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Nazzarena Condemi

Nazzarena Condemi

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Giornata della memoria a Palma di Montechiaro

Domenica pomeriggio, su invito della pastora Giusi La Rocca vedova Marchetta, una rappresentanza dell'associazione B'Nei Efraim si è recata in visita nella comunità evangelica di Palma di Montechiaro per ricordare insieme la Shoah.

La riunione si è aperta con un momento speciale di lode e adorazione guidato dalla pastora La Rocca Marchetta. Successivamente, preceduta da un breve commento della presidente di B'nei Efraim, si è svolta la rappresentazione teatrale ispirata al libro di Ester che da anni l'associazione ha scelto di portare in scena specialmente in occasione della ricorrenza della Giornata della Memoria, per la ricchezza di significati spirituali che esso contiene, in relazione ai drammatici eventi legati ai tentativi, lungo i secoli, di sterminare il popolo ebraico e culminati con la Shoah durante il nazifascismo.

La regina Ester porta anche il nome di Hadassa, ed entrambi i nomi rivelano qualcosa del carattere e del destino di questa eroina della Bibbia. Hadassa vuol dire mirto, una pianta dall'odore dolce e gradevole ma aspra al gusto e lei fu molto dolce con il suo popolo ma aspra con i suoi nemici; Ester significa invece “ nascosta”. Bisogna infatti srotolare il libro per veder emergere tutto ciò che è apparentemente celato: la presenza di Dio nella Storia anche quando tutto sembra affidato alla sorte, il travaglio interiore di Ester, giovane ebrea nascosta in vesti di regina alla corte di Assuero, il rovesciamento delle sorte degli ebrei la cui fine era già stata decretata, il destino mutato di Mardocheo e la sorte cambiata del malvagio Haman. Ma il libro assurge anche a paradigma della insensata e costante opera delle forze del male impegnate, nel corso dei secoli, a perseguitare e cercare di cancellare il popolo di Dio dalla faccia della terra. Non a caso in questo libro sono contenute la prima espressione spregiativa di “ uomo giudeo” rivolta da Haman a Mardocheo e la prima definizione in termini di antisemitismo del popolo ebraico. “Allora Haman disse al re Assuero: C'è un popolo disseminato e separato fra i popoli in tutte le province del tuo regno, le cui leggi sono diverse da quelle di ogni altro popolo e che non osserva le leggi del re; il re non ha perciò alcun vantaggio a lasciarli in vita. Se così piace al re, si rediga un decreto, perché vengano distrutti ...” Ester: 3 vv.8-9.

I fratelli di Palma, che si sono prodigati per curare gli aspetti scenici e tecnici, hanno molto apprezzato la rappresentazione realizzata dai giovani di B'nei Efraim che si impegnano in questa attività con tanta buona volontà e dedizione. Entrambe le comunità sono state veramente edificate nella comunione fraterna, accomunate dall'amore per il popolo ebraico e per Israele e dalla comune volontà di proseguire l'impegno a favore della riscoperta delle radici ebraiche della nostra fede.

La calda atmosfera di accoglienza, di pace e di gioia che abbiamo goduto non ha potuto cancellare il tangibile senso di vuoto per la mancanza del pastore Alfonso Marchetta, la sua memoria sia in benedizione. Tuttavia siamo grati al Signore per il coraggio e la forza che sta dando alla sorella Giusi di proseguire l'opera del marito nonostante le invitabili difficoltà.

Il Signore è fedele e colui che ha iniziato un'opera la porterà a compimento.

REPORT VIAGGIO IN ISRAELE KEREN HAYESOD

Dal 29 ottobre al 3 novembre 2013 ho partecipato ad un viaggio in Israele organizzato dal Keren Hayesod. Dal 2008 ad oggi, sono stata in Israele circa otto volte. Ogni viaggio è stato bello ed a suo modo indimenticabile. Ho visitato Israele come turista-pellegrina, ho viaggiato accompagnando gruppi di amici, ho viaggiato con Edipi ed ogni esperienza è stata particolare. In ogni viaggio ho visto qualcosa di interessante, ho visitato luoghi per la prima e unica volta, mentre in altri sono tornata e ritornata senza annoiarmi. Ho conosciuto persone interessanti e ho avuto compagni di viaggio sempre diversi, il che ha conferito ad ogni viaggio un significato diverso per il punto di vista e la prospettiva che proveniva dall'arricchimento di impressioni, sempre nuove, dei compagni di viaggio.

