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Attualità

Attualità (449)

Il voto dell’Unesco su Hebron riscrive la storia così come la vuole l’islam

Scambiereste le Tombe dei Patriarchi con le Mura della Serenissima?”. La domanda è un filino provocatoria, ma la risposta, evidentemente, deve essere un sì. Altrimenti, come spiegare il fatto che gran parte del mondo mediatico-culturale italiano (ministro Franceschini in testa) sorvoli sulla deriva antistorica e antisemita dell’Unesco, per celebrare invece con tanta enfasi l’iscrizione di un nuovo sito del Bel Paese nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità? Un grande successo, ci viene detto, che dimostra (parole del ministro) “il ruolo notevole dell’Italia nella diplomazia culturale”. Ma davvero serve una così grande abilità diplomatica perché l’Unesco aggiunga ogni tanto un nostro sito alla sua lista? E soprattutto: se abbiamo davvero un ruolo diplomatico così notevole, perché non provare a esercitarlo nel tentativo, non più rinviabile, di ricondurre l’Unesco al rispetto dei suoi valori fondanti? Che senso ha battersi per inserire nuovi siti nella lista di una istituzione che rinnega il concetto stesso di patrimonio culturale mondiale (concetto intrinsecamente pluralista e laicamente fondato sul valore della storia come ricerca) e si fa strumento delle mire egemoniche di una tradizione culturale sulle altre? Perché di questo si tratta.

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Attentato a Gerusalemme: la disinformazione della Stampa online

Commento di Marco Reis 1. COME MINIMIZZANO - Per questi attentati non usano mai la definizione di 'terroristi': al massimo 'assalitori'. E quando proprio sono costretti a dare una descrizione dei fatti, man mano lavorano la notizia la edulcorano: nel testo della notizia l'attacco è con "mitragliette e pistole", nel titolo è lanciata con "coltelli e armi da fuoco".

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L'Unesco scippa ancora Israele

Il Giornale, 08 luglio 2017

Se Abu Mazen ha amico, quello dovrebbe prenderlo per la giacca e dirgli: "Ehi, frena. Non vedi  non funziona la delegittimazione di Israele che hai programmato a forza di "fake news" e "fake history", false notizie e falsa storia? Risparmia la fatica, non vedi che Israele parla con l'Arabia Saudita?  Non hai visto gli abbracci fra Netanyahu e Narandra Modi, il P.M. indiano, non sai che quest'anno Bibi ha incontrato 230 capi di Stato? Ti sei accorto che c'era qui Britney Spears tre sere fa, con 50mila spettatori?". 

Ma lui tira dritto con le bugie aiutato dalla solita l'Unesco che di nuovo ha tradito il suo ruolo assegnando ai palestinesi la tomba dei patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe con Sara, Rebecca e Leah sita a Hebron. E' incredibile: per la terza volta in un mese l'organizzazione dell'ONU per l'Educazione la Scienza e la Cultura ha consegnato ciò che è indubitabilmente, secondo ogni persona di decente cultura, parte della storia e della cultura ebraica, ai palestinesi: un "sito palestinese della cultura del mondo". Questo, dopo che a maggio Gerusalemme la capitale d'Israele, era semplicemente stata strappata alla storia ebraica e dichiarata anch'essa sito palestinese, arabo, islamico... E la presenza di Israele in loco solo "occupazione". Non importa se la storia degli ultimi quattromila anni ne fa l'anima ebraica, della letteratura biblica, della storia narrata da Tacito e da Flavio Giuseppe. Adesso il secondo sito ebraico più importante viene scippato: la tomba dei Patriarchi e delle Matriarche è un episodio commovente della Bibbia, non del Corano, Abramo torna apposta da un viaggio per seppellire sua moglie e compra col primo atto ricordato nella storia un pezzo di terra di Caanan da Efron l'Ittita.

Stiamo parlando di tempi in cui l'Islam non era neanche all'orizzonte, e non lo era neppure quando il re Erode (non quello della "strage degli innocenti") fece costruire una magnifica struttura ancora in piedi: anche lui era ebreo. Maometto arriva parecchie centinaia di anni dopo, mentre le tombe erano oggetto di venerazione ebraica. Gli ignoranti dell'World Heritage le collocano nello Stato di Palestina con 12 voti a favore, 3 contro, la Polonia e la Croazia (unici paesi europei con la Finlandia nel gruppo, ma la Finlandia odia Israele quanto ama l'ecologia) e la Giamaica e 6 astenuti, fra urla e spintoni perchè di fatto è stato impedito il voto segreto. Gli USA, il Canada, l'Australia hanno fatto interventi contrari benchè non in commissione. Specie gli USA che minacciano di ritirare i fondi dall'ONU. Netanyahu ha già ritirato un milione di dollari di contributo dalle Nazioni Unite. 

