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Attualità

Attualità (455)

IL RINASCIMENTO EBRAICO DELLA PUGLIA di Francesco Lotoro

Il popolo ebraico arrivò nell’I–tal–yà (in ebraico Terra della rugiada
divina) da popolo libero durante la Roma repubblicana e da popolo
schiavo durante la Roma imperiale, dopo la distruzione del Secondo
Tempio di Gerusalemme.

Gli ebrei sono entrati dal più importante varco d’ingresso dell’Oriente in Occidente ossia la Apulia, la terra senza porte come ci ricorda la sua radice greca (Apyle, alfa privativo+ pyle, porta).

Da Sannicandro Garganico a Otranto la Puglia ha da sempre una spina dorsale ebraica.

La storia antica riporta di Rabbi Akivà che salpa da Brindisi e concepisce una importante norma halachica sul viaggio in nave durante Shabbat; di una importante accademia rabbinica guidata dal grande Rabbi Itzchak Malki Zedek nella Siponto bizantina; di una comunità ebraica barlettana che vantava grandi tradizioni notarili e che accolse il grande Maestro Itzchak Abravanel e che a Barletta fondò il Banco Feneratizio; delle benestanti famiglie ebraiche Franzese e Spagnolo e di una ketubà (atto di matrimonio ebraico) misteriosamente sottratta all’ebrea Leonetta in una Andria liberale e tollerante verso gli ebrei (ma anche di misteriose trame segrete a sfondo cabalistico in Castel del Monte); di Bari e Otranto vere e proprie Sion sull’Adriatico da far dire al Maestro alsaziano Rabbi Jacob Tam (1100–1171) che “Da Bari uscirà la Legge e la Parola del Signore da Otranto“; di grandi medici del corpo e dell’intelletto e poeti dell’ebraismo oritano quali Shabbetay Donnolo, Achimaaz ben Paltiel e Amittai ben Shefatiah ma altresì di episodi di saccheggio e incendio della giudecca a Lecce nel 1463 e dell’obbligo stabilito dalla sovrana Maria d’Enghien di segno distintivo per gli ebrei leccesi

La storia più recente riporta di Donato Manduzio, Concetta Di Leo e altri sannicandresi che nella prima metà del secolo scorso si convertirono all’ebraismo, parte di essi si trasferì in Israele ma i loro discendenti hanno sempre mantenuto acceso il fuoco ebraico a Sannicandro Garganico; a Nardò tra il 1943 e il 1947 l’intera comunità cittadina venne in soccorso degli ebrei scampati ai Lager e che sulla spiaggia di S. Maria al Bagno attendevano di imbarcarsi per la Palestina Mandataria Britannica.

Trani è il capoluogo dell’ebraismo di Puglia, faro dell’ebraismo della
Diaspora; già sede di quattro sinagoghe, fucina di una enorme attività di studio e di importanti approfondimenti del pensiero religioso ebraico, nel Medioevo la presenza di una consistente colonia ebraica favorì lo sviluppo dell’economia locale, Federico II di Svevia assegnò agli ebrei della città il monopolio della tintoria e della lavorazione e rivendita della seta grezza in tutto il Meridione.

A Trani operava il chacham Isaia ben Mali il Vecchio (nato a Trani nel
1180) detto Emanuele; Shlomo Simonsohn definisce Emanuele di Trani il più fecondo autore rabbinico italiano di tutti i tempi: tra i principali
talmudisti del Medioevo, dottore della Legge con grandi capacità di sintesi tra il pensiero askenazita tedesco e francese e quello orientale di Bisanzio ed Eretz Israel, è citato tra i Rishonim, Maestri universali della Legge ebraica secondi soltanto ai Gaonim babilonesi.

Suo nipote Isaia il Giovane, Salomone da Trani, Giuseppe da Trani e altri diedero vita a un pensiero ebraico che ha dettato regole etiche e
giudiziarie all’intera Diaspora; i loro commentari e responsa sono
studiati nelle più rinomate accademie talmudiche mentre la comunità ebraica tranese divenne punto di riferimento dell’attività commerciale e politica sotto gli Angioini e, a dispetto di una legislazione sempre meno permissiva e tollerante verso gli ebrei dell’Italia meridionale, godette della più vasta stima e riconoscenza.

I decreti di espulsione emanati dal Regno di Napoli Il, le conversioni
coatte incoraggiate dalla Chiesa e il dilagante Marranesimo non hanno mai spento il focolare ebraico di queste terre.

A Trani, simbolo della rinascita dell’ebraismo nel Mezzogiorno, gli ebrei sono tornati 463 anni dopo la cacciata, ripristinando culto e vita ebraica presso la Sinagoga Scolanova; la rinascita della comunità ebraica tranese è una delle più affascinanti realtà nel bacino mediterraneo e costituisce il punto di riferimento per tutti gli ebrei della regione e non solo.

La rinascita ebraica di Trani è stata di forte stimolo alla rinascita
dell’ebraismo in Calabria e in Sicilia; lo spirito di tale rinascita è
quello di promuovere il pensiero ebraico, l’osservanza dei precetti e
l’insegnamento della fede e cultura ebraica ai giovani della comunità, i
valori di convivenza e dialogo con istituzioni e componenti sociali,
culturali e religiose del territorio.

Qualcuno tende a parlare unicamente dell’ebraismo che fu, di tombe e
lapidei sparsi per la Puglia, di comunità ebraiche e sinagoghe pugliesi
scomparse; giusto che se ne parli ma questo non è ebraismo.

L’ebraismo è innanzitutto *Vita*; perché l’ebreo crede unicamente alla vita al punto tale da chiamare i propri cimiteri *bathè–haChaim* (case della Vita); l’ebraismo pugliese non è esposto in alcun museo e gli ebrei di Puglia non riposano in alcuna tomba ma vivono normalmente la loro diversità culturale e religiosa in questa terra che odora degli Ulivi di Gerusalemme.

Alcuni Maestri osano affermare: “ebreo non è già chi vanta la propria
mamma ebrea ma chi avrà il proprio nipote ebreo”; è un paradosso che rende l’idea di come un ebreo guardi al passato e al presente e trasmetta la propria identità al punto da ipotecarla oggi su quella del figlio di suo figlio.

