni socio economiche

implicazioni internazionali: la questione del possesso della terra - il popolo palestinese

sicurezza internazionale: Iran Hezbollah

sicurezza interna : i cristiani espulsi )

Ma tornando ad Auschwitz, la visita a quel luogo non è solo una visita per la memoria, non è solo una lezione di storia passata! Guardando la straordinaria organizzazione messa in atto dai nazisti non si può fare a meno di porsi certe domande: quante persone hanno collaborato a quel progetto?

Quanti polacchi, francesi, italiani, tedeschi, jugoslavi, ungheresi, austriaci, “brave persone”, padri di famiglia, hanno più o meno consapevolmente contributo a stendere migliaia di chilometri di rotaie, ad allestire gli oltre 150 campi di “appoggio” (come quello di Fossoli), a guidare i treni, a costruire le baracche, un numero sterminato di baracche, a perdita d’occhio, (un quadrato di quattro chilometri di lato…) quanti si sono arricchiti costruendo i forni crematori, producendo il gas Zyklon B da usare nelle camere, ecc… ecc… o più semplicemente hanno chiuso un occhio o forse due senza volersi chiedere dove portavano gli Ebrei?

 

 

Baracche a perdita d’occhio Migliaia di chilometri di rotaie

 

 

Anche oggi quanti sono quelli che più o meno innocentemente collaborano con quanti vogliono spazzare via Israele dalla mappa geografica? Anche oggi c’è qualcuno che si arricchisce vendendo materiale all’Iran, affinché costruisca le sue centrali nucleari “per scopi pacifici” ed anche oggi c’è chi si arricchisce vendendo armi ad Hamas ed Hezbollah, oppure fa affari con gli emiri, andando poi a sedersi nell’assemblea delle Nazioni Unite a votare contro Israele a favore di uno “stato palestinese” e per la divisione della città del Gran Re, il che è chiaramente contro il piano di Dio.

Noi vogliamo anche oggi chiudere uno o due occhi per non chiederci cosa sono venute a fare le due navi iraniane che nel febbraio 2012 hanno attraversato il canale di Suez?

Noi, la Chiesa, vogliamo aprire gli occhi e gettare uno sguardo fuori dalle nostre assemblee, per capire cosa rappresenta la cosiddetta “primavera araba”? Vogliamo capire che un nuovo Auschwitz si sta preparando in Medio Oriente?

I falchi del terrore son pronti a manovrare la situazione di instabilità che si sta creando nei paesi arabi (Egitto, Libia, Siria, chi sarà il prossimo?) per scatenare la distruzione contro il popolo eletto.

 

Il popolo palestinese è un’invenzione degli ultimi anni, (non è mai esistita una nazione palestinese, e meno che mai Gerusalemme ne è stata la capitale: il termine palestinese dovrebbe avere un’accezione esclusivamente territoriale, esistono palestinesi arabi ed ebrei, nel senso che sono gli abitanti di un’area geografica che nella storia è stata chiamata “Palestina”). La terra di Israele è stata promessa ai figli di Giacobbe, ma gli arabi sono bene accetti se vogliono vivere in pace, come sta scritto nelle profezie. Quando Gesù, il Principe della pace tornerà ci sarà una strada che collegherà l’Egitto alla Siria e gli Egiziani serviranno YHVH con gli Assiri (Isaia 19:23) e i figli di Isacco ed Ismaele vivranno di nuovo in pace (Genesi 25:9).

Infatti la Parola si è fatta carne in Gesù per salvare tutti gli uomini, ed Egli ama anche i figli di Ismaele!

Noi, la Chiesa, dobbiamo impegnarci nella preghiera ed intercessione affinché gli arabi siano liberati dal maligno che vuole far credere loro che eliminando Israele risolverebbero tutti i loro problemi.

Preghiamo intensamente per Israele, e ancora più intensamente per i nemici di Israele, come ci ha insegnato il nostro Maestro, (Matteo 5:44, Luca 6:35) perché non si debba più vedere lo scempio che viene fatto dell’infanzia sotto il giogo di Hamas, Hezbollah e via dicendo, che crescono i bambini insegnando l’odio per Israele!

 

 

 

Preghiamo perché i credenti in Yeshùa ed Issa (Gesù in ebraico ed arabo) i nati di nuovo dei due popoli, trovino già adesso il modo di vivere e lavorare insieme per la costruzione del Regno, che l’amore la pace e la collaborazione possano dare un esempio a tutto il mondo.

Preghiamo per la protezione fisica di questi credenti speciali, perseguitati, anche se in termini molto diversi, nei loro popoli. I Cristiani a Betlemme, Nazareth, Gaza, e tutti i territori sotto l’Autorità Palestinese sono progressivamente espulsi perché rischiano tutti i giorni la vita e quella e delle loro famiglie.

Anche in Israele i religiosi ultraortodossi contestano, spesso con durezza, i credenti messianici, che considerano traditori, anche se vivere in un paese democratico dà comunque certe garanzie di cui non godono gli abitanti dei paesi musulmani, e quando la contestazione assume toni violenti viene perseguita: (è notizia di pochi giorni fa che un terrorista ebreo, tale Jack Teitel è stato condannato per aver inviato nel 2008 un pacco bomba alla famiglia del pastore messianico David Ortiz, nella città di Arad, nel Negev).

Preghiamo, ma impariamo anche a tenere un occhio sulla Bibbia ed un occhio al telegiornale!

Noi credenti contemporanei abbiamo il privilegio di vedere ogni giorno tante profezie che si avverano sotto i nostri occhi!

 

Il ritorno del popolo nella terra promessa (Aliyah)

I profeti hanno predetto sin da lungo tempo che Dio avrebbe raccolto i dispersi della casa d’Israele.

Nel libro di Geremia troviamo un brano riguardo al ritorno del popolo nella terra d’Israele (Heretz Israel) che deve illuminarci su quanto sia importante Israele nel piano di Dio per la salvezza dell’umanità e negli avvenimenti degli ultimi tempi:

<<Geremia 16:14 "Perciò, ecco, i giorni vengono", dice il SIGNORE, "in cui non si dirà piú: Per la vita del SIGNORE che condusse i figli d'Israele fuori dal paese d'Egitto,

16:15 ma: Per la vita del SIGNORE che ha condotto i figli d'Israele fuori dal paese del settentrione e da tutti gli altri paesi nei quali li aveva scacciati. Io li ricondurrò nel loro paese, che avevo dato ai loro padri.>>

 

La liberazione dall’Egitto è per il credente ebreo il fatto più importante della Torah, che va ricordato e inculcato ai figli di Israele:

<<Deuteronomio 6:20 Quando in avvenire tuo figlio ti domanderà: "Che significano queste istruzioni, queste leggi e queste prescrizioni che il SIGNORE, il nostro Dio, vi ha date?"

6:21 Tu risponderai a tuo figlio: "Eravamo schiavi del faraone in Egitto e il SIGNORE ci fece uscire dall'Egitto con mano potente.

6:22 Il SIGNORE operò sotto i nostri occhi miracoli e prodigi grandi e disastrosi contro l'Egitto, contro il faraone e contro tutta la sua casa,

6:23 e ci fece uscire di là per condurci nel paese che aveva giurato ai nostri padri di darci.>>

 

Il Signore, per bocca di Geremia ci dice che negli ultimi tempi quel fatto, l’uscita dall’Egitto, passerà in secondo piano rispetto al ritorno di milioni di Ebrei da ogni parte del mondo.

Dopo la caduta del muro di Berlino e dell’Unione Sovietica nel 1989, in milione e duecentomila ebrei russi hanno fatto “aliyah”, dando un senso straordinario a questo passo profetico:

 

<< Isaia 49:12 Guardate! Questi vengono da lontano; ecco, questi altri vengono da settentrione e da occidente, e questi dal paese dei Sinim"….