L'ambasciatore palestinese all'ONU Ryiad al Maliky ha poco da giubilare dicendo "L'occupazione del nostro Stato non concede la sovranità su nessun pezzo della nostra terra". Ma la storia non ricorda nessuno stato palestinese salvo quello inventato per contrastare lo Stato d'Israele, con stragi, terrorismo, delegittimazione. La carta straccia delle risoluzioni dell'UNESCO; insieme a quelle dell'ONU, trabocca ormai  dai sacchi della spazzatura della storia. Intanto cresce il consenso intorno all'unico Paese che sa combattere il terrorismo, sa fornire tecnologia essenziale a tutto il mondo, lascia, come a Hevron dove gli ebrei non erano potuti mai avvicinarsi alla tomba dei loro santi fino all'occupazione araba, che tutte le religioni, come oggi avviene, possano pregare e prendere decisioni sui loro siti. Anche all'ONU la musica sta per cambiare, ed è del tutto realistico immaginare che queste risoluzioni come quella famosa che definiva il sionismo uguale al razzismo dovranno essere cancellate, secondo la stessa realistica lettura che oggi punisce il Qatar, getta Modi nelle braccia, letteralmente, di Netanyahu, e fa nascere all'ONU una star come Nikki Haley, la nuova ambasciatrice USA che ha il vizio di dire la verità.

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Il negazionismo antisemita dell'Unesco

Analisi di Claudio Cerasa, Pierluigi Battista

Cracovia è una realtà molto importante per il popolo ebraico. La città venne occupata dall’eserci - to tedesco il 6 settembre del 1939. Pochi giorni dopo i nazisti la dichiararono capitale del governatorato centrale della nuova provincia occupata della Polonia centro orientale. Pochi mesi dopo, il 3 marzo del 1941, l’esercito diede vita a uno dei più importanti ghetti della Polonia, seicento metri per quattrocento. Recintarono il ghetto con un filo spinato. Concentrarono nel ghetto tutti gli ebrei della città e dei vicini villaggi, più o meno 18 mila persone, e nel giro di poco tempo anche da quel ghetto cominciarono a essere deportate migliaia di persone verso il campo di sterminio di Belzec. Il 28 maggio del 1941 ci fu la prima azione, seimila ebrei vennero “trasferiti” e trecento vennero uccisi sul posto. La seconda azione arrivò un anno dopo, il 27 ottobre del 1942, e in quell’occasione vennero deportati 7.000 ebrei, tra Belzec e Auschwitz, e durante il rastrellamento vennero uccise 600 persone, tra cui i malati dell’ospedale, gli anziani della casa di riposo, i bambini dell’orfanotrofio. Cracovia, lo sanno anche i bambini ma non l’Unesco, è una città simbolo dell’Olocausto.

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News da Amzi, 26 giugno 2017

Mail di preghiera e informazione della amzi associazione per la testimonianza messianica a Israele amzi, 26 giugno 2017

La prossima lettera di preghiera uscirà il 22 luglio.

1. Video in arabo

2. Giudice misericordioso

3. Raggio raddoppiato

4. Protesta contro un editore messianico

5. Link della settimana

1. Video in arabo

One for Israel

Abbiamo prodotto una serie di video evangelistici per raggiungere gli Arabi in Israele e nei paesi confinanti. Sia persone provenienti da un ambiente musulmano che cristiani tradizionali che ancora non conoscono il Signore personalmente. Carlos, un arabo israeliano del nostro team, parla dell’evangelo a un pubblico arabo in modo semplice ma autorevole (vedi link della settimana). Questo messaggio penetra nella striscia di Gaza, dove i cristiani sono perseguitati e dove vivono solo pochi seguaci di Gesù. Tramite i social media (lì Facebook è ancora più popolare che in Israele) il nostro video viene diffuso ed è stato guardato già molte volte. Nel frattempo abbiamo registrato circa 50'000 spettatori e numerosi sono stati i commenti e le domande. Per il lavoro mediatico in lingua araba abbiamo urgente bisogno di altri due collaboratori che ci aiutino nelle riprese e nel rispondere agli interrogativi del pubblico.

2. Giudice misericordioso

Centro di riabilitazione Beth Nitzachon, Haifa

Di recente uno dei nostri collaboratori ha accompagnato a un’udienza Nasser, un partecipante del nostro programma di riabilitazione. Nasser era convinto che sarebbe stato condannato a una pena detentiva. Il giudice ha ascoltato attentamente il nostro collaboratore, che gli ha spiegato il nostro modo di lavorare e lo scopo della nostra istituzione, e ne è rimasto sinceramente colpito. Di conseguenza Nasser ha ottenuto un verdetto misericordioso: invece della condanna al carcere senza condizionale, è stato condannato con la condizionale. Se per tre anni Nasser non entrerà nuovamente in conflitto con la legge, non dovrà affrontare la prigione. Ringraziamo Dio per il suo intervento. Contemporaneamente preghiamo che Nasser, proveniente da una famiglia musulmana fervente, capisca il significato della grazia di Dio tramite questa esperienza. Pregate che Gesù gli si riveli come Signore.

3. Raggio raddoppiato

L’emittente televisiva cristiana persiana SAT-7 PARS viene ora trasmessa tramite /Yahsat,/ uno dei satelliti più diffusi in Iran. Su 20 milioni di famiglie con collegamento satellitare, 10 milioni hanno scelto /Yahsat/. “Da alcuni anni avevamo questo sogno perché /Yahsat/ è incredibilmente popolare fra gli Iraniani e ci dà la possibilità di raggiungere un pubblico completamente nuovo”, ha osservato il direttore di SAT-7 PARS Panayiotis Keenan. Essendo il segnale di /Yahsat/ molto potente, bastano degli apparecchi ricevitori molto più piccoli, economici e meno sospetti rispetto ad altri satelliti. Il numero dei potenziali spettatori di SAT-7 PARS risulta così raddoppiato. A ciò si aggiunge che su questo satellite non sono ricevibili altre emittenti cristiane per cui SAT-7 PARS è davvero una specialità.

