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Attualità

Attualità (449)

Appello al governo italiano per una grande battaglia a favore di Israele

Editoriale di Claudio Cerasa

Nel corso degli ultimi giorni – giorni duri, giorni di intifada, giorni di missili, giorni di battaglia, giorni di orgoglio antiebraico – nella descrizione della nuova fase conflittuale in medio oriente c’è una grande rimozione lessicale e culturale che coincide con il nome del paese che continua a essere l’obiettivo principale dell’odio islamista: Israele. Da venerdì a oggi l’odio islamista nei confronti di Israele ha trovato un nuovo pretesto per far detonare l’eterna bomba dell’antisionismo e dell’antisemitismo e ha utilizzato l’occasione della decisione annunciata da Donald Trump di spostare l’ambasciata americana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme (e chissà poi quando capiterà davvero) per scatenare una nuova intifada contro il popolo ebraico (la Seconda Intifada nel 2000 venne pianificata a freddo durante i colloqui di Camp David con mesi di anticipo, la guerra del Libano nel 2006 iniziò improvvisamente con il rapimento e l’uccisione di alcuni soldati israeliani, l’ultima guerra a Gaza del 2014 iniziò con l’assassinio dei tre studenti israeliani, l’Intifada dei coltelli nel 2015 iniziò con un ragazzo che prese un pugnale e uccise un israeliano e nella storia israeliana gran parte degli scossoni sono nati senza alcun grande fatto che li precedesse e per questo anche questa volta è lecito dire che l’intifada si sa quando comincia ma non si sa quando finisce). Nella descrizione dell’intifada, purtroppo, buona parte dell’opinione pubblica tende a dimenticare che tra Israele e Hamas non è in corso un conflitto simmetrico ma è in corso un conflitto tra l’unica democrazia funzionante del medio oriente (nonché esempio di integrazione) e una forza terroristica che sfrutta ogni pretesto per provare a cancellare Israele dalla carta geografica (i missili li lancia Hamas, Israele quando lancia i missili di solito lo fa per difendersi). E all’interno di questa rimozione ci si dimentica regolarmente di dire che ogni iniziativa islamista rivolta contro Israele ha un unico e chiaro obiettivo, che è quello di provare a distruggere il popolo ebraico. Il dato sconvolgente degli ultimi giorni però è che la violenza contro Israele non arriva solo attraverso i missili militari sganciati da Hamas, ma arriva anche attraverso i missili diplomatici sganciati dalla stragrande maggioranza delle istituzioni del mondo che proprio nelle stesse ore in cui Israele tornava a essere l’obiettivo dell’odio islamista decidevano di redarguire Trump (lo ha fatto l’Onu venerdì pomeriggio) per aver ostacolato il processo di pace in medio oriente.

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News letter da Amzi, 6 dicembre 2017

Mail di preghiera e informazione della amzi associazione per la testimonianza messianica a Israele amzi, 6 dicembre 2017

1. Corsi di consulenza familiare

2. Sorpreso e impressionato

3. Almond ha sorriso

4. Incubo

5. Etiopi in Israele

6. Link della settimana

1. Corsi di consulenza familiare

Israel Pochtar, Comunità messianica Beth Hallel, Aschod

Da un paio di settimane abbiamo iniziato un corso di consulenza specifica per genitori, diretta anche a persone che non appartengono alla nostra chiesa. Il corso, composto da otto sezioni, ha l’obiettivo di aiutare e sostenere le famiglie nell’ affrontare le numerose difficoltà della vita di tutti i giorni. A Ramle il corso ha preso inizio con la partecipazione di otto coppie, ad Aschdod con sette. Alexei, che ha partecipato con sua moglie al corso, racconta: Dopo il primo incontro: “mia moglie non è credente e nella mia situazione credo che soltanto Dio possa risolvere i problemi nella nostra relazione. In passato ho commesso molti sbagli ed ora cerco di ricostruire tutto di nuovo attraverso il pentimento e il timore di Dio, questa volta avendo come fondamento Dio soltanto.” Dopo il terzo incontro: “Mia moglie ed io siamo molto riconoscenti verso Igor e Naomi che hanno organizzato questo corso con passione, apertura e dedizione. Stiamo già utilizzando nella nostra vita familiare alcuni dei loro consigli che sono davvero utili ed efficaci!” Dopo il quinto incontro: “Cerco di trovare le parole giuste per descrivere il miracolo che è accaduto nella mia famiglia! Il 25 di ottobre mia moglie ha creduto a Gesù e ha deciso di farsi battezzare! Io non l’ho mai forzata a prendere questa decisione. Dopo aver ascoltato le parole che sono state dette durante i seminari, mia moglie ha aperto il suo cuore.” Questa è solo una delle tante vite che il Signore ha toccato in questi giorni!