Oggi, come al momento della nascita (Genesi 25, 26), Giacobbe–Israèl ha
nuovamente riafferrato il calcagno del fratello Esaù–Edom, progenitore
delle genti italiche secondo la tradizione ebraica.

Il Rinascimento ebraico della Puglia è iniziato.

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Per le strade d'Israele, inseguendo Dan Bahat

Entusiasmo e passione

"Orrribile!" sentivamo dire con foga e inusuale frequenza dalla nostra eccezionale guida, l'archeologo di fama mondiale Dan Bahat, che per dodici anni è stato l'archeologo ufficiale di Gerusalemme e adesso guidava il nostro piccolo gruppo alla scoperta dei tesori d'Israele. Le erre che sentivamo erano proprio tre, e anche qualcuna di più, pronunciate con la corretta dizione della reshebraica, che noi italiani chiamiamo popolarmente "erre moscia". E' incredibile il numero delle cose che Dan trovava orribili: dallo scempio che le autorità arabe fanno dei resti archeologici del secondo Tempio, al puzzo di sudore degli intabarrati ebrei ortodossi il cui corpo, secondo lui, vede l'acqua soltanto nei bagni rituali che precedono lo Shabbat; dalle nefandezze storiche di un criminale come Arafat, al goffo modo di abbigliarsi delle grasse turiste russe.
Ma all'aggettivo negativo si contrapponeva sempre, in continua alternanza, un altro positivo: «Bellissimo!» E le cose di cui Dan cercava di farci capire la bellezza erano davvero tante: un mosaico di cui forse noi vedevamo soltanto che era incompleto e rovinato, i resti di un'antica costruzione di cui ci sforzavamo di capire l'importanza, e tante, tante altre cose che ci presentava e spiegava con abbondanza di particolari e di entusiasmo.




All'inseguimento di Dan Bahat


Per dieci giorni siamo stati al suo inseguimento, in senso fisico e culturale.
In senso fisico, perché non appena aveva finito una spiegazione partiva a razzo verso il luogo della successiva, e soltanto due o tre fra i più pronti riuscivano a rimanergli a ruota; il resto del gruppo si sgranava in una fila che col passare dei giorni e l'aumentare della stanchezza diventava sempre più lunga. «Ma dove trova tanta energia quell'arzillo vecchietto con i baffi alla Francesco Giuseppe Imperatore d'Austria e Ungheria?» mi chiedevo ogni tanto. E se qualche volta, nei momenti di particolare stanchezza, ero tentato di chiedere comprensione per la mia tarda età, mi ricordavo che Dan è mio coetaneo e andavo avanti in silenzio.
Inseguimento in senso culturale, perché cercavamo sinceramente, soprattutto nei primi giorni, di seguirlo da vicino nelle sue dettagliate spiegazioni archeologiche, storiche, religiose, ma alla fine, davanti alla mole enorme di informazioni che ci trasmetteva abbiamo dovuto accontentarci di seguirlo da lontano, cogliendo e ritenendo quello che ci sembrava più chiaro e importante, e rinviando l'approfondimento del resto ad un futuro più o meno prossimo, se mai ci sarà, quando cananei, erodiani, romani, bizantini, arabi, crociati, mamelucchi, ottomani riusciranno a trovare la giusta collocazione nella nostra mente.


Domande  imbarazzanti

Ma il guaio è che Dan ogni tanto si ricordava di essere non solo un ricercatore archeologico, ma anche un professore universitario. E i professori, si sa, oltre a dare spiegazioni fanno anche esami e domande. «E' chiaro? Avete capito tutti?» chiedeva ogni tanto con insistenza creando il panico nel gruppo. «C'è qualcosa che non hai capito?» chiedeva a quello che gli stava più vicino, e in quel momento i più lontani si rallegravano di non essere riusciti ad avvicinarsi di più a lui, come avrebbero voluto per sentire meglio le sue spiegazioni, perché di cose non capite ce n'erano sicuramente più di una.

 

Informazioni  preziose

Abbiamo ricevuto informazioni e testimonianze di vario genere che mai avremmo potuto ricevere da altre guide. Come quando, per esempio, davanti a non ricordo quali resti archeologici ci ha spiegato, con crudo linguaggio e abbondanza di particolari tecnici, la differenza tra la circoncisione fatta dagli ebrei e quella fatta dagli arabi. Non c'entrava molto con tutto il resto, ma il discorso è stato interessantissimo.


Propositi omicidi

Nella prima parte del viaggio abbiamo alloggiato nel kibbuz Ma'agan, sulla costa meridionale del lago di Gennesaret, e abbiamo visitato la Galilea. Tiberiade, Bet Alfa, Bet Shean, Zippori, Kursi, Capernaum, Korazin, Safed sono le città che abbiamo visitato nei primi tre giorni.

La sera del terzo giorno Dan ci ha annunciato: "Domani vi voglio ammazzare". E il giorno dopo, quando stavamo rincorrendolo mentre andava su e giù per i pendii del Golan, mi sono chiesto se aveva detto per scherzo o aveva fatto sul serio. Ma siamo sopravvissuti. Partendo dall'alto di una panoramica terrazza abbiamo fatto un lungo cammino, prima in discesa poi in salita, per raggiungere Gamla, la città asmonea soprannominata la "Masada del nord" per l'eroica e tragica difesa che ne fecero gli ebrei nel 67 d.C. davanti all'esercito di Vespasiano. Dopo le consuete, ricchissime spiegazioni di Dan abbiamo preso la via del ritorno verso il pullman. Questa volta il percorso scelto dalla nostra guida è stato più breve, ma a quale prezzo! Una ripida scarpinata che anche alle capre avrebbe dato qualche problema. Ma ce l'abbiamo fatta!