49:20 I figli di cui fosti privata ti diranno ancora all'orecchio: Questo posto è troppo stretto per me; fammi spazio, perché io possa stabilirmi.

49:21 Tu dirai in cuor tuo: Questi, chi me li ha generati? Infatti io ero privata dei miei figli, sterile, esule, scacciata. Questi chi li ha allevati? Ecco, io ero rimasta sola; questi, dov'erano?">>

 

Oggi buona parte del dibattito politico su Israele, verte sulla necessità di costruire nuovi insediamenti, abitazioni necessarie per l’immigrazione continua, perché il paese “è troppo stretto”. Le nazioni vogliono stabilire i confini di Israele, contraddicendo un preciso principio biblico, espresso in

 

<< Deuteronomio: 32:8 Quando l'Altissimo diede alle nazioni la loro eredità, quando separò i figli degli uomini, egli fissò i confini dei popoli, tenendo conto del numero dei figli d'Israele.>>

 

Le nazioni vogliono fissare i confini di Israele ed imporre la loro volontà, ma non sanno che così facendo si attirano le ire dell’Eterno, che ha stabilito esattamente il contrario.

Noi credenti nella Bibbia non dobbiamo parteggiare per lo “stato” di Israele: noi dobbiamo parteggiare per il Dio di Israele!

Egli ha promesso di ricondurre tutti i dispersi della diaspora e lo sta facendo, sotto i nostri occhi!

Israele non è ancora tornato a Dio, ma il profeta Zaccaria ci assicura che ciò accadrà e che essi “guarderanno a colui che hanno trafitto “, e l’apostolo Paolo nella lettera ai Romani afferma che “tutto Israele sarà salvato”. Nel frattempo, sempre tenendo un occhio alle notizie, apprendiamo che il governo di Israele, pur non essendo ancora convertito, sta agevolando i piani dell’Eterno, costruendo un aeroporto internazionale nel deserto del Negev!

Pensate, un paese grande come la Lombardia che progetta di avere due aeroporti internazionali! Perché?

Perché il paese sta spettando il ritorno dei sefarditi dal Sud America, stimati in diversi milioni: Dove andrà ad abitare tutta questa massa di gente?

 

<< Abdìa 1:20 I deportati di questo esercito, i figli d'Israele, possederanno il paese dei Cananei fino a Sarepta, e i deportati di Gerusalemme che sono a Sefarad, possederanno le città della regione meridionale.>>

 

Sefarad è la Spagna, i deportati di Gerusalemme, dopo un esilio di molti secoli nell’America Latina torneranno, ed andranno ad abitare le città che devono essere costruite nel sud del paese, il Negev appunto. Ancora una volta la Bibbia e la cronaca vanno di pari passo, e noi abbiamo il privilegio di gustare questi fatti che sfuggono a coloro che non conoscono la Bibbia; Dio ha stabilito dei tempi, ma questi li conosce solo il Padre (Matteo 24:36), anche se Gesù stesso nel sermone profetico ci dice chiaramente quali siano i segnali degli ultimi tempi.

 

Esula da queste meditazioni esaminare puntualmente i segni predetti nel sermone profetico, ma quello più importante è sintetizzato in Matteo 24:32:

<<Imparate dal fico questa similitudine: quando già i suoi rami si fanno teneri e mettono le foglie, voi sapete che l'estate è vicina. 24:33 Cosí anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, proprio alle porte.>>

Il segno più importante è il fico germogliato: Israele è il fico che sta germogliando: lo dimostra dal punto di vista naturale il ritorno degli Ebrei nella terra di Israele, e dal punto di vista spirituale il numero crescente di credenti messianici; per quasi duemila anni il numero di ebrei che accettavano Gesù come Messia è stato trascurabile, ma ora la progressione del vangelo tra gli Ebrei in Israele e nel mondo, è impressionante.

Il pastore messianico Tony Sperandeo, della comunità “Ha Maayan” di Kfar Saba, a nord di Tel Aviv, (www.kehilat-hamaayan.org.il ) racconta che quando si è trasferito in Israele alla fine degli anni settanta, tutti i messianici si conoscevano, ma ora, gloria a Dio, vi sono circa ottanta congregazioni, fra piccole e grandi, che riuniscono forse da dieci a quindicimila credenti. Sono pochi ma sono tanti, se pensiamo cosa abbiano fatto dodici apostoli ripieni di Spirito Santo!

Negli Stati Uniti il movimento messianico è imponente; a Gerusalemme Joseph Shulam sta costruendo la prima “sinagoga messianica” ( www.netivyah.org ). A Tel Aviv Jacob Damkani ( www.trumpetofsalvation.org )circa un anno fa ci ha detto con fierezza e commozione che stava per uscire il primo film evangelistico su Gesù, prodotto da Ebrei.

Io ritengo che i credenti messianici siano stati mandati da Dio in mezzo al suo popolo per preparare la via alla seconda venuta, proprio come Giovanni Battista fu mandato davanti a Gesù per predicare il ravvedimento e preparare la via alla sua prima venuta.

Il fatto che fino a poche decine di anni fa essi fossero una minoranza minima significa che i tempi stanno stringendo, e che Dio sta, come promesso in Isaia 60:22, “affrettando i tempi”.

A noi credenti gentili il compito di sostenerli in preghiera e con azioni pratiche affinché il vangelo sia predicato al popolo di Dio, sempre con maggiore intensità.

 

Conclusioni.

 

Oggi, 27 gennaio 2013, sto ultimando di scrivere queste riflessioni. Due anni fa ero ad Auschwitz – Birkenau e partecipavo insieme a seicento giovani ad una manifestazione di commemorazione, con una piccola marcia dalla “Juden rampe” fino al monumento alla memoria. Faceva “caldo”, eravamo poco sopra gli zero gradi centigradi, e lo spesso strato di ghiaccio sotto i nostri piedi si sbriciolava sotto i nostri scarponi, mentre avanzavamo mestamente, ben coperti nei nostri vestiti tecnici. Il silenzio era irreale, rotto solo dai brani letti dagli studenti e dal pezzo suonato alla tromba, struggente, mentre il pallido sole polacco calava dietro gli scheletri degli alberi che erano stati concimati con le ceneri di almeno un milione e mezzo di uomini, donne e bambini.

La memoria della Shoah non è fine a sé stessa. Il mondo dice con superficialità: “ affinché ciò non si ripeta”.

Ma l’antisemitismo è di nuovo in aumento. E’ di pochi giorni fa la notizia di un gruppo neofascista napoletano che progettava di stuprare una ragazza ebrea.

George Bensoussan, direttore del memoriale della Shoah a Parigi ha affermato che la situazione per gli ebrei in Francia è molto difficile, specialmente dopo la strage di Tolosa, e che ogni anno due - tremila ebrei lasciano la Francia, fortemente islamizzata, per emigrare in Israele.

Noi sappiamo che il popolo eletto deve soffrire ancora molto. Il Signore ha promesso che li riporterà tutti nella terra promessa, ed è certo che, come in passato ciò avverrà anche per mezzo di persecuzioni che cacceranno via gli ebrei dai loro comodi domicili attuali.

I brani profetici della Bibbia e le parole di Gesù stesso ci parlano di una grande tribolazione che vedrà soffrire tutto il mondo, ma avrà come centro Israele e Gerusalemme. Noi, la Chiesa di Gesù Cristo, non vogliamo ripercorrere errori del passato, e se saremo chiamati ad azioni concrete di aiuto ad ebrei in fuga, dovremo fare tesoro degli esempi dei tanti “giusti fra le nazioni”, di ogni ceto sociale religione e denominazione, che salvarono le vite degli ebrei durante la seconda Guerra Mondiale, mettendo in pratica il passo biblico di Matteo 25:31-40.