4. Protesta contro un editore messianico

In occasione della Settimana del Libro, a Geruslamme, a Tel Aviv e a Rishon LeZion la settimana scorsa sono state allestite delle fiere del libro. La partecipazione delle edizioni messianiche HaGefen ha irritato gli ebrei ortodossi. Il movimento antimissionario /Yad LeAchim/ si è ufficialmene lamentanto presso la Polizia, dopo aver scoperto lo stand delle edizioni HaGefen alla fiera del libro di Rishon LeZion. Fra tale editrice offre, nella collana intitolata “Il Testamento”, una traduzione moderna della Bibbia per giovani israeliani. /Yad LeAchim/ la interpreta come “sobillazione e incitamento di minori alla conversione”. I gruppi come /Yad LeAchim,/ criticano soprattutto che questi libri non sono riconoscibili come “cristiani”. Non riconoscono che gli ebrei messianici fanno parte del popolo ebreo. HaGefen ha obiettato che già da 42 anni la casa editrice è registrata come organizzazione non profit a Rishon LeZion e ha fatto notare che la collana „Il Testamento“, criticata da loro, contiene una traduzione moderna della Bibbia.

5. Wochenlink

Il Messia crocifisso (arabo con sottotitoli in inglese)

<http://www.amzi.org/>

https://youtu.be/CoTCUez1dis

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News da Amzi, 20 giugno 2017

Mail di preghiera e informazione della amzi associazione per la testimonianza messianica a Israele amzi, 20 giugno 2017

1. Testimoniare Gesù in TV

2. Settimana intensiva

3. Unità nella varietà

4. Eletti ed emarginati

5. Link della settimana

1. Testimoniare Gesù in TV

David Zadok, Edizioni messianiche HaGefen

Normalmente scrivo di come contribuiamo a far conoscere Gesù tramite i nostri libri. Ci sono però anche delle altre possibilità, per esempio uno show televisivo. Un ebreo messianico è riuscito a entrare nella versione israeliana di “Italia’s Got Talent“ e ha dichiarato schiettamente di credere in Gesù e di venire da una famiglia che crede in Gesù. Questa testimonianza ha impressionato il pubblico. L’ho potuto costatare non più di una settimana dopo, mentre stavo girando in città con nostra figlia e abbiamo incontrato Vered, la mamma di una delle sue amiche. Durante la conversazione lei è passata a parlare dello show televisivo e ci ha chiesto: “È uno di voi?” Quando le ho risposto affermativamente, la donna ha detto di voler sapere come io, da ebreo iracheno, fossi giunto alla fede in Gesù, e ha espresso il desiderio di venire a visitarci. Prego che venga presto in modo che possa raccontarle la mia testimonianza di fede e condividere con lei il messaggio della salvezza.

2. Settimana intensiva

One for Israel – Israel College of the Bible

Dato che il semestre primaverile sta per finire, questa settimana hanno luogo due corsi intensivi particolari. Gli studenti del programma annuale Bikurim si occuperanno di spiritualità sotto forma di preghiera, digiuno, dare, lodare, studio biblico e altro, per crescere come discepoli di Jeshua. Per i laureandi degli altri rami di studio, il programma prevede Storia ecclesiastica con un’enfasi particolare sulla Riforma. Come i cristiani non sono molto informati su ciò che è successo al popolo ebraico dopo il tempo di Gesù, così molti credenti ebrei non sanno molto dell’opera di Dio nella storia ecclesiastica. Sanno che i cristiani hanno perseguitato gli ebrei (e che Martin Lutero aveva delle convinzioni antisemitiche), ma non conoscono gli importanti movimenti che sono stati innescati dallo Spirito di Dio. Scoprire l’opera di Dio nella storia è un aspetto importante per imparare a conoscere meglio Dio stesso. Gli studenti di entrambi i corsi si incontrano ogni giorno a mezzogiorno per pranzare insieme e questo favorisce la comunione fra loro. Una studentessa ebrea di origine russa ha chiesto alla sua amica araba che cosa significhi “Io lodo Dio” in arabo. Così l’apprendimento non avviene solo nell’aula scolastica.

3. Unità nella varietà

Zaher Haddad, Unione degli Studenti Cristiani in Israele (FCSI)

In aprile una delegazione di ventiquattro studenti e collaboratori di FCSI ha partecipato alla conferenza europea IFES in Germania. I nostri partecipanti sono stati incoraggiati e ispirati dalle relazioni, testimonianze e incontri con altri studenti e hanno tentato in seguito di realizzare le nuove idee nei loro gruppi. A maggio abbiamo svolto a Nazareth una giornata di studio in cui abbiamo affrontato il tema di cosa significa vivere come credenti nella nostra società. Più di sessanta studenti e altri partecipanti hanno accettato la sfida di riflettere sul loro ruolo da un punto di vista biblico. Infine ha avuto luogo un finesettimana dedicato a tutti i gruppi studenteschi, ebrei, arabi e internazionali. Ottanta persone hanno sfruttato il tempo per la lode, la preghiera, il gioco e delle camminate. Abbiamo dormito in tenda in un campeggio, il cui direttore ha ammirato il nostro gruppo composto da tante persone così diverse. Pregate perché i nostri comitati, direttivo e studentesco, abbiano la saggezza necessaria per prendere delle decisioni giuste per il futuro.

