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Attualità (455)

Gli Stati Uniti e la diplomazia dei dollari: "Taglieremo i fondi anche ai palestinesi"

Dopo Onu e Pakistan, Washington insiste sulla linea del pragmatismo  di Fiamma Nirenstein

Show me your money, mostrami i soldi, è un modo di dire per verificare le intenzioni dell'interlocutore. Non si scherza coi soldi. Trump è un businessman e lo fa sapere ai suoi elettori, come quando rivede il bilancio del suo Paese, tagliando di qua (clima, sanità), aumentando di là (difesa). Le notizie delle ultime settimane sono tagli di contributi internazionali che segnalano altrettante scelte strategiche dell'amministrazione Trump. Tutte chiedono rispetto per le scelte americane e per una attiva visione del mondo. Il contrario di Obama che pensava che il suo compito fosse tirarsi indietro, cancellare un'influenza storica che riteneva oppressiva. Il presidente ha usato il suo temibile tweet chiedendo perché mai dovrebbe seguitare a contribuire miliardi ai palestinesi quando essi «non hanno intenzione di parlare di pace». Trump ha anche detto che la questione di Gerusalemme avrebbe richiesto un prezzo elevato anche da Israele. Come a segnalare che Netanyahu avrebbe dovuto, se i palestinesi avessero accettato la trattativa, cedere qualcosa di importante. Insomma, Trump dice: ci tenevo alle trattative, e i palestinesi boicottano. Gli Usa dal 1990 hanno portato nelle loro casse 5 miliardi di dollari. Dopo tanta spesa e così poca simpatia, Trump si è stufato, e se l'America non piace perché dovrebbe seguitare a versare più di 300 milioni dollari l'anno? Poche ore avanti la sua ambasciatrice Nicky Haley aveva minacciato un altro importante taglio, che va insieme alla minaccia del taglio dei fondi Usa all'Onu. Si tratta dei fondi trasferiti all'Unrwa, 386 milioni nel 2016: un'organizzazione nata nel 1948 per i profughi palestinesi. Invece di ricollocarli li ha tenuti in campi negli anni fino a farne milioni di pretendenti al «ritorno» in Israele. È un'organizzazione permanente per profughi, figli, i nipoti, i pronipoti, ed è in odore di complicità con Hamas.

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Risultati e speranze

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cambia l’anno, se non quello religioso, almeno per gli ebrei, quello civile, economico, politico. Ed arriva il momento di fare i bilanci ed esprimere speranze. Dal punto di vista politico di Israele e di chi lo appoggia come noi, quello trascorso non è stato un cattivo anno. Mentre il 2016 si era chiuso con il vergognoso e disastroso appoggio di Obama a una mozione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (le sole mozioni Onu che contano, perché possono sfociare in sanzioni e perfino in atti militari, mentre quelle dell’Assemblea Generale valgono la carta su cui sono scritte) e con la sostanziale alleanza fra Usa e Iran, l’anno appena finito si è chiuso col riconoscimento di Gerusalemme, con la nuova rivolta in Iran e col veto americano alla risoluzione antisraeliana del Consiglio di sicurezza.

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News letter da Amzi, 20 dicembre 2017

Mail di preghiera e informazione della amzi associazione per la testimonianza messianica a Israele amzi, 20 dicembre 2017

Vi auguriamo buone feste e la benedizione del Signore per il nuovo anno!

1. Parola di Dio in occasione di Chanukka

2. Visite natalizie

3. Valido o no?

4. Azione nel Parco Centrale

5. Israele festeggia 100 anni dalla visita di Allenby

6. Link della settimana

1. Parola di Dio in occasione di Chanukka

Meno Kalisher, Comunità messianica “Jerusalem Assembly” 

Come per ogni altra festa giudea, anche in occasione di Chanukka abbiamo preparato un’azione di evangelizzazione. Le modalità sono differenti, ma l’obiettivo è sempre lo stesso: comunicare il messaggio di Dio in modo chiaro. Crediamo che la parola di Dio sia vivente e che possa effettuare cambiamenti quando raggiunge il cuore di una persona. Crediamo che Gesù, Jeschua, sia il cuore del Vangelo e che Lui è la via, la verità e la vita. Per catturare l’attenzione delle persone, oltre ad azioni di distribuzione settimanali, con le quali distribuiamo trattati nelle cassette postali, ricorriamo anche all’utilizzo di mezzi di comunicazione con i quali la gente trascorre molto tempo. Abbiamo prodotto una serie di video animati che raccontano la storia della salvezza. Ogni film, della durata di circa tre minuti, è facile da capire e piacevole da vedere. Offriamo gratuitamente anche bibbie e altri libri. Per piacere pregate insieme a noi per la salvezza di Israele.