Una bella soddisfazione

In questa occasione mia moglie ed io abbiamo avuto anche una soddisfazione personale che ci ha ampiamente ripagati della fatica fatta. Stavamo camminando insieme al gruppo quando inaspettatamente ha squillato il cellulare di Lidia, mia moglie. Era un messaggio di nostro nipote Giacomo, dieci anni, che dopo essersi impossessato del cellulare di sua madre aveva voluto darci di suo pugno una notizia importante: "Ciao nonni lo sapete che a scuola o preso un 10 sugli ebrei", era scritto letteralmente nel messaggio. L'ho letto ai presenti ad alta voce e il gruppo è scoppiato in un applauso. E il famoso archeologo Dan Bahat mi ha stretto con impeto la mano congratulandosi con me. Una bella soddisfazione, non c'è che dire. Ma le congratulazioni devono essere girate alla madre e alle sorelle della chiesa che istruiscono i bambini.

A casa Giacomo ci ha spiegato com'erano andate le cose: durante una lezione la sua maestra aveva detto che Abramo ha avuto Isacco a novant'anni, e lui l'ha corretta: "No, aveva cento anni". "Visto che tu ne sai di più, raccontaci qualcosa sugli ebrei", gli ha detto allora la maestra. Lui l'ha fatto e si è meritato un bel 10. Bravo Giacomo!



Lei non sa chi sono io

Dopo la faticaccia di Gamla abbiamo visitato Katsrin e infine ci siamo avviati verso Tel Dan, un parco nazionale all'estremo nord del paese.

Lì è accaduto qualcosa che soltanto con Dan Bahat poteva accadere. Il parco di Tel Dan chiude alla cinque del pomeriggio, ma quando siamo arrivati abbiamo letto che le visite non possono iniziare dopo le quattro, e noi eravamo arrivati alle quattro e un quarto. Che avrebbe fatto una guida normale? "Cari signori, purtroppo siamo arrivati in ritardo e dobbiamo tornare indietro", avrebbe detto una guida normale. Ma Dan Bahat una guida normale non è, e quindi ha cominciato subito a litigare vivacemente con il guardiano del parco. Che cosa gli abbia detto e quali argomenti abbia usato per sostenere le sue ragioni forse non lo sapremo mai, ma a un certo punto l'abbiamo visto tornare indietro.

Arriva fino a noi ma non si ferma né ci spiega. Continua il suo cammino dirigendosi verso il pullman che avevamo lasciato più lontano. Sparisce alla nostra vista e noi rimaniamo lì senza sapere che cosa fare e che cosa pensare. Dopo un po' vediamo l'autista venirci incontro e farci segno di venire e salire. Andiamo e saliamo, ma Dan nel pullman non c'è. Ci accorgiamo poi che è salito con un'altra persona su una macchina davanti a noi, la quale parte in un'altra direzione. E il pullman la segue. Quando scendiamo la cosa si chiarisce: era partita una telefonata per il direttore del parco, il quale, saputo di chi si trattava, si è offerto di aprirci un altro cancello di accesso con le sue chiavi personali, lasciandoci il permesso di rimanere dentro fino alle cinque e mezza del pomeriggio. Un trattamento fuori dell'ordinario, certo, ma anche Dan Bahat è fuori dell'ordinario.



Un protagonista della storia d'Israele

Quando siamo stati dentro il parco abbiamo capito perché Dan è davvero speciale. Gli scavi che ci ha mostrato erano in molti casi quelli a cui lui stesso aveva lavorato durante la guerra dei sei giorni. Ci ha indicato la collina da cui sparavano i siriani e ci ha spiegato gli accordi intercorsi tra esercito e archeologi. "Scavate - dicevano i militari - se trovate qualcosa, bene, altrimenti useremo i vostri scavi per le nostre fortificazioni". E ci ha parlato, tra una spiegazione e l'altra, di come si è contrapposto violentemente a Moshe Dayan per quello che permetteva di fare ai soldati con i reperti archeologici che trovavano, e di come si è rifiutato di presentarsi a lui quando l'ha convocato per un colloquio, perché - ci ha detto - "in quel caso l'autorità ero io, ed era lui che doveva venire da me". Abbiamo così potuto renderci conto di come in Israele l'archeologia si colleghi alla storia, non solo quella lontana, ma anche quella molto vicina a noi. E che di questa storia lo stesso Dan Bahat è un protagonista.



Quello che si può ottenere facendo teatro

La sera in albergo ci ha fatto firmare una lettera di ringraziamento al direttore del parco per la cortesia che ci aveva usata. E ci ha informati che lui avrebbe aggiunto una sua lettera personale per spiegare al suo amico direttore il motivo per cui "aveva dovuto fare il teatro di essersi arrabbiato". "Fare il teatro di essersi arrabbiato!" Lidia ed io siamo rimasti colpiti da questa espressione. Dunque lui non era veramente arrabbiato, ma aveva "fatto scena" perché voleva ottenere un obiettivo. E l'ha ottenuto.

Questo ci ha fornito la chiave di spiegazione di un altro fatto, abbastanza grave, che ci aveva raccontato durante la visita. Gli archeologi avevano trovato a Tel Dan, sempre durante gli scavi del '67, i resti di un'antica costruzione di cui lui aveva capito subito l'importanza archeologica. Ma per non so quale motivo strategico il suo superiore negli scavi, che lavorava insieme a lui, aveva ricevuto l'ordine di rompere quel reperto con una ruspa. Per lui questo sarebbe stato un mostruoso scempio di enorme gravità scientifica, ma non aveva l'autorità per impedirlo. Ha risolto la cosa in questo modo: ha preso un piccone, e brandendolo in aria con viso minaccioso ha detto al suo superiore: "Se prendi quella ruspa io t'ammazzo!" Per un po' l'altro ha pensato che non facesse sul serio e ha provato ad andare avanti, ma poiché Dan continuava a ripetere la sua minaccia in tono sempre più infuriato e deciso, l'altro ha pensato bene che era meglio non correre rischi e per prudenza ha desistito. E lo scempio non è avvenuto. Per anni, in seguito - ci ha detto poi Dan - quella persona l'ha ringraziato, perché si era reso conto di quale gravità scientifica sarebbe stato lo sbaglio di rovinare quel reperto. Osiamo sperare allora che anche in quel caso Dan abbia "fatto il teatro di essere arrabbiato" per ottenere un obiettivo importante, ma non avesse avuto davvero l'intenzione di ammazzare quel povero tapino che in quel momento aveva il solo torto di non aver capito l'importanza scientifica di un reperto archeologico. Ma in ogni caso abbiamo avuto un altro scorcio della personalità di Dan Bahat.