4. Eletti ed emarginati

“Eletti ed emarginati: l’odio contro gli Ebrei in Europa” è il titolo di un documentario Arte. L’emittente televisiva ha deciso di non trasmettere il documentario sull’antisemitismo, provocando così un acceso dibattito. Il film accusa fra l’altro alcune organizzazioni umanitarie e di Sinistra di favorire l’antisemitismo. Gli storici spiegano l’accesa controversia con il fatto che il film presenta l’antisemitismo come un fenomeno che non è limitato alla Destra. Il film è stato dato in commissione da Arte e prodotto dal WDR – ma non è poi stato mandato in onda. L’emittente franco-tedesca ha spiegato che ciò è avvenuto per motivi formali e redazionali perché il film pare manchi il tema e non sia equilibrato. Ora il film è stato pubblicato su YouTube e ognuno può farsene un’idea personale.

5. Link della settimana

Eletti ed emarginati: l’odio contro gli Ebrei in Europa (Docu Arte 2017, tedesco)

<http://www.amzi.org/>

https://vimeo.com/221951374

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Torino 1967 di Beppe Segre

Il 16 maggio Nasser comincia ad ammassare truppe nella Penisola del Sinai, lungo il confine israeliano, il 19 maggio espelle le forze delle Nazioni Unite da Gaza e dal Sinai, il 22 maggio chiude alle navi israeliane gli stretti di Tiran. Il 26 maggio pronuncia alla radio un bellicoso discorso in cui afferma di essere pronto alla guerra, che sarà “totale e si porrà come obiettivo la distruzione di Israele”. Il 30 maggio la Giordania e l'Egitto firmano un patto di mutua difesa. Il 31 maggio, dietro invito giordano, l'esercitoiracheno <https://it.wikipedia.org/wiki/Iraq> comincia a schierare truppe e unità corazzate in Giordania, con un successivo rinforzo di un contingente egiziano. Lo scontro appare inevitabile. Non è passata una generazione dalla fine della guerra mondiale e gli slogan del Presidente egiziano, che minacciano morte e distruzione, suscitano orrore in chi non ha dimenticato la tragedia della Shoà. La popolazione italiana, in larghissima maggioranza, trepida per il diritto all’esistenza del giovane Stato di Israele, minacciato e assediato dai potenti eserciti degli stati arabi, ed esprime in ogni modo solidarietà e simpatia. A Torino, come in tutte le Comunità italiane, gli ebrei organizzano veglie di preghiere e dibattiti pubblici, raccolgono aiuti economici e materiale sanitario, i giovani si preparano ad andare in Israele ad aiutare, non si sa ancora bene in quale forma. “Il cuore dei torinesi - scrive la Stampa - è nella terra dove i superstiti del ghetto di Varsavia lottano perché i loro figli nati e cresciuti in Palestina non conoscano più l’antico dolore di una gente mille volte perseguitata e mille volte dispersa”. A Torino una prima grande manifestazione si svolge nell’Aula Magna dell’Università il 29 maggio, organizzata dall’Associazione Italia - Israele. Dopo il Rettore dell’Università, che è anche Presidente della Sezione torinese dell’Associazione, e che dà lettura delle numerosissime adesioni ricevute, tra cui quella del Sindaco di Torino, prende la parola il professor Carlo Casalegno, ex-partigiano e giornalista, che analizza e condanna il “fanatismo razziale religioso che si vanta di educare i figli all’odio fino a quando Israele esisterà”, proclama il diritto di Israele all’esistenza e conclude così: “Israele è l’unica vera democrazia del Medio Oriente e per noi Israele è uno Stato - Santuario dove i perseguitati hanno trovato rifugio e speranza creando una meravigliosa generazione. Israele è una frontiera anche nostra. Una frontiera che tutti gli uomini civili sono impegnati a sostenere e difendere”. La sera del 31 maggio, alla vigilia di una giornata di digiuno e di preghiera, la Comunità organizza una manifestazione di solidarietà per Israele. I partecipanti, migliaia, sono così numerosi che il tempio grande non è sufficiente a contenere tutto il pubblico, che dilaga nell’atrio e nella strada. Sono presenti il sindaco di Torino, prof. Grosso, il Presidente della Provincia avv. Oberto, il Rettore dell’Università prof. Allara, sacerdoti cattolici, pastori valdesi e della Chiesa ortodossa, esponenti della cultura, politici, ex-partigiani, rappresentanti di tutti i partiti. Il Rabbino Capo, Rav Sierra zl, così si esprime: “Ancora una volta il popolo della pace è chiamato al doloroso e angoscioso dovere di impugnare le armi per difendersi dal fanatismo del mondo arabo che, fin dal 1948, s’è mostrato incapace di comprendere la nuova realtà di Israele, manifestando oggi un’esasperata volontà aggressiva”. Primo Levi esprime un’angoscia profonda che “ha radici lontane, in ricordi mai scomparsi di luoghi che non devono più esistere, di esperienze e violenze che speravamo cancellate dalla storia della civiltà. Ma a questi ricordi si sovrappongono parole recenti, che credevamo estinte: “Vinceremo con l’aiuto di Dio, stermineremo il nostro nemico”. Non esiste bestemmia peggiore. … Non esiste situazione politica per cui un paese deve essere distrutto, un popolo sterminato… Israele deve vivere perché deve vivere ogni paese e ogni uomo ... A Israele si chiede semplicemente di cessare di esistere. Per Israele, per noi, queste parole hanno un suono sinistro: in anni non lontani questa minaccia è stata formulata e poi metodicamente eseguita.”