2. Visite natalizie

Nihad Salman, comunità arabo-cristiana “Immanuel”, Betlemme

Desideriamo che a Betlemme ogni persona possa conoscere personalmente Gesù Cristo, il motivo per cui festeggiamo il Natale. Questo è un momento in cui ci si regala qualcosa reciprocamente. I bambini della nostra chiesa hanno già cominciato a comprare con i loro risparmi piccoli regali per i bambini poveri. I giovani stanno raccogliendo viveri e altre cose con le quali vogliono preparare dei pacchetti regali per famiglie bisognose. A prescindere dall’età, il nostro compito è quello di trasmettere il messaggio natalizio: “è un regalo!”. Come Dio ci ha dato suo figlio, così dovremmo essere noi pronti a dare. Ci divideremo in gruppi e distribuiremo pacchi con generi alimentari e regali a famiglie cristiane e non. Canteremo, trasmetteremo il messaggio del vangelo e pregheremo. Queste visite saranno effettuate tra il 20 e il 23 dicembre. Pregate che portino frutto.

3. Valido o no?

Marianna Gol, Attività di sostegno per madri sole con i loro figli, Beerscheva

L. si é presentata davanti al Tribunale Rabbinico. Il risultato di questa udienza ha portato un cambiamento nelle sue richieste di preghiera. Il tribunale non ha affrontato il tema dell’affidamento della cura e tutela del figlio perché prima deve essere chiarito se il matrimonio è “kosher” quindi valido oppure no. Di fatto sussistono i tre presupposti perché il matrimonio possa essere riconosciuto “kosher” valido, tuttavia se i rabbini dovessero riconoscerlo come tale, allora riconoscerebbero in generale come legali tutti i matrimoni messianici. Per L. e il diritto di affidamento di suo figlio non sarebbe una cosa buona. Se invece il suo matrimonio non dovesse essere riconosciuto dai rabbini come valido, allora il Tribunale non sarebbe competente a decidere sul caso, cosa che per L. sarebbe un vantaggio. E., il marito, ha proposto una mediazione. L’avvocato di L. ha preparato un accordo contenente le seguenti condizioni: - L. und E. dovrebbero avere entrambi la possibilità di crescere B. . - L. und E. dovrebbero avere il diritto di portare il proprio figlio B. nelle relative comunità religiose di appartenenza (pertanto L. potrebbe crescere suo figlio nella fede). - E. dovrebbe usufruire di un sostegno terapeutico che lo aiuti ad imparare a controllare la propria rabbia. Per piacere pregate che E. accetti l’accordo proposto e che il matrimonio venga dichiarato non kosher, cioè invalido.

4. Azione nel Parco Centrale

Andy Ball, “Societá Biblica”, Tel Aviv

Il gruppo della “Società biblica” ha da poco effettuato una azione nel Parco Centrale presso la vecchia stazione, dove dormono alcuni rifugiati e si riuniscono drogati, senza tetto e prostitute . Non appena abbiamo cominciato a portare le bibbie sui tavoli è arrivato un uomo che ha chiesto se portavamo qualcosa da mangiare. Abbiamo parlato con lui ed alla fine ha chiesto se potevamo pregare per lui. Che inizio! Eravamo stupiti da quanto le persone fossero affamate non solo di cibo, ma anche della parola di Dio. Abbiamo parlato con rifugiati del Sudan, che sono musulmani. Di solito partono con una discussione, ma poi generalmente accettano di prendere una bibbia in arabo. Il Parco era anche pieno di eritrei e le bibbie in Tigrino sono sparite come panini freschi di giornata. Due eritrei non riuscivano a credere che siamo giudei che credono in Gesù e trasmettono il messaggio di Dio in questo Parco. Tutte le persone per le quali non avevamo la lingua richiesta, le abbiamo invitate a passare alla Libreria Biblica per prendere la bibbia nella loro lingua madre. Un uomo è passato e si è rallegrato del regalo. Per piacere pregate che in questo Parco, dove ora regna il buio, brilli la luce da Dio.