Visitare Israele con il Keren Hayesod è stato più che un viaggio, una vera esperienza di vita . Una manciata di giorni che però ha dato la sensazione di una dilatazione del tempo per la straordinaria intensità delle emozioni vissute e la densità degli eventi a cui abbiamo partecipato. Trovo difficile in questo report riuscire a sfuggire al rischio di un resoconto entusiastico, dal momento che ogni cosa che riguarda Israele è per me fonte di entusiasmo. In realtà, dal mio punto di vista non ho necessità di scoprire o di avere conferme sulle avanzatissime capacità, le grandi possibilità e l’incredibile realtà che Israele può mettere in campo e vantare. Per quanto mi riguarda, l’incondizionata passione per Israele nasce dall'avere Dio nel mio orizzonte e dall'avere fondato la mia fede sulla Bibbia: in pratica non amerei di più Israele pur sapendo quanto sia straordinariamente avanti nella ricerca scientifica, non mi sarebbe più caro per il fatto che hanno ,ad esempio, una eccellente sanità e una riconosciuta supremazia tecnologica. Piuttosto mi baso sulle parole che Deuteronomio 7: 6-8 recita: ”Infatti tu sei un popolo consacrato al Signore tuo Dio. Il Signore, il tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. Il Signore si è affezionato a voi e vi ha scelti, non perché foste più numerosi di tuti gli altri popoli, anzi siete meno numerosi di ogni altro popolo, ma perché il Signore vi ama: il Signore vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha liberati dalla casa di schiavitù, dalla mano del faraone, re d'Egitto, perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri. ” Dal momento dunque che si tratta di fede la questione sta proprio nel credere all'Iddio di Israele e alle sue promesse, dunque non è a carico di chi crede l'onere di provare che le cose stiano così, anche se le cose non sono né semplici né facili. Se non abbiamo l'onere di provare, abbiamo però il compito di dimostrare con le Scritture che il credente cristiano, nato di nuovo, è innestato nell'albero di olivo che è Israele laddove sono pure le nostre radici. Le radici della nostra fede, le radici della nostra teologia e le radici della nostra dottrina. Dunque non è intenzione di chi scrive relativizzare i concetti riguardanti la nostra posizione di credenti, perché un recinto ideale occorre stabilirlo. Ovvero il tema in questione concerne proprio la posizione dei cristiani, a qualunque denominazione appartengano, riguardo agli ebrei, all'ebraismo, alla religione ebraica e allo Stato di Israele. Non credo di esprimere un concetto originale se affermo che la cristianità in generale, guardata nel suo insieme e nell'ufficialità, lungo l'arco della storia, abbia sofferto talvolta di dogmatismo, sia stata portatrice di un pensiero assolutista, che ha avuto espressioni di inaudita e feroce violenza, che si sia nutrita di un’ altrettanto violenta e feroce ignoranza al punto da elaborare la follia della dottrina della sostituzione e non dirò nulla di nuovo se ricordiamo a noi stessi come questa follia sia stata il padre naturale dello scempio nazifascista. Abbiamo la memoria troppo corta e uno smodato bisogno di dimenticare, ridimensionare e razionalizzare tutto ciò che non possiamo capire o spiegare. O non vogliamo capire. Quanta fretta nel liquidare i secoli bui dell'intolleranza, dei pogrom, dei ghetti, delle persecuzioni, quanta pervicace volontà di andare avanti, oltre e soprattutto di non elaborare seriamente la realtà che il cristianesimo ha sopraffatto l'ebraismo sterminando sistematicamente sia fisicamente che teologicamente e dottrinalmente il popolo di Dio. E' il caso di affrontare questa realtà? Sarebbe il caso di aprire un dibattito approfondito, scevro di pregiudizi sulla lettera ai Romani? E' ancora possibile che si continui a tergiversare sui capitoli 9, 10 e 11 di questa lettera? Abbiamo ancora difficoltà ad accettare il contenuto profetico dei libri di Geremia, Zaccaria, Isaia, Daniele e così via riguardante la Terra di Israele, la nazione di Israele e gli ebrei riguardo alle promesse e alle aspettative future? Oppure queste difficoltà insorgono a causa del conflitto dicotomico tra il concetto che abbiamo di Vecchio e Nuovo testamento? Non sarebbe giunto il momento, ad esempio, di considerare che Gesù e l'apostolo Paolo parlavano di Scritture e non di vecchi e nuovi testamenti? E' solo un problema di terminologia? Ma dietro le parole non ci sono i concetti e le idee? Se è così e se amiamo la verità della Parola di Dio, cominciamo ad usare le parole giuste e chissà che non iniziamo a cambiare di conseguenza anche le idee.

Il viaggio con il Keren come si inserisce in tale contesto? Direi che è molto significativo perché offre una prospettiva e un punto di vista spesso del tutto ignorato dai cristiani. In ragione dei secoli di oscurantismo spirituale e di insegnamenti religiosi artatamente falsi, oggi il cristiano ha un rapporto schizofrenico con la realtà di Israele. Da una lato abbiamo un cristianesimo che è divenuto custode della “Terra Santa”, espressione politicamente neutra che non disturba opposti schieramenti. Di fatto la chiesa cattolica, prima, e quella protestante poi, grazie anche alla forza della dottrina della sostituzione, in base alla quale ora la chiesa ha sostituito Israele nelle promesse, nelle benedizioni e nell'eredità delle profezie bibliche, hanno occupato i luoghi della vita di Gesù creando una sorta di itinerario turistico-religioso concettualmente e idealmente separato e lontano dall'Israele reale. E’ come una sorta di Disney World in America. E' dentro l'America, ma non è l'America. Quindi il lago Tiberiade, Tabga, il Giordano, il Santo Sepolcro etc sono come una sorta di “vangelolandia” ubicato in Terra Santa senza riferimenti all'Israele nazione. Quindi è possibile pregare un Gesù ebreo, figlio di una donna ebrea, della discendenza del re Davide, ma è altrettanto disinvoltamente possibile detestare, ostacolare e perseguitare gli ebrei, popolo di Gesù, e altresì altrettanto disinvoltamente possibile negare ad Israele il diritto di esistere.