. Intervengono il prof. Alessandro Galante Garrone, colto per l’emozione da un lieve malessere, il Rettore che porta l’adesione di tutto il mondo universitario, il Sindaco, che tra l’altro dice: “Israele ha tutta la solidarietà degli uomini liberi. L’affermazione di Nasser - Sferreremo il colpo dove e quando vorremo - è un crimine e come tale deve essere considerata da tutti”. E poi esprimono solidarietà i rappresentanti di tutti i partiti, dell’associazione mazziniana, di Giustizia e Libertà, di altre associazioni culturali, e delle associazioni studentesche. Parla anche il rappresentante del PCI che pur allineandosi alle posizioni del partito (ricordo bene i mormorii di protesta da parte del pubblico, subito troncati dal Presidente dott. Sion Segre Amar) riafferma il diritto di Israele alla piena indipendenza nazionale. Poi, nell’angoscia per quanto potrà succedere, ma anche con fierezza, ci si comincia a organizzare. Le istituzioni ebraiche hanno costituito la “Campagna Unita di emergenza” facendo appello a tutti gli ebrei: “Ognuno deve fare come se dal suo contributo dipendesse la sopravvivenza di Israele”. Presso i locali della Comunità opera un gruppo di volontari, ragazzi del CGE e persone meno giovani, a raccogliere offerte di denaro e di medicinali, dichiarazioni di simpatia e disponibilità ad andare in Israele per il servizio di volontariato civile. Particolarmente preziosi eventuali medici e infermieri. A chi porta un aiuto si consegna, in segno di ringraziamento e di amicizia, un adesivo con la scritta “Io aiuto Israele”. Molti espongono l’adesivo sul vetro posteriore dell’automobile: si è orgogliosi di aiutare Israele, di stare dalla parte di chi è minacciato da nemici prepotenti, e di farlo sapere. Alcuni si offrono di ospitare nella loro casa bambini e vecchi, ma l’offerta è respinta: da Israele nessuno vuole venire via. La Stampa intervista i cittadini che si presentano: chi ricorda persone care deportate, chi aiuta Israele perché è un piccolo paese minacciato da 100 milioni di arabi, chi racconta di avere fatto un viaggio, visitato kibbutzim e visto rifiorire il deserto, chi per gratitudine al dottor Sabin che ha realizzato il vaccino antipolio e l’ha donato all’umanità, chi in memoria di Anna Frank; ci sono bambini che hanno aperto il salvadanaio per portare i loro risparmi, arrivano partigiani che avevano vent’anni nel 1945 e vorrebbero partire subito, nonostante l’età. Viene anche l’eroico parroco di Borgo San Dalmazzo, Don Raimondo Viale, che consegna un’offerta, chiede di poter vedere il tempio e dice “Pace”. Arrivano alla Comunità tantissime lettere, telegrammi, telefonate per esprimere affettuosa solidarietà e condividere le preoccupazioni per cosa potrà succedere. I dirigenti della Croce Rossa e della Banca del Sangue, e i rappresentanti della Città e della Provincia, della Camera del Lavoro e dell’Unione Industriali costituiscono un Comitato di Soccorso per concordare un piano di solidarietà. Si lancia una campagna per la raccolta di medicinali e materiale sanitario. In Piazza San Carlo e in Piazza Carlo Felice stazionano le autoemoteche per raccogliere donazioni di sangue, che vengono trasformate in plasma dai tecnici della Banca del Sangue e trasferite in Israele con aerei della Croce Rossa. Si mettono in coda a dare il sangue fino a 600 persone al giorno, di ogni condizione sociale e opinione politica, c’è chi è venuto apposta da fuori Torino. Non possono essere accettati alcuni minorenni, nonostante cerchino di barare sulla loro età; una signora anziana protesta: “Sono stata una partigiana combattente, possibile che ora non possa donare il sangue per i feriti?”. La Stampa pubblica la foto di Primo Levi, steso sul lettino dell’emoteca, in primo piano il braccio con il numero tatuato. Il 7 giugno da Fiumicino parte il primo gruppo di 162 volontari, di diverse nazionalità e fedi religiose, tra cui una ventina di italiani, per la maggior parte studenti, per prestare servizio civile, altre centinaia partiranno sulle navi della ZIM nei giorni successivi. Tramite un’intervista sulla Stampa, Rav Sierra ringrazia tutti: “Aver riscontrato tanta comprensione, tanto affettuoso slancio verso Israele minacciato di distruzione ci riempie l’anima di riconoscenza e di gioia. Vuol dire che gli italiani hanno capito che nella terra promessa si sta costruendo qualcosa che deve essere salvaguardato da tutti quelli che hanno a cuore il progresso e la dignità dell’uomo”. La sera del 13 giugno - sono passate solo due settimane dalla serata di solidarietà nel Tempio grande, e l’incubo fortunatamente si è dissolto in occasione di Shavuòt la Comunità apre nuovamente il Bet Hakeneset alla cittadinanza, questa volta per una cerimonia di ringraziamento per la cessazione delle ostilità. Il tempio è affollato di cittadini a riconfermare ancora una volta la solidarietà verso il popolo di Israele e la gioia per la vittoria. Il Presidente dott. Segre Amar esprime ai cittadini torinesi il ringraziamento della Comunità. Commosso e profondo il discorso del Rabbino Capo Rav Sierra che riafferma con calore che” la vera gloria di Israele non è quella che si conquista con le armi, bensì quella che si realizza mediante l’attuazione in questo mondo dell’unità di Dio attraverso l’unità degli uomini nel Bene, nella Giustizia e quindi nella vera Pace”. Sui giornali ebraici iniziano a comparire pubblicità di viaggi: ora più che mai visitate Israele, venite a festeggiare in Israele la Vittoria di Israele, usate le linee aeree israeliane EL AL per Israele e per Teheran. Emerge anche qualche contrasto politico: nel primo Consiglio Comunale dall’inizio della guerra i partiti non riescono a convergere su un documento unitario; una dichiarazione di un consigliere del PCI contro i dirigenti di Israele provoca vivaci polemiche. I volontari sono impegnati per tutta l’estate in lavori agricoli nei kibbutz o nelle foreste del KKL per la pulizia degli alberi bruciati e per la potatura. Alcuni ne approfittano per incontrare parenti e amici che già vivono in Israele, tutti ricordano questa esperienza come una grande occasione, anche per la possibilità di conoscere ragazzi israeliani e volontari provenienti da tutto il mondo. Mi capita di rileggere oggi un articolo di Ferdinando Vegas, autorevole studioso di politica internazionale, pubblicato sulla Stampa del 10 giugno 1967: il titolo, profetico, è “Più difficile della guerra è la conquista della pace”.