 

Nel frattempo, “vegliate e pregate” ci dice il Signore, teniamoci stretti alla Parola della vita, predichiamo la Verità, sforziamoci di conoscere sempre più ciò che sta a cuore al Signore e comportiamoci di conseguenza, lasciando che sia il suo Spirito a guidare le nostre vite.

 

<<Conosciamo l’Eterno, sforziamoci di conoscerlo; il suo levarsi è certo come l’aurora. Egli verrà a noi come la pioggia, come l’ultima e la prima pioggia alla terra.>> Osea 6:3.

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Resoconto del corso di Israeologia

Resoconto sul corso di Israelologia

Si è tenuto nella bellissima Campania il 16 febbraio 2013 presso il Centro Uria di Giugliano (Napoli), il corso di Israelologia, tenuto dal prof. Rinaldo Diprose.

È stata una sessione di studio intensiva. Si è cominciato alle ore 9,30 fino alle 18,30. Il pranzo, eccellente e gustoso, preparato con amore e sollecitudine dai fratelli del Centro Uria, ha interrotto il corso, che è stata ripreso subito nel primo pomeriggio. I partecipanti, provenienti, oltre che dalla Campania, anche da altre regioni di Italia, hanno mostrato grande coinvolgimento ed interesse per il prezioso argomento trattato.

Il professore  ha introdotto la prolusione affermando l’importanza fondamentale nella rivelazione biblica di Israele, che figura come una delle quattro istituzioni che Dio ha creato: la famiglia, il governo, Israele e la chiesa, secondo l’ordine cronologico, inoltre, Egli ha scelto di rivelare Sé stesso e i Suoi piani attraverso la storia d’Israele,  che diventa, perciò, il Suo strumento speciale per la realizzazione del Suo proponimento per il mondo e per la benedizione dell’intera umanità. Possiamo affermare di conseguenza, che “la salvezza viene dai Giudei” (Gv. 4:22). Il rifiuto, perciò, di riconoscere Israele e ogni suo diritto è un’opposizione al Dio d’Israele.

L’unico popolo eletto fra tutti i popoli del mondo è Israele, ha ribadito lo studioso nella sua trattazione, ne consegue che Dio ne garantisce la sua sopravvivenza affinché esso possa far parte nella realizzazione degli scopi della sua elezione, vale a dire: manifestare la gloria di Dio fra le nazioni; essere un “regno di sacerdoti, una nazione santa”; ricevere, conservare e metter per iscritto la rivelazione speciale; essere i testimoni di YHWH; essere lo strumento per mezzo del quale la benedizione di Dio si estende a tutto il mondo; essere il fulcro del futuro regno di pace e di giustizia al tempo della seconda venuta del Messia. Il professore successivamente ha analizzato i capitoli da 9 a 11 dell’epistola ai Romani per argomentare la questione dell’elezione d’Israele, che gode, sì, dei privilegi speciali connessi, ma in caso di condotta peccaminosa, viene puntualmente punito per i suoi peccati. L’antisemitismo, mascherato molto spesso da anti-Sionismo, ha proseguito l’oratore, è generato da uno spirito di gelosia e di odio che agita l’animo di coloro che giungono a  conoscere la designazione divina d’Israele quale popolo eletto.

È seguita una rassegna di patti biblici con i quali Dio ha sancito delle alleanze con l’uomo. Il primo di essi è quello che Dio ha fatto con Adamo, al quale aveva detto di poter mangiare ogni frutto del giardino dell’Eden tranne i frutti dell’albero della conoscenza del bene e del male, la disubbidienza di quest’accordo avrebbe causato la morte, che entrando nel mondo ha colpito successivamente l’intera umanità. Il secondo, chiamato anche “patto di grazia comune” è quello che Dio ha stipulato con tutto il genere umano, dopo il diluvio universale, scatenatosi quest’ultimo, come giudizio a motivo della peccaminosità dell’uomo; con esso Dio promette il cibo all’umanità ed ad ogni creatura. Il terzo è il patto principale tra Dio ed Israele, è stato ratificato con i patriarchi Abraamo, Isacco e Giacobbe; oltre all’elezione di Abramo come padre non solo del popolo prescelto, ma anche padre dei membri di tutte le nazioni, Dio dice: “Benedirò quelli che ti benediranno, maledirò quelli che ti malediranno in te saranno benedette tutte le famiglie della terra” (Gn. 12:3) e conferma ad Abramo il possedimento della Terra Promessa e la garanzia della proliferazione dei discendenti. Questo patto possiede un carattere nazionale ed universale, è interessante notare che Dio ha riconfermato questo patto non con Ismaele, ma con Isacco, non con Esaù, ma con Giacobbe, in maniera tale che esso è diventato l’eredità delle dodici tribù d’Israele e la base dei rapporti futuri di Dio con Israele. Segue il patto mosaico o “patto amministrativo” che prevedeva la benedizione o la maledizione come conseguenza dell’ubbidienza o della disubbidienza d’Israele della Legge, la Torah, che Dio diede sul monte Sinai a Mosè.

Col patto Davidico, chiamato anche “patto eterno”, Dio assicura che, nonostante la disubbidienza alla Legge, che comporta la comminazione delle sanzioni previste dal patto mosaico, non annullerà quest’alleanza. Esso istituisce la base del futuro regno messianico, il suo adempimento costituirà una benedizione universale negli ultimi tempi quando Israele avrà una centralità essenziale in questo regno. Nel Nuovo patto, infine, che vede come destinatario principale Israele, Dio, come è rivelato in Geremia, assicura un rapporto intimo con lui e sarà Egli stesso a scrivere la Sua legge sul loro cuore. È un chiaro riferimento alla venuta dello Spirito Santo ed al rinnovamento di tutta la   nazione, che si possono realizzare solo attraverso il perdono eterno ai peccatori da parte di Dio; durante la Pasqua Gesù spiega, mentre spezza il pane e offre il calice di vino ai Suoi discepoli, come il Suo sacrificio di valore universale, avrebbe garantito il perdono di qualsiasi specie di peccato ad ogni uomo.

Concludendo l’insegnamento sui patti, il professore dichiara che tutti essi, tranne quello adamitico e quello noaico, appartengono ad Israele e che la Chiesa compare solo nel Nuovo patto, quindi, Giudei e Gentili si possono incontrare sul fondamento dell’opera compiuta da Gesù Cristo.

Nella teologia cristiana l’assenza d’Israele è attribuibile alla Teologia della sostituzione che mette la Chiesa al posto d’Israele nel piano di Dio, come destinatario delle promesse originariamente fatte ad Israele, che, di conseguenza, viene diseredato ed escluso, Dio non ha più alcun scopo particolare per il popolo ebraico.

Il pregiudizio teologico e la legislazione antigiudaica hanno aperto la strada alle stragi degli Ebrei nel corso degli anni, come per esempio i pogrom perpetrati in Russia, l’immane tragedia della Shoah … rendendo colpevole tutta l’Europa  cosiddetta “cristiana”, infatti la responsabilità non è imputabile solo alla Germania e a Hitler, ma anche a tutte le nazioni “cristiane”, che non accogliendo le migliaia di ebrei che riuscivano a scappare dal Terzo Reich e non ostacolando in alcun modo la catastrofe perpetrata da Hitler, persino la Svizzera palesò il suo antisemitismo,si sono rese correi.