Quando ho fatto il mio primo viaggio in Israele, ricordo, fra le tante cose, l'emozione dell'impatto e il desiderio di accumulare quanto più possibile immagini, impressioni e ricordi per poi poterli rivivere, con la mente, una volta tornata a casa. Fu un viaggio anche spiritualmente denso di significati per l'impatto emotivo di poter ripercorrere i luoghi noti delle Sacre Scritture. Fu veramente un viaggio dell'anima alla ricerca del contatto emotivo con i luoghi fisici della Bibbia. Ancora non avevo realizzato altro.

Quando feci il secondo viaggio, invece, accadde qualcosa che cambiò il corso della mia storia di fede. E non accadde in un luogo santo, né durante una cerimonia religiosa, ma nella sala dove fu dichiarato lo stato di Israele a Tel Aviv. Ero già stata in quel luogo e per la seconda volta avevo riascoltato le spiegazioni della guida, con grande interesse, avevo rivisto il filmato e riascoltato la registrazione con le voci originali dei protagonisti di quell'evento straordinario. La mia attenzione fu attratta dai versetti biblici scritti alle pareti della sala di ingresso. Mentre leggevo e rileggevo i versetti, andavo realizzando che la nascita dello Stato di Israele era veramente l'adempimento sotto gli occhi del mondo di una antica profezia biblica. Posso far risalire a quel momento la mia comprensione del fatto che ciò che riguarda Israele, in ogni aspetto, adempie in continuazione e a tutto campo a delle profezie o promesse contenute nella Bibbia. Se usciamo dai meandri mistico-contemplativi-filosofici che avviluppano la fede cristiana, senza per altro appartenerle, potremmo accorgerci che l'Iddio della Bibbia è un Dio pratico e concreto che agisce nella storia. Dobbiamo reimparare a conoscere il Dio di Israele se vogliamo decodificare la realtà che ci circonda e se vogliamo comprendere i piani di Dio riguardo a Israele e la Chiesa.

Il viaggio con il Keren Hayesod è stato una esperienza di incontri con personaggi straordinari, di visite in luoghi sorprendenti e di acquisizioni di nuove ed interessanti conoscenze.

Ciascuno di questi aspetti sarebbe bastato da solo a giustificare il viaggio che si è trasformato in un contenitore di esperienze. La sera dell'arrivo abbiamo visitato il villaggio Youth Village Ben Yakir-Hadera, creato per giovani a rischio, per assicurare una opportunità di crescita e di realizzazione a giovani che la vita ha posto in una situazione di grave svantaggio. La filosofia di base consiste nell’aiutare questi ragazzi a recuperare la fiducia e la stima in sé stessi e la sfida consiste nel porli in condizioni paritarie rispetto agli altri giovani più fortunati, al fine di offrire loro una medesima possibilità di inserirsi nella società. Il successo di questo progetto è nei risultati brillanti ottenuti dai ragazzi che sono transitati nel villaggio e che hanno raggiunto posti chiave nella vita di Israele. Tra le persone che ci hanno accolto una menzione speciale deve essere fatta per Benny Levin, vice presidente del consiglio di amministrazione di Israel Venture Networks e active chairman del board del Ben Yakir Youth Village. Benny Levine è uno di quegli uomini per cui è valsa la pena fare questo viaggio. E’ stato un vero privilegio ascoltare una persona di questa levatura, laureato al Technion di Haifa, tenente colonnello nei corpi di intelligence delle Forze di difesa israeliane, fondatore dello JDOCU, ha contribuito a creare NICE Systems, leader mondiale nelle soluzioni multimediali di registrazione digitale per i processi di Business Interaction Management. Ebbene con grande semplicità e senza retorici trionfalismi quest'uomo ci ha spiegato che il suo contributo, per altro notevole, alla realizzazione e conduzione di questo progetto del villaggio dei giovani a rischio, nasceva dalla sua volontà di offrire ad altri meno fortunati di lui e dei suoi 4 figli le stesse possibilità di riuscita e di successo nella vita che la vita aveva concesso a lui e ai suoi figli.

