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Attualità (485)

Comuni: gemellaggio Belvedere Marittimo-Mitzpè Ramon (Israele)

BELVEDERE MARITTIMO.

L’assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Belvedere Marittimo Francesca Impieri, con una nota, annuncia la formalizzazione del gemellaggio tra la città di Belvedere Marittimo (Italia) e la città di Mitzpè Ramon (Israele). “Tutto avverrà – spiega una nota – in concomitanza con la ripresa dei lavori del progetto ideato e portato avanti proprio dall’assessore Impieri “Tutto il Lungomare è d’aMare”, ospitando a Belvedere Marittimo gli artisti che utilizzeranno la tecnica Trencadìs, sotto la guida del maestro Luigi Impieri. Il Sindaco di Miztpè Ramon, Roni Maron, parteciperà al Consiglio Comunale aperto a tutta la cittadinanza che si terrà il giorno 7 maggio 2018 alle ore 10, nei locali della scuola secondaria di primo grado “Padre G. Puglisi” di Belvedere. Insieme a lui – continua la nota – saranno – presenti il Dott. Vito Anav, Keren Haiesod “Responsabile Rapporti Amici d’Israele in Italia” ed il Dott. Roque Pugliese, Consigliere e rappresentante della Comunità Ebraica Di Napoli. La città di Mitzpè Ramon, situata nella così detta “Valle dei Romani”, è sempre stata fulcro di unione tra Oriente e Occidente. Città delle spezie, di vini forti e aromatici, oggi è una cittadina molto particolare, meta di tanti giovani artisti che traggono dai colori del deserto la loro fonte di ispirazione, specie nel campo della ceramica e della terracotta. Nel nostro piccolo – spiega l’assessore – la città di Belvedere Marittimo, già da alcuni anni, ha avuto l’onore e il piacere di ospitare amici Ebrei, condividendo momenti pregni di emozioni, nella esternazione reciproca della “cultura del Cedro” (Belvedere Marittimo è Comune della Riviera dei Cedri). I lavori preparatori al gemellaggio hanno avuto inizio lo scorso anno con la visita del Rav Umberto Piperno e del dott. Roque Pugliese, nel corso dei lavori dell’Arte dei Mosaici Trencadìs, allorché sul Lungomare sono state posate alcune ceramiche evidenzianti aspetti della cultura ebraica, quale patrimonio anche per le generazioni future. Un ulteriore ed importante tassello per individuare Belvedere Marittimo come la Città dei Mosaici. Il gemellaggio tra i due Comuni, anche se di stati geograficamente distanti, è un legame simbolico, stabilito – conclude Impieri – per sviluppare strette relazioni politiche, economiche e culturali, ma soprattutto ispirato da medesime radici, uguali intenti ed ideali di pace e spiritualità”.

Il giornale di Calabria

 

Riceviamo da Vito Anav questa segnalazione che volentieri inoltriamo:

Carissimi tutti,

E` con gran gioia che vi comunico che il 7 Maggio p.v.  si firmera` il GEMELLAGGIO  tra una Citta` italiana ( BELVEDERE MARITTIMO) ed una Citta` Israeliana (MITZPE` RAMON)

Vi allego l’invito e spero di vedervi la.

Nel frattempo sarebbe cosa buona e giusta inviare una nota di apprezzamento al Sindaco di Belvedere Marittimo Sindaco. Enrico Granata ed all’ Assessore alla Cultura  Francesca Impieri  che tanto si sono prodigati per rendere fattibile l’evento. Cercate di farlo ed estendendete l’invito a farlo anche ai Vostri Fratelli ed Amici.

In un periodo in cui il Mondo cerca sola cio` che divide , I Sindaci delle due Citta` hanno trovato elementi che avvicinano , nel campo della Cultura, dell Storia dell’Educazione , promuovendo in questo modo la Fratellanza tra I Popoli.

