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Attualità

Attualità (494)

Con EDIPI a Torino: un week-end all'insegna di Israele

Nel prossimo week-end a Torino, Israele sarà il protagonista per il
XII° Raduno Nazionale di Evangelici d'Italia per Israele.
Per l'occasione il pittore torinese Ferruccio D'Angelo (in allegato c.v.)

ha preparato una locandina debitamente firmata autografa e a disposizione

dei partecipanti. Allegato c'è il curriculum artistico dell'autore.

Si inizierà alla sera di venerdì 5 aprile con il corso di Israelologia
tenuto dal prof. Rinaldo Diprose. Continuerà anche per tutta la
mattinata del sabato sucessivo analizzando il collegamento e
l'interazione tra la Chiesa e Israele, attualizzando le analisi e
considerazioni anche su fatti ed eventi di drammatica attualità.

Il pomeriggio di sabato ci sarà un prologo di intercessione condotta
dal pastore Egidio Ventura. Alla sera, dopo la presentazione del
libro di Marcello Cicchese "La superbia dei Gentili" tenuta
dall'autore, ci sarà la serata musicale con un originale repertorio
di canti e musiche
perparate per l'occasione dalla Scuola Coro David di Marcella Amoruso e
Claudio Paracchinetto.

Tutta questa prima parte del XII° Raduno Nazionale EDIPI si svolgerà
all'Hotel NH Ambasciatori (corso Vitt. Emanuele,104 - Torino) dove
verranno allestiti gli stand della Casa della Bibbia, della CLC, di
Keren Hayesod,di Keren Kayemeth Leisrael oltre che di EDIPI; Keren
Hayesod e Keren Kayemet Leisrael sono le due associazioni israeliane
che meglio interpretano le profezie bibliche relative all'Aliyah (il
ritorno del popolo d'Israele nella Terra Promessa) e della
rifioritura del deserto (Isaia 35:1).

Domenica 7 aprile il Raduno EDIPI si trasferirà alla Sinagoga di Torino
e svilupperà in una giornata di studio il tema: "Dall'antisemitismo
all'antisionismo".
Interverranno 3 relatori della Comunità Ebraica (Rav Elia Richetti,
Claudo Vercelli e Ugo Volli) e tre evangelici (past. Corrado Maggia,
Marcello Cicchese e Rinaldo Diprose); i moderatori saranno il
visepresidente della Comunità Ebraica David Sorani e il presidente
EDIPI Ivan Basana.
La pausa per il pranzo, rigorosamente Kasher, è prevista al ristorante
ebraico Alef.
Al termine ci sarà la visita alla Sinagoga.
Per ulteriori informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
www.edipi.net 3475788106

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29 marzo 1516, a Venezia nasce il primo ghetto ebreo - Di Enrico Silvestri

Questo anniversario è stato ricordato dalla sezione veneta di EDIPI nel

2006 (490° anniversario) con una giornata di preghiera e richiesta di

perdono a Dio finalizzata alla rimozione del contenzioso spirituale territoriale.

Per il 2016, 500° anniversario c'è il progetto di realizzare il XV° Raduno EDIPI sull'argomento.

 

 

Il 29 marzo 1516 il senato veneto obbligò gli ebrei a vivere in un
quartiere dotato di due porte, aperte al mattino e chiuse la sera. La
zona ospitava una fonderia, da qui il termine "geto", presto adottato in
molte altre città italiane ed europee. Sconfitta da Napoleone, la
Serenissima fu poi anche la prima nel 1797 a cancella questa orribile
istituzione.

Venezia, terra di libertà, democrazia grazie ai suoi mille anni di
repubblica, capitale della musica e dell'editoria, nasconde un terribile «segreto»:

il 29 marzo 1516 fu la prima città a chiudere gli ebrei in un ghetto.
Anzi il termine deriva proprio dalla deformazione di una parola
veneziana «geto», poiché il luogo scelto ospitava un'antica fonderia.
Con il tempo altri ghetti vennero poi aperti in Italia e nel resto
d'Europa, diventando presto sinonimo di emarginazione ed esclusione.
Fino a quando vennero aperti, o chiusi a secondo dei punti di vista,
dalla ventata napoleonica alla fine del Settecento. E ancora una volta
la Serenissima precedette tutte le altre città: fu la prima a cancellare questa vergogna.
Venezia come molti altri centri europei, iniziò assai presto a ospitare
gli ebrei erranti, primi insediamenti sono infatti documentati tra il IV e il V secolo. Una comunità rimasta per quasi un millennio in perfetto equilibrio, convivendo pacificamente con il resto della popolazione. La situazione però precipitò dopo il 1492 quando i cattolicissimi re di Spagna Ferdinando d'Aragona e Isabella di Castiglia ultimarono la «reconquista».
Il 2 gennaio di quell'anno infatti cadde Granada l'ultimo califfato
arabo oltre le colonne d'Ercole. Boabdil, governatore della città, venne cacciato insieme agli altri mori, ma l'azione dei due Reyes Católicos non si fermò qui. Spostarono subito la loro attenzione verso la numerosissima comunità ebrea ordinando la conversione o la cacciata.
Molti accettarono il diktat, diventarono «conversos», o «marrani»
termine che all'inizio non aveva nulla di spregiativo, altri invece
lasciarono il Paese.
Iniziò così la peregrinazione degli ebrei sefarditi, da Sefar, nome con
cui definivano la Spagna, che si dipanò lungo il nord Africa, la
Turchia, i Balcani e l'Italia. All'inizio del Cinquecento dunque a
Venezia il numero degli israeliti iniziò a crescere in maniera
tumultuosa. In quel periodo infatti si rifugiò in laguna anche Grazia
Nasi, alias Gracia Miquez, alias Beatriz de Luna, vedova di Francesco
Mendes, una delle donne più ricche e influenti del suo tempo. Denaro e
influenza che usò per salvare molti ebrei dai pogrom che iniziavano a
scoppiare in varie città europee.
Una presenza, e una potenza, che cominciò presto anche a destare qualche preoccupazione nei governanti veneziani così il 29 marzo 1516 il Consiglio dei Pregadi, il senato veneto, ordinò a tutti gli ebrei a
concentrarsi in una determinata zona della città, chiusa da due porte da aprire al mattino e chiudere alla sera, quando non era dunque più
permesso agli israeliti, di girare per calli e campielli. Come zona
venne scelto un'ex fonderia, per questo chiamata «geto» che gli ebrei
askenaziti, provenienti dal mondo germanico, pronunciavano però
«ghetto». Da lì non poteva uscire e neppure allargarsi, tanto che quando i residenti cominciarono a necessitare di maggior spazio dovevano ricavarlo, come poi avvenne in molti altri ghetti, in altezza.
Sopraelevando le loro abitazioni, arrivarono così a edifici alti fino a
otto piani, veri grattacieli per l'epoca. Una soluzione che però non
bastò, tanto che il governo della Serenissima fu costretta ad aggiungere al Ghetto Vecchio, quello Nuovo e quello Nuovissimo.
Dopo Venezia, la soluzione venne adottata presto anche in altre città
italiane: Ancora e Osimo, 1555, Bologna, 1566, Firenze, 1571. Nel
Seicento non c'era grosso centro che non avesse il suo quartiere, dove
rinchiudere gli ebrei. I ghetti rimasero attivi fino alla fine del
Settecento quando Napoleone passò come un ciclone attraverso la pianura
Padana. Fatta capitolare Venezia nel 1797, il futuro imperatore chiuse
il ghetto, contemporaneamente a quelli di Padova, Verona e Reggio
Emilia. Poi toccò a Mantova, 1798, Gradisca, 1782, Gorizia e Trieste,
1784. Per gli altri, bisognerà attendere un altro mezzo secolo: il
Piemonte e la Toscana li cancellarono nel 1848, L'Emilia Romagna nel
1859, le Marche nel 1861. L'ultimo fu quello di Roma nel 1870, quando le truppe piemontesi entrarono dalla breccia di Porta Pia e lo fece
scomparire dalla storia, insieme allo Stato Pontificio e alla figura del Papa Re.

( art. tratto da  il Giornale)

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Hag Pesach Sameach! Buona Pasqua!

Ricordiamo che come ogni anno il gruppo di EDIPI di Padova celebra la Pasqua con la Comunità Ebraica padovana durante il Seder del 25 marzo. In questa occasione il pastore Ivan Basana illustrerà al rabbino capo della sinagoga di Padova Adolfo Locci, il programma del XII° Raduno Nazionale EDIPI di Torino.

 

 

Hag Pesach Sameach! Buona Pasqua!

 

Questa sera milioni di ebrei festeggeranno la Pasqua con un pasto tradizionale, Seder.

Ma, purtroppo, la maggior parte di loro non vedrà parallelismo tra

l'Agnello pasquale e  il Messia Yeshua ... non ancora ...

 

Il Seder è pieno di simbolismo, ombra delle cose future per la nazione d'Israele.

L'Agnello senza difetto, il sangue sugli stipiti delle porte, il pane azzimo (Matza) ,

tutte cose compiute e soddisfatte nella Pasqua di circa 2000 anni fa dall'Agnello di Dio,

il figlio di Dio, Gesù!

 

Guarda il video

 

Ai figli di Israele fu comandato di celebrare la Pasqua di generazione in generazione,

gli ebrei di tutto il mondo ricordano la liberazione dalla schiavitù in Egitto, preghiamo

che vedano l'unico modo possibile di essere liberati dalla schiavitù spirituale, cioè

Yeshua il Messia!