2. Sorpreso e impressionato

Comunità messianica Beth HaKerem, Kiryat Haim 

Nel mese di novembre abbiamo riaperto il nostro Caffè il venerdì sera. La prima sera sono venute 14 persone che non credono ancora in Gesú, la sera successiva ancora di più. Gli ospiti si sono intrattenuti in una atmosfera confortevole a parlare dei video e degli input che sono stati trasmessi nella serata. Per piacere pregate per queste serate, perché al nemico non aggrada che in queste occasioni possano essere salvate delle persone. Da poco abbiamo ricevuto una visita da parte di un rappresentante del Fisco perché abbiamo fatto richiesta di esenzione dalle imposte. Hanno ispezionato il Caffè ed hanno chiesto “casualmente” cosa si nascondesse dietro un certo telo. Si trattava di un grosso libro di raccolta fotografica che rappresentava le varie attività della nostra comunità negli anni passati. Gli ispettori sono rimasti positivamente molto colpiti ed hanno esclamato: “Non abbiamo mai vito una cosa del genere”. Anche l’Avvocatessa che li accompagnava, una giudea religiosa, ha reagito molto positivamente. Per piacere pregate che la nostra richiesta di esenzione dalle imposte venga accettata e che il Signore tocchi i cuori di queste persone.

3. Almond ha sorriso

Rock of our Hope (Roccia della nostra speranza)

Organizzazione internazionale per attività di evangelizzazione/ La vita si presentava molto difficoltosa per Almond. Non sorrideva più da giorni. Un giorno ha sentito persone cantare davanti al Caffè dove lei lavora. Un gruppo di cinque persone ha improvvisato un concerto.Non si trattava di professionisti, ma semplicemente di cinque cristiani provenienti dalla Nuova Zelanda che sono venuti in Israele per portare la benedizione della buona novella (Vangelo). Con una chitarra e il desiderio di cantare canzoni all’aperto si sono trovati “casualmente” a cantare proprio davanti al Caffè dove lavora Almond. Le canzoni hanno toccato il cuore di Almond. Non sapeva bene cosa c’era di particolare nel gruppo o nelle canzoni, ma il suo cuore si era riempito di gioia e così è riuscita a convincere il suo capo ad invitare il gruppo a cantare nel Caffè in una delle serate successive. Il Caffè ha reso pubblico l’invito ad ascoltare il gruppo sulla sua pagina Facebook. Non sono venute tante persone, ma Almond non poteva smettere di sorridere per tutta la serata. Per piacere pregate che Almond trovi la sua gioia in Gesù.

4. Incubo

Marianna Gol, Attività di sostegno per le madri sole con i loro figli, Beerscheva

Di recente abbiamo cominciato a sostenere una madre di nome L. e suo figlio B. Lei è cresciuta nella fede in Gesù ed ha lavorato intensamente in Israele per il regno di Dio. Adesso però si trova in una situazione che non avrebbe mai immaginato possibile. Cinque anni fa ha sposato un uomo che si dichiarava credente in Gesù. Il loro matrimonio è stato celebrato davanti ad un pastore messianico e non un rabbi perciò non riconosciuto giuridicamente valido. Dopo il matrimonio il marito ha cominciato a non seguire più Gesù e ha cercato di allontanare anche L. dal Signore vietandole di visitare comunità messianiche e di ricevere telefonate senza che fossero prima da lui controllate. Dopo un anno di matrimonio è nato B. che adesso ha quattro anni. L. ha dichiarato coraggiosamente a suo marito di non voler rinunciare alla sua fede in Gesù. La risposta del marito è stata la minaccia di morte verso lei e suo figlio qualora L. non cessasse di seguire questo “culto”. L. ha preso molto sul serio la sua minaccia ed ha deciso di rifugiarsi in una Casa di Rifugio per donne insieme a suo figlio. L. ha anche chiamato il marito in giudizio e lui ha risposto davanti ad un tribunale rabbinico accusandola di non essere in grado di avere cura e tutela del figlio non essendo abbastanza “giudea”. L. si è allora rivolta agli avvocati pro bono della Casa di Rifugio dove vive, ma questi non vogliono veramente aiutarla perché crede a Gesù. L. ha trovato un altro avvocato che è molto bravo, ma pretende 75‘000 Schekel (18‘000 Euro). Lei ha raccolto 10‘000 Schekel e noi potremmo raccimolare una piccola somma per aiutarla.