Da questo evento ne scaturiranno altri ed attraverso la conoscenza I giovani impareranno ad amarsi e rispettarsi.

Vi allego la mail dell’Assessore alla Cultura

francescaimpieriassessore@gmail.com <mailto:francescaimpieriassessQuesto indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.>

InviateLe  un pensiero, una parola buona , un like, una stretta di mano , un complimento per la realizzazione di  questo importantissimo evento di avvicinamento tra gli Uomini.

Si avverera` la profezia data dal Signore ad Abramo :” Tutti colo che ti benediranno saranno da Me benedetti”.

Shalom

Vito Anav

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Netanyahu show in tv: "L'Iran ha mentito, vuole cinque atomiche"

Il Giornale, 01 maggio 2018

Su un palcoscenico su cui erano state poste le copie dell'archivio atomico che, con mitologica abilità, il Mossad ha trafugato da Teheran e ha trasportato a Gerusalemme, 55mila pagine, 183 dischetti, mezza tonnellata di materiali, Benjamin Netanyahu ha ieri sferrato uno spettacolare fendente contro lo Stato Islamico. "In questi materiali", ha detto in inglese perché il mondo lo capisse bene, "c'è il programma segreto, sempre negato, per costruire la bomba atomica iraniana". Certo, in linea di massima tutti sanno che l'Iran aveva seguitato ad arricchire l'uranio per i venti anni in cui ha seguitato a negarlo: ma nessuno aveva mai visto, nero su bianco, come il piano conservato in archivio nel distretto di Shorabad mettesse in fila, proprio mentre sia Khamenei che Zarif dichiaravano di non avere intenzione di costruire l'atomica, tutte le sue tappe: dalle centrifughe ai mezzi balistici di trasporto, all'espansione della gittata dei missili nucleari, all'integrazione delle testate con i missili, al piano di sperimentazione nucleare per il quale erano state identificate tre zone in Iran. Si chiamava "Progetto Amad" ed era diretto da Mohser Fahrizadeh.

E questo nome, ha fatto notare Netnayahu, è oggi di nuovo sulla cresta dell'onda del progetto di sviluppo energetico SPNN. In una parola, Bibi ha ripetuto: l'Iran mente, ha mentito, mentirà. E adesso che il mondo sta riconsiderando l'accordo, sa come questo sia sfacciatamente avvenuto. Ieri mattina intanto, persino i sismografi hanno vibrato segnalando un terremoto. E'di ieri notte un'incursione misteriosa, attribuita da fonti svariate a Israele oppure a missili americani e inglesi situati di là dal confine giordano. L'obiettivo: svariati depositi d'armi nei dintorni della città siriana di Hama; si parla di una "palla di fuoco" gigantesca, di 26 morti e 60 feriti, e fra i morti ci sarebbero 17 membri della Guardia Rivoluzionaria iraniana. Sono loro i gestori della ennesima base militare costruita in Siria con l'appoggio Russo e il sostegno degli Hezbollah per mantenere al potere Bashar Assad. Si sa che Israele ha già usato i suoi jet e i suoi missili in più di 200 operazioni per impedire che l'Iran e gli Hezbollah situino in Siria basi destinate a cambiare l'equilibrio fra Israele e l'Iran. Israele ha giurato che lo impedirà: l'8 di aprile, dopo che l'Iran aveva compiuto la sua provocazione più patente, spedendo sul cielo israeliano un drone carico di esplosivo, aveva distrutto la base T4, destinata a droni e altre armi gestito dalle milizie degli Ayatollah, facendo 7 morti.

L'Iran ha giurato vendetta, e mentre probabilmente la prepara, ecco un nuovo attacco contro un altro, grande deposito d'armi. Da parte iraniana, come per altro da parte siriana, non si da la colpa a nessuno; gli iraniani tacciono, e nonostante nei giorni scorsi Khamenei abbia annunciato che ormai ad ogni attacco corrisponderà una risposta e che l'Iran difenderà sempre i suoi amici (ovvero Assad).