A Gerusalemme, guardando pietre e incontrando persone

Il giorno dopo abbiamo percorso la costa settentrionale d'Israele, cominciando da Akko, e trascurando Haifa e il monte Carmelo ci siamo fermati a Cesarea. Di lì, dopo le consuete abbondantissime spiegazioni di Dan, siamo "saliti" a Gerusalemme. E lì siamo rimasti alloggiati fino alla fine del viaggio.

I quattro giorni pieni passati a Gerusalemme con Dan Bahat rimarranno impressi a lungo nella nostra memoria. Si partiva puntuali alle otto e mezza di mattina e non si tornava prima delle cinque del pomeriggio. Camminavamo in continuazione, con una mezz'ora o poco più di libera uscita per trovare qualcosa da mangiare: falafel o cose simili. Ma anche in questo caso, nessuna lamentela: era troppo interessante.

E poi Dan da solo era uno spettacolo. Ogni tanto incontrava qualcuno che lo conosceva: saluti rispettosi da parte di ex allievi o suoi ammiratori; fragorose strette di mano con gli amici che lo riconoscevano mentre circolavamo nelle viuzze del mercato arabo. Spesso poi ci spiegava chi erano le persone incontrate e che cosa si erano detti, in arabo naturalmente. Così ci siamo resi conto che Dan ha molti amici anche tra gli arabi. Uno di noi allora gli ha chiesto se lui si fida dei suoi conoscenti arabi. Ci ha pensato un po' su, poi ci ha raccontato una sua vicenda personale.

Qualche anno prima aveva avuto bisogno di fare delle ristrutturazioni nel suo appartamento, e non potendo rimanere in casa tutto il giorno aveva lasciato le chiavi di casa al muratore arabo con cui si era accordato. Dopo una decina di giorni il lavoro era finito e tutto era andato bene, ma qualche tempo dopo aveva letto sui giornali che quel muratore arabo era stato arrestato perché aveva partecipato ad un attentato in cui erano morte diverse persone. Il muratore è ancora in carcere e Dan ha detto che una cosa simile di certo non la farà più.

Il primo giorno a Gerusalemme abbiamo visitato il lungo tunnel che costeggia il muro occidentale del Tempio, a cui lo stesso Dan ha lavorato per anni. Durante il percorso abbiamo incontrato un drappello di militari. La persona che li guidava ha riconosciuto Dan, e dopo averlo salutato si è fermato a parlare con lui. Dagli sguardi che ci rivolgeva abbiamo capito che chiedeva a Dan chi erano quelle persone che stava accompagnando, e probabilmente si sarà meravigliato nel sapere che non erano noti archeologi, ma semplici amici che amano Israele. Ma quando Dan ci ha detto che quella persona era il portavoce di Tzahal, l'esercito israeliano, il gruppo è scoppiato spontaneamente in un lungo applauso. Il militare ha mostrato di apprezzare il segno di amicizia e col capo ha fatto un cenno di ringraziamento. Anche in questo modo pensiamo di aver reso un piccolo servizio ad Israele.

Più avanti abbiamo incontrato un gruppo di tre persone: una donna con un ragazzo e un giovane. Dopo aver parlato con loro, Dan ci ha spiegato: molti ebrei, soprattutto tra gli americani benestanti, hanno l'abitudine di festeggiare il Bar Mitzvah dei loro figli a Gerusalemme. Il ragazzo avrebbe celebrato il suo Bar Mitzvah pochi giorni dopo, e in quel momento stava seguendo insieme alla madre una guida che aveva il compito di istruirlo su fatti storici riguardanti Gerusalemme. Nel giorno della festa sarebbe stato il ragazzo a fare da guida agli invitati e a spiegare loro quello che aveva imparato. Anche queste sono tracce di Israele: tracce viventi di un popolo che esiste ancora, e non soltanto resti archeologici di un popolo che non esiste più.



Perché i cristiani vanno in Israele?

Nei giorni successivi abbiamo visitato naturalmente alcuni dei classici posti di Gerusalemme: la chiesa del Santo Sepolcro, la tomba del giardino, il Cenacolo, la tomba di Davide, la spianata del Tempio, la città di Davide, il tunnel di Ezechia, il Monte degli Ulivi, i rotoli del Mar Morto. E spesso Dan ci indicava altri posti che avremmo dovuto visitare, ma non ne avevamo il tempo. "Sarà per il prossimo anno", ripeteva sempre, e questo avrebbe dovuto tranquillizzarci.

Anche se molti dei luoghi visitati hanno riferimenti con personaggi biblici, tra cui naturalmente Gesù, Dan ci ha detto che quasi nessuno di questi riferimenti può essere considerato storicamente sicuro. In certi casi anzi è chiaramente inventato, per motivi che a seconda dei casi possono essere turistici o idolatrici, o tutti e due insieme. Cenacolo e tomba di Davide sono esempi: il primo per i cristiani, il secondo per gli ebrei. Quasi sicuramente Gesù non ha niente a che vedere con quella stanza e Davide niente a che vedere con quella tomba. "Ma chi c'è allora dentro quella cassa sepolcrale intorno alla quale ebrei ortodossi pregano e lanciano grida?" gli ha chiesto qualcuno. "Un cavaliere crociato - ha risposto Dan -, ma se lo diciamo in modo chiaro e pubblico chissà che cosa succede".

Questo mi ha portato a fare alcune considerazioni e a pormi alcune domande. Perché molti vengono in Israele? Una risposta ovvia e semplice può essere: per motivi turistici. E certamente è una risposta più che giustificata, perché è indubbio che Israele, qualunque cosa si pensi o si creda, è un posto di un interesse unico. Ma perché ci vogliamo andare noi cristiani in quanto cristiani? Probabilmente perché desideriamo vedere i luoghi stessi in cui è stato Gesù, e certamente in qualche modo ci riusciamo: Gerusalemme, il Giordano, Nazaret, Betlemme, Capernaum, il lago di Galilea, Betsaida sono sempre lì, non si sono spostati. Ma sono sempre gli stessi? Possiamo davvero scorgere in quei luoghi qualche precisa e concreta traccia della vita terrena di Gesù? Se questo è il nostro desiderio profondo, siamo destinati ad essere o delusi o ingannati. Le tracce autentiche e fondamentali della persona di Gesù sono altre: sono quelle lasciate nei Vangeli dalla sua parola. Cercarne altre più valide e fondanti può condurre soltanto allo sviamento dell'idolatria. E come sappiamo, molti ci sono caduti e ci cadono ancora.