5. Israele festeggia 100 anni dalla visita di Allenby

100 anni fa l’armata britannica conquistò la Palestina vincendo gli ottomani durante la prima guerra mondiale. Il feldmaresciallo Edmund Allenby entrò a Gerusalemme l’11 Dicembre 1917, a piedi, attraverso la Porta di Jaffa. Giudei e soldati britannici vedevano in lui non solo un comandante e liberatore, ma anche l’ambasciatore di un messaggio religioso. Durante la sua prima visita nella città santa, Allenby era accompagnato da rappresentanti di diverse comunità religiose in Gerusalemme. Lunedì scorso il maestro cerimoniale, il filologo Avschalom Kor, ha ricordato che la proclamazione di Allenby è stata la prima dichiarazione ufficiale che ha fatto uso della lingua ebraica quasi-statale nel territorio di Israele a partire dalla conquista di Gerusalemme da parte dei Romani nel 70 d. C..

6. Link della settimana

1917: Feldmaresciallo Allenby entra a Gerusalemme

171214 <http://www.amzi.org/>

http://youtu.be/zw-d07p_FTw

*amzi-focus-israel.net

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Auguri natalizi dalla Coalizione Europea per Israele

NATALE 2017

Dalla Galilea, dalla città di Nazareth, anche Giuseppe salì in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme, perché era della casa e famiglia di Davide. (Luca 2:4)

Ben pochi messaggi natalizi tengono nota della geografia o della genealogia. Ma dopo diverse risoluzioni dell’UNESCO che negano tutta la storia ebraica a Gerusalemme e attorno ad essa forse dovremmo studiare dettagliatamente le scritture in questa pausa di Natale. Il vangelo di Luca ci dice chiaramente che la discendenza di Giuseppe era ben stabilita nella terra sin dai tempi di Davide, il grande re. Quindi Giuseppe insieme a Maria andò a Betlemme, la città di Davide, per il censimento. Al versetto 22 si legge che Gesù, più tardi, venne portato al tempio degli ebrei a Gerusalemme per essere presentato al Signore, secondo la legge di Mosè. Queste scritture così note sono una storia ebraica per tutto il genere umano. I principali protagonisti sono ebrei. La storia si svolge nel cuore di Israele. Ebbene sì, c’era un tempio ebraico a Gerusalemme, al tempo della nascita di Gesù. Il nucleo della faccenda è che non ci sarebbe Natale senza gli ebrei ed i cristiani devono essere eternamente grati per il Dono del popolo ebraico. Grazie per stare con noi un altro anno in preghiera e sostegno economico, mentre noi continuiamo a sostenere i nostri amici ebrei ed il rinato stato di Israele. Mentre le nazioni complottano contro Israele noi prendiamo conforto dalle parole di Isaia 9:5

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Trump, Gerusalemme, gli arabi e i musulmani

Analisi di Mordechai Kedar

Trump è consapevole del mantra ispirato da Arafat che richiama "milioni di shahid a marciare su Gerusalemme"? L’annuncio di Trump, riguardo al riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, ha sollevato com’era prevedibile, un'enorme ondata di opposizione nel mondo arabo e islamico per due motivi principali: uno religioso e uno nazionalista. Il motivo religioso E' radicato nella concezione dell'Islam in quanto fede, la cui missione è sostituirsi sia al giudaismo sia al cristianesimo, ereditando tutto ciò che un tempo era ebraico o cristiano: terra, luoghi di culto e fedeli.

Nella visione del mondo dell'Islam, la Palestina appartiene esclusivamente ai musulmani, perché sia ​​gli ebrei che i cristiani hanno tradito Allah rifiutandosi di diventare seguaci del suo profeta Maometto: l'espulsione dalla loro terra e la confisca di tutti i diritti su di essa è la punizione che meritano. Nel corso della storia dell'Islam, i musulmani hanno trasformato le chiese in moschee, tra queste la Grande Moschea di Ramla, la Moschea degli Omayyadi a Damasco, la Basilica di Santa Sofia a Istanbul e molte chiese in Spagna. Il cristianesimo, come l'ebraismo, è stato cancellato dall'islam.