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News letter da Amzi 24 aprile 2018

associazione per la testimonianza messianica a Israele amzi, 24. aprile 2018

1. Potete immaginarvelo, possiamo costruire!

2. Il sostegno decisivo

3. La nostra coraggiosa normalità

1. Potete immaginarvelo, possiamo costruire!

Renate und Hatim Jiryis, Chiesa Evangelica libera, Tharshiha/Maalot

Lodiamo il Signore e rendiamogli grazie perché è grandioso! "Signore chi è come te? Tu sei potente, o Signore e la tua fedeltà si manifesta attorno a te " (Salmo 89,9). Oggi abbiamo ricevuto una chiamata con la quale ci è stato comunicato che i documenti di autorizzazione per la costruzione della chiesa sono stati approvati a Gerusalemme e che sono stati già spediti a Nazareth!! Attraverso una credente, nipote di Hatim (un‘ avvocatessa) siamo riusciti ad avere un contatto con l’Ente di Amministrazione a Nazareth e così abbiamo potuto ritirare i documenti questa sera stessa. Halleluja, Dio è fedele. Ci rallegriamo come bambini piccoli per questo successo che ha regalato! Questo regalo è arrivato al momento giusto perché quest’anno ci saranno le votazioni comunali e molto probabilmente sarà nominato un nuovo sindaco a Maalot. Potete immaginarvelo, ora possiamo costruire! Quanto è buono il nostro Dio, che mantiene le sue promesse e non cancella il patto con i suoi figli!

Per piacere pregate per nostra figlia Talita, che ha organizzato per questo sabato una gita con gli studenti di Haifa a Gerusalemme. Si sono iscritti 30 studenti, tra i quali ci sono anche drusi e musulmani. Pregate anche per Hatim, che sarà la guida del gruppo, perché riceva autorità spirituale e saggezza nel comunicare la parola di Dio nei posti storici più famosi e nel seminare in un terreno fertile. Grazie per le vostre costanti preghiere per l’autorizzazione a costruire, Dio vi benedica!

2. Il sostegno decisivo

Sharon e Munir Kakish insieme a Jackie e Michael Kakish, RCO Ministries, Ramallah

Vivere in un tempo e in una regione così turbolenti ci spinge a godere di ogni singolo momento di pace e sicurezza che ci viene regalato. Non vogliamo prendere per scontato quanto Dio lascia crescere e maturare attraverso la Sua mano potente. La Sua benedizione divina e la Sua costante presenza è per noi il sostegno decisivo. Vogliamo lodare il Signore

Per tutto ciò che fa e per come risveglia le persone intorno a noi così che cerchino la sua presenza

Per tutti i bambini e le famiglie che ci porta, così che possiamo guidarli spiritualmente e per tutte le porte che apre perché possiamo servirlo tra le persone di cultura e religione musulmana 

Per la pace e la sicurezza intorno a noi, preghiamo che rimanga così! 

Per l’amore e l’unità che possiamo riscontrare come corpo di Cristo laddove viviamo! 

Per la tutela e la protezione della nostra chiesa e dei nostri visitatori.

In particolare pensiamo ai bambini e alle famiglie musulmane che vengono alle nostre assemblee, perché questo può costare loro la vita. Per piacere pregate con noi: Per porte e cuori aperti. *Per i nostri giovani. Come in ogni altra parte del mondo, i nostri giovani devono affrontare delle grosse difficoltà che possono influenzarli verso azioni negative, guidate dall’odio e dalla violenza. Le chiese nella regione sono molto attente a questa necessità e cooperano strettamente tutte insieme. Sono consapevoli che tutto si trova nelle mani di Dio e che Lui supera ogni nostra aspettativa, richiesta e capacità di comprensione!