http://www.hakeillah.com/2_17_03.htm

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News da Amzi, 9 giugno 2017

Mail di preghiera e informazione della amzi associazione per la testimonianza messianica a Israele amzi, 9 giugno 2017

1. Più di 2000 visitatori

2. Quiz biblico in treno

3. Educatrici sfinite

4. Discriminazione?

5. Link della settimana

1. Più di 2000 visitatori

Pedro Santos, Foresteria Beth Immanuel, Jaffa

Alleluia, abbiamo ottenuto la licenza d’esercizio! Grazie per le vostre preghiere! Dopo questo periodo faticoso e difficile, con tutte le udienze in tribunale e le spese supplementari, siamo molto riconoscenti dell’esito. La licenza d’esercizio deve essere rinnovata alla fine dell’anno e fino a quel momento dobbiamo ancora eseguire diversi lavori, fra cui l’istallazione di altri ugelli spruzzatori antincendio. Pregate perché arrivino i mezzi finanziari necessari. La giornata delle porte aperte è stata straordinaria. Dal giovedì mattina fino al sabato sera più di 2000 persone hanno visitato il Beth Immanuel, chiedendo di vedere l’edificio e di ricevere spiegazioni sulla sua storia. Abbiamo dedicato circa un’ora a ogni gruppo e ci sono state alcune ottime conversazioni sulla nostra fede. Alcuni visitatori non avevano mai sentito parlare di Jeshua come Messia. Così abbiamo avuto occasione di seminare l’evangelo. Ora ci rimane da pregare che il seme germogli e porti frutto per l’eternità.

2. Quiz biblico in treno

Najeeb ed Elizabeth Atteih, Comunità e libreria arabo-cristiana Immanuel

Dopo una manifestazione a Gerusalemme, Najeeb e un suo amico hanno preso il treno per tornare a casa a Haifa. Dopo poco tempo sono saliti due soldati ebrei religiosi che si sono seduti di fronte a loro. Najeeb ha colto l’occasione per parlare con dei soldati e ha chiesto: „Di quale unità dell’esercito fate parte?“ Loro gli hanno risposto e lui ha osservato: „Bene. Anche mio figlio serve nell’esercito.“ Loro lo hanno guardato perplessi e gli hanno chiesto: „Suo figlio è nell’esercito? Ma perché? Lei è prete o pastore, perché suo figlio dovrebbe entrare nell’esercito?“ Najeeb ha spiegato loro che amiamo Israele e la gente che vive qui. Poi ha chiesto: „Vedo che siete degli ebrei religiosi. Sapete che cosa c’è scritto nel Tanakh (AT)?“ Ha posto loro diverse domande sul Tanakh ma loro non hanno saputo rispondere. Non riuscivano quasi a credere che Najeeb, come pastore arabo-cristiano, conoscesse la Torà meglio di loro. Pregate che rileggano nel Tanakh ciò di cui hanno sentito parlare.

3. Educatrici sfinite

Chaim Barak, Love to the Needy (Aiuto per i bisognosi)

Di recente abbiamo potuto dare un aiuto al nido per l’infanzia in un quartiere povero nel sud di Tel Aviv, fornendo dei beni alimentari. Questi nidi lavorano in condizioni difficili e tristi perché mancano un po’ di tutto. Per noi è un privilegio imparare a conoscere delle educatrici che dedicano la loro vita alla cura dei bambini. La maggior parte dei bambini è figlio di rifugiati e richiedenti asilo. Pregate per loro e per le educatrici che spesso sono sfinite a causa della carenza di personale. Talvolta due educatrici sono costrette a seguire fino a venti bambini. Pregate che, nonostante questo, possano dare ai bambini l’amore e l’attenzione di cui essi hanno bisogno.

4. Discriminazione?

Quando il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanjahu il mese scorso ha dichiarato davanti al Presidente americano Trump, che Israele difende la libertà di religione per qualsiasi tipo di fede, molti ebrei messianici, che hanno intenzione di immigrare in Israele, si saranno chiesti come la loro fede rientri in questa immagine di democrazia e tolleranza. A molti di loro infatti viene negato il diritto di immigrare a causa della loro fede in Jeshua. Israele incoraggia gli ebrei di tutto il mondo a ritornare nella terra dei padri, offrendo molte agevolazioni per i primi anni di vita nel paese. Gli ebrei che credono in Jeshua, però, sono considerati “cristiani” e perdono il diritto di cittadinanza israeliana. Tale diritto è fondamentalmente riconosciuto a chi può dimostrare di essere ebreo o di avere almeno un nonno ebreo.