5. Etiopi in Israele

One for Israel

Lo scorso fine settimana la comunità giudea etiope ha festeggiato la festa „Sigd“, in occasione della quale viene festeggiata la ricezione della Tora e la nostalgia verso Gerusalemme. Per i giudei etiopi che sono riusciti ad entrare in Israele è una giornata di grande gioia. Tuttavia la vita per i giudei di origine africana non è sempre facile quando giungono in Israele, come racconta Avi (vedi il link della settimana). Attualmente vivono in Israele circa 140‘000 giudei etiopi un terzo dei quali è nato in Israele. La maggioranza è arrivata in Israele per via aerea durante gli anni tra il 1985 e il 1991 in occasione delle cosiddette operazioni Moses e Salomon attraverso le quali Israele ha salvato migliaia di giudei etiopi che hanno fatto Aliyah (“ritorno”). Il cambiamento di posto e di vita è stato uno schock per i nuovi arrivati che oltre ad una diffusa mancanza di lavoro e povertà hanno dovuto affrontare una situazione estremamente difficile a causa del razzismo. La buona notizia è che molti giudei etiopi credono in Gesù! In /One for Israel/ abbiamo molti collaboratori e studenti etiopi che sono giudei messianici ed esistono molte comunità ed attività etiope-messianiche che operano in lingua Amhar e realizzano ottimi progetti e manifestazioni adatti alle necessità specifiche delle comunità di origine etiope.

6. Link della settimana

La storia di Avis dal buio alla luce (in lingua ebraica con sottotitoli in inglese)

<http://www.amzi.org/>

https://youtu.be/SGQpTlred1g

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Renzi, Gentiloni, Alfano: perché l'Italia vota all'Onu con gli antisemiti?

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici, ogni tanto qualcuno mi dice che sono un po' "paranoico" su Israele e sul legame fra anti-israelismo o antisionismo e antisemtismo. In fondo, mi dicono, le persone di buona volontà e gli stati buoni del mondo vogliono solo dare uno stato ai poveri "palestinesi", che sono esiliati e ramingjhi, vorrebbero tanto fare la pace e ne sono impediti dall'"intransigenza", se non peggio, di Israele. Che poi l'altro ieri i poveretti abbiano ammazzato a coltellate alle spalle un ragazzo che faceva il servizio militare e se ne stava in attesa di un autobus (http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/12/01/israele_soldato_accoltellato_a_morte_assalitori_in_fuga-68-671919.html ), che tre giorni fa abbiano cercato di linciare un gruppetto di ragazzini di tredici anni che facevano un picnic per la festa (il bar mitzvà) di uno di loro (http://www.jpost.com/Breaking-News/Report-Palestinian-rioter-shot-after-attacking-schoolchildren-in-W-Bank-515661 ), che l'ennesimo accordo di riconciliazione fra Fatah e Hamas sia fallito per la pretesa di quest'ultimo di tenersi le armi in completa indipendenza dal governo per il nobile scopo di assassinare a loro piacimento gli israeliani, questo non conta. Anche perché, come è noto, gli ebrei con la Terra di Israele e in particolare con Gerusalemme non hanno nessuna relazione. Sono una "potenza occupante" (un po' come la Cina in Tibet o la Turchia a Cipro, o la Russia in Crimea, ma questo non bisogna dirlo). E dunque tutto quel che fanno è illegale e ogni forma di "resistenza" lecita. L'ha ribadito l'altro ieri l'assemblea generale dell'Onu, con un voto impressionante: 151 favorevoli, sei contrari, nove astenuti. La mozione dice che ""L'Assemblea ha ribadito che qualsiasi azione da parte di Israele, la Potenza occupante, per imporre le sue leggi, la sua giurisdizione e la sua amministrazione nella Città Santa di Gerusalemme era illegale e quindi nullo."(https://unitedwithisrael.org/un-votes-overwhelmingly-against-israel-the-occupying-power-in-jerusalem/ ), chiedendo il ""rispetto per lo status quo storico nei luoghi santi di Gerusalemme, incluso l'Haram al-Sharif, nella parola e nella pratica". Ho trovato l'elenco dei contrari (Canada, Federated States of Micronesia, Israel, Marshall Islands, Nauru, United States) e degli astenuti (Australia, Cameroon, Central African Republic, Honduras, Panama, Papua New Guinea, Paraguay, South Sudan, Togo) L'Assemblea Generale di giovedì ha anche approvato una seconda risoluzione che condanna l'attività di insediamento israeliano e ha intimato a Israele di ritirarsi sulle linee precedenti al 1967. Ciò include l'abbandono dalle alture del Golan, che Israele aveva conquistato alla Siria durante la Guerra dei Sei Giorni. 157 paesi hanno votato a favore del testo, sette si sono opposti e otto si sono astenuti. Gli astenuti sono stati: Australia, Camerun, Fiji, Honduras, Paraguay, Papua, Nuova Guinea, Sud Sudan e Tongo. Hanno votato contro: Canada, Israele, Nauru, Micronesia, Isole Marshall, Isole Salomone e Stati Uniti. (http://www.jpost.com/Israel-News/UN-disavows-Israeli-ties-to-Jerusalem-515730 ). Leggendo questi elenchi mi è venuto un piccolo pensiero. Se i dati sono questi, come hanno votato gli stati europei e in particolare l'Italia? La risposta si trova anche nell'articolo che ho citato: hanno votato a favore. Contiuna a leggere su IC