3. La nostra coraggiosa normalità

David Lazarus, Beth Immanuel Church, Tel Aviv-Jaffa

Da 70 anni Israele combatte per la sua sopravvivenza. Ciò nonostante riusciamo a trovare il tempo di fare boicotaggio per un formaggio, i nostri insegnanti scioperano per uno stipendio maggiore e migliori chance di formazione scolastica per i nostri figli e nascono sempre più tendopoli in tutto Israele perché trovare una casa a prezzi abbordabili diventa sempre più difficile. Da dove arriva il coraggio che hanno gli israeliani di vivere una vita normale pur dovendo lottare per la loro sopravvivenza? Lo sviluppo di una società normale in Israele non è basato sulla fiducia nella forza del nostro esercito seppure abbiamo vinto 5 grosse battaglie contro le nazioni arabe tutte intorno. Non si può nemmeno spiegare col fatto che combattiamo oltre 70 anni contro un terrorismo infinito. Pace e sicurezza non significano per noi mancanza di conflitti quanto piuttosto il mantenimento di una normale routine anche sotto fuoco. Gli israeliani hanno superato per oltre 70 anni queste prove non grazie a un forte esercito stanziato al fronte e in tutto il territorio, ma piuttosto grazie al rifiuto di vivere nel panico e di cessare di lottare.

Amzi

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Delegazione di EDIPI per festeggiare il 70° Anniversario di Israele

Una delegazione di Evangelici d'Italia per Israele accompagnata dal pastore Antonio Izzo di Napoli, socio EDIPI, festeggerà il 70° anniversario di Israele con la congregazione del Pastore Micki Yaron di Rishon Le Tzion (letteralmente i primi di Sion) con cui sono gemellati da anni.

Il tour del 70° è dal 23 di aprile al 1° di maggio e il 29 di aprile si aggregheranno con l'eventi in Har Hevron.

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Leggi razziste del '38: una mostra a fumetti a Torino

Commento di Ada Treves

Gli autori di fumetti, spesso considerati rappresentanti di un’arte minore, quasi una ruota di scorta culturale rispetto ad altri media e altri linguaggi, sono invece molto sensibili e attenti» dice Roberto Genovesi, direttore artistico di «Cartoons on the Bay», e ideatore della mostra 1938-2018, «Ottant’anni dalle Leggi Razziali in Italia».

Il mondo del fumetto ricorda l’orrore dell’antisemitismo. ppuntamento centrale nel programma del festival internazionale della televisione per ragazzi e dell’animazione cross-mediale della Rai, che torna a Torino con un programma dedicato al rapporto tra musica e animazione, viene inaugurata oggi al Museo Le Nuove in un anno denso di anniversari importanti. Fra i 170 anni passati dalle lettere patenti con cui Carlo Alberto concesse i diritti civili prima ai valdesi e poi agli ebrei, e i settant’anni della Costituzione, c’è il ricordo delle Leggi razziste: «La risposta degli artisti - continua Genovesi - è stata eccellente, abbiamo ricevuto 155 tavole, tutte opere inedite, che vanno a comporre la più grande mostra collettiva su questo tema.

Credo che sia un risultato importante. Peculiarità demoniaca del nazismo e del fascismo è stato anche il tentativo di giustificare uno sterminio non per conquistare risorse economiche o spazio vitale ma per liberarsi della presenza di esseri umani considerati inferiori. La persecuzione del popolo ebraico è stata un atto anche antropologicamente velenoso, inconcepibile, che in Italia si nutrì del consenso popolare, nella più totale indifferenza».