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Non ci stiamo con questa Europa

di Maurizio Borra e Giuseppe Crimaldi

– Abbiamo voluto rifletterci bene prima di intervenire, prendendoci alcuni giorni prima di dire la nostra. Quando, con il presidente della Federazione Italia-Israele Maurizio Borra, ci siamo sentiti al telefono per decidere se pubblicare o meno un comunicato sulla questione di “Gerusalemme Capitale”, alla fine abbiamo deciso di non lasciarci andare a dichiarazioni impulsive: anche perché ciascuno – prima di aprir bocca – dovrebbe non solo contare fino a dieci, ma soprattutto tenere connessa la lingua al cervello. Ma adesso non possiamo più tacere. Ed è giunto il momento di dire quello che pensiamo.

Ne sono successe di cose in quest’ultima settimana. Oltre alla decisione dell’amministrazione americana (Trump non ha fatto altro che ufficializzare una risoluzione del Congresso degli Stati Uniti presa già venti anni fa, sottoscrivendo le parole di due suoi predecessori alla Casa Bianca), abbiamo registrato, nell’ordine:

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Appello al governo italiano per una grande battaglia a favore di Israele

Editoriale di Claudio Cerasa

Nel corso degli ultimi giorni – giorni duri, giorni di intifada, giorni di missili, giorni di battaglia, giorni di orgoglio antiebraico – nella descrizione della nuova fase conflittuale in medio oriente c’è una grande rimozione lessicale e culturale che coincide con il nome del paese che continua a essere l’obiettivo principale dell’odio islamista: Israele. Da venerdì a oggi l’odio islamista nei confronti di Israele ha trovato un nuovo pretesto per far detonare l’eterna bomba dell’antisionismo e dell’antisemitismo e ha utilizzato l’occasione della decisione annunciata da Donald Trump di spostare l’ambasciata americana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme (e chissà poi quando capiterà davvero) per scatenare una nuova intifada contro il popolo ebraico (la Seconda Intifada nel 2000 venne pianificata a freddo durante i colloqui di Camp David con mesi di anticipo, la guerra del Libano nel 2006 iniziò improvvisamente con il rapimento e l’uccisione di alcuni soldati israeliani, l’ultima guerra a Gaza del 2014 iniziò con l’assassinio dei tre studenti israeliani, l’Intifada dei coltelli nel 2015 iniziò con un ragazzo che prese un pugnale e uccise un israeliano e nella storia israeliana gran parte degli scossoni sono nati senza alcun grande fatto che li precedesse e per questo anche questa volta è lecito dire che l’intifada si sa quando comincia ma non si sa quando finisce). Nella descrizione dell’intifada, purtroppo, buona parte dell’opinione pubblica tende a dimenticare che tra Israele e Hamas non è in corso un conflitto simmetrico ma è in corso un conflitto tra l’unica democrazia funzionante del medio oriente (nonché esempio di integrazione) e una forza terroristica che sfrutta ogni pretesto per provare a cancellare Israele dalla carta geografica (i missili li lancia Hamas, Israele quando lancia i missili di solito lo fa per difendersi). E all’interno di questa rimozione ci si dimentica regolarmente di dire che ogni iniziativa islamista rivolta contro Israele ha un unico e chiaro obiettivo, che è quello di provare a distruggere il popolo ebraico. Il dato sconvolgente degli ultimi giorni però è che la violenza contro Israele non arriva solo attraverso i missili militari sganciati da Hamas, ma arriva anche attraverso i missili diplomatici sganciati dalla stragrande maggioranza delle istituzioni del mondo che proprio nelle stesse ore in cui Israele tornava a essere l’obiettivo dell’odio islamista decidevano di redarguire Trump (lo ha fatto l’Onu venerdì pomeriggio) per aver ostacolato il processo di pace in medio oriente.