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Un anniversario da festeggiare

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

Cari amici, quest’anno c’è un accumulo eccezionale di anniversari per Israele. Abbiamo appena ricordato il cinquantenario della guerra dei sei giorni e il centoventesimo anniversario del primo congresso sionistico, ed ecco che, proprio oggi, arriva il settantesimo compleanno della votazione dell’Assemblea Generale dell’Onu che decise di dividere il mandato britannico di Palestina in due parti, una per il popolo ebraico, e una per gli abitanti arabi. E’ la premessa immediata per la nascita dello stato di Israele, che avverrà l’anno dopo, quando a maggio le truppe inglesi lasceranno il paese e Ben Gurion lesse la dichiarazione di indipendenza nella sala della vecchia villa del primo sindaco di Tel Aviv Dizengoff, diventata nel frattempo il primo nucleo del museo d’arte della città..... Continua a leggere su IC

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7 punti da ricordare

IN VISTA DEL CENTENARIO DI DUE DATE IMPORTANTI DEL 27 NOVEMBRE E 11 DICEMBRE 2017 E' BENE RICORDARE 7 PUNTI IMPORTANTI

1° punto:

L'equivoco Palestina La terra denominata Palestina copre un territorio chiamato dagli Ebrei Eretz Israel molto prima che il nome Palestina fosse utilizzato per la prima volta dai Romani e Greci nel 135 D.C. Anzi più precisamente fu coniato proprio dai romani per cancellare il nome di Israele, anche Gerusalemme fu chiamata diversamente: Aelia Capitolina. Il territorio noto come Palestina non è mai stato nè ha mai designato una nazione araba. Tuttavia, questa nomenclatura apporta un forte impatto psicologico come se i precedenti abitanti arabi della Palestina fossero i veri palestinesi e che solo essi facessero parte della Palestina. Al tempo del Mandato Britannico sarebbe stato più preciso riferirsi a ebrei palestinesi e arabi palestinesi, anche perchè istituzioni importanti ebraiche si chiamavano Palestain Post (che sarebbe diventato Jerusalem Post), l'orchestra ebraica composta solo da ebrei era denominata L'Orchestra di Palestina, in diresse anche Toscanini. Non è mai esistito un popolo nè uno stato palestinese al punto che il fondatore dell'OLP Arafat era egiziano e i quadri del suo governo siriani o giordani.

2° punto:

Dichiarazione di Balfour (1917) e di Sanremo (1920)

Di interesse particolare è che Balfour era figlio di un predicatore laico metodista, fortemente impegnato nell'evangelizzazione e si può di conseguenza intuire la situazione spirituale di Balfour (rigorosamente educato secondo i principi biblici) che si trovava ad esser coinvolto nel piano di Dio sul ritorno di Israele nella terra Promessa. La Dichiarazione di Sanremo integrò quella di Balfour nel processo di pace iniziato a Parigi nel 1919 e rappresenta gli aspetti legali dei diritti ebraici sul Mandato della Palestina. In prima istanza il 24 aprile 1920 la superfice assegnata ad Israele era 120.466 Kmq ridotti il 16 settembre 1922 a 28.166 (il 23%) designandola Palestina ebraica destinandone quindi 92.000 (77%) alla Palestina araba con il nome di Transgiorgdania. Opportunità prettamente economiche e per mantenere buoni rapporti con gli arabi, consigliarono alla Gran Bretagna questo comportamento.