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Israele 70: buon compleanno a un Paese-laboratorio unico al mondo

Analisi di Claudio Vercelli

RICORDIAMO CHE IL PROF. CLAUDIO VERCELLI E' STATO UN NOSTRO RELATORE NEL RADUNO NAZIONALE EDIPI " AMALEK NON E' MORTO: DALL'ANTISEMITISMO ALL'ANTISIONISMO" DI TORINO NEL 2013 CON LA REALZIONE "UNA PERVICACE COSTANZA: IL PARADIGMA ANTISEMITICO NELL'ETA' DELL'ANTISIONISMO MILITANTE

La forza d’Israele, a settant’anni dalla sua costituzione in Stato, sta nell’essere non una nazione inventata, ma un popolo che ha saputo reinventarsi. Non è una formula schematica né, tanto meno, una frase fatta. Dentro la breve, giovanile e vivacissima storia di una comunità politica nazionale che ha già affrontato un grande numero di prove, c’è infatti il nesso tra resistenza e persistenza. La resistenza all’impatto della grande Storia, quella con la maiuscola, che rischia perennemente di travolgere donne e uomini, prima distruggendoli nel corpo e poi annientandone la memoria; la persistenza di ciò che chiamiamo «tradizione», laddove essa si confronta, senza soccombere o esserne soverchiata a sua volta, con la modernità dei tempi. Anche per queste ragioni l’esistenza d’Israele è per certuni uno scandalo, testimoniando della tenace volontà di continuare ad esserci, di non cedere alla tentazione di scomparire, magari facendosi dolcemente assorbire, se non assimilare, dal richiamo dell’indistinzione. Una seduzione insidiosa nell’età contemporanea, quando la soluzione ai problemi evidenziati dalla specificità culturale, religiosa e storica sembra potersi trovare solo nel cancellare la propria identità. Continua a leggere su informazione corretta

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Revive Israel:Un nuovo livello di profezia

Ministero con una visione di risveglio in Israele e nelle Nazioni

Un nuovo livello di profezia

di Asher Intrater

Il concetto di profezia si è sviluppato gradualmente in tutte le Scritture. I primi patriarchi hanno avuto molti incontri profetici diretti con Dio. Anche Mosè portò l'esperienza profetica ad un livello superiore e divenne il "padre" dei profeti. Mosè pregò affinché tutto il popolo di Dio fosse in grado di profetizzare e ricevere lo Spirito Santo (Numeri 11:29), ma questa preghiera fu esaudita solo all'effusione dello Spirito Santo alla Pentecoste / Shavuot.

Le profezie di Mosè raggiunsero il culmine alla fine della sua vita negli ultimi capitoli del Deuteronomio - suggerendo quasi tutto ciò che abbiamo nel resto della Bibbia, fino alla fine del libro dell'Apocalisse. In effetti, l'idea che il popolo di Israele sarebbe stato salvato alla fine e che questo sarebbe successo dalla "pienezza" delle nazioni gentili "provocandogli la gelosia (agli Ebrei)", qui trova la sua prima menzione, chiamando Israele " persone salvate "(Deuteronomio 32: 20-21, 33:29, Romani 10:19, 11:11, 11: 25-26).

Quando i figli d'Israele vennero nella Terra Promessa, i primi profeti (Samuele tramite Eliseo) parlarono principalmente del regno di Davide. Credevano che il regno di Dio fosse il regno di Davide. Dopo diverse centinaia di anni, i profeti realizzarono che c'era qualcosa di fondamentalmente sbagliato, perché i figli di Davide continuarono a cadere nel peccato e nell'idolatria.

Un punto di svolta avvenne quando il re Uzzia morì e Isaia ebbe una visione di un glorioso re divino (Isaia 6: 1-6; Giovanni 12: 40-41). Da quel momento in poi i profeti iniziarono a parlare del "Messia" a un livello più alto. Yeshua è rivelato come quel Re-Messia nei Vangeli. Dopo che Yeshua fu crocifisso, risorto e asceso, Dio iniziò a riversare lo Spirito Santo su tutti quelli che avrebbero creduto (Atti 2: 1-4, 17), sia ebreo che gentile. Così i doni profetici e le rivelazioni furono resi disponibili a tutti nel Nuova chiesa di alleanza o "Ecclesia" (I Corinzi 14:26, 31).