Il giorno successivo all’arrivo, accompagnati dal Brigadiere generale, Gal Hirsch, abbiamo visitato il Monte Bentale sulle alture del Golan e fatto un giro in jeep lungo il confine siriano. Il generale, uno dei membri dell’IDF più esperti in operazioni antiterrorismo. antisommossa e antiguerriglia, attualmente vice comandate della riserva attiva ha parlato a lungo dell’importanza strategica del Golan per Israele, ha ricordato e parlato della guerra di Yom Kippur, dei grandi miracoli che Dio ha compiuto per loro e dei miracoli che uomini di valore hanno realizzato con il loro sacrificio e la loro dedizione. E' stato un tempo meraviglioso, sulla collina in una splendida giornata di sole ad ascoltare questo moderno eroe mentre ci spiegava che gli israeliani non stanno combattendo battaglie in terre lontane o per interessi commerciali o di potere , ma combattono per la loro terra e la loro stessa sopravvivenza. Il coraggio e l'eroismo che manifestano gli proviene dal sapere che stanno difendendo le loro case, i loro familiari e amici, la loro stessa vita. Ad un certo punto il comandante ha citato Gedeone, dal libro di Giudici, ed è stato un attimo incredibile dove ancora una volta la Bibbia è divenuta realtà perché il generale ci spiegava che i loro comandanti e gli ufficiali agiscono come Gedeone e quando guidano i loro uomini non dicono: “ andate e fate” ma li incitano come Gedeone a fare quello che loro stessi fanno, ad imitarli. Il generale ci raccontava con naturalezza, sul piano operativo, una grande verità spirituale. Ovvero che anche se nella vita si occupavano di ingegneria, medicina o di commercio, in pochissimo tempo, di fronte ad uno stato di necessità, erano tutti in grado di indossare la divisa sempre a portata di mano e pronti a occupare il proprio posto di combattimento. Come non pensare al libro di Neemia che ben rappresenta la condizione di chi, anche al presente, con una mano edifica lo stato di Israele e con l'altra ha la sua arma in mano per difendere il proprio focolare? E' stato un vero onore e un grande privilegio aver conosciuto il generale Gal Hirsch. Appena possibile leggerò il suo libro best seller: ”War story-love story”(Storia di guerra, storia d’amore) edito nel 2009.

Una tappa molto interessante è stata la città di Safed, nel XVI secolo era una delle quattro città sacre di Israele e rappresentava il centro spirituale del mondo ebraico. Dopo una serie di vicende devastanti, tra cui terremoti, pestilenze, attacchi arabi, sta attualmente conoscendo un periodo di rinascita grazie ai centri di studio ebraici, ai siti di interesse artistico e ai resort turistici . Dunque questa cittadina deliziosa del nord di Israele riveste grande interesse per le sue Sinagoghe e le sue gallerie di arte. Nei pressi di Safed abbiamo poi visitato un centro di assorbimento che per molti nuovi immigrati rappresenta la prima casa nella loro nuova patria. Il programma di questo e altri similari centri di assorbimento include corsi intensivi di lingua ebraica, cicli di studio su ebraismo e sionismo, giornate di orientamento e soprattutto una rete assistenziale volta a soddisfare le esigenze immediate aiutando ad integrarsi gli olim etiopi che trovano sostegno nella complessa transizione da una società arcaica e rurale a una cultura moderna e tecnologica.

Un altro progetto che merita di essere menzionato è il progetto Net@ ad Hatzor Haglilit. Il progetto è uno degli strumenti più efficaci di mobilità sociale in Israele che permette, per tre anni, a circa 1000 ragazzi delle aeree più periferiche e disagiate del Paese di seguire corsi di informatica dopo l’orario scolastico e di imparare a progettare, realizzare e riparare reti, oltre che di affinare competenze di inglese e matematica. Il programma curricolare prevede attività di leadership e sociali. Ai giovani è inoltre richiesto di prestar volontariato, nelle rispettive comunità locali, per aiutare concretamente chi è nel bisogno mettendo a frutto le nozioni acquisite in aula. L’iniziativa comprende uno speciale programma di coesistenza fra ebrei, cristiani e musulmani nelle città di Nazareth, Acco e Ramla. Gli studenti imparano dunque non solo ad eccellere in ambito high-tech, ma anche a farsi promotori di scambi culturali per una coesistenza pacifica fra le varie anime di Israele. Alla fine del triennio gli studenti ottengono da Cisco sistems la certificazione internazionale di tecnico di rete avanzato. Grazie agli obiettivi raggiunti, i partecipanti al Net@ sono i candidati ideali per le unità di élite delle Forze di Difesa Israeliane, per brillanti carriere nel settore high-tech, nell’istruzione superiore ovvero per diventare i futuri leader.

Un altro momento particolarmente interessante è stata la visita alla società pubblica Rafael, che progetta, sviluppa, produce e fornisce un’ampia gamma di sistemi di difesa hi-tech a uso aereospaziale, marittimo e terreste, come missili e Iron Dome.

Di seguito, abbiamo visitato lo Youth Village di Ramat Hadassah, che è un altro villaggio dove il Keren ha investito i suoi fondi e le sue energie per prendersi cura di ragazzi in condizioni disagiate al fine di aiutarli a superare le loro difficoltà e a dotarli degli strumenti giusti per realizzarsi nella vita.

La visita al centro di ricerca nucleare di Soreq è stata un’occasione per conoscere i progetti di R&D del centro di ricerca nucleare pe usi civili più importante del paese. Il centro di ricerca nucleare di Soreq affiliato alla commissione per l’energia atomica di Israele, svolge molteplici attività che trovano applicazione in ambito scientifico, medico ed industriale. L’incontro con il giornalista Ehud Yaari, già capo commentatore TV per il Medio Oriente della televisione israeliana, scrittore, per la sua esperienza e competenza è considerato uno dei massimi commentatori sul Medio Oriente in Israele, Presso il Memorial hall della sede centrale del Keren Hayesod a Gerusalemme abbiamo potuto ascoltare Ehud Yaari esporre il suo resoconto commentato sulla difficile situazione sia in Israele che nei paesi vicini ad Israele come la Siria, l’Egitto e sui rapporti con l’Iran.