5. Link della settimana

Intervista con la cristiana libanese Brigitte Gabriel (tedesco)

<http://www.amzi.org/>

https://youtu.be/uDBHX2x-BgM

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Servizio Civile all'Estero: 14 posizioni aperte per Israele

Cari Amici , su incarico dell’Ambasciata di Israele in Italia e per delega del Presidente della Federazione , ho il piacere di inoltrarvi una informazione tanto bella quanto importante . Si tratta di una preziosa opportunità offerta a dei nostri giovani e vi invito quindi a darne la più ampia diffusione. I termini di presentazione delle domande , come vedete, sono un po’ stretti . Per velocizzare l’informazione, oggi pomeriggio ho telefonato ad alcuni di voi , nei giorni prossimi cercherò di contattare i rimanenti , ma nel frattempo vi invito pressantemente a leggere gli allegati . Sono comunque a vostra disposizione per ulteriori informazioni. un cordiale Shalom dott. Giorgio Linda- Presidente Associazione Italia-Israele del Friuli Consigliere Federazione delle Associazioni Italia-Israele israele66 - Public Affairs - small

C’è anche Israele tra i Paesi che i giovani (anni 18-28) desiderosi di fare un’esperienza di volontariato all’estero potranno scegliere come meta. Una significativa opportunità di formazione, non solo professionale, ma anche umana. Due i progetti selezionati per il bando 2017, al quale l’onlus italiana SPES- Centro di servizio per il volontariato del Lazio ha partecipato a seguito della sottoscrizione dell’accordo di cooperazione con l’Israel Volunteer Association:

1- Coral (Osservatorio Marino): il progetto, per il quale saranno selezionati 4 volontari, si svolge presso l’Osservatorio Marino di Eilat (Sud Israele)

2- Merkaz Horim (La casa dei nonni): il progetto, per il quale saranno selezionati 10 volontari, si svolge nei centri di assistenza per anziani di Akko, Naharyia e Gesher HaZiv (Nord d’Israele).

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A 500 anni dalla Riforma

…per la fede una volta insegnata ai santi Combattere per la fede data una volta per sempre ai santi (Giuda 3)

Testimoniare a favore. La scoperta dell’America, la nascita degli stati nazionali, la fine dell’oscurantismo medioevale, lo spostamento dei centri commerciali, la rivoluzione culturale dell’Umanesimo e del Rinascimento, la riscoperta dell’antichità, e un interiore bisogno di rapporto con Dio, (vedi Francesco d’Assisi o Pietro Valdo e altri prima della riforma), furono gli elementi che innescarono la Riforma. Il fuoco sotto la cenere del XVI secolo prese ad ardere in modo del tutto inatteso per l’esigenza spirituale sentita a tutti i livelli, da una intera società. Poteva un monaco tedesco, con la sua crisi religiosa, sollevare i popoli nel modo in cui essi si sollevarono?

Le tesi di Lutero sono del 1517, ma pochi anni dopo (1529), i prìncipi e le città dichiarano di aderire alla sua proposta “Attestiamo (protestamur) dinanzi a Dio, che non acconsentiremo a cose contrarie a Dio, alla sua Parola, alla nostra coscienza..”. Non uno scisma, ma la rivendicazione di una predicazione tratta dal testo biblico. Il loro “protesto” era rivolto contro ogni errore o abuso introdotto o mantenuto nella chiesa di Cristo, ed un testimoniare in difesa della verità cristiana. Diceva Erasmo: così come il problema religioso appartiene intimamente a ciascun individuo, sia chierico o laico , così il problema della riforma della chiesa compete a tutti i credenti, senza distinzione, e la forma che la chiesa avrebbe assunto, doveva dipendere dalla retta comprensione del messaggio che è alla base della sua istituzione, il Vangelo e le altre Scritture, che pertanto dovevano essere lette nella loro espressione originale, senza la costrizione di un'interpretazione imposta d'autorità. Parole di papa Francesco: Prima di convertirsi , Francesco d’Assisi era un “cristiano all’acqua di rose”, ma dopo aver letto il vangelo si innamorò di Gesù. (Avvenire del 29/07/2014).

Quanti Francesco abbiamo perso con la proibizione della lettura della Bibbia, messa all’indice come tanti altri libri o opere d’arte?