Ultimo stadio

Ora stiamo entrando nell'ultima fase della profezia biblica, la profezia dei tempi finali. Rivelazione 10:11: "... devi profetizzare di nuovo su molti popoli, nazioni, lingue e re". Questo nuovo stadio di profezia è un compimento sia della profezia israelita che della profezia della Chiesa. Se le profezie di restaurazione per la nazione di Israele sono un "occhio" e le profezie della "pienezza" dell'Ecclesia mondiale sono l'altro "occhio", allora è ora di aprire entrambi gli occhi !! Questo potrebbe accadere solo dopo una storia di duemila anni in cui ora il resto messianico in Israele e l'Ecclesia internazionale stanno entrambi entrando nella loro "pienezza" (Romani 11:12, 15, 25).

Il profeta Isaia disse: "Lo Spirito del Signore Dio è su di Me, perché il Signore mi ha consacrato per predicare la buona novella ai poveri ..."- Isaia 61: 1 Yeshua ha citato questo versetto nel vangelo di Luca. Il secondo versetto di Isaia 61*recita "proclamare l'anno accettabile del Signore". Nei vangeli, la citazione termina qui. In Isaia il versetto prosegue dicendo: "(proclamare) il giorno della vendetta del nostro Dio*". La prima parte della profezia riguardava il messaggio di grazia e salvezza di Yeshua, che iniziò in quel momento, ma il "giorno della vendetta" doveva arrivare molto più tardi alla fine dei tempi. Avverrà alla seconda venuta di Yeshua durante un periodo di giudizio e guerra. Yeshua guiderà un esercito dal cielo per distruggere i malvagi, liberare i demoni dal pianeta, resuscitare i morti e istituire il suo regno. *Rivelazione 11:15*: "... i regni di questo mondo sono diventati i regni del nostro Signore e del suo Cristo. E regnerà per sempre.

" La "Profezia" biblica oggi include la condivisione del Vangelo, incoraggiando la chiesa, la restaurazione di Israele e anche confrontando le nazioni con il regno che sta per arrivare: "Il re sta tornando per riprendere i regni di questo mondo."

Questo tipo di profezia era non completamente possibile fino alla nostra generazione. Credo che Dio stia offrendo una "duplice" unzione profetica per permetterci di parlare del destino di Dio per Israele, la Chiesa e le Nazioni in questi tempi finali.

Revive Israel

Moshav Yad HaShmona

Israel 90985

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Cosa c’è dietro alla marcia di Gaza

Analisi tratta dal Times of Israel

Giusto nel caso qualcuno se ne fosse dimenticato, nel 2005 Israele si è ritirato unilateralmente dalla striscia di Gaza sulle linee precedenti la guerra del ’67, ha sgomberato migliaia di civili israeliani dalle loro case e ha smantellato tutte le strutture militari che aveva creato nella striscia.

A Gaza non c’è più nessuna presenza fisica d’Israele e Israele non avanza nessuna rivendicazione territoriale sulla striscia di Gaza. Giusto nel caso qualcuno se ne fosse dimenticato, Hamas, un’organizzazione islamista terroristica che mira dichiaratamente alla distruzione di Israele, ha preso il potere a Gaza nel 2007 con un sanguinoso colpo di stato contro le forze del presidente dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen).

Dopo aver tentato invano di piegare Israele terrorizzandolo con la tattica degli attenti suicidi che hanno seminato stragi nelle città israeliane durante la cosiddetta Seconda intifada, dopo che ha preso il controllo su Gaza, Hamas ha proseguito il tentativo di terrorizzare Israele lanciando indiscriminatamente migliaia di missili e razzi al di là del confine. Non fosse stato per il sistema di difesa antimissilistica “Cupola di ferro” e per le puntuali reazioni delle forze di difesa israeliane contro rampe e arsenali, buona parte di Israele sarebbe stato ridotta in macerie secondo le speranze di Hamas.