Le sole, indiscutibili tracce storiche e attuali di Gesù sono quelle lasciate indirettamente dal suo popolo: Israele. E queste sono riconoscibili, sia nel passato storico, sia nel presente politico. L'importanza grandissima del nostro viaggio sta proprio nel fatto che Dan Bahat, da scienziato ebreo sionista non religioso, ma attento alla verità storica, nelle sue esposizioni ha inserito con naturalezza fatti di Gesù riportati nei Vangeli nell'ambito della storia passata e presente del popolo di Israele a cui egli appartiene, mostrandocene via via le tracce, sia quelle lasciate dalle pietre che osservavamo, sia quelle lasciate dalle persone che incontravamo. So che a qualcuno sembrerà un'enormità, ma la dico ugualmente: gli intabarrati ebrei ortodossi vestiti di nero che ti passano accanto senza degnarti di uno sguardo e gli allegri gruppi di giovani militari che rispondono al saluto e ti sorridono, sono tracce indirette di Gesù: tracce visibili del suo popolo e della verità della sua parola.



La faticaccia di Masada

L'ultimo giorno abbiamo visitato Qumran e Masada. Sotto il sole. Una faticaccia. Ma ne valeva la pena. Ci ero già stato con mia moglie due anni fa, ma questa volta è stato diverso. Dall'alto di Masada Dan Bahat ci ha mostrato in basso i segni degli accampamenti romani e ce ne ha indicato in particolare uno: "Lì sono vissuto in tenda per tre anni con il gruppo di archeologi che ha fatto scavi qui a Masada", ci ha comunicato. E' chiaro allora che su quei resti Dan aveva cose da raccontarci che non si trovano nelle normali guide turistiche. Ogni tanto dopo una spiegazione aggiungeva: "Ecco, questo l'ho scavato io".

Ha avuto a che fare anche con Ben Gurion, che non vedeva di buon occhio Masada, perché secondo lui un suicidio di massa di ebrei non era un buon esempio per i giovani israeliani. Ma gli archeologi gli fecero cambiare parere, e una volta il grande leader d'Israele si decise a fare una visita ufficiale agli scavi della fortezza. Proprio in quei giorni i ricercatori avevano fatto una scoperta interessante (che naturalmente Dan ci ha spiegato nei particolari ma io non mi azzardo a ripetere per tema di essere impreciso); gli archeologi ebbero modo di illustrargliela e di convincerlo ad appoggiare il proseguimento dei lavori.



Un vero uomo

La sera ci siamo radunati tutti in albergo intorno a Dan e a sua moglie, che in quell'occasione era venuta a prenderlo. Era l'ultima sera del nostro viaggio e naturalmente volevamo tutti ringraziarlo e salutarlo. Uno di noi aveva preparato un foglio con le foto di tutti i membri del gruppo. Dietro al foglio era scritto:

Noi non abbiamo conosciuto solo

l'Archeologo di Gerusalemme, famoso in tutto il mondo,

un personaggio che lascerà un segno nella storia d'Israele,

una persona squisitamente gentile e simpatica,

una persona piena d'ironia verso se stessa,

una persona che ricerca la giustizia;

ma abbiamo avuto il privilegio

di conoscere un uomo,

un vero Uomo!

Grazie Dan, per tutto quello che ci hai trasmesso con passione.



Jerushalaym, 5 maggio 2012


La Bibbia, un libro di verità storica

Il viaggio a cui abbiamo partecipato è stato pensato e organizzato da EDIPI (Evangelici d'Italia per Israele), ma pur essendo i partecipanti in grande maggioranza evangelici, il viaggio non ha avuto una particolare accentuazione religiosa. Scopo dell'iniziativa in questo caso era quello di accertare, fare proprio e se possibile diffondere un particolare tipo di verità archeologica e storica contro cui si accaniscono le forze della menzogna politica e religiosa. E a questo scopo la scelta di Dan Bahat come guida non poteva essere migliore: ne va dato il merito e il ringraziamento ai responsabili di EDIPI. Da loro è venuta anche un'altra ottima idea: in certi momenti, quando ci trovavamo in un luogo che aveva chiari e precisi riferimenti a fatti o profezie bibliche, uno di loro ha aperto la Bibbia e ha letto ad alta voce il passo corrispondente, senza fare commenti o discussioni, ma sottolineando in questo modo il fatto che la Bibbia è un libro di verità storica, non una raccolta di belle favole.


Prima di separarci

Prima di separarci da Dan Bahat e da sua moglie, gli organizzatori mi hanno chiesto di elevare a Dio una preghiera di ringraziamento per il viaggio e di benedizione per la nostra incomparabile guida. Cosa che naturalmente ho fatto, ringraziando il Signore nel nome di Gesù. A Lui sia la gloria!



(Notizie su Israele, 17 maggio 2012)

(Foto di Luca Rajna)

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Intervista con l’archeologo Dan Bahat

L'ultimo viaggio di archeologia biblica organizzato da EDIPI in Israele dal 26 aprile al 6 maggio 2012 ha rappresentato anche un'occasione particolare per realizzare una speciale intervista con Dan Bahat, archeologo israeliano di fama mondiale e per l'occasione guida del gruppo. Il presidente di EDIPI, Ivan Basana, nella veste di intervistatore ha rivolto dieci domande a Dan Bahat.