I CINQUE SOLA Sola Scriptura (la sola Scrittura) La sola scrittura è quella trasmessa alla chiesa da Gesù (Torà, Profeti, Salmi. Ev Luca 44), e dagli apostoli ( la chiesa è fondata sull’insegnamento degli apostoli). La Bibbia è sufficiente ad insegnare all’uomo la via da seguire. Quando i Riformatori usarono le parole sola Scriptura, stavano esprimendo il loro riguardo per l’autorità della Bibbia, e ciò che intendevano è che solo la Bibbia è la nostra autorità ultima. Non il papa, non la chiesa, non le tradizioni della chiesa o i concili della chiesa, e ancor meno le impressioni personali o i sentimenti soggettivi, ma solo la Scrittura. Altre fonti d’autorità possono avere un ruolo importante. Alcune sono anche stabilite da Dio, come l’autorità dei presbiteri in chiesa, l’autorità dello stato, o l’autorità dei genitori sui figli. Ma solo la Scrittura è veramente finale. Quindi, se una qualunque di queste altre autorità si allontana dall’insegnamento biblico, deve essere giudicata dalla Bibbia e rigettata. “Crediamo ed accettiamo l’intera Bibbia come l’ispirata Parola di Dio, unica, infallibile ed autorevole regola della nostra fede e condotta”. L’espressione ‘intera Bibbia’ si riferisce all’Antico ed al Nuovo Testamento: l’Antico Testamento segue il canone ebraico di trentanove libri. Sono esclusi i cosiddetti libri deuterocanonici. Il Nuovo Testamento è composto di ventisette libri. In tutto sessantasei. Solus Christus (solo Cristo) La chiesa del Medioevo parlava di Cristo. Una chiesa che non lo facesse difficilmente potrebbe affermare di essere cristiana. Ma la chiesa medievale aggiunse molti meriti umani all’opera di Cristo, tanto che non era più possibile dire che la salvezza è interamente per mezzo di Cristo e della sua espiazione. Questa era la più fondamentale delle eresie, come i Riformatori correttamente intuirono. Era l’opera di Dio più la nostra rettitudine personale. Il motto della Riforma solus Christus fu formulato per ripudiare quell’errore. Esso afferma che la salvezza è stata operata una volta per tutte per la sola opera di mediazione del Gesù Cristo storico. La sua vita senza peccato e l’espiazione sostitutiva sono sufficienti per la nostra giustificazione, e un qualunque altro “vangelo” che non lo riconosca o lo nega è un falso vangelo che non può salvare nessuno. Solo Cristo è il redentore dell’umanità.

Sola Gratia (la Sola Grazia) Le parole sola gratia significano che gli esseri umani non possono avanzare alcun credito su Dio. Ossia, Dio non ci deve nulla eccetto la punizione per i nostri molti e ben volontari peccati. Quindi, se Egli salva dei peccatori, è solo perché si compiace di farlo. In realtà, senza la sua grazia e l’opera di rigenerazione dello Spirito Santo che da essa proviene, nessuno si salverebbe, perché nella nostra condizione perduta, gli esseri umani non sono capaci di guadagnarsi, cercare o anche di cooperare con la grazia di Dio. Insistendo sulla “sola grazia” i Riformatori stavano negando che i meriti umani, le tecniche o le strategie possano mai condurre alcuno alla fede. È la sola grazia espressa nell’opera soprannaturale dello Spirito Santo che ci conduce a Cristo, liberandoci dall’asservimento al peccato e resuscitandoci dalla morte alla vita spirituale. La sola grazia ci dice che Dio ci ha redenti per amore ancor prima che l’uomo potesse in qualche modo ingraziarselo.

Sola Fide (la sola fede) I Riformatori non si stancarono mai di dire che “la giustificazione è per sola grazia per mezzo della sola fede per opera di Cristo soltanto”. In termini teologici, la dottrina fu espressa come “giustificazione per sola fede”, l’articolo su cui la chiesa rimane salda o cade, secondo Martin Lutero. I Riformatori chiamavano la giustificazione per sola fede “il principio materiale” del Cristianesimo, perché esso riguarda la materia stessa o sostanza di ciò che una persona deve comprendere e credere per essere salvata. La giustificazione è una dichiarazione di Dio fondata sull’opera di Cristo. Proviene dalla grazia di Dio e giunge all’individuo non per alcunché che egli o ella abbia potuto fare, ma per “sola fede” (sola fide). Possiamo affermare la dottrina in modo completo come segue: la Giustificazione è l’atto di Dio con cui Egli dichiara giusti i peccatori per merito di Cristo soltanto, per la sola grazia, per mezzo della sola fede. La sola fede nel sacrificio di Gesù sulla croce e sufficiente per essere accettati da Dio. Soli Deo Gloria (solo a Dio la Gloria) Ognuno di questi grandiosi punti converge nel quinto motto della Riforma: soli Deo gloria, che significa “a Dio soltanto sia la gloria”. È ciò che l’apostolo Paolo espresse in Romani 11:36 quando scrisse “a Lui sia la gloria in eterno! Amen”. Queste parole seguono naturalmente dal discorso precedente, “Poiché da lui, per mezzo di lui e in vista di lui sono tutte le cose” (v. 36), perché è proprio in quanto tutte le cose veramente provengono da Dio, e per Dio, che noi diciamo “a Dio soltanto sia la gloria”. La gloria sola appartiene a Dio.

“Grazia a buon prezzo è annunzio del perdono senza pentimento, è battesimo senza disciplina di comunità, è Santa Cena senza confessione dei peccati, è assoluzione senza confessione personale. Grazia a buon prezzo è grazia senza che si segua Cristo, grazia senza croce, grazia senza il Cristo vivente, incarnato…….La grazia è a caro prezzo perché ci chiama a seguire, è grazia perché ci chiama a seguire Gesù Cristo; è a caro prezzo, perché l’uomo l’acquista al prezzo della propria vita, è grazia, perché proprio in questo modo gli dona la vita; è cara, perché condanna il peccato, è grazia, perché giustifica il peccatore. La grazia è a caro prezzo soprattutto perché è costata molto a Dio; a Dio è costata la vita del suo Figliolo. Dietrich Bonhoeffer – Sequela

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