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News letter da Amzi, 6 dicembre 2017

Mail di preghiera e informazione della amzi associazione per la testimonianza messianica a Israele amzi, 6 dicembre 2017

1. Corsi di consulenza familiare

2. Sorpreso e impressionato

3. Almond ha sorriso

4. Incubo

5. Etiopi in Israele

6. Link della settimana

1. Corsi di consulenza familiare

Israel Pochtar, Comunità messianica Beth Hallel, Aschod

Da un paio di settimane abbiamo iniziato un corso di consulenza specifica per genitori, diretta anche a persone che non appartengono alla nostra chiesa. Il corso, composto da otto sezioni, ha l’obiettivo di aiutare e sostenere le famiglie nell’ affrontare le numerose difficoltà della vita di tutti i giorni. A Ramle il corso ha preso inizio con la partecipazione di otto coppie, ad Aschdod con sette. Alexei, che ha partecipato con sua moglie al corso, racconta: Dopo il primo incontro: “mia moglie non è credente e nella mia situazione credo che soltanto Dio possa risolvere i problemi nella nostra relazione. In passato ho commesso molti sbagli ed ora cerco di ricostruire tutto di nuovo attraverso il pentimento e il timore di Dio, questa volta avendo come fondamento Dio soltanto.” Dopo il terzo incontro: “Mia moglie ed io siamo molto riconoscenti verso Igor e Naomi che hanno organizzato questo corso con passione, apertura e dedizione. Stiamo già utilizzando nella nostra vita familiare alcuni dei loro consigli che sono davvero utili ed efficaci!” Dopo il quinto incontro: “Cerco di trovare le parole giuste per descrivere il miracolo che è accaduto nella mia famiglia! Il 25 di ottobre mia moglie ha creduto a Gesù e ha deciso di farsi battezzare! Io non l’ho mai forzata a prendere questa decisione. Dopo aver ascoltato le parole che sono state dette durante i seminari, mia moglie ha aperto il suo cuore.” Questa è solo una delle tante vite che il Signore ha toccato in questi giorni!

2. Sorpreso e impressionato

Comunità messianica Beth HaKerem, Kiryat Haim 

Nel mese di novembre abbiamo riaperto il nostro Caffè il venerdì sera. La prima sera sono venute 14 persone che non credono ancora in Gesú, la sera successiva ancora di più. Gli ospiti si sono intrattenuti in una atmosfera confortevole a parlare dei video e degli input che sono stati trasmessi nella serata. Per piacere pregate per queste serate, perché al nemico non aggrada che in queste occasioni possano essere salvate delle persone. Da poco abbiamo ricevuto una visita da parte di un rappresentante del Fisco perché abbiamo fatto richiesta di esenzione dalle imposte. Hanno ispezionato il Caffè ed hanno chiesto “casualmente” cosa si nascondesse dietro un certo telo. Si trattava di un grosso libro di raccolta fotografica che rappresentava le varie attività della nostra comunità negli anni passati. Gli ispettori sono rimasti positivamente molto colpiti ed hanno esclamato: “Non abbiamo mai vito una cosa del genere”. Anche l’Avvocatessa che li accompagnava, una giudea religiosa, ha reagito molto positivamente. Per piacere pregate che la nostra richiesta di esenzione dalle imposte venga accettata e che il Signore tocchi i cuori di queste persone.

3. Almond ha sorriso

Rock of our Hope (Roccia della nostra speranza)

Organizzazione internazionale per attività di evangelizzazione/ La vita si presentava molto difficoltosa per Almond. Non sorrideva più da giorni. Un giorno ha sentito persone cantare davanti al Caffè dove lei lavora. Un gruppo di cinque persone ha improvvisato un concerto.Non si trattava di professionisti, ma semplicemente di cinque cristiani provenienti dalla Nuova Zelanda che sono venuti in Israele per portare la benedizione della buona novella (Vangelo). Con una chitarra e il desiderio di cantare canzoni all’aperto si sono trovati “casualmente” a cantare proprio davanti al Caffè dove lavora Almond. Le canzoni hanno toccato il cuore di Almond. Non sapeva bene cosa c’era di particolare nel gruppo o nelle canzoni, ma il suo cuore si era riempito di gioia e così è riuscita a convincere il suo capo ad invitare il gruppo a cantare nel Caffè in una delle serate successive. Il Caffè ha reso pubblico l’invito ad ascoltare il gruppo sulla sua pagina Facebook. Non sono venute tante persone, ma Almond non poteva smettere di sorridere per tutta la serata. Per piacere pregate che Almond trovi la sua gioia in Gesù.