I Gentili sono in debito con gli Ebrei. Gesù era ebreo, Giovanni, Paolo, Pietro, Giacomo… erano ebrei. Grazie a Paolo e ad altri Ebrei, i Gentili hanno avuto la possibilità di conoscere la fede e di viverla. Paolo non indugiò a patire grossi sacrifici ed enormi difficoltà per divulgare nel mondo il messaggio della salvezza. Egli rischiò di essere chiamato eretico pur di arrivare ai Gentili, lui era davvero un uomo di Dio e provava una grande compassione per i Gentili. Il piano del Signore non è ad appannaggio esclusivo degli Ebrei, ma coinvolge l’intera umanità, perciò ha permesso ai Gentili di ricevere la fede e di diffonderla fino alle estremità della terra.

Gli Ebrei hanno portato la Parola di Dio a noi Gentili e i Gentili devono ricambiare il favore. Siamo loro debitori. Come un tempo loro hanno avuto misericordia di noi, così oggi noi, mossi dalla stessa loro misericordia, dobbiamo raggiungere la popolazione ebraica. Dobbiamo mostrare loro quelle caratteristiche di amore e gioia a cui loro stessi anelano, manifestare quello spirito di pace affinché possano domandarsi come possedere anche loro quello spirito che trascende ogni conoscenza. Le pecore smarrite della casa d’Israele non devono gentilizzarsi per credere in Gesù, dovremmo dire loro che non è l’Ebreo che si converte al Cristianesimo, ma sono i Gentili che si convertono al vero Ebraismo quando accettano Gesù quale Salvatore, giacché, come presupposto dell’Ebraismo biblico, c’è la fede in un unico vero Dio ed anche il Cristianesimo concorda con esso, quindi possiamo ritenere ebraico il Nuovo Testamento, ricordiamoci, inoltre, che il vero Ebraismo precede il Cristianesimo. La Chiesa ha ricevuto il mandato divino di salvare le  vite degli Ebrei, anche se negli anni della sua esistenza ha disprezzato, ha perseguitato il popolo ebreo ed ha reclamato per sé tutte le promesse destinate ad esso. In questi ultimi giorni Dio sta concedendo ancora la possibilità di mostrare misericordia ad Israele prima del gran giorno, quello del giudizio sulla Chiesa, su Israele e sulle nazioni. Preghiamo, perciò, per Israele affinché tutto il popolo ebraico giunga alla pienezza della sua chiamata nazionale, preghiamo per la pace di Gerusalemme, che Dio rimuova il velo dai loro occhi, che il vangelo si possa diffondere e prosperare senza difficoltà, stendi le tue mani verso Israele. Il Dio di Abraamo, di Isacco e di Giacobbe ti sta chiamando.

Dio dice: “… e benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà” (Gen. 12:3) riferendosi ad Israele.

 

Dott.ssa Nicla Pompea Costantino

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La Shoa

LA SHOAH.

 

Shoah è una parola ebraica che proviene dalla Bibbia. La ritroviamo più volte nel Libro di Giobbe, dove assume il significato di “ catastrofe” e “distruzione”.

 

Anticamente gli Ebrei erano soliti racchiudere in questo vocabolo, definizioni come sconfitte, devastazioni, angosce, distruzioni, terribili accadimenti.

A partire dal secondo conflitto mondiale questo lemma ha assunto un significato meno approssimativo e più confacente.

 

Con esso si vuole indicare la persecuzione del popolo ebraico durante il nazismo.

Gradualmente ha cominciato a circolare nel lessico fino ad affermarsi nel frasario comune, prima in Israele e successivamente in altre nazioni.

 

Olocausto, in Italia, è subentrato alla voce Shoah, perdurando per oltre un ventennio.

Olocausto è di origine greca ed implica un concetto religioso di sacrificio a Dio, quindi è inappropriato adoperarlo per indicare un imponente sterminio, dove le vittime sono state uccise e non hanno certo deciso di morire per offrirsi come sacrificio a Dio, né Egli ha comandato loro di farlo.

 

Nel Libro del Levitico incontriamo la parola Olocausto, usata per designare i sacrifici che i sacerdoti avrebbero consacrato al Signore nel futuro Tempio di Gerusalemme.

 

Attualmente, molto spesso i termini Shoah e Olocausto vengono utilizzati come sinonimici, entrambi equivalenti per definire l’immane massacro degli ebrei.

Denominando Olocausto il genocidio degli ebrei, si fa riferimento ad un’idea di sacrificio, giustificando, in un certo senso, dal punto di visto religioso, ciò che è accaduto, concetto che non ha nulla a che fare con questo crimine.

 

Il tentativo di cancellare dalla faccia della terra tutto il popolo ebraico è stato avvertito e identificato come un avvenimento storico molto diverso da tutte le altre stragi dagli storici, dagli accademici, dalle stesse comunità ebraiche, dai superstiti, una tragedia di una portata così terribile da rivelarsi incomprensibile e inspiegabile nella sua totalità, inaudita nella sua mostruosità, inenarrabile e indicibile con i comuni termini a nostra disposizione dal dizionario umano.

 

Con quale nome si può designare un evento così spaventoso tanto da risultare inesprimibile dai superstiti del genocidio e inspiegabile per coloro che ascoltano?

 

Se il vocabolo Olocausto è inadeguato, anzi appare addirittura fuorviante, neppure le parole come massacro o genocidio risultano consone, in quanto non esprimono esattamente come lo sterminio del popolo ebraico sia stato un avvenimento terribile, orrendo e mai visto nel corso degli eventi dell’umanità. Di quale voce, dunque, possiamo avvalerci?

 

Occorre sottolineare che l’essere umano si impossessa della realtà attribuendo un nome a tutte le cose, veicolando il loro significato per mezzo di parole.

 

Se il mio tentativo di indicare una cosa con un nome, quindi rinvenire un termine per riferirla, fallisce, quella cosa non sussiste non solo per me, ma anche per la comunità dei parlanti, giacché non riesco a chiamarla all’esistenza attraverso un nome.

 

Nel Libro della Genesi, infatti, il Signore creò l’uomo e lo chiamò Adamo, creò le cose e le chiamò con un nome, formò tutti gli animali, li condusse all’uomo per vedere come li avrebbe chiamati e perché ogni essere vivente portasse il nome che l’uomo gli avrebbe dato.

 

Bisognava, perciò, assegnare un nome al genocidio del popolo ebraico tale da renderlo esprimibile, per farlo divenire un’accezione della nostra lingua e farlo insinuare nella nostra mente, da renderlo, insomma, comunicabile.

 

Il termine SHOAH, di conseguenza, è stato scelto dai diversi paesi.

Si evince che, quando parliamo della Shoah, i termini, il linguaggio che impieghiamo devono essere utilizzati con cognizione di causa, specialmente nell’epoca attuale, in cui si vuole ignobilmente sminuire, minimizzare la portata di questa tragedia, se non respingerla apertamente, come alcuni studiosi revisionisti, dietro i quali, in realtà, si celano degli antisemiti pseudo-storici.

Un esempio. Nella Enciclopedia Utet si legge testualmente alla voce Auschwitz: “città della Polonia…, è tristemente conosciuta come sede durante la seconda guerra mondiale, con il vicino villaggio di Brzezinka, in tedesco Birkenau, di due campi di sterminio per ebrei e deportati politici in cui morirono circa 4 milioni di persone”.

 

Si notano, oltre ad errori linguistici, degli svarioni che alterano fortemente il significato storico della Shoah.

 

Il numero degli ebrei che morirono non erano 4 milioni, non c’è bisogno di aumentare il numero dei morti per ingigantire l’efferatezza del crimine della Shoah.