 

Benedizioni da Tel Aviv

Ari e Shira

(tratto da maoz israel)

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Padova - Incontro speciale alla sede Edipi

Netanyahu ha risposto

Le cose sono andate così. 
Dopo il voltafaccia fatto dal governo italiano nell'approvazione del voto sulla "Palestina" come membro osservatore dell'Onu, vigliaccata compiuta motu proprio dall'attuale Presidente "tecnico" del Consiglio, Mario Monti, con la tutela del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e l'approvazione del leader della sinistra, Pier Luigi Bersani, la delusione e l'amarezza erano aggravate in me dalle critiche che in quei giorni la stampa nazionale rivolgeva al Premier dello Stato d'Israele, Benjamin Netanyahu, per il modo in cui aveva temporaneamente risolto la questione dei missili che Hamas dalla striscia di Gaza faceva piovere sul territorio israeliano. Sotto l'impulso di fare o dire qualcosa, una sera ho pensato di scrivere una virtuale lettera aperta a Netanyahu con cui esprimere, in una forma il cui aspetto puramente letterario era dimostrato dal fatto che lo chiamavo confidenzialmente Bibì, pensieri e valutazioni sull'argomento. Ho preso carta e penna - si diceva una volta -, adesso invece dico che mi sono messo davanti al computer e ho continuato a scrivere, correggendo e limando, fino a tarda notte. 
La mattina successiva la "lettera aperta" era sul sito di "Notizie su Israele", e quella stessa mattina ho ricevuto dal presidente di Edipi, Ivan Basana, un'inaspettata telefonata in cui mi esprimeva il suo desiderio di far tradurre in inglese quella lettera e di consegnarla, nell'incontro che sarebbe avvenuto a Roma alcuni giorni dopo, all'ambasciatore di Israele in Italia, Naor Gilon, affinché la facesse pervenire a Netanyahu. Così ha fatto e così è avvenuto: la lettera è arrivata sul tavolo del Primo Ministro israeliano. 
Ma il fatto ancora più inaspettato è che Netanyahu ha risposto, e non come il confidenziale Bibì a cui mi ero rivolto, ma proprio come il Rosh haMemshalah, il Capo del Governo dello Stato d'Israele, consegnando in forma ufficiale una lettera a Dani Viterbo, responsabile di Keren Hayesod in Italia, affinché la consegnasse personalmente a me, e per conoscenza a Ivan Basana, nella sede dell'Associazione Edipi a Padova. Cosa che è avvenuta nella giornata di ieri. 
Poiché la mia lettera aperta era stata pensata per i lettori di "Notizie su Israele", è giusto che gli stessi lettori ne conoscano la risposta, che qui riporto senza tradurla, nella forma originale inglese.


 

Terminavo quella lettera aperta dicendo di essere certo di "intepretare il sentimento sincero di molti miei fratelli in fede": invito quindi questi fratelli a considerare la risposta di Netanyahu come rivolta a tutti loro, affinché ne traggano consolazione e stimolo ad andare avanti nel loro lavoro di amorevole sostegno alla causa d'Israele. 

La lettera completa


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News da Beit Emanuel - Purim

Cari Amici

In tutte le generazioni esistono coloro che desiderano distruggere il popolo Ebraico ha dichiarato Benjamin Natanyahu recentemente in un messaggio di purim. In questa generazione prosegue, viviamo in un’era benedetta perché v’è uno Stato Ebraico in grado di difendere il popolo Ebraico.

Purim ammonisce noi tutti, donne e uomini affinché intraprendessimo azioni capaci di  salvaguardarci. E non solo lasciare che gli eventi prendano il loro corso. Non possiamo aspettare passivamente qualche intervento divino.

Questo è il messaggio nel libro di Ester. Purim è una garanzia che la mano divina interverrà per rovesciare i tavoli dei nemici di Israele, quando si è disposto a lottare per la giusta causa. Non è fato né conseguenza per l’eroina di Purim.  Questa giovane ragazza usando il buon senso dell’intuizione di donna, e con la persuasione gentile femminile riuscì a convincere il re ad ascoltare la sua supplica. “Si e verificato per coincidenza,” quando lo zio fedele ha rischiato tutto per difendere ciò per cui credeva e non ha esitato a mettere in guardia il suo popolo riguardante l’imminente pericolo.

Mentre purim è una ricorrenza costante che ricorda agli ebrei che hanno dei nemici dedicati alla loro distruzione, si impara dal libro di Ester anche che si può e si deve fare qualcosa al riguardo. Alla resa dei conti quando sembrano che tutte le carte sono contro, non si deve stare a covare.

Si celebra il purim come una memoriale affinché ci scuota dall’apatia.

E’ giunto il momento di alzarsi e fare qualcosa, qualcosa che si può fare, qualcosa che si dovrebbe fare. Qualcosa che potrebbe ribaltare la situazione contro il nemico, sventarlo  con la sua stessa follia, oppure impiccare un Aman sulla sua stessa forca.

L’autore Israeliano Yossi Klein ritiene che la lettura della storia di purim sia opportuna. La tradizione sottolinea che il libro di Ester è l’unico testo sacro nella Bibbia Ebraica in cui il nome di Dio non viene menzionato, e questo viene inteso come un’indicazione del fatto che questa storia richiede iniziative umane e quindi che l’aiuto di Dio sia implicito.

Bisogna celebrare il purim, fare quella cosa che continuamente si è rimandato per lungo tempo. Purim promette che tutti pezzi rotti nella vita possono essere riposizionati.

La regina Ester voleva godere delle benedizioni del palazzo senza portare la responsabilità di dover essere scelta dal re. Quando comprese finalmente la gravità della situazione, non ha esitato esclamando, “ se io debbo perire, che io perisca” e unii la sua sorte con quella della sua gente per la giusta causa.