Dan Bahat a Beit Shean

- Perchè i musulmani hanno paura degli archeologi ebrei?
L'evidenza delle loro paure svela il tabù delle organizzazioni islamiche protese a bloccare gli scavi archeologici che potrebbero annullare le loro pretese su Gerusalemme. Infatti tutti i progetti e i lavori che riguardano l'archeologia gerolosomitana (il cosidetto "Bacino Sacro") sono legati a volontà politiche o comunque a usi geopolitici di quanto viene scavato, coinvolgendo gli interessi delle tre religioni monoteistiche.

Anno 2007: rimozione del lastricato storico sulla Spianata del Tempio durante la costruzione della terza moschea sotterranea

- Gli scavi a Gerusalemme sembrano una pentola bollente in cui gli ingredienti - storia, politica, religione, urbanistica e molto ancora - si incontrano e scontrano continuamente, ma scavando scavando cosa troveremo?
Strato dopo strato i reperti danno vita a scoperte affascinanti e la storia della città ha un gusto sempre più ebraico. L'impasto originario, tranne il periodo iniziale gebuseo, è rappresentato dall'ebraismo che ha in Gerusalemme il suo punto di riferimento. Secondo l'Antico testamento l'ebraismo entra a Gerusalemme intorno al mille a.C.; da quel momento Gerusalemme diventa il centro politico, la capitale dell'ebraismo oltre che centro spirituale e religioso. La natura di questo legame storico, religioso e nazionale poggia sulla premessa che l'attuale popolazione ebraica di Gerusalemme, discende dal popolo che vi viveva fino alla distrizione del Secondo Tempio nel 70 d.C. dall'imperatore romano Tito. La presenza ebraica a Gerusalemme, modesta ma continua, è peraltro attestata per tutto il corso della storia.

Ufficio logistico nei sotterranei del Kotel

- Quali sono gli aspetti più interessanti dell'archeologia del Nuovo Testamento a Gerusalemme? 
Per il cristianesimo l'importanza di Gerusalemme si intreccia con le vicende della vita di Gesù, di parte della sua missione in terra e della sua passione. La fede religiosa è decisiva nell'evidenziare il nesso tra cristianesimo e Gerusalemme: un legame riconducibile a eventi e luoghi che hanno attestazioni storiche precise e che in alcuni casi possono esser toccati con mano.

Mercato arabo di Gerusalemme (Città Vecchia): la colonna al centro fa parte della struttura della chiesa costantiniana del Santo Sepolcro

- Con il mondo arabo anche l'archeologia di Gerusalemme rappresenta un area di contesa? 
L'islam ha riconosciuto Gerusalemme come città santa dopo la costruzione della Cupola della Roccia completata nel 691 d.C.; secondo i musulmani Maometto è asceso al cielo partendo dalla pietra di fondazione, intorno alla quale venne poi costruita la Cupola della Roccia. La stessa roccia su cui Abramo, secondo la tradizione ebraica, era sul punto di sacrificare Isacco. Tuttavia per l'islam, sia dal punto di vista politico che da quello religioso, la città rimane ai margini rispetto alla Mecca e a Medina.

La Spianata del Tempio con il Duomo della Roccia e al Aqsa

- Quale può esser il ruolo dell'archeologia riguardo a tre religioni che fanno proprie le figure bibliche dei patriarchi? 
Eventuali scoperte che confermino o arricchiscono le conoscenze sul periodo che li riguarda non comporteranno alcuna conflittualità. Il contributo che può dare l'archeologia alle dispute tra religioni si fa significativo quando può confermare, correggere o sfatare documenti scritti. Con l'aiuto della ricerca archeologica è possibile indicare con precisione i luoghi che furono teatri di eventi narrati nel Vecchio e nel Nuovo Testamento.

La pietra gigante nei sotterranei del Kotel (Muro del Pianto)

- Il punto dolente è invece con l'islam?
Infatti qui mettiamo il dito su una piaga! L'islam ha su Gerusalemme indiscutibili diritti storici, che partono dalla conquista della città in epoca relativamente tarda. Nessuno vuol mettere in discussione fatti storici, oltretutto ben visibili e degni di ammirazione. Ma il mondo islamico minimizza o nega il legame del moderno stato di Israele con i siti storici e religiosi di Gerusalemme. L'esistenza dei Templi è negata, considerata pura invenzione. Qualsiasi tentativo di effettuare scavi archeologici nelle aree sensibili della zona incontra opposizione assoluta e porta a tensioni se non a sanguinosi disordini.

Tipica abitazione musulmana nella Città Vecchia di Gerusalemme. Le "decorazioni" attestano che l'inquilino è stato in pellegrinaggio alla Mecca.

- Cosa risponde a quanti accusano Israele di voler evidenziare i propri diritti su Gerusalemme?
Il popolo ebraico desidera ardentemente riportare quanto più possibile alla luce il passato che li lega al presente. La Bibbia non intende esser un libro di storia, ma gli eventi che vi sono narrati sono fatti storici riconducibili a luoghi che si possono individuare. Grazie agli scavi finora eseguiti stiamo scendendo man mano nel passato. Le scoperte sono affascinanti. Andando a ritroso nel tempo, otteniamo continue conferme alle informazioni contenute nella Bibbia.

L'alto luogo costruito da Geroboamo a Tel Dan

- Quali sono i rapporti con il WAQF, l'organismo che gestisce i beni religiosi islamici?
Per ragioni storiche quest'organo ha un rilievo politico primario e come tale viene trattato dallo Stato di Israele, in quanto partner centrale per il mantenimento dello status quo, ossia per salvare il delicato equilibrio fra le rivendicazioni delle tre religioni su Gerusalemme. Di fatto il mantenimento dello status quo vuol dire lasciare le cose come stanno, impedendo così ulteriori ricerche e gli accessi turistici alle Moschee della Spianata del Tempio. Anche il progetto di sviluppare come parco archeologico il percorso che segue la Valle del Cedron è stato rigettato dal WAQF. Per bloccarlo si sono costruite abusivamente case nell'area prevista per il parco, in modo che Israele sia costretto a rinunciarvi per timore delle reazioni internazionali nel caso fossero state abbattute.