 

Dalle ricerche condotte si può desumere, in maniera approssimativa, che ad Auschwitz ci furono tra 1.100.000 e 1.300.000 vittime, sebbene non si possa risalire con esattezza al numero preciso di morti, perché non ci sono corpi da identificare e moltissimi convogli di deportati ebrei vennero inviati alle camere a gas senza registrarli.

I campi di Auschwitz, inoltre, erano tre e non due.

 

Altro errore. Viene riportato: due campi di sterminio. Solo Auschwitz II, cioè Birkenau era un centro di sterminio, mentre Auschwitz I era un campo di concentramento.

 

Come vedete, anche con le parole si può trattare un argomento così tragico con superficialità, mostrando in realtà quale importanza o impatto esso ha nella nostra coscienza, anche da parte dei responsabili di una enciclopedia di carattere divulgativo e altro.

 

Si vuole, inoltre, richiamare l’attenzione a non adoperare il linguaggio nazista, come, quando, per esempio utilizziamo la locuzione Soluzione Finale come sinonimico di Shoah, giacché essa determina uno sdrucciolamento semantico nell’ascoltatore.

 

La soluzione concerne un problema, si parla di essa quando dobbiamo risolvere un problema. Gli ebrei, quindi, sono un problema. Sono, chissà, più dannosi dei protestanti, dei cattolici, dei metodisti, dei testimoni della torre di guardia?

 

Sentiamo oggi, nel linguaggio di comunicazione dei media, ma anche in quello comune, asserzioni e giudizi manifestati con termini che esprimono posizioni di rifiuto riguardo agli ebrei, in particolare quando ci si riferisce all’annoso conflitto medio-orientale tra israeliani e arabi. Assistiamo così, allo snocciolamento di idee antisemite usando l’appiglio della politica del governo israeliano per rivelarle.

 

Emerge un quadro dell’ebreo a tinte forti. L’ebreo vuole comandare, crea solo problemi, richiama su di sé avversione, ripugnanza e repulsione.

L’idioma è strettamente connesso alla comunità dei parlanti, rispecchiandone i cambiamenti sociali, politici, storici. Quando esso è utilizzato per dibattere sulla questione politica di Israele tende a liberare la Shoah da ogni implicazione storica.

 

Il nazismo, inoltre, adoperava un duplice linguaggio. Da una parte si servivano di termini violenti, rozzi, forti per oltraggiare gli ebrei offendendoli, riducendoli alla stessa stregua di piattole, di bacilli infettivi, di agenti patogeni, di pidocchi, appellandoli con parole simili e, sempre riferendosi a loro, si avvalevano di tutta una batteria di verbi quali stipare, sgombrare, uccidere, sopprimere, annullare, cancellare, smaltire, ripulire, liquidare, sterminare, che vengono adoperati di norma quando ci si riferisce ad oggetti o ad insetti.

 

D’altra parte, invece, giacché i nazisti volevano occultare il terribile crimine, ricorrevano a vocaboli più tenui, a perifrasi delicate, ad un lessico, dunque, che sottintende, che dice tra le righe, ma non esprime mai apertamente la realtà della spaventosa tragedia accaduta. Esempio. La gassazione si trasforma in “trattamento speciale”, la deportazione verso i centri di sterminio diventa “evacuazione”, il massacro di massa, “operazione”, l’uccisione dei disabili e degli infermimorte misericordiosa”, ecc.

 

Gli storici e gli accademici concordano nel rifiutate la locuzione Soluzione Finale per indicare il genocidio, in quanto è una definizione impropria ed inesatta perché non rivela l’effettivo disegno, né la volontà da parte dei nazisti, di sterminare tutta la popolazione ebraica.

 

I negazionisti adoperano proprio questa espressione per confutare la Shoah. Si tratta di una soluzione, argomentano, per risolvere la questione ebraica definitivamente, non sussisteva, perciò alcun progetto di sopprimere il popolo ebraico, semmai di farlo emigrare fuori dal territorio dominato dal Reich tedesco.

 

I revisionisti non ammettono la politica nazista di sterminio degli ebrei. I negazionisti affermano che mancano delle documentazioni scritte dalle quali risulta l’ordine perentorio di sterminare gli ebrei e che non ci sono prove che avvalorino il fatto della la morte di sei milioni di ebrei. Si negano, così le camere a gas e ogni atto criminoso volto alla soppressione del popolo ebraico per demolire l’intera Shoah.

 

Questa è una delle forme più pericolose di antisemitismo.

Un altro pericolo è relativizzare, è banalizzare il termine Shoah, utilizzando parole inesatte, improprie che tendono a svuotarla della sua consistenza storica.

Si legge, infatti, tra le righe dei giornali, per esempio, che, per indicare una spaventosa disfatta in una competizione sportiva a livello agonistico, si dice che “è stato un olocausto!”, come quando una squadra perde dopo una partita.

 

Solo per fare del sensazionalismo sulla carta stampata per degli eventi profondamente differenti.

Analogamente si è sviluppato una dilatazione dell’area semantica della locuzione sterminio di massa, riferito a tutti gli avvenimenti di assassinio di più individui, anche se manca il disegno politico, l’intenzione e la determinazione di soppressione di un’etnia.

 

I giornalisti di alcuni dei quotidiani più prestigiosi, per scatenare suggestive e forti impressioni in chi legge, scelgono espressioni come Soluzione Finale descrivendo alcune guerre dell’Africa o della ex Iugoslavia. Con questo non si vuole minimizzare i terribili crimini di guerra perpetrati in questi luoghi a danno di popolazioni, ma, comunque, non si può dire che è la stessa cosa, perché a questo punto le parole si svuotano del loro pregnante significato originario e sono privati di ogni valore intrinseco.

 

Ad un avvenimento ben chiaro e noto, quindi, deve corrispondere una parola precisa: Shoah.

L’uso delle parole è importante, richiede attenzione e responsabilità. Con una parola possiamo distruggere, con una parola possiamo edificare, con una parola possiamo recare grande gioia, con una parola possiamo recare profondo dolore.

Facciamo attenzione al linguaggio che adoperiamo!

 

Dott.ssa Nicla Pompea Costantino

 

Vedi: La Shoa nella poesia ebraica di - Rivka Miriam, Meir Wieseltier, Dan Pagis, Avner Treinin

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Resoconto riunione soci Edipi Scandicci (Fi) 19-20 gennaio 2013


Conviviale ed articolata in ben due giornate la riunione soci annuale e programmatica di Edipi per il 2013.Una ventina i soci in rappresentanza di varie regioni d'Italia (Veneto, Emilia Romagna, Sicilia, Toscana, Lombardia, Campania e Piemonte).

Tra gli argomenti all'ordine del giorno l'organizzazione del Convegno nazionale Edipi 2013 che si svolgerà a Torino il 6-7 aprile ospiti della comunità ebraica di Torino che ha espressamente rivolto l'invito ad Edipi.

 

Titolo del Convegno “Dall'antisemitismo all' antisionismo”.

I relatori che interverranno apparterranno sia al mondo ebraico che evangelico e si alterneranno dialetticamente in un confronto fondato sul diritto biblico di Israele ad esistere :tra i relatori Ugo Volli (Informazione corretta ), il pastore e socio fondatore Edipi Corrado Maggia di Biella , il prof. Marcello Cicchese e stiamo contattando altri autorevoli relatori italiani e stranieri che a breve saranno confermati.

La lode ed adorazione sarà affidata al Coro David diretto da Marcella Amoruso.

L'inizio è sabato alle 21 al termine dello Shabbat. In occasione del Convegno di Torino probabilmente sarà pronta la pubblicazione Edipi 2013 sui fondamenti del diritto ebraico di Cindy Wallace in versione ridotta del suo testo originale in inglese ma più ricco di cartine e di documenti in copia anastatica rispetto al testo di Eli Hertz “Questa terra è la mia terra”.