Quest’anno si celebra 5773 (2013) in Israele, con un Iran nucleare, prodotti chimici mortali persistenti oltre il confine Siriano, stoccaggio di missili degli Hezbollah in Libano, il tunnel degli aspiranti Al Qaida sotto le colline di sabbia a Gaza, e le guerre civili che si infuriano alle nostre porte.

La posta in gioco è elevato che mai, ma il libro di Ester non verrà mai meno. Potete starne certi, prendete un momento, riflettete su cosa potete fare e fatela senza indugiare, potete essere come Mardocheo e Ester chi lo può dire, che fosse siete arrivati nella vostra attuale posizione in tempo come questo?


Qualche divertimento di purim

E’ una gioia ogni anno insegnare i nostri piccoli fin dalle tenere età l’importanza della celebrazione di purim.

Questa anno i nostri bambini hanno cantato un medley di canzoni che ricordano le vittorie di D-o sui nostri nemici.

La politica di purim

Alla luce delle recenti elezioni Israeliane, i giovani hanno presentato una prospettiva di aggiornamento politico sulla storia di purim.

Vashti-campaigning per i diritti delle donne, Mardocheo per i valori morali dei conservatori, Aman per il capitalismo fascista, mentre Ester per la “Beauty Queen of Israel”.

Meno male che ha vinto Mardocheo.

Troppo vino

Troppo vino per il re!

Possano tutti crescere per essere come la regina Ester e lo zio Mardocheo.

Benedizioni a voi tutti e Purim Sameach

David e Michaella

Beit Emanuel

 

(trad. Friday Osague)

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Israele, gli Ebrei e l'Antisemitismo

Israele, gli Ebrei e l'Antisemitismo

 

Siamo la generazione della memoria. Su di noi è ricaduta la responsabilità di non dimenticare.

A più di sessant'anni circa dall'apertura dei cancelli di Auschwitz, emblema del male assoluto che la barbarie umana ha realizzato in nome dell'ideologia, scomparendo i sopravvissuti allo sterminio ,incombe su di noi il dovere di ricordare e di trasmettere alle generazioni future il senso profondo del far memoria sulla tragedia della Shoah.

L'Istituzione del Giorno della memoria per ricordare la tragedia della Shoah che colpì, annientandoli sei milioni di ebrei europei, ci obbliga a non dimenticare.

Oltre la banalità della commemorazione, al di là della retorica di maniera si deve costruire una forte motivazione a ricordare per le generazioni che potrebbero non aver più motivo di restare aggrappate alla memoria dello sterminio. La scuola che appare dunque il luogo privilegiato da sempre e sempre per insegnare e per apprendere, anche in questa circostanza assume un ruolo essenziale in contrasto all'oblio, al negazionismo,alla dimenticanza. In realtà la scuola è l'unica istituzione che può raggiungere in modo capillare e incisivo intere generazioni che il 27 gennaio di ogni anno, per legge, leggono, rappresentano, espongono, dibattono, rivivono insomma il dramma della Shoah in tutte la sua complessità.

Il mondo esiste solo per il respiro dei bambini che vanno a scuola”( Talmud babilonese-Shabbth 119b) . Pochi anni prima della distruzione del Tempio (nel 589 circa A.C.) nella Terra Santa fu organizzata l'istruzione per l'infanzia. Ogni città doveva avere degli insegnanti che si dovevano occupare dell'istruzione dei fanciulli dai sei ai sedici anni. La convinzione radicata nella cultura ebraica del valore di educare l'infanzia e l'impegno a coltivare lo spirito critico emergono ancora una volta dal Talmud “ Una città in cui non ci sono bambini che vanno a scuola sarà distrutta” (Talmud babilonese-Shabbath119b).

In questa ottica ecco emergere però una questione veramente emblematica. E se nell'atavico eccezionale interesse del mondo ebraico verso la scuola,verso l'educazione di uno spirito critico nei giovani e verso l'istituzionalizzazione dell'istruzione fosse da ricercare una delle cause più nascoste e meno indagate dell'antisemitismo europeo? In fondo, nella storia dell' Europa, nel divenire dei suoi regimi totalitari,il mondo ebraico, per le sue intrinseche caratteristiche era e resta del tutto incompatibile con l'affermarsi di una dittatura. Un regime totalitario è del tutto intollerante verso un libero sistema di istruzione.Al contrario l'ebraismo,con il suo Talmud,capace di sviluppare senso critico, con lo studio della Bibbia,attraverso il quale si imposta una disciplina centrata sul rispetto di regole etiche sia religiose che civili,è orientato a formare cittadini e non fantocci ammaestrati dai

totalitarismi.