3° punto:

La questione dei territori occupati

Un territorio ricostituito secondo il diritto internazionale e la Dichiarazione di Sanremo lo stabilisce, preclude un'occupazione belligerante, anche se i confini nazionali permanenti devono ancora esser negoziati. Per cui i cosidetti territori occupati, non sono terre rubate ma terre liberate dall'illegale occupazione giordana (in Giudea e Samaria) e egiziana (a Gaza).

4° punto:

Le recenti decisioni dell'UNESCO sul Monte del Tempio di Gerusalemme e su Hebron negando qualsiasi riferimento alla loro ebraicità e omologandole come siti musulmani hanno dell'incredibile, anzi del ridicolo.

A questo punto è di fondamentale importanza promuovere iniziative di archeologia biblica per smascherare l'inganno. EDIPI già da qualche anno si avvale della collaborazione del famoso archeologo Dan Baht per questi obiettivi.

5° punto:

L'importanza di Har Hevron fa riferimento alle radici di Israele ed Hebron ne fu la prima capitale; inoltre il territoro ha sempre avuto una grande presenza ebraica fino al tremendo pogrom del 1929. Inoltre è da ricordare che ben prima di Balfour e anche del 1° congresso sionista del 1897, importanti aree territoriali erano già state acquistate dall'Impero Ottomano per conto di ricchi filiantropi ebrei in vista di futuri insediamenti ebraici. Ricordiamoci che in quelle aree se venivano 10 ebrei per fare un kibutz, poco dopo arrivavano 100 arabi per completare e sviluppare la filiera economica che si stava realizzando. Inoltre secondo una tradizione ebraica si pensa che parte dei componenti delle tribù di Israele scomparse siano rimasti in quell'area venendo musulmanizzati forzatamente in seguito alla mancata adesione all'ebraismo rabbinico.

6° punto:

Sul BDS, il Boicottaggio perpetrato cinicamente a tutti i livelli (economico, sociale, culturale, sportivo ecc.) ci deve esser il più ampio coinvolgimento del mondo evangelico a tutti i livelli. Dobbiamo promuovere viaggi che non siano pellegrinaggi di tipo cattolico-romano, sostenere il ritorno del popolo ebraico nella sua terra convinti che Dio ha assegnato per sempre ai figli di Giacobbe la terra promessa in vista della completa restaurazione di Israele. Sostenere iniziative sportive come quella del prossimo Giro D'Italia. Creare gemellaggi a vari livelli e far conoscere figure eroiche di italiani che salvarono ebrei durante l'Olocausto al fine di creare ponti di solidarietà (prossima è l'iniziatiava su Ettore Castiglioni).

7° punto:

Ricordarsi delle scadenze profetiche delle date: la prossima è il 29 novembre.

1897: primo congresso Sionista a Basilea (29 agosto).

1917: Dichiarazione di Balfour (2 di novembre).

1917: il generale Edmund Allenby entra a Gerusalemme e scende da cavallo per rispetto della Città Santa (11 dicembre).

1947: Risoluzione 181 all'ONU con la raccomandazione di spartire la Palestina al fine di costituire lo Stato di Israele con un risultato complessivo di 32 voti a favore, 12 contrari e 10 astenuti (29 di novembre).

1967: La guerra dei 6 giorni con la riconquista dei territori occupati dagli arabi e la riunificazione di Gerusalemme.

A questo punto una metafora ostetrica può aiutarci a capire meglio il nostro ruolo. Israele è stato concepito nel grembo della storia il 25 aprile 1920 con la Dichiarazione di Sanremo. La shoà è stata una tremenda minaccia d'aborto. Scampato il pericolo, l'inizio delle doglie corrisponde al 29 novembre 1947 per poi nascere il 14 maggio 1948. Una nascita però con il forcipe della storia che ne ha lesionato e mutilato parte del suo territorio.

Da allora c'è un processo di riabilitazione e di recupero... di recupero di tutti i territori biblici di cui si vuole disconoscere l'ebraicità in primis Giudea e Samaria impropriamente chiamate West Bank.

Tutti noi dovremo diventare dei "tecnici di riabilitazione e recupero" in tutte le iniziative per riportare Israele nello stato territoriale delle decisioni del Diritto Internazionale. Cominciamo con Har Hevron.