 

Alquanto ricco di opinioni (espresse dai soci ) il dibattito sulle modalità organizzative e logistiche dei Convegni Edipi fatti nel 2012: quello nazionale di ottobre a Campogalliano(MO) è stata apprezzato per la lode ed adorazione di Bedros e Rebekah Nassanian e per il modello “a contenitore” capace di dare spazio a molte personalità, quello internazionale di Pomezia a dicembre è stato apprezzato per la tipologia di relatori e per la presenza sia dell'ambasciatore d 'Israele che dei politici Lucio Malan (Pdl)e Sandro Oliveri.

 

Tra le proposte organizzative future eliminare la distinzione tra convegno nazionale ed internazionale oppure dedicare una giornata a quello nazionale ed una a quello internazionale, affidare la lode ed adorazione a gruppi capaci di creare spazi d'intercessione spiritualmente incisivi equilibrando le sessioni più “accademiche”, cercare di avere rapporti con le altre associazioni per Israele come è stato fatto sino ad oggi, scegliere sempre un tema conduttore specifico a cui ogni pastore invitato dovrà rimanere ancorato anche nei tempi. Resta un obiettivo primario il coinvolgimento delle chiese nei convegni verificato sinora solo ai convegni di Scalea, Arzano (Na) , Prato e Palmi: purtroppo l'evidenza è che le chiese in generale sono piuttosto refrattarie all'Israelologia oltre alla difficoltà di compattamento economico con Edipi.

 

Interessante alla luce di quanto accade nelle chiese la proposta di corsi d'Israelologia ad hoc strutturati sul libro del professor Rinaldo Diprose “Israele e la chiesa” (testo edito da Ibei e corredato da un libretto di esami ): uno è attualmente in svolgimento a Padova e un 'altro in programma il 16 febbraio al Centro Uria di Napoli coordinato dal Past.Bruno Ciccarelli e che farà da progetto pilota per ulteriori iniziative di organizzare corsi di Israelologia con il professor Diprose nelle chiese. L'ipotesi è farne uno in Toscana e uno in Romagna. Per il prossimo anno il presidente Ivan Basana ritiene fattibile la pubblicazione di un libro sugli effetti della teologia della sostituzione che condiziona le chiese e l'approccio teologicamente corretto del professor Diprose si sta rivelando più che necessario.

 

 

 

Rimarcata l'importanza di partecipare preparati ad eventi quali la Giornata della memoria che cade il 27 gennaio con un programma di eventi piuttosto fitto in varie città italiane, lo Yom Haazmaut il 21 aprile e la Giornata europea della cultura ebraica a settembre: se necessario intervenire e consegnare agli organizzatori copia del libro “La strada verso l'olocausto” di Derek White ed adatto soprattutto per la Giornata della memoria. Alcuni soci hanno evidenziato come la cattiva informazione dei massmedia stia ottenebrando molte persone: a ciò possiamo opporci con la conoscenza della parola di Dio riguardo ad Israele per rispondere miratamente e precisamente all'interlocutore e “disintossicare” le persone dalle informazioni scorrette su Israele e sul popolo ebraico.

Altri eventi in via di definizione sono il III Convegno nazionale Edipi Sicilia organizzato dal pastore e vicepresidente Edipi Alfonso Marchetta in collaborazione con la chiesa evangelica di Nazzarena Condemi previsto per il mese di giugno e la vacanza studio ad Orosei in Sardegna presso la struttura del fratello e referente Edipi per la Sardegna Matthias Winkler : chi fosse interessato alla vacanza -studio è pregato di avvisare la segreteria Edipi riguardo al periodo di disponibilità per consentire l'organizzazione dell 'evento visti i problemi logistici per raggiungere Orosei.

Spazio anche per raccontare le esperienze del viaggio Edipi di archeologia biblica in Israele del 2012 : Lia Tiso ed Anna Guazzelli, in particolare, ci hanno emozionato nel ricordare come hanno vissuto questa esperienza guidata dal più grande archeologo vivente Dan Bahat, guida eccezionale ed unica.Dan Bahat ha dato disponibilità per un altro viaggio archeologico Edipi ancora da organizzare .

 

Nella seconda giornata il fratello Giovanni Tortora ha portato una meditazione sul tema dell'aliyah citando vari passi biblici tra cui Geremia 30.3, Atti 1:8-11, Romani 12, Ebrei 11:8-10, II Corinzi 5:1, II Tessalonicesi 2:1-8, Romani 11:25 -26, Efesini 3.8-11; 4:11-16, Romani 8 :37-39 collegando il significato di aliyah (pellegrinaggio per la salita) alle feste ebraiche pesach, shavuot e sukkot e alla vita del credente: come fece Esdra che ristabilì l'insegnamento e la sana dottrina così noi credenti abbiamo bisogno di fondarci sulla verità della Parola di Dio .

Sul fronte della collaborazione con le associazioni Edipi punta in primis su 3 associazioni : Keren Hayesod, Sar-el e Moshav Tifrach.

 

In particolare con Keren Hayesod ci sono da anni rapporti molto stretti che Edipi intende fortemente privilegiare considerata l'importanza che tale organismo assume per il popolo ebraico sia come principale finanziatore dell'aliyah sia per la realizzazione di molteplici progetti anche in ambito educativo. (per maggiori informazioni il sito in italiano è www.conisraele.it)

 

Il Sar-el è invece un'associazione di volontariato in aiuto (non militare ) all'esercito israeliano.

(per info il sito è www.sar-el.org ed è in lingua inglese)

 

Il Moshav Tifrach è gestito da Miriam Stern e si occupa di coltivazioni biologiche.

 

In conclusione è stato definito anche l'organigramma Edipi per il 2013 ( vedere il sito www.edipi.net) che ha tenuto in considerazione l'uscita ufficiale da Edipi del pastore Salvatore Mauro di Palmi e del pastore Gianluca Cananzi di Roma comunicata attraverso una lettera comunque d'incoraggiamento al lavoro di Edipi.

 

Nella sessioni di preghiera i soci hanno pregato in particolare per le elezioni in Israele e per quelle italiane che ci saranno in febbraio, per la situazione in Israele e in Italia, per l'atteggiamento dei credenti verso Israele che sia secondo il cuore di Dio .

 

 

 

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Caltagirone: Giorno della Memoria 27 gennaio 2013

Il fratello Angelo Lodetti  ha condiviso con noi alcune foto della Giornata della Memoria a Caltagirone dove il comune ha dedicato una via ed una targa nel quartiere ebraico cacciato con l'editto della regina Isabella di
Spagna 1492.

Le foto sono in allegato.La n°2 è il momento della preghiera del KADDISH.

 

P.S: Angelo Lodetti è stato uno dei fondatori di EDIPI e per i primi anni ha rivestito la carica di vicepresidente.

Foto di Benedetta La Cara

 

Oltre Lodetti era presente anche l'Ass. Bnei Efraim, di seguito un resoconto della  Nazzarena Condemi.