4. Incubo

Marianna Gol, Attività di sostegno per le madri sole con i loro figli, Beerscheva

Di recente abbiamo cominciato a sostenere una madre di nome L. e suo figlio B. Lei è cresciuta nella fede in Gesù ed ha lavorato intensamente in Israele per il regno di Dio. Adesso però si trova in una situazione che non avrebbe mai immaginato possibile. Cinque anni fa ha sposato un uomo che si dichiarava credente in Gesù. Il loro matrimonio è stato celebrato davanti ad un pastore messianico e non un rabbi perciò non riconosciuto giuridicamente valido. Dopo il matrimonio il marito ha cominciato a non seguire più Gesù e ha cercato di allontanare anche L. dal Signore vietandole di visitare comunità messianiche e di ricevere telefonate senza che fossero prima da lui controllate. Dopo un anno di matrimonio è nato B. che adesso ha quattro anni. L. ha dichiarato coraggiosamente a suo marito di non voler rinunciare alla sua fede in Gesù. La risposta del marito è stata la minaccia di morte verso lei e suo figlio qualora L. non cessasse di seguire questo “culto”. L. ha preso molto sul serio la sua minaccia ed ha deciso di rifugiarsi in una Casa di Rifugio per donne insieme a suo figlio. L. ha anche chiamato il marito in giudizio e lui ha risposto davanti ad un tribunale rabbinico accusandola di non essere in grado di avere cura e tutela del figlio non essendo abbastanza “giudea”. L. si è allora rivolta agli avvocati pro bono della Casa di Rifugio dove vive, ma questi non vogliono veramente aiutarla perché crede a Gesù. L. ha trovato un altro avvocato che è molto bravo, ma pretende 75‘000 Schekel (18‘000 Euro). Lei ha raccolto 10‘000 Schekel e noi potremmo raccimolare una piccola somma per aiutarla.

5. Etiopi in Israele

One for Israel

Lo scorso fine settimana la comunità giudea etiope ha festeggiato la festa „Sigd“, in occasione della quale viene festeggiata la ricezione della Tora e la nostalgia verso Gerusalemme. Per i giudei etiopi che sono riusciti ad entrare in Israele è una giornata di grande gioia. Tuttavia la vita per i giudei di origine africana non è sempre facile quando giungono in Israele, come racconta Avi (vedi il link della settimana). Attualmente vivono in Israele circa 140‘000 giudei etiopi un terzo dei quali è nato in Israele. La maggioranza è arrivata in Israele per via aerea durante gli anni tra il 1985 e il 1991 in occasione delle cosiddette operazioni Moses e Salomon attraverso le quali Israele ha salvato migliaia di giudei etiopi che hanno fatto Aliyah (“ritorno”). Il cambiamento di posto e di vita è stato uno schock per i nuovi arrivati che oltre ad una diffusa mancanza di lavoro e povertà hanno dovuto affrontare una situazione estremamente difficile a causa del razzismo. La buona notizia è che molti giudei etiopi credono in Gesù! In /One for Israel/ abbiamo molti collaboratori e studenti etiopi che sono giudei messianici ed esistono molte comunità ed attività etiope-messianiche che operano in lingua Amhar e realizzano ottimi progetti e manifestazioni adatti alle necessità specifiche delle comunità di origine etiope.

6. Link della settimana

La storia di Avis dal buio alla luce (in lingua ebraica con sottotitoli in inglese)

<http://www.amzi.org/>

https://youtu.be/SGQpTlred1g

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Renzi, Gentiloni, Alfano: perché l'Italia vota all'Onu con gli antisemiti?