L'entrata in vigore, nel 2000, della legge istitutiva del Giorno della Memoria fu segnata da non poche polemiche,anche all'interno delle stesse comunità ebraiche. . Un bilancio dei dieci anni trascorsi appare comunque molto controverso e composito. .La questione ruota essenzialmente intorno al senso della memoria della Shoah, ovvero se oltre la commemorazione dei morti sia possibile un dibattito sul futuro dei vivi. Occorre cercare ad esempio di capire se esiste un futuro per l'ebraismo europeo, senz'altro minoritario rispetto all'ebraismo mondiale , oltre quello di officiante della memoria. Fino al 1938 l'ebraismo era per di più europeo, dopo il 1945 non lo era quasi più. ” Se comprendere è impossibile -diceva Primo Levi-conoscere è necessario”. Allora in questa ottica apparirebbe quanto mai opportuna ogni iniziativa mirata a dare un contributo storico rigoroso e lucido che dal passato possa trarre elementi in grado di leggere l'attualità e suggerire scenari futuri.

La memoria della shoah,tuttavia,sembra non portare quasi mai a parlare e dibattere sulle attuali e sempre risorgenti forme di antisemintismo ivi compreso quello antisionista, e neppure delle orribili stragi come il genocidio del Rwuanda o il dramma del Darfur ,ma solo e soltanto della questione palestinese. Hannah Arendt ,in tema di antisemitismo, si interrogò sulla possibilità di rispondere indagando storicamente sia su quanto successe agli ebrei sia su quale ruolo essi giocarono.Gli ebrei sono soggetti interconnessi della medesima storia,questa fu l'ipotesi interpretativa della Arendt autrice del libro” Le origini del totalitarismo “ edito nel 1951. Nel 1963 pubblicando:”Eichmann in Jerusalem.A report on the banality of evil. “, reportage di quando tra il' 61 il '62 la Arendt aveva seguito, per il New Yorker ,il processo ad Adolf Eichmann, parlerà della” banalità del male.”

La scrittrice evocò dunque la banalità del male come chiave interpretativa per penetrare il mistero dell'olocausto ebraico e descrisse Eichmann ,icona di questa tesi,come un grigio burocrate, docile strumento di morte,non animato né veramente motivato da idee antisemite,“uomini come lui ce ne erano tanti e questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano e sono tuttora terribilmente normali.” Deborah Lipstadt, una storica americana, nominata da Bill Clinton allo United States Holocaust memorial council, ha pubblicato un libro non ancora tradotto in italiano, intitolato “The Eichmann trial “ dove contraddicendo la tesi della Arendt sostenne che egli fu un uomo colto che sposò “ l'idea di purezza razziale “.Egli- egli dice la Lipstadt “era tutto tranne che banale”. Sarebbe quindi una lettura perversa della natura umana dire che egli fu un uomo ordinario e che ogni altro uomo ordinario avrebbe potuto fare quello che egli ha fatto.

Secondo la Lipstadt, “La colpa principale di Aannah Arendt ,la più grave, ,consiste nell'aver assolto ,nei fatti, l'antisemitismo. I commenti della Arendt vennero fatti propri da teologi, intellettuali e umanisti che abbracciarono la sua spiegazione universale del genocidio che li liberava dal nucleo antisemita della cultura europea. Arendt ci ha fornito una visione dell'olocausto in cui l'antisemitismo ha un ruolo minoritario. Così ,oggi in tanti commemorano le vittime ma si scagliano contro Israele”. Come a dire che le tesi della Arendt sono state utilizzate a fini politici e ideologici e la minimizzazione dell'antisemitismo da parte della Arendt ha contribuito a trasformare Eicmann nel simbolo universale del totalitarismo.In questo contesto appare di grande attualità e perciò meritevole di attento studio il pensiero di

Vasilij Grossman. Nel suo libro “Vita e destino” ha descritto le molteplici facce dell'antisemitismo per concludere che :” l'antisemitismo è in stretta connessione con le grandi questioni della politica ,dell'economia,dell'ideologia e delle religioni mondiali. E' questo il suo tratto più nefasto .E la fiamma dei suoi roghi ha rischiarato

le epoche più tremende della storia:” A.B.Yehoshua nel suo saggio:” Antisemitismo e sionismo. Una discussione” si chiede se esista una sola radice dell'odio per gli ebrei definito solo a partire dalla fine del XIX secolo”antisemitismo”. Potrebbe sembrare semplicistico porsi una simile domanda in relazione ad un fenomeno così prolungato nel tempo,così vario nelle sue manifestazioni e dai motivi così disparati? Un odio immutato in un mondo che avanza e cambia, in evoluzione?.Quale legame possiamo trovare tra il compositore Wagner o e Seneca ,tra lo scrittore francese Cèline e lo storico Cornelio Tacito.Stesso odio al di là dei secoli e della diversa cultura a dividere a questi personaggi.

Un popolo vecchio di 4000 anni che ancora dibatte e si interroga sulla sua identità Chi è ebreo ? Cos' è un ebreo ? In che misura un israelita è ebreo ? Il sionismo classico predicava il ritorno degli ebrei a Sion come unico rimedio all'antisemitismo.