Inoltre è interessante che proprio 11 dicembre una delegazoione di EDIPI sarà a Gerusalemme, ricordando l'entrata di Allenby di 100 anni prima, accendendo la prima luce di Hanuhhah!

(Presidente Edipi, Ivan Basana)

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News letter da Amzi, 23 novembre 2017

Mail di preghiera e informazione della amzi associazione per la testimonianza messianica a Israele amzi, 23 novembre 2017

1. Troppo tardi??

2. Sulla spiaggia

3. Le madri e le loro preoccupazioni

4. Giudei e arabi si incontrano nel nome di Jeschua

5. Link della settimana

1. Troppo tardi

Andy Ball, Negozio Biblico, Tel Aviv

Prima che iniziassero i giorni di festa giudei, è entrato un uomo nella nostra libreria. Mentre stava fermo di fronte ad uno scaffale con le bibbie, ha detto fra sé e se: «Spero che non sia troppo tardi per incominciare a leggere nella bibbia». La nostra collaboratrice Daisy ha sentito le sue parole e ha detto: «Non è mai troppo tardi per leggere la bibbia». L’uomo ha sorriso. Allora Daisy gli ha chiesto se stava cercando una bibbia per sé o per qualcun altro. «Per me», ha risposto lui guardando Daisy negli occhi e dicendo: «Le devo raccontare la mia storia. Ero un alcolizzato e oggi aiuto ragazzi con problemi di alcool ad uscirne fuori. Quando ero ancora alcolizzato ho commesso adulterio, ma non potevo più andare avanti con la mia vita. Mi sono seduto al computer ed ho cercato su Google: ‘uomo buono vive in adulterio’. Così sono arrivato ad una pagina di Billy Graham. Su quella pagina si parlava del Salmo 51 e alla fina si invitava gli ascoltatori a chiedere in preghiera, perdono per i peccati». L‘uomo ha raccontato a Daisy come è caduto in ginocchio mentre pregava Billy Graham e come ha trovato la libreria. Poi ha comprato la sua prima bibbia. L’uomo ha chiesto a Daisy di aiutarlo a trovare il Salmo 51. Con le lacrime agli occhi ha cominciato a leggere. Poi ha lasciato il negozio ed ha iniziato una nuova vita. Daisy gli ha dato una lista di comunità cristiane a Tel Aviv e lo ha invitato a passare al negozio ogni volta che lo desidera. Sappiamo che va regolarmente in una chiesa e che ha iniziato i suoi primi passi nella sua nuova vita. Per piacere pregate per lui.

2. Sulla spiaggia

Fadi Ramadan, Movimento missionario per i bambini, Nazareth

Di solito non mi siedo sulla spiaggia ad aspettare che il mio collega finisca il suo incontro. Questa volta però era nel piano di Dio. Questa volta ero seduto là, con lo sguardo verso il mare mediterraneo esaminando alcuni documenti che avevo tra le mani. Due ragazze arabe-musulmane che giocavano con le loro Hoverboards si sono avvicinate. Hanno visto che stavo leggendo qualcosa in inglese e così hanno pensato che fossi uno straniero. Ho sentito che dicevano fra di loro che stavo studiando. A sorpresa io le ho salutate in arabo: «Marhaba!» Volevano sapere quale fosse il mio lavoro e così si sono sedute davanti a me ed hanno detto: «Ci insegni qualcosa sulla fede cristiana, ci interessa!». Ho preso il mio libricino senza parole, che porto sempre con me e ho spiegato loro il vangelo. Per piacere pregate per le giovani ragazze (frequentano la sesta classe), perché incontrino altri cristiani e ricevano la salvezza.

3. Le madri e le loro preoccupazioni

Marianna Gol, lavora con madri che crescono sole i loro figli, Beerscheva

Vorrei comunicarvi due richieste di preghiera di alcune madri che assistiamo. M. ha un figlio. Già da tempo preghiamo per lei. Ha un tumore nel cervello e in altre parti del suo corpo. Ha già subito diverse operazioni ed al momento le sue condizioni di salute sono piuttosto stabili, però ha problemi finanziari. Suo figlio, che al momento serve nell’esercito, ha accettato Jeschua nel suo cuore. Per piacere pregate per lei. A. ha due figlie. Quella più grande, L., è molto aggressiva e minaccia sia la madre che la sorella. L. dovrebbe servire nell’esercito, ma più volte ha mancato all’adempimento del suo dovere senza autorizzazione e perciò è finita in prigione. L’appartamento dove vive la famiglia appartiene alla madre e al suo ex-marito. Il padre ha concesso alla figlia di abitare nell’appartamento e questo ha portato la madre e l’altra figlia in una situazione difficile. Pregate perché si trovi una soluzione a questo problema.