Apartheid a Gerusalemme: per entrare al Duomo della Roccia bisogna superare un interrogatorio relativo al Corano e alla teologia islamica

- Come mai insiste nel collegare vicende locali, come uno scavo archeologico, con considerazioni di geopolitica mondiale?
I due piani non si possono scindere. Le organizzazioni islamiche fondamentaliste hanno le idee chiare su come procedere alla conquista del mondo. La loro è una guerra di religione e di civiltà. Quindi coinvolgono direttamente Gerusalemme. Primo perché le religioni da attaccare e sottomettere sono il cristianesimo e l'ebraismo; secondo perchè la civiltà nemica è quella occidentale definita "ebraico-cristiana". Per contrastare l'Occidente e promuovere l'espansione dell'islam sul mondo puntano prima di tutto su Gerusalemme, culla delle due religioni che hanno sviluppato la civiltà occidentale. Il secondo obbiettivo è Costantinopoli e la recente drammatica svolta geopolitica della Turchia è diventata sempre più visibile. Il terzo obbiettivo è Roma, simbolo del cattolicesimo che più di ogni altra denominazione ha forgiato il mondo.

Spianata del Tempio: il cartellone con gli avvisi di comportamento per i turisti

- In Israele quale strategia di contrasto state realizzando?
Noi qui in Israele, come archeologi e storici, ma anche come scrittori, intellettuali e uomini di religione, dobbiamo fronteggiare questo approccio islamico, in cui l'ostilità cultural-religiosa nei confronti degli ebrei e Israele è amplificata dal nazionalismo. Dobbiamo aumentare saggiamente e incisivamente un'informazione corretta avvalendoci anche dei veri amici di Israele, come voi di EDIPI, in qualità di ambasciatori della verità per amplificare i messaggio in Italia.

Il gruppo EDIPI durante il tour archeologico con Dan Bahat

Qui finisce l'intervista e dobbiamo concordare sul fatto che questo problema non riguarda solo il popolo ebraico, ma anche il mondo cristiano e anzi ogni persona che abbia a cuore la comprensione della storia. Il progetto di Evangelici d'Italia per Israele è di continuare su questo solco di verità, che l'archeologia biblica permette di affondare, avvalendoci di paladini appassionati come Dan Bahat, con il programma di un altro tour per il prossimo anno.

 

(foto di Luca Rajna)












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I protocolli dei savi di sion: un falso sempre attuale

I Protocolli dei Savi di Sion sono stati pubblicati per la prima volta in Russia all'inizio del Novecento e costituiscono un pugno di scritti che rivelano un piano da parte della comunità ebraica internazionale per assicurarsi il dominio del mondo. Un progetto, questo, da realizzarsi attraverso il controllo della finanza internazionale e la promozione di guerre e di rivoluzioni. Un piano inquietante, da brividi, se non fosse però che si tratta di un clamoroso falso. Un falso storico, celebre, smascherato come tale pochi anni dopo la sua fabbricazione. Eppure ritenuto ancora attendibile da un numero incredibilmente alto di persone.

 

 

«L'unica società da noi conosciuta che sarebbe capace di farci concorrenza in queste arti potrebbe essere quella dei Gesuiti. Ma siamo riusciti a screditare i Gesuiti agli occhi della plebe stupida per la ragione che questa società è un'organizzazione palese, mentre noi ci teniamo dietro le quinte, mantenendo il segreto della nostra. Al mondo, in fin dei conti, importerà poco se diventerà suo padrone il capo della Chiesa Cattolica oppure un tiranno del sangue di Sionne. Ma per noi popolo prediletto la questione non è indifferente». Salve, io sono Enrica Salvatori, insegno Storia all'Università di Pisa, e quello che state ascoltando è la prima puntata di Historycast, il primo podcast italiano che parla di Storia. Il brano che vi ho appena letto è stato tratto dal Quinto Protocollo di Sion. Cosa sono I Protocolli di Sion e perché ho deciso di inaugurare questo podcast con questo testo? I Protocolli sono stati pubblicati per la prima volta in Russia nel 1903 e sono un pugno di scritti che presentano un piano ebraico per il dominio del mondo da realizzarsi attraverso il controllo della finanza internazionale e la promozione di guerre e di rivoluzioni. Un piano inquietante, da brividi, se non fosse che è un clamoroso falso. Un falso storico, celebre, smascherato come tale pochi anni dopo la sua fabbricazione. Eppure ritenuto ancora attendibile da un numero incredibilmente alto di persone. Di falsi, di patacche e di bidoni ne è pieno il mondo. I nostri media ce ne regalano a piene mani, prendendo per buono e non verificando le dichiarazioni del politico di turno. O passando per autentici, dossier assolutamente fasulli, come quelli diffusi dai governi statunitensi e britannici sulla presenza di armi di distruzione di massa in Iraq. Lo spettatore-lettore è spesso costretto nel ruolo di fruitore passivo di queste bugie. Un po' perché non ha gli strumenti per verificare quanto gli viene detto. Un po' perché non ha voglia di pensarci. Un po' perché gli fa comodo credere a quanto gli viene detto. Ho allora pensato che poteva essere interessante e utile narrare la Storia di questo falso perché da un lato è intrigante e dall'altro terribile, visto che a un secolo di distanza dalla sua fabbricazione continua a seminare menzogna nel mondo. La Storia dei Protocolli comincia in Russia, agli inizi del Novecento. Anzi no, forse in Francia, nella seconda metà dell'Ottocento. O forse bisognerebbe risalire ancora a monte, al primo manifestarsi dell'antisemitismo. Beh vedete, è sempre difficile per uno studioso di Storia dare una data precisa per l'inizio di un fenomeno, perché c'è sempre qualcosa che precede: un'idea, un presupposto, un contesto che favorisce un determinato sviluppo. Ma diamoci un taglio e iniziamo da un luogo e una data certi: Russia 1903. In quest'anno, in una Russia dominata dallo zar Nicola II, viene pubblicato un libello intitolato I Protocolli dei Savi di Sion che contiene appunto gli atti di un complotto ebraico per la conquista del mondo. Il testo dei Protocolli è indubbiamente sconvolgente. Vi si trova una disamina cinica e spietata del mondo e una serie di considerazioni sui meccanismi che il popolo eletto deve mettere in moto per acquisirne il completo controllo. Merita, per darne un'idea, leggerne un altro breve brano, tratto - come quello che ho letto all'inizio - dal Quinto Protocollo. «Noi siamo troppo potenti; il mondo intero deve fare i conti con noi. I Governi non possono fare il più piccolo trattato senza il nostro intervento segreto. "Per me reges regunt" - "I sovrani regnano per mezzo mio" -, leggiamo nella Legge dei Profeti, che siamo prescelti da Dio per governare il mondo. Dio [...]