La visita al museo di Israele, principale istituzione culturale del paese nonché uno dei più importanti musei di arte e archeologia del mondo, ci ha dato l’opportunità unica di visitare la mostra temporanea su Erode il grande. Abbiamo naturalmente visitato il santuario del libro dove sono custoditi i Rotoli del Mar Morto, i manoscritti più antichi del mondo. Il museo offre un grande spunto di riflessione. I Rotoli sono stati ritrovati nel 1947, un anno prima della nascita dello Stato di Israele. Come se il Signore avesse voluto che il Suo popolo, il popolo del libro, ritornando in Eretz Israel potesse radunarsi attorno ai libri sacri ritrovati dopo secoli. Il pensiero va ancora una volta alla Bibbia dove Esdra e Neemia ci mostrano come era proprio nel carattere di ogni ritorno e di ogni ricostruzione accamparsi attorno alle realtà spirituali. Dal libro di Neemia cap.8 vv.1-3: “Allora tutto il popolo si radunò, come un sol uomo, sulla piazza che era davanti alla porta delle Acque; dissero poi ad Esdra lo scriba di portare il Libro della Legge di Mosè, che l’Eterno aveva dato ad Israele. Il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini e delle donne e di tutti quelli capaci di intendere. Quindi lo lesse sulla piazza che sta davanti alla porta delle Acque, dallo spuntar del giorno fino a mezzogiorno, davanti agli uomini, alle donne e a quelli capaci di intendere; e le orecchie di tutto il popolo stavano attente al libro della legge.”

Il giro al mercato all’aperto, shuk, di Mahane Yehuda con le sue variopinte bancarelle è un’esperienza da non perdere per la ricchezza e varietà dei suoi prodotti e delle spezie. All’entrata dello shabbat insieme ad alcune signore abbiamo acceso, in albergo, le candele con la signora Grace che di seguito ci ha piacevolmente intrattenute sugli aspetti pratici dell’osservanza dello shabbat.

Alla cena, poi, il signor Moise ha fatto la rituale benedizione del pane e del vino regalandoci un altro momento di intensa e gioiosa partecipazione ad una delle più significative celebrazioni della vita ebraica di tutti i tempi: lo Shabbat.

L’ultima giornata a Gerusalemme abbiamo visitato la sinagoga italiana, dove abbiamo assistito alla preghiera del sabato mattina e alla benedizione dei padri sui figli in partenza per il servizio militare.

Non poteva mancare una passeggiata, particolarmente suggestiva, nell’atmosfera unica dello shabbat, nei quartieri di Gerusalemme vecchia e al Kotel. Percorrere le vie della Città vecchia è come percorrere tremila anni di Storia. Il Kotel è l’unica parte rimasta intatta del muro di cinta del Secondo Tempio ed è divenuto luogo di riunione e preghiera. Nel 1967, il muro occidentale, comunemente conosciuto come muro del pianto è stato liberato dall’IDF durante la Guerra dei Sei giorni passando sotto la sovranità israeliana dopo 2000 anni. Un giorno per il Signore è come 1000 anni …..

Infine l’ultima significativa emozione ci è stata regalata durante il tour del Museo dedicato a Theodore Herzl situato sul monte omonimo.

Il museo con il supporto di avanzati mezzi audiovisivi ripercorre le vita del padre fondatore dello stato ebraico. Hertzl, giornalista inviato in Francia, restò turbato e impressionato dal processo Dreyfus e dal clima di antisemitismo che lo circondava e maturò la convinzione della necessità di fondare uno stato ebraico. Il monte Herzl chiamato anche haZikaron o monte della memoria è un luogo veramente toccante che racchiude la storia del paese e dove si trova il principale cimitero militare nazionale e sono sepolti i grandi dello stato di Israele. Alla cena conclusiva erano presenti il direttore generale del Keren Hayesod, Greg Masel che ci ha accolti con un discorso di ringraziamento per la nostra presenza e l’interessamento mostrato verso Israele. L’appello che ha rivolto a tutti noi è stato intenso nella sua essenziale semplicità: aver visto aspetti così variegati e insoliti di Israele ci poteva rendere i migliori testimoni di una realtà diversa da quella che certa stampa e certa propaganda continuano a diffondere spargendo assurde menzogne. Israele ha veramente bisogno di amici, soprattutto ha bisogno di verità. Molto interessante è stato l’intervento della giornalista Fiamma Nirenstein che ha voluto sottolineare la grande fatica di vivere in una realtà come quella israeliana dove in nessun modo si vuol rinunciare a condurre una vita normale ma che deve purtuttavia fare i conti con la minaccia incombente del terrorismo all’interno e dell’instabilità socio-politico-militare dei paesi confinanti all’esterno. Infine molto caloroso e profondo l’intervento di Ofer Bavli, direttore generale del dipartimento israeliano del JUF (Jewish Federation of Metropolitan Chigaco), già addetto stampa e portavoce dell’Ambasciata di Israele in Italia. Anche lui ha parlato della vitale importanza per Israele di poter contare su veri amici. Ed è stata un’inaspettata e piacevole sorpresa sentire il dottor Bavli citare Edipi tra gli amici sinceri di Israele. Ha nominato, non senza una certa emozione, Ivan ed Andie Basana, elogiando la loro lunga opera di sostegno a favore di Israele e auspicando una intensificazione ed estensione dei rapporti di reciproca stima con il mondo evangelico. Israele ha bisogno dell’amicizia e del supporto di uomini e donne di buona volontà.