Il giorno 27 gennaio scorso siamo stati invitati come Bnei Efraim  alla apposizione di una targa di riparazione e ridenominazione dell'antico
quartiere ebraico di Caltagirone.Siamo stati invitati dall'amministrazione comunale ,presente il Sindaco che ha tenuto un
discorso insieme ad alcuni esponenti della sua giunta e al presidente dell'associazione calatina storia patria e cultura.Ho fatto un
intervento anch'io e abbiamo inaugurato la targa bilingue ,ebraico e italiano, come atto di riparazione per la cacciata degli ebrei di
Caltagirone.Ho invitato Angelo Lodetti che è venuto e a cui ho chiesto di leggere il Kaddish in memoria delle vitime della shoah e delle
vittime della cacciata dal regno di Sicilia.Poi si è formato un corteo che ha attraversato le vie cittadine al suono dello shofar e dei canti
ebraici del gruppo lode dell'associazione efraim che alla fine ha tenuto un concerto, molto apprezzato , nella sala comunale  della
giunta .Debbo dirti che è stata una esperienza toccante che ha commosso tutti i presenti al di là delle aspettative.
Shalom

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Comunicato Stampa del EC4I - Il ricordo dell’olocausto diventa un evento ufficiale del parlamento europeo

 

Il ricordo dell’olocausto diventa un evento ufficiale del parlamento europeo
- Il presidente del parlamento dichiara che non c’è posto per l’antisemitismo nell’ unione europea

 

Bruxelles, 23 gennaio 2013 – tutto cominciò nove anni fa, nel gennaio 2005, quando la Coalizione Europea per Israele, insieme al parlamentare europeo Hannu Takkula, organizzarono il primo giorno della memoria nel parlamento europeo di Bruxelles, per onorare le vittime dell’olocausto. Martedì sera il presidente del parlamento Martin Schulz ha annunciato che il giorno internazionale della memoria è stato dichiarato come un’attività ufficiale del parlamento europeo e che sarà celebrato sempre, indipendentemente da chiunque sia il presidente del parlamento. La presidenza del parlamento europeo cambia ogni cinque anni, ma ultimamente è stata divisa in due periodi di due anni e mezzo l’uno. Almeno tre presidenti si sono impegnati personalmente ad onorare le vittime dell’olocausto, ma vi sono altri membri che criticano la cosa.

Non c’è spazio per l’antisemitismo nell’ Unione Europea” ha affermato Schulz, martedì sera, durante il 9° giorno annuale della memoria, al parlamento europeo. Egli ha aggiunto che “vi sono dei parlamentari, anche nei parlamenti nazionali, che definiscono l’olocausto  un mito oppure un dettaglio della storia, ma costoro sono una piccola minoranza.

La stragrande maggioranza dei parlamentari non tollererà l’aperta negazione della Shoah. Se capitasse, il responsabile sarà messo alla porta” ha promesso Schulz.

L’anno scorso, il presidente Schulz annunciò che il suo primo impegno sarebbe stato  il bando della negazione dell’olocausto nel parlamento europeo.

Mentre il presidente del parlamento europeo era concentrato sulla crescita dell’antisemitismo e dell’intolleranza in Europa, gli oratori ebraici esprimevano la loro preoccupazione per l’attuale minaccia nucleare contro Israele.

Non possiamo tollerare il fatto che un lunatico, il quale nega l’esistenza stessa dell’olocausto, possa ottenere la bomba atomica” ha dichiarato il dr. Samuel Pisar, noto avvocato internazionale, sopravvissuto all’olocausto ed inviato speciale dell’Unesco. Pisar si riferiva al leader iraniano, notoriamente negazionista, Mahmoud Ahmadinejad.

Nel giro di un anno questo dittatore può ottenere l’ordigno nucleare” ha avvertito Moshe Kantor, presidente del congresso ebraico europeo.

Questi ha proseguito dicendo che “non si tratta del 1933 (l’ascesa al potere di Hitler) e neppure del 1942 (l’anno della conferenza di Wannsee) ma del 1929, l’anno della grande depressione. Quando le persone sono di fronte all’incertezza economica, allora cercano un capro espiatorio”. Comunque Schulz sembrava più ottimista.

Questo è il 2013, e la differenza è che oggi abbiamo le istituzioni europee che sono preposte alla salvaguardia dei valori fondamentali della tolleranza, della dignità e del rispetto. La grande maggioranza non accetterà l’antisemitismo”.

L’evento ha anche onorato il diplomatico e uomo d’affari svedese Raoul Wallenberg.  Egli ha salvato decine di migliaia di ebrei ungheresi dai nazisti, alla fine della seconda guerra mondiale, procurando passaporti diplomatici ed offrendo rifugio in edifici del governo svedese. Martedì, i membri della famiglia erano presenti al parlamento, quando gli è stata dedicata la sala conferenze, dal presidente Schulz e da Nane Annan, la nipote di  Raoul Wallenberg.

Sua cugina, Louise von Dardel, ha parlato dello zio, che non ha mai conosciuto, ma che ha sempre profondamente ammirato. Essa ha rivolto un appello diretto al parlamento europeo perché faccia una richiesta formale alle autorità russe affinché aprano un’inchiesta su cosa accadde realmente a Wallenberg dopo la sua sparizione a Budapest, alla fine della guerra.  Diversi oratori hanno menzionato la sorte di  Wallenberg come un esempio del fatto che non si può sconfiggere il male –nazismo- senza sconfiggerne un altro chiamato comunismo. Raoul Wallenberg fu visto l’ultima volta nel 1945 in compagnia di ufficiali sovietici.

In un’intervista privata con ECI, il presidente Schulz ha esortato le organizzazioni civili della società, come ECI, a lavorare con il parlamento europeo per far crescere la consapevolezza dell’aumento dell’antisemitismo in Europa.

La giornata della memoria, nel parlamento europeo, è stato il primo avvenimento della settimana con ECI come parte degli organizzatori. Nei prossimi giorni vi saranno eventi simili a Berlino, a Monaco e ad Auschwitz, dove sarà presente il presidente di ECI Harald Eckert. L’esibizione di Perry Trotter, sponsorizzata da ECI, “Ombre della Shoah” sarà lanciata ufficialmente venerdì, in un incontro ad alto livello ad Auckland, in nuova Zelanda. Altri eventi sono programmati in Europa così come in Giappone, in Africa ed in Nord America.

Negli ultimi otto anni ECI ha esortato le chiese e le comunità di credenti d’Europa, e non solo, ad onorare le vittime dell’olocausto nei culti domenicali, in prossimità del 27 gennaio. Quest’anno la giornata della memoria è domenica 27. “Ombre della Shoah” è l’opera dell’artista neozelandese Perry Trotter; usando immagini in bianco e nero, con musiche originali, vengono presentate le esperienze dei sopravvissuti in modo breve ma incisivo. Si tratta di un’opera d’arte potente ed evocativa, fedele ed accurata riguardo alla storia. Questo filmato può essere visto sul sito www.learnfromhistory.eu

 

 

 

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I Re dei re ritorna!

Ormai si vive in perenne festeggiamenti, passando da una festa all’altra, il natale, il capodanno, l’epifania, il carnevale, le feste per i vari “santi” e poi halloween e la lista potrebbe continuare.

Proprio nel mezzo di uno di questi festeggiamenti o preparativi, ecco silenziosamente senza tanto clamore come una cosa giusta e naturale, l’assemblea generale delle  nazioni unite con un quasi voto plebiscitario 138 a favore e 9 contrario ha accordato “al popolo Palestinese” lo status quale Stato osservatore non membro sulla richiesta unilaterale dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina.

 

E la maggioranza delle nazioni applaudivano, giustizia è fatta!.

 

Ma è proprio così?!

Bisognerebbe ragguagliare l’’ONU, della sua stessa delibera all’unanimità il 24 Luglio del 1922 o della dichiarazione o conferenza di San Remo del 24 aprile 1920.

Questa proclamazione unilaterale dello Stato Palestinese non è altro che “giustizia” a senso unico.

Se leggessero la Bibbia, la Parola del Dio vivente, (molti non la leggono), altrimenti avrebbero letto che Israele è la pupilla di Dio, il popolo che Yeshua ha scelto nella sua sovranità, perciò chi cerca di guastare Israele sarà guastato da Dio stesso e chi tocca Israele tocca Dio. Israele è il progetto di Dio. Qualcuno può essere non d’accordo, la sostanza non cambia, è Dio che ha scelto Israele non vice versa.