4. Giudei e arabi si incontrano nel nome di Jeshua One for Israel

Centinaia di giudei e arabi seguaci di Gesù si sono incontrati lo scorso Schabbat in una foresta della Galilea, per lodare insieme il Signore. Hanno cantato in arabo e in ebraico, sono stati dati messaggi dalla parola di Dio, ma la maggior parte del tempo è stato trascorso in preghiera per scongiurare Dio di risvegliare il suo popolo. Un pastore giudeo-messianico ha detto: «Siamo un gruppo di pastori provenienti da diverse chiese della Galilea che preparano questo evento ogni anno per riunire i cuori di credenti giudei e arabi. In questo evento l’atmosfera è davvero speciale. Il punto focale è l’unità di fede e il risveglio dei credenti.» Un pastore arabo ha ribadito: «sono qui per proclamare che il corpo del Messia vive ed invitare altri ad unirsi a questo corpo. L‘unità di fede é molto importante!» Un altro pastore arabo ha aggiunto: «Veniamo ogni anno a questo incontro perché per noi è molto importante. È una delle poche occasioni per lodare insieme il Signore … in ebraico, arabo, russo, per condividere testimonianze e pregare insieme.»

Vi invitiamo a guardare il link della settimana.

5. Link della settimana

Incontro annuale di comunitá giudee e arabe della Galilea (i testi in ebraico sono con sottotitoli in inglese, alcuni passaggi nel Notiziario 4 sono in parte tradotti in inglese)

<http://www.amzi.org/>

https://youtu.be/NMKrKKBee-s

*amzi-focus-israel.net         Messianic Jews and Arab Christians

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Gli scrittori ebrei italiani non si accorgono dell'odio che monta contro Israele

Ebraismo e cultura. un problema di identità di Emanuele Calò

Libri su libri su libri su libri. Una mia compagna della nostra scuola elementare sudamericana - con WhatsApp e Facebook si torna al passato remoto - mi domanda da Israele, dove è andata per il Bat Mitzvah della nipote ex sorore, se anch'io sia ebreo. La domanda mi sbilancia e mette in crisi la mia stessa identità. Vabbè, sì, sono ebreo: ma come Harrison Ford o come Moni Ovadia? Come Paul Newman o come Gad Lerner? Come Noam Chomsky o come Alan Dershowitz? Eppoi, non so una parola di ebraico. Però sono ebreo, un poco come sono romanista, ossia orgogliosissimo di esserlo. Il punto è che sono tanti, nel mondo, ebrei compresi, a dubitare che esistano gli ebrei italiani, per via della loro scarsa consistenza numerica. Io stesso inizio a dubitare della nostra esistenza, perché il fenomeno letterario/editoriale ci conduce in una dimensione mistica e finanche irreale. Un poco come Asterix, il personaggio ideato da un ebreo, il quale autore sarà finito per entrare nei fumetti assieme al suo personaggio, percorrendo la via inversa rispetto alla Rosa purpurea del Cairo; anziché passare dalla finzione alla realtà, qui è il mondo del reale a diventare cliché. Continua a leggere articolo su Notizie si Israele

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I ceramisti in fuga da Hitler