Come ho detto all’inizio di questo report la questione vitale è la posizione dei cristiani riguardo ad Israele naturalmente secondo l’insegnamento delle Scritture. E’ in gioco la verità e quando si parla di verità la prima cosa che vacilla è la pace. Dobbiamo essere consapevoli che difendere Israele, difendere il diritto di Israele ad esistere, difendere Israele perché Dio ha scelto questo popolo, perché ha amato i padri Abramo, Isacco e Giacobbe, difendere questo popolo che ci ha insegnato che Dio è UNO, che Dio è Spirito, che ha dato al mondo Le Dieci Parole, che ha dato al mondo Gesù, può significare perdere la pace con gli amici, con i vicini ,con i parenti ed a volte anche con gli stessi confratelli. .

La verità e la pace non sempre possono coesistere. Se vogliamo la pace alle volte dobbiamo sacrificare la verità, se vogliamo la verità quasi di certo perderemo la pace; ma una pace a prezzo della verità a me pare una conquista molto misera e traballante. E per i cristiani dovrebbe essere inaccettabile compromettersi per qualcosa di meno della verità,

Sono convinta che, in questo tempo, abbiamo un’opportunità straordinaria di porre rimedio, in qualche modo e per quanto possibile, al male che per secoli e secoli la cristianità ha fatto al popolo di Dio. Ne verrà del bene anche a noi perché è legge spirituale che chi benedice il popolo di Dio sarà benedetto. Tutti i grandi cambiamenti cominciano talvolta con piccoli passi, piccoli segni che

possono trasformarsi in qualcosa di importante. Andare in Israele può essere qualcosa di semplice ma può condurre a grandi cambiamenti. Per esempio a smentire la valanga di menzogne che i media diffondono del continuo contro gli ebrei ed Israele. Se si visita il paese si può scoprire una realtà completamente diversa da quella che viene falsamente rappresentata e può essere determinante per uscire da un certo provincialismo religioso e bigotto. Avremmo solo da guadagnare nel confrontarci con la realtà dell’ebraismo da cui abbiamo fatto di tutto per staccarci, ma che prepotentemente oggi ci richiama ad un ritorno alle nostre radici, il che comprende anche l’opportunità concreta di sostenere moralmente, spiritualmente ed economicamente Israele attraverso quelle agenzie come il Keren Hayesod che riescono ad operare in maniera incisiva e proficua nei settori della società israeliana adempiendo ai precetti della Torah.

 

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Corso di Israelologia promosso da EDIPI in Sicilia con la collaborazione di B'Nei Efraim di Caltanisetta

Report sul seminario “Israele e la chiesa “ tenuto a Caltanissetta dal professore DIPROSE RINALDO

 

Il 16 novembre 2013 si è svolto a Caltanissetta il seminario intitolato “ISRAELE E LA CHIESA“, tenuto dal professore Rinaldo Diprose già direttore dell'Istituto Biblico Evangelico italiano.

Prima di entrare nel merito dello svolgimento dei lavori desideravo fare una piccola premessa. Qualunque discussione si voglia affrontare sul tema di Israele e la chiesa non si può prescindere dalla questione della teologia della sostituzione e dalle sue premesse e conseguenze.

Affrontare questo tema con superficialità o relegandolo all'occasionalità sarebbe, e di fatto è, un errore peggiore del male a cui si vuol porre rimedio. Se il cristianesimo non intraprende un cammino serio di revisione e ristrutturazione del pensiero biblico, e dunque teologico e dottrinale, difficilmente potremo ricavare i benefici attesi dal riportare in luce le verità bibliche e non potremo vedere quei frutti auspicati nei rapporti con gli ebrei e l'ebraismo.

Il rabbino capo della comunità ebraica di Roma, dottor Riccardo Di Segni, in un confronto serrato, con il cardinale Koch sull'Osservatore Romano contestava il paragone che il porporato aveva fatto tra la croce e la celebrazione dello Yom Kippur. ” Il credente cristiano -spiega rav Di Segni -può certamente pensare che la Croce rimpiazzi in modo permanete e universale il giorno del Kippur, ma se desidera dialogare sinceramente e rispettosamente con l'ebreo, per il quale il Kippur rimane parimenti nella sua valenza permanente e universale, non deve proporre all'ebreo le sue credenze e interpretazioni cristiane come “indici del cammino decisivo”… ”perché allora veramente- prosegue il rabbino Di Segni- si rischia di entrare nella teologia della sostituzione e la croce diventa ostacolo. Il dialogo ebraico -cristiano soffre inevitabilmente di questo rischio, perché l'idea della realizzazione delle promesse ebraiche è base della fede cristiana: quindi l'affermazione di questa fede contiene sempre un'implicita idea di integrazione, se non di superamento della fede ebraica”.