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici, ogni tanto qualcuno mi dice che sono un po' "paranoico" su Israele e sul legame fra anti-israelismo o antisionismo e antisemtismo. In fondo, mi dicono, le persone di buona volontà e gli stati buoni del mondo vogliono solo dare uno stato ai poveri "palestinesi", che sono esiliati e ramingjhi, vorrebbero tanto fare la pace e ne sono impediti dall'"intransigenza", se non peggio, di Israele. Che poi l'altro ieri i poveretti abbiano ammazzato a coltellate alle spalle un ragazzo che faceva il servizio militare e se ne stava in attesa di un autobus (http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/12/01/israele_soldato_accoltellato_a_morte_assalitori_in_fuga-68-671919.html ), che tre giorni fa abbiano cercato di linciare un gruppetto di ragazzini di tredici anni che facevano un picnic per la festa (il bar mitzvà) di uno di loro (http://www.jpost.com/Breaking-News/Report-Palestinian-rioter-shot-after-attacking-schoolchildren-in-W-Bank-515661 ), che l'ennesimo accordo di riconciliazione fra Fatah e Hamas sia fallito per la pretesa di quest'ultimo di tenersi le armi in completa indipendenza dal governo per il nobile scopo di assassinare a loro piacimento gli israeliani, questo non conta. Anche perché, come è noto, gli ebrei con la Terra di Israele e in particolare con Gerusalemme non hanno nessuna relazione. Sono una "potenza occupante" (un po' come la Cina in Tibet o la Turchia a Cipro, o la Russia in Crimea, ma questo non bisogna dirlo). E dunque tutto quel che fanno è illegale e ogni forma di "resistenza" lecita. L'ha ribadito l'altro ieri l'assemblea generale dell'Onu, con un voto impressionante: 151 favorevoli, sei contrari, nove astenuti. La mozione dice che ""L'Assemblea ha ribadito che qualsiasi azione da parte di Israele, la Potenza occupante, per imporre le sue leggi, la sua giurisdizione e la sua amministrazione nella Città Santa di Gerusalemme era illegale e quindi nullo."(https://unitedwithisrael.org/un-votes-overwhelmingly-against-israel-the-occupying-power-in-jerusalem/ ), chiedendo il ""rispetto per lo status quo storico nei luoghi santi di Gerusalemme, incluso l'Haram al-Sharif, nella parola e nella pratica". Ho trovato l'elenco dei contrari (Canada, Federated States of Micronesia, Israel, Marshall Islands, Nauru, United States) e degli astenuti (Australia, Cameroon, Central African Republic, Honduras, Panama, Papua New Guinea, Paraguay, South Sudan, Togo) L'Assemblea Generale di giovedì ha anche approvato una seconda risoluzione che condanna l'attività di insediamento israeliano e ha intimato a Israele di ritirarsi sulle linee precedenti al 1967. Ciò include l'abbandono dalle alture del Golan, che Israele aveva conquistato alla Siria durante la Guerra dei Sei Giorni. 157 paesi hanno votato a favore del testo, sette si sono opposti e otto si sono astenuti. Gli astenuti sono stati: Australia, Camerun, Fiji, Honduras, Paraguay, Papua, Nuova Guinea, Sud Sudan e Tongo. Hanno votato contro: Canada, Israele, Nauru, Micronesia, Isole Marshall, Isole Salomone e Stati Uniti. (http://www.jpost.com/Israel-News/UN-disavows-Israeli-ties-to-Jerusalem-515730 ). Leggendo questi elenchi mi è venuto un piccolo pensiero. Se i dati sono questi, come hanno votato gli stati europei e in particolare l'Italia? La risposta si trova anche nell'articolo che ho citato: hanno votato a favore. Contiuna a leggere su IC

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Un anniversario da festeggiare

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici, quest’anno c’è un accumulo eccezionale di anniversari per Israele. Abbiamo appena ricordato il cinquantenario della guerra dei sei giorni e il centoventesimo anniversario del primo congresso sionistico, ed ecco che, proprio oggi, arriva il settantesimo compleanno della votazione dell’Assemblea Generale dell’Onu che decise di dividere il mandato britannico di Palestina in due parti, una per il popolo ebraico, e una per gli abitanti arabi. E’ la premessa immediata per la nascita dello stato di Israele, che avverrà l’anno dopo, quando a maggio le truppe inglesi lasceranno il paese e Ben Gurion lesse la dichiarazione di indipendenza nella sala della vecchia villa del primo sindaco di Tel Aviv Dizengoff, diventata nel frattempo il primo nucleo del museo d’arte della città..... Continua a leggere su IC

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