Recensione di Susanna Nirenstein

La copertina (La conchiglia ed.) II partito nazista avanzava. Oltre trecentomila dei settecentomila ebrei tedeschi se ne andarono ai quattro angoli del globo. In Italia ne arrivarono cinquemila. Tra i primissimi — era il 1926 ma l'aria berlinese era già offuscata dalla propaganda antisemita — Max e Flora Melamerson, da poco sposati. Obiettivo, la costiera amalfitana, Vietri: in quel paradiso terrestre lontano dai rumori di ogni attualità avrebbero ridato spazio e vita agli ideali rivoluzionari di bellezza e creatività che avevano coltivato nella loro Berlino dell'espressionismo e del Bauhaus E così fecero. La ceramica innovativa che presto inondò i migliori salotti internazionali nacque dalla loro passione. I due personaggi che Antonio Forcellino — architetto, storico dell'arte e grande esperto del Rinascimento, restauratore di alcuni dei più preziosi tesori del patrimonio italiano, come il Mosè di Michelangelo — da buon vietrese ha rintracciato negli archivi e nelle testimonianze e ha raccontato ne La ceramica sugli scogli sono straordinari, commoventi, tragici. La loro avventura inizia ad Amburgo. Max, nato nel 1881 da una famiglia religiosa in uno shtetl lituano, andato in Svizzera a studiare giurisprudenza, nel 1906 si trasferisce nella seconda città tedesca e conosce Flora Haag, dove Haag in quel momento e fino al nazismo vorrà dire grandi magazzini Wagner, ricca borghesia ebraica assimilata, patriottica. Flora, la più libertaria della famiglia, frequenta le avanguardie artistiche e studia disegno. Max e Flora si sposano nel 1910. Nel 1911 si trasferiscono a Berlino, ed è nella capitale al vertice della sua modernità che Melamerson si impegnerà insieme a Max Reinhardt nella costruzione di un teatro rivoluzionario per forme architettoniche e progetto drammaturgico, il Grosses Schauspielhaus. Flora segue un corso di ceramica. Conducono una vita frenetica, bruciante. Ma i tempi cambiano. L'antisemitismo avvelena tutto. Max fallisce. E la coppia decide di partire per una nuova pagina creativa. Nel Sud d'Italia, tra i profumi, in un paesaggio immobile da secoli, apparentemente senza questioni ebraiche di mezzo. Pare di leggere — ha ragione Forcellino — la stessa illusione di integrazione degli ebrei berlinesi raccontata da Israel Singer nella Famiglia Karnowski. Eccoli a Vietri, dove nel giro di tre mesi aprono la più grande fabbrica della Marina. Esaltano il talento degli artigiani locali sotto la guida di Flora e secondo l'insegnamento Bauhaus Max crea uno smalto mielato per le nuove forme che avranno un successo straordinario, finiranno nei negozi di Milano e New York, sulle tavole di casa Savoia, sui pavimenti di Palazzo Venezia. Il sogno di una nuova vita sembra realizzato. Ma è un sogno, appunto. L'impreparazione con cui Max e Flora, mentre aiutano i parenti a fuggire dalla Germania nazista, accolgono le leggi razziali del '38 è totale. Increduli, si vedono espropriare l'azienda e aspettano anche il giorno in cui vengono a prelevarli perla deportazione nel campo di concentramento di Fossoli. Fortunatamente tornati a Vietri troveranno la fabbrica e la casa saccheggiati dai paesani. Un nipote continua ancora oggi a raccogliere in giro per la zona quel che resta dei Melamerson, fantastici piatti, vasi, dipinti, cocci di due vite così geniali, coraggiose e trascinate nel vortice nero della Storia. Se non fosse stato per Forcellino, sarebbero state dimenticate.

Articolo tratto da Informazione Corretta

UN LIBRO BELLISSIMO E AVVINCENTE CHE CONSIGLIO A TUTTI (LETTO DA IVAN BASANA)

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Milano, muore a 82 anni il rabbino Laras, figura chiave del dialogo ebraico-cristiano

Rav prof. Giuseppe Vittorio Laras è stato presidente emerito e onorario dell’Assemblea Rabbinica Italiana, dopo una presidenza più che ventennale, è stato dal 1980 al 2005 Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Milano

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Siamo rattristati di questa notizia ricordando il meraviglioso viaggio che alcuni rappresentanti di EDIPI assieme a diversi membri delle comunità ebraiche italiane e organizzato dall'Ambasciata di Israele facemmo nel 2004; in quell'occasione conoscemmo il rabbino Laras e potemmo presentare in maniera compiuta gli scopi e gli obbiettivi della nostra associazione.

Redazione Edipi

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ECI commemora il centesimo anniversario della Dichiarazione di Balfour in Svezia. “Il rifiuto palestinese impedisce la pace”

Stoccolma, 3 novembre 2017 –

Il direttore fondatore di ECI Tomas Sandell è stato uno degli oratori principali all’unica commemorazione ufficiale, in Svezia, dei cento anni dalla Dichiarazione di Balfour, giovedì 2 novembre. L’attuale governo svedese è venuto in conflitto con Israele quando tre anni fa, come primo atto politico dalla presa del potere, riconobbe l’esistenza di uno stato palestinese. Il riconoscimento venne senza neppure la consultazione del parlamento nazionale. Nel suo discorso di giovedì, Sandell ha sottolineato che la Dichiarazione di Balfour è qualcosa che deve essere celebrata da tutti coloro che hanno sottoscritto il diritto all’autodeterminazione di tutti i popoli, compreso quello ebraico.

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