 

Mentre il Signore Yeshua dice:

“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”

Luca 23:34

avvisa  che la sua seconda venuta è prossima.

Perché

“come fu ai giorni di Noè, cosi sarà alla venuta del Figlio dell’uomo.

Infatti, come nei giorni prima del diluvio si mangiava e si beveva, si prendeva moglie e s’andava a marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e la gente non si accorse di nulla, finché venne il diluvio che portò via tutti quanti, cosi avverrà alla venuta del Figlio dell’uomo”.

Matteo 24: 37-39.

 

Due giorni dopo la  vergognosa proclamazione a favore dei “Palestinesi” alcuni Stati che avevano votato a favore di Israele o che si erano astenuti come gli Stati Uniti d’America, Germania, Gran Bretagna, hanno lanciato forti critiche allo Stato Ebraico d’Israele, perché si sono permessi il lusso di reagire al riconoscimento dello status di Stato “sovrano” al

popolo Palestinese, annunciando il progetto di costruire tremila nuovi alloggi  per coloni  a Gerusalemme Est, definendone una minaccia per la pace.

Israele doveva soltanto soccombere, non protestare ma stare al volere delle nazioni.

 

“Israele continuerà a mettere in sicurezza i suoi interessi vitali. L’unilaterale mossa Palestinese all’ONU è una lampante e fondamentale violazione degli accordi di cui la Comunità Internazionale era garante replica il governo Israeliano alle proteste.”

 

E il neo “Stato” Palestinese cosa dice?

L’ANP chiede alla comunità internazionale di adottare sanzioni adeguate contro l’occupazione Israeliana. E formalmente accusa Israele di pianificare crimini di guerra.

In una lettera all’ONU  l’ANP chiede che la progettata espansione degli insediamenti ebraici in Cisgiordania venga riconosciuta come una violazione e un ostacolo al processo di pace.

.

Questo mi porta a rammentare ciò che avvenne nel 134 d.C. quando dopo la rivolta ebraica capitanata da Simone Bar Kokhba,  l’Imperatore Romano, Adriano cercò di distruggere Israele come nazione, buttando fuori da Gerusalemme tutti gli ebrei, togliendone il  ricordo.

Infatti chiamò Gerusalemme  Aelia  Capitolina e Israele,  Palestna.

Ma il DIO d’Abraamo, Isacco e Giacobbe è fedele, Israele ancora oggi esiste alla lode e gloria di Yeshua.

 

Le nazioni non stanno fosse dicendo “venite, distruggiamoli come nazione e il nome d’Israele non sia più ricordato”?

Salmo 83:4

 

Prima dell’Imperatore Adriano qualcuno aveva già tentato di cancellare il ricordo degli ebrei senza riuscirci, un certo Aman nella Bibbia.

 

“E Aman disse al re Assuero: C’è un popolo separato e disperso fra i popoli di tutte le provincie del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle di ogni altro popolo, e che non osserva le leggi del re; non è quindi interesse del re tollerarlo. Se il re è d’accordo, si faccia un decreto per distruggerlo e io metterò diecimila talenti d’argento nelle mani dei funzionari del re, perché siano portati nel tesoro reale” Allora il re si tolse di mano l’anello con il sigillo, e lo diede ad Aman I’Agaghita figlio di Ammedata, e nemico dei Giudei. Il re disse ad Aman: tieni pure il denaro e fa’ di quel popolo quello che vuoi”

Ester 3:8-11

 

Yeshua ritorna presto perché sta riportando il suo popolo gli ebrei,  a casa in Israele.

“Io vi farò uscire dalle nazioni, vi radunerò da tutti i paesi e vi ricondurrò nel vostro paese (Ezechiele 36:24)”

 

Per tre giorni (7-9 dicembre 2012) non a caso, s’è tenuto a Roma la seconda conferenza

internazionale dell’EDIPI, Evangelici d’Italia per Israele con la partecipazione di Ebenezer Operazione Esodo, un ministero internazionale cristiano per aiutare il popolo ebraico a tornare in Israele e Keren Hayesod tema,  “ALIYAH” la risalita, ovvero il ritorno del popolo ebraico nella terra d’Israele in adempienza delle profezie bibliche.

 

Abbiamo potuto risentire e rivivere testimonianze di prodigi e miracoli, di come nei corsi degli ultimi decenni milioni di ebrei hanno fatto ritorno a casa in Israele,  nella terra ove scorre il latte e il miele che Dio, aveva promesso con giuramento ad Abraamo, Isacco e Giacobbe di dare ai loro discendenti per sempre.

 

Il SIGNORE sta raccogliendo il suo popolo dai quattro canti della terra dove Lui li aveva dispersi per la loro disubbidienza. E negli anni avvenire ancora milioni faranno ritorno, i segni ci stanno tutti. La parola di DIO e Dio stesso è in gioco.

 

“Colui che ha disperso Israele lo raccoglie, lo custodisce come fa il pastore con il suo gregge.” Geremia 31:10

 

“Fate udire le vostre lodi e dite: <Signore, salva il tuo popolo, il residuo d’Israele!>

Ecco, io li riconduco dal paese del settentrione, e li raccolgo dalle estremità della terra”

Geremia 31:7-8

 

Rivivo con amore il ricordo del pastore Angel Gerber e pastore Avner Boskey ambedue hanno fatto aliyah dall’Argentina e Gli Stati Uniti rispettivamente, ci hanno graziato con le loro testimonianze ed insegnamenti Bibbia alla mano. Il caro fratello Urs Kassermann segretario nazionale di Operazione Esodo Ebenezer Svizzera che dirige l’ufficio elvetico e l’Africa, ci ha mostrato dei filmati degli ebrei di ritorno in Israele e prospettandoci in futuro prossimo, gli ebrei pronti a fare ritorno a casa.

Gli illustri di casa nostra, Italia il Professor Rinaldo Diprose: L’aliyah e l’Israelologia e il Professor Marcello Cicchese: Il diritto al ritorno degli ebrei su tutta la terra di Israele.

Non riesco a trattenermi, riformulo la famosa domanda di Cicchese ai campioni della causa palestinese, “quale la capitale della Palestina nell’otto cento?”

 

Come non ricordare l’emozionante Riccardo Pacifici, il Presidente della Comunità Ebraica di Roma e il signor Ambasciatore d’Israele in Italia Naor Gilon, ebreo di origine Ungherese accolto all’arrivo dal suono della Hatikvah, sopratutto quando prima di lasciare la conferenza, dalla platea  s’è elevato improvvisamente e spontaneamente un cantico  in ebraico accompagnato dal suono dello shoffar. Ho visto una piccola goccia d’amore  elevarsi verso questo popolo amato e non rigettato da Dio.

L’invito del Presidente Pacifici di visitare Tolosa come atto, appunto d’amore verso i nostri fratelli maggiori ebrei di quella parte della Francia dopo l’orribile attentato dello scorso anno, merita a mio parere una sottolineatura ed accoglienza.

Yeshua dice “ In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, l’avete fatto a me” Matteo 25:40

Il Signore attraverso lo strumento dell’EDIPI, il suo presidente Ivan Basana e i valorosi collaboratori a partire da Andie cosi li voglio chiamare io,  s’è glorificato, si ricorda del popolo da Lui scelto.

Infatti dalla conferenza è risuonato il campanello, quello di amare e aiutare i nostri fratelli maggiori gli ebrei, a rientrare a casa in Israele.

 

Il  Re dei re ritorna.

 

 

Friday O. Osague.

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