La riflessione di Yehoshua prende l'avvio diremmo in modo sorprendente dall'analisi di un testo sacro il Libro di Ester, secondo la versione del canone ebraico della sacra scrittura. Ancor prima dell'avvento del cristianesimo, dell'Islam dell'antisemitismo moderno del nazismo e del conflitto mediorientale i motivi dell'antisemitismo vennero espressi con stupefacente sintesi ed accuratezza nel libro di Ester scritto tra il IV e il II secolo a.C. Uno dei protagonisti del libro, Haman ,si presentò al re di Persia e gli disse :” c'è un popolo ,disperso tra gli altri popoli in ogni provincia del tuo impero, che vive separato dagli altri, a modo suo. Ha leggi diverse e per di più non osserva la tua. Non ti conviene lasciarlo vivere in pace .Se sei del mio parere ,dà ordine scritto che sia sterminato ed io verserò ai funzionari dell'amministrazione trecentoquaranta tonnellate d'argento per il tesoro regale “. Il re disse a questo persecutore degli ebrei:” Quel denaro è nelle tue mani e quel popolo è in tuo potere :fanne quello che vuoi.”

Nel libro di Ester il fattore scatenante la volontà di sterminio di Haman. Fu il rifiuto di Mardocheo, ebreo, parente della regina di Ester, ad inginocchiarsi, secondo il costume della corte di Persia davanti ad Haman. Mardocheo è figura paradigmatica dell'individuo che rifiuta di piegarsi davanti al totalitarismo. Altrettanto paradigmatica è la figura del re Serse la cui neutralità lungi dall'essere innocua o stimabile si rivela ancor più pericolosa in quanto legata ad un grande potere. Nel suo saggio A.B.Yehoshua sottolinea appunto che una delle possibili cause dell'antisemitismo vada ricercata proprio nella forte identità dell'ebreo. La storia del popolo ebraico documenta come si è giunti a connettere religione e nazionalità. Questo è un nucleo duro dell'identità ebraica che crea sconcerto e paura tra i gentili,ovvero tutti i non ebrei, perchè l'ebreo conserva sempre una doppia nazionalità: può essere italiano, russo spagnolo ma sarà sempre e comunque un ebreo. Italiano, russo, tedesco, ma sempre ebreo. E'possibile accettare questa diversità o tentare di modificarla?precostituendo questo la base per una seconda causa dell'antisemitismo : la paura "qual'è la natura di questa paura assurda. Al di là dell'analisi della problematica personalità di ogni antisemita occorre anche chiarire cosa nell'identità degli ebrei provoca reazioni tanto violente "

Sartre nel suo saggio “L'antisemitismo,Riflessioni sulla questione ebraica” del 1946, offre una possibile soluzione al problema ricercandola nella comprensione da parte di ogni cittadino che il destino degli ebrei sia il suo destino. "L'antisemita è un codardo che non vuole confessare la sua viltà. Ma bisognerà dimostrare a ciascuno che il destino degli ebrei è il suo destino.Non ci sarà un francese libero finche gli ebrei non godranno la pienezza dei loro diritti, finche un ebreo in Francia e nel mondo potrà temere per la propria vita".

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TU BISHVAT E IL GIORNO DELLA MEMORIA L’UOMO: UN ALBERO CHE DEVE RICORDARE…


 

Il 27 Gennaio, come ogni anno, ricorre il "Giorno della Memoria", un evento che ricorda lo sterminio e le persecuzioni del popolo ebraico nei campi nazisti.

Lo scopo di tante iniziative è soprattutto quello di conservare nel futuro la memoria di un tragico periodo della storia, italiana ed europea, con la speranza che simili eventi non possano mai più accadere.

Quest’anno, le iniziative che commemorano questo giorno così importante coincidono con la festività ebraica di Tu Bishvàt, Rosh Hashanà Lailanòt, ossia il Capodanno degli alberi.

Secondo il calendario ebraico, Tu Bishvàt (metà mese di Shevàt) che cade il giorno 15 di Shevàt (gennaio-febbraio), quest’anno corrisponderebbe al nostro 26 gennaio. È una delle festività minori, cioè stabilite dall’uomo per commemorare eventi tristi o lieti della storia d’Israele.

Durante la festa di Tu Bishvàt si usa piantare alberi.

Questo gesto simbolico viene associato al desiderio del popolo d’Israele di rendere nuovamente verde un paese che è descritto come “stillante latte e miele”, metafora per indicare un terreno rigoglioso dove l'agricoltura fiorisce facilmente. In Israele, dove in genere il clima è meno freddo, questo giorno viene indicato come il giorno in cui cominciano a fiorire i mandorli e il giorno in cui c’è il passaggio dalla stagione invernale a quella primaverile. In realtà, non è il vero passaggio dall’inverno alla primavera, ma piuttosto il momento in cui finiscono le piogge torrenziali, simbolo dell’inverno, e dove inizia il primo sole che vede germogliare i mandorli.

Uno dei significati simbolici attribuito a Tu Bishvàt è la riflessione sulla natura dell’uomo. L’ uomo può essere visto come un albero capovolto che ha le sue radici verso l’alto. Questa identità simbolica propone una riflessione sulle origini dell’uomo, sulla sua dipendenza dall’alto nelle risorse naturali e spirituali. Come l’albero prende la sua vitalità dalla terra attraverso le radici, così l’uomo deve prendere la sua vitalità dal Cielo.