Ho voluto richiamare in breve questa polemica, che, per quanto dai toni civili e garbati, non cela, a mio modesto avviso, il senso di profondo disagio e di sofferta fatica, da parte dell'interlocutore ebreo, nell'affrontare il tema della dottrina della sostituzione.

Sicché il mio resoconto sul recentissimo seminario svoltosi a Caltanissetta non vuol limitarsi a descrivere il favorevole impatto che l'insegnamento del professore Diprose ha avuto sul numeroso uditorio accorso da diverse parti della Sicilia per ascoltarlo. Mi piacerebbe piuttosto sottolineare l'essenzialità di questo tipo di seminari e, in qualche modo dare atto sia al presidente di Edipi Ivan Basana che al professore Diprose della lungimiranza e avvedutezza che hanno avuto, per le rispettive competenze, di trattare e diffondere questo insegnamento.

L'enorme attualità di questo argomento dobbiamo necessariamente desumerla proprio dall'attenzione che viene rivolta ai suoi molteplici contenuti. Sul notiziario dell'Ucei dell'aprile 2013, il rabbino Di Segni in un breve ma significativo articolo, parlando dell'allora imminente cerimonia della presa di possesso della cattedra di vescovo di Roma dell'allora neo eletto papa Francesco, ha sottolineato il fatto che ciò non sarebbe avvenuto in Vaticano ma nella basilica di San Giovanni in Laterano.

Sebbene potesse apparire paradossale da parte di un rabbino occuparsi di tali questioni, il dottore Di Segni riteneva opportuno sottolineare il collegamento tra la simbologia ebraica e l'opposizione Laterano-Vaticano. La storia narra come molti degli arredi del Secondo Tempio di Gerusalemme, distrutto dai romani, come ad esempio la menorah, il candelabro a sette bracci, furono portati a Roma. E furono esposti come trofei. Dove poi siano finiti lungo l'arco dei tempi non è dato di sapere, in compenso ci sono al riguardo molte ipotesi e leggende. Una di queste ipotesi collocherebbe il candelabro nei sotterranei del Vaticano. Dietro questa ipotesi però c'è il pensiero ebraico che considera la Chiesa cattolica come l'erede dell'impero romano. Ma vi è di più. Il rabbino Di Segni ritiene che i cristiani del medioevo abbiano potenziato la concezione che il possesso degli oggetti sacri del Tempio di Gerusalemme significasse che la Chiesa aveva preso il posto dell'antico Israele divenendone la continuatrice. La questione acquista ulteriore interesse se si considera il fatto che sempre nel medioevo fosse diffusa convinzione che tali oggetti sacri non fossero custoditi in Vaticano ma in Laterano che si trova in un complesso urbano voluto dall'imperatore Costantino. Il trasferimento a Roma di reliquie cristiane provenienti da Gerusalemme ad opera dell'imperatore, di sua madre Elena e di neofiti cristiani, sancisce il processo di trasferimento in Laterano, dunque a Roma, di tutto il significato biblico, spirituale e religioso che erano propri e peculiari di Gerusalemme. Il rabbino Di Segni infine conclude il suo articolo con questa osservazione: ”E' questa tradizione sostituzionista che sta dietro al rito di insediamento di oggi, anche se probabilmente a tutt'altro si pensa ; è di questa nuova Gerusalemme che il papa vescovo prende possesso. Magari ci lasciassero la Gerusalemme originale.”

In ordine a questa considerazione appare evidente dunque la stringente necessità per il mondo evangelico di comprendere l'importanza di ampliare lo studio teologico e dottrinale includendo un percorso serio e continuativo di studio sull'Israeologia al fine di poter recuperare appieno la verità della Bibbia. Proprio dalle considerazioni del Rabbino capo di Roma ci giunge chiaro il monito di affrontare questo tema in maniera seria e approfondita. Si sente l'urgenza di ricercare una verità profonda che è stata sepolta per secoli e che una sorta di archeologia spirituale deve tornare a portare in luce. Gesù è stato un riformatore per il suo tempo. Lui disse di se stesso che non era venuto ad abolire la legge ma a portarla a compimento. Non manifestò l'intenzione di smantellare i fondamenti dell'ebraismo biblico, o di capovolgere l'assetto delle promesse relative ad Israele e alla Terra di Israele e non parlò mai di sostituzioni riguardo alla posizione di Israele come Capo delle nazioni, servo dell'Altissimo, il primogenito, l'amato per elezione e così via. Ma possiamo senz'altro dire che Gesù ha operato per riformare le tradizioni umane, per liberare la Torah dall'impalcatura di religiosità in cui gli uomini religiosi del tempo l'avevano ingabbiata.