Hamas ha anche incessantemente scavato tunnel per infiltrazioni terroristiche che passano sotto il confine: un’altra via escogitata dai terroristi che Israele, a quanto pare, sta gradualmente chiudendo grazie all’azione delle sue forze armate e a nuove tecnologie e barriere sotterranee. Giusto nel caso qualcuno se ne fosse dimenticato, Hamas ha cinicamente e implacabilmente sfruttato gli abitanti di Gaza – gran parte dei quali l’aveva - no votata nelle elezioni del gennaio 2006, mai più riconvocate – ammassando razzi ed esplosivi a ridosso o persino all’interno di moschee e scuole, lanciando razzi dalle aree residenziali, scavando i tunnel a partire da case e istituzioni civili.

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Il nuovo asse imperialista riunito per spartirsi la Siria

Il Giornale, 05 aprile 2018

E' davvero la nemesi di ogni processo di pace il fatto che le sciagure della Siria e la sua risoluzione siano finite ieri nelle mani del gatto, Tayyip Erdogan, la volpe, Hassan Rouhani e il padre nobile, Vladimir Putin. Che foto opportunity, il mondo del nuovo imperialismo in una sola foto. Il loro incontro ad Ankara ieri ha disegnato una soluzione un coacervo di interessi acuti e contrastanti, e una volontà evidente di spartizione.

Il tutto, segnato dalla bambinesca soddisfazione, peraltro autorizzata dal grande assente, che l'America di Trump sia fuori dal giuoco, errore che Trump ancora non ha capito quanto sia grande, poiché consente l'espansione dei suoi peggiori nemici in un'area volatile e pericolosissima. Trump ha annunciato il suo desiderio di salpare definitivamente le ancore, abbandonando Curdi, Yazidi, sunniti dissidenti, cristiani… Nelle mani del trio.

Dell'Europa non se ne parla nemmeno, in senso proprio. E la strage dei trecentomila continuerà. I tre protagonisti non si sono abbracciati intensivamente davanti alle telecamere, i loro scopi rimangono l'uno contro l'altro. l'Iran e la Russia sono i sostenitori di Assad, mentre Erdogan lo odia. Ma Erdogan, che assorda il mondo dando di assassino a destra e a manca, ora dimentica la ruggine con la Russia, sempre più spessa da quando nel 2015 gli buttò giù un aeroplano da guerra. Da allora, con grande preoccupazione degli alleati occidentali che siedono insieme alla Turchia nella NATO, Erdogan ha recuperato e allargato il suo rapporto, fino ad essere uno dei pochi Paesi che non hanno espulso i diplomatici Russi dopo l'attacco con gas nervino contro un'ex spia di Putin.

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Il Giro d’Italia 2018 nel cuore di Israele, tra mare e deserto

Abbiamo percorso (in bici) le prime tre tappe della Corsa rosa che partirà da Gerusalemme il prossimo 4 maggio: un viaggio nella memoria tra panorami mozzafiato di Lorenzo Cremonesi, inviato a Eilat

L’inizio è subito storia. Memoria ricca, densa, fatta di pietre e muri centenari, testimoni per nulla muti con incisi i segni delle schegge e le pallottole di guerre antiche e moderne, assieme al protrarsi di tensioni acute, che durano tutt’ora. Era inevitabile, visto che la prima tappa del 101° Giro d’Italia, delle tre che tra un mese esatto si correranno in Israele, parte proprio dal cuore di Gerusalemme. Le abbiamo appena percorse in bici per il Corriere, ben consapevoli che il 4 maggio farà certamente più caldo, assieme all’incognita più grave per i corridori. Ha un nome: «hamsin», ripreso dagli arabi del deserto, che significa «cinquanta» riferito ai gradi del vento torrido che a periodi soffia dal profondo sud del Sahara, arriva al Negev per investire l’alta Galilea e può seccare la gola e la volontà anche del ciclista più agguerrito.

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