Come l’albero, anche l’uomo ben piantato nel Signore deve produrre buoni frutti, che in questa ricorrenza come la Giornata della Memoria, si trasformano in frutti della memoria; frutti che non devono far dimenticare cosa è successo al popolo di Dio, perché così facendo la generazione futura possa imparare a non commettere gli stessi errori o meglio gli stessi orrori.

Ogni uomo è paragonato a un albero e molti alberi sono stati sradicati nei campi di concentramento e nei ghetti durante la Shoà, per questo motivo, i sopravvissuti, tutti gli ebrei e tutti noi, dobbiamo piantarci nella casa del Signore, come è scritto nel Salmo 92: 13 “Quelli che sono piantati nella casa dell’Eterno, fioriranno nei cortili del nostro Dio”.

E ancora nel Salmo 1:3 c’è scritto: “Egli sarà come un albero piantato lungo i rivi d’acqua, che dà il suo frutto nella sua stagione e le cui foglie non appassiscono; e tutto quello che fa prospererà”.

 

Dio vi benedica

Shalom

Rossella Genovese

 


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Novità editoriale al 2° Convegno Internazionale EDIPI 7-8-9 dicembre


Il 2°Convegno Internazionale EDIPI è sui blocchi di partenza e nel
nutrito programma spunta un'ulteriore novità assoluta.
Infatti la collana editoriale EDIPI si arricchisce di un nuovo titolo:
IL TUO POPOLO SARA' IL MIO POPOLO.
Con l'appassionata prefazione di Michael W. Smith, l'autore Don Finto
analizza come Israele, gli ebrei e la chiesa cristiana si uniranno negli ultimi tempi.
Tradotto in molte lingue, la tiratura solo negli USA ha superato le
114.000 copie. Il presidente di EDIPI, Ivan Basana, ha detto: "Questo
libro è un intervento di cardiochirurgia spirituale che genera un cuore
nuovo per Israele".
Il libro verrà presentato in anteprima nazionale nella giornata
introduttiva del 2° Convegno Internazionale EDIPI di Pomezia-Roma
(www.aliyah.edipi.net)

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Lettera aperta a Benjamin Netanyahu, detto Bibi