 

[continua in audio] DOWNLOAD DELLA LEZIONE

 

 

musiche impiegate (licenza cc)
Cambridge Guitar Orchestra
Suite Gothique Toccata
Cambridge Guitar Orchestra
Suite Gothique, Prière a Nôtre Dame
sigla (licenza cc)
Morning Spy
Daughters of History
bibliografia e fonti

 

Norman Cohn
Licenza per un genocidio. I "Protocolli degli Anziani di Sion". Storia di un falso
Einaudi, 1969

 

Sergio Romano
I falsi Protocolli. Il "complotto ebraico" dalla Russia di Nicola II a oggi
Corbaccio, 1992

 

Will Eisner
Il Complotto. La storia segreta dei Protocolli dei Savi di Sion
Einaudi, 2005

 

Philip Graves
"Jewish World Plot": An Exposure. The Times, 16/18-8-1921 (link)

 

 

 

Sergej A.i Nilus (a cura)
I Protocolli dei "Savi Anziani" di Sion
La vita italiana, 1921
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Ebraico Facile (עברית בקלות) Corso di lingua Ebraica

Lezioni di Ebraico, con insegnante israeliano madrelingua. I corsi si svolgono a Milano e seminari intensivi anche fuori città

 

Info: cell. 335-6687834

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A febbraio con EDIPI per la Giornata della Memoria 2012: Dall'Olocausto allo stato di Israele

Anche nel mese di febbraio continuano le iniziative di Evangelici d'Italia per Israele in concomitanza della Giornata della Memoria.
Sono previste tre conferenze, due nel trevigiano (11 e 12 febbraio) e una a Milano (il 15 febbraio).
Il tema è quanto mai interessante e tende a sdoganare la commemorazione dal pericolo di svuotamento del significato storico della Shoà accorporandola al ricordo di altri genocidi o di sacralizzare l'evento in un anestetico rituale del ricordo.
"Dall'Olocausto allo Stato di Israele" è la tematica di questi incontri che EDIPI proporrà nel trevigiano proprio per fare i conti, nel bene e nel male, con il comportamento assunto in quegli anni nei confronti degli ebrei.
Storicamente è da considerare che tra Otto e Novecento si ebbe nel trevigiano una notevole diffusione dell'antisemitismo, anche se in zona non vi era una significativa presenza ebraica (come a Venezia, Padova e Verona). La spiegazione va ricercata nella presenza di un forte e ben organizzato movimento cattolico intrasigente impegnato a contrastare le iniziative dell'ebreo padovano Leone Wollemborg, che fin dal 1883, fondò le prime casse rurali in diocesi di Treviso, per facilitare il credito agrario di un area contadina in grave difficoltà economica.
Wollemberg era ebreo e liberale, due caratteristiche ch'egli sapeva esser nient'affatto gradite agli ambienti cattolici, considerando anche che il modello creditizio era quello del protestante tedesco Federico Guglielmo Raiffeisen. L'azione capillare dei parroci fu talmente efficace che dopo un decennio sorsero le prime casse rurali cattoliche su un area in cui la funzione politica fatta svolgere dall'antisemitismo fu usata come strumento d'interdizione per erodere potere ai liberali.
Infatti si faceva pendere la spada di Damocle della propaganda cattolica basata sull'equiparazione ebraismo-massoneria-liberalismo.
Alle radici dell'antisemitismo trevigiano possiamo quindi intravedere il tema del pericolo di un capitalismo egoistico e di una cospirazione giudeo-massonica.
La popolazione però, con la tragedia della seconda guerra mondiale, dopo l'8 settembre e per le conseguenze all'antisemitismo nazi-fascista che coinvolse colpevolmente parte del mondo cattolico, reagì in maniera esemplare.
In provincia di Treviso vi furono circa 20 posti di concentramento di ebrei stranieri provenienti soprattutto dalla Jugoslavia. Erano dei campi di concentramento, in cui i 380 ebrei internati, nonostante i vincoli posti dalle autorità, riuscirono comunque ad intrecciare le loro vite con quelle della popolazione locale, sottraendosi tutti alla deportazione nei campi di sterminio: infatti furono nascosti o aiutati a fuggire verso la Svizzera e l'Italia già liberata.
Questa e  altre storie emozionanti sentiremo nelle conferenze organizzate da EDIPI.
L'appuntamento è quindi per il fine settimana del 11 e 12 febbraio:
a Preganziol di Treviso sabato 11 febbraio alle ore 16 e 30 presso l'Hotel Cristal; e a Castelfranco Veneto l'indomani alla stessa ora
presso l'Hotel Antica locanda alla Scoa.
Si potrà conoscere che il primo carro armato in dotazione all'esercito israeliano è stato regalato da un contadino trevigiano che dopo averlo smontato lo donò all'Agenzia Ebraica alla fine della Seconda Guerra Mondiale; come pure smontata fu la sinagoga di Conegliano Veneto, ricostruita a Gerusalemme per la comunità ebraica italiana.
A tutti i partecipanti verrà donata una copia del libro "Questa terra è la mia terra" di Eli Hertz.
I relatori saranno il prof Marcello Cicchese (Notizie su Isarele) e Giovanni Mattia Quer (Informazione Corretta) con Ivan Basana (EDIPI) nella veste di moderatore.
La conferenza si concluderà con la presentazione in anteprima del nuovo libro di Marcello Cicchese: "LA SUPERBIA DEI GENTILI,alle origini dell'odio antigiudaico" (il primo in assoluto, di autore evangelico italiano, sull'antisemitismo).

 

(in allegato foto "Matrimonio" della Sinagoga di Conegliano Veneto ricostruita a Gerusalemme per il Tempio Italiano  di Rehov Hillel)

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