Caro Bibi, 
spero che mi permetterai di chiamarti confidenzialmente così e di darti del tu, anche se non ci siamo mai conosciuti. Sono più avanti di te negli anni e inoltre so, per quel pochissimo ebraico che finora ho imparato, che nella tua lingua non esiste la forma di cortesia. Ma soprattutto so che non ti offenderai, per il semplice fatto che non ti capiterà di leggere queste righe. Ma immaginare di scriverti serve a me, per chiarirmi le idee e in parte per dare un po' di sfogo all'amarezza che provo in questi gioni per quello che si sente dire su di te e sul tuo paese. 
La prima ragione per cui ti scrivo è per chiederti scusa come italiano. Naturalmente non ho alcuna responsabilità personale, ma faccio parte di una nazione il cui governo pochi giorni fa ha commesso un'ignobile vigliaccata verso il tuo paese allineandosi con nazioni che, come tu ben sai e anche il nostro governo sa, quello che vogliono è soltanto la sparizione di Israele. Ci avevate contato, voi israeliani, sulla nostra amicizia: pensavate che di noi italiani ci si potesse fidare. E invece no. Purtroppo no. Ci avete sopravalutati. Vorrei chiederti scusa non soltanto perché la mia nazione ha approvato quel cumulo di menzogne e odio che è stato il discorso del relatore arabo-palestinese, ma anche per le parole di "amicizia" che ti sono state rivolte in seguito per rabbonirti da chi ci governa. Certamente, come politico navigato sarai abituato ai linguaggi ipocriti, ma so che in certi momenti fanno più male dei fatti che si vorrebbero "chiarire". 
Qualcuno ha detto che la decisione dell'Assemblea Generale dell'Onu, che ha accordato all'Autorità Palestinese lo status di Paese osservatore non membro, è stata "benedetta" dallo "spirito" di Yasser Arafat. Bisogna crederci, perché le ha dette la vedova di Arafat, e da quelle parti di certi spiriti se ne intendono. Ed è proprio di questo globalizzato spirito arafattiano di menzogna e odio che si è imbevuta quell'assemblea dell'Onu. E la nostra nazione vi ha partecipato. Per questo sento il dovere, in segno di testimonianza per tutti gli anonimi italiani che come me, pur non essendo in maggioranza, avrebbero voluto far sentire il loro dissenso, di chiedere scusa a te e alla nazione che rappresenti per l'ignobile scelta fatta dall'Italia in quella sede. 
La seconda ragione per cui mi rivolgo idealmente a te è per ringraziarti di quello che hai fatto per la tua nazione cercando di difenderla nei modi che il tuo governo ha ritenuto opportuni e possibili. Certo, si può sbagliare, ma in certe circostanze chi può essere sicuro di non farlo mai? "Israele adesso è isolato", dicono in molti, e forse credono di fare un'osservazione acuta, quando invece è una realtà evidente che va avanti da anni, per non dire da sempre. E di chi è la colpa? Di Netanyahu. O più in generale di Israele che va dietro a Netanyahu. Sono tanti quelli che lo dicono, anche fra gli amici d'Israele, anche fra gli ebrei. Non sai quante fini analisi si fanno in questi giorni, anche sui giornali italiani, e non solo su l'israeliano Haaretz, per dimostrare che hai sbagliato. E quante belle istruzioni retroattive ti sono state inviate (idealmente, come queste mie parole) per istruirti su quello che avresti dovuto fare e non fare. Se solo avessi potuto ascoltarli! A quest'ora Israele non sarebbe dove adesso è. Adesso non sarebbe isolato. Adesso sarebbe... beh, non lo so, perché a dire il vero non lo dicono. Una cosa però ho notato: in tutte quelle analisi, o per lo meno in quelle che mi è capitato di leggere, manca l'indicazione precisa e concreta di quello che avresti dovuto fare dopo decine di giorni di pioggia di missili sulle vostre teste. Si trattano temi di alto livello strategico-politico, di rapporti con l'Onu, l'America, l'Egitto, l'Europa e altro ancora, ma di missili caduti sulle teste degli israeliani, e di quelli che sicuramente cadranno ancora sulle medesime teste, non si parla. O se ne parla sbrigativamente, en passant, per passare subito a qualche altro argomento ritenuto più importante. La cosa però non salta all'occhio dei lettori perché devi sapere, se per caso non te ne fossi ancora accorto, che per la maggior parte delle persone i missili che vi piovono sulla testa sono meno della metà di quelli che vi meritate. Di che vi lamentate dunque? E poi la gente è interessata alla pace, e la pace non è minacciata dai razzi islamici che distruggono le case degli ebrei, ma dalla costruzione di case per ebrei che tu, con riprovevole sfacciataggine, ti sei permesso di ordinare nella capitale del tuo Stato: un altro grave errore che anche molti tuoi amici ti rimproverano. Sta scritto nel profeta Zaccaria che negli ultimi giorni Dio farà di Gerusalemme "una coppa di stordimento per tutti i popoli circostanti". Si direbbe che questo stordimento sia già cominciato, perché la quantità di sciocchezze che anche le persone più sensate riescono a dire quando introducono nel loro discorso il tema di Gerusalemme è impressionante. Forse il consiglio implicito contenuto nel silenzio dei commentatori è che i missili islamici avresti dovuto lasciarli cadere sulle vostre teste e dedicarti alla politica di alto livello, come fanno loro. Questo però naturalmente non sarebbe stato accolto molto bene dagli israeliani, e tu lo sapevi. Quindi hai agito, e loro ti hanno appoggiato. E se qualcuno ti ha criticato, è stato soprattutto quando ti sei fermato. Hai fatto bene a cominciare l'attacco? Hai fatto male a cominciarlo troppo tardi? Hai fatto male a finirlo troppo presto? Io non lo so. So soltanto che hai fatto del tuo meglio per difendere il tuo paese, come era tuo dovere, mentre altri hanno fatto e fanno di tutto per denigrarlo e distruggerlo. Per questo ti ringrazio, perché il bene della nazione d'Israele sta a cuore anche a me, anche se non sono né ebreo né israeliano, come sta a cuore a tanti altri che come me non sono né ebrei né israeliani. 
So che tu lo sai, nel senso che sei a conoscenza dell'amore che molti cristiani evangelici (ma non tutti) hanno per Israele, e sai che non è finto. Anch'io sono fra quelli, e penso che sia un conforto per gli ebrei d'Israele sapere che ci sono persone non ebree e non israeliane che stanno dalla parte d'Israele per motivi non interessati. 
Il conforto è reciproco quando si avverte che questo amore è riconosciuto e creduto. Nell'ultimo viaggio che ho fatto in Israele ho avuto il piacere di sentir dire da Dan Bahat, lo scienziato che per anni è stato l'archeologo ufficiale di Gerusalemme, queste parole: "Sapete perché l'America sostiene Israele? Non è per la presenza della lobby ebraica, come molti dicono, ma per la presenza di milioni di cristiani evangelici che stanno dalla parte d'Israele". Ho provato un immenso piacere a sentire queste parole del tutto inaspettate, perché provenivano dalla bocca di un ebreo laico, informatissimo, coltissimo e intelligente, che non aveva nessun motivo per dirle se non perché corrispondevano alla realtà come lui l'aveva rilevata, in modo acuto e privo di pregiudizi, come ci aveva mostrato di saper fare nelle ricchissime spiegazioni storiche e archeologiche che ci aveva fornito nella visita di Israele che abbiamo avuto l'onore di fare sotto la sua preziosa guida.


Quindi, caro Bibi, nella certezza di interpretare il sentimento sincero di molti miei fratelli in fede, ti rinnovo le mie scuse per quello che abbiamo fatto noi italiani e i miei ringraziamenti per quello che hai fatto tu per i tuoi connazionali. E se anche queste parole non arriveranno a te personalmente, potranno forse essere lette da qualcuno che è in sintonia con quello che tu sei e rappresenti per Israele. 
Con stima e simpatia, 
Marcello Cicchese 

(Notizie su Israele, 3 dicembre 2012)

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