Ma oggi, dopo duemila anni di menzogne, di inganni, di errori e di persecuzioni noi non possiamo essere più riformatori. Ora, se vogliamo veramente ritornare al centro della volontà di Dio, se vogliamo fare la buona, piena e accettevole volontà di dell'Eterno dobbiamo accettare tutto il consiglio di Dio e avere il coraggio di essere ristrutturatori dell'opera di Dio. Devono essere ristrutturare le antiche verità. Non ci sono rivelazioni nuove, ci sono verità bibliche da riportare in luce dopo che secolari detriti le hanno sepolte.

A mio parere questa è la sfida che abbiamo davanti a noi. Dobbiamo avere il coraggio di cambiare le nostre idee per cambiare anche le nostre azioni e ricercare la benedizione di Dio sul terreno dell'adempimento delle sue promesse.

In questa visione il seminario del professore Diprose assume un valore specifico nel fornire le basi per un serio approccio al tema della teologia della sostituzione, soprattutto per lo studio delle conseguenze che sono ricadute sulla cristianità dal punto di vista dottrinale, spirituale, etico, organizzativo. Siamo riconoscenti al professore Diprose per la sua incrollabile testimonianza di fede nell'aver accettato il nostro invito nonostante le evidenti difficoltà a cui inevitabilmente va incontro nei suoi spostamenti in un’altra città. La sua presenza è stata di grande incoraggiamento ed esempio sul piano della testimonianza cristiana. L'insegnamento è stato condotto in modo tale da suscitare e mantenere l'attenzione dei presenti per l'intera giornata. L'esposizione chiara degli argomenti, anche quelli più impegnativi, ha reso fruibile al composito uditorio la trattazione dei temi affrontati. La grande capacità espositiva e l'esperienza didattica hanno consentito al professore Diprose di esporre le sue argomentazioni ottenendo l'apprezzamento di quanti lo hanno ascoltato.

Il seminario di Caltanissetta ha poi avuto un valore aggiunto a mio avviso legato al fatto che la sua realizzazione è nata da una collaborazione tra ben quattro chiese, oltre quella di Caltanissetta. Infatti il pastore Ottavio Prato di Catania, il pastore Giacomo Trombino di Caltagirone, il pastore Giusi La Rocca ved. Marchetta di Palma di Montechiaro e il pastore Giovanni Prinzivalli di Sciacca, insieme a numerosi membri delle rispettive comunità hanno cooperato per partecipare al seminario e per determinarne la buona riuscita. Queste cinque comunità hanno trovato un punto di collaborazione concreto, anche di natura economica, attorno al tema di Israele. Il mio auspicio è che questa occasione sia in qualche modo profetica: potremmo veder rifiorire la speranza di ritrovare quell'unità nella fratellanza proprio attorno alla riscoperta, rivalutazione e riappropriazione delle radici ebraiche della nostra fede.

 

 

GIORNATA DELLA CULTURA EUROPEA -CONVEGNO DI SIRACUSA “ EBRAISMO E NATURA” - REPORT

Domenica 29 settembre 2013, in occasione della giornata europea della cultura ebraica, si è svolto a  Siracusa un convegno dal titolo “Ebraismo e natura”. Lo scopo  della manifestazione era  quello di far scoprire al pubblico la cultura ebraica e tutti gli Heritage sities  ad essa legati, che in questo  giorno hanno aperto  le loro porte  per essere visitati gratuitamente .

Nella  sala conferenza dell'hotel alla Giudecca di Ortigia si sono susseguiti gli interventi di insigni oratori allo scopo di far conoscere al pubblico la poliedrica  vivacità della  cultura ebraica e le connessioni del patrimonio storico-culturale ebraico con la terra di Sicilia.  All'architetto  Manuel Giliberti è stato affidato il compito di parlare    della  "Giudecca" di Siracusa;  il dottore Francesco Taormina, architetto e professore all'Università Tor Vergata di Roma, ha intrattenuto l'uditorio con una brillante e suggestiva relazione  sui lavori riguardanti  il Porto Piccolo di Siracusa, che ingloberà l'antico cimitero ebraico. Alessandro Musco, professore di Storia Medievale all'Università di Palermo, avrebbe dovuto parlare  dell'importanza dell'Ebraismo Mediterraneo, ma, a causa di un serio imprevisto, non ha potuto partecipare ed è stato sostituito dalla professoressa Pepi che ha egregiamente assolto il compito affidatole. Nel suo interessante intervento la professoressa  ha richiamato l'attenzione sulla stretta vicinanza culturale tra la Sicilia e Israele e sulla necessità di intessere relazioni stabili e continuative. David Cassuto, architetto e professore presso la Scuola di Architettura dell'Università Ariel di Israele, nonché ex vicesindaco di Gerusalemme e figura di spicco tra gli “italkim”, si è soffermato  sull'architettura del Miqvè in Sicilia e in Europa. Il professore Cassuto, brillante oratore, non ha mancato di affascinare l'uditorio intessendo  la sua esposizione con citazioni e osservazioni di notevole spessore. Una menzione speciale merita l’intervento  del dottore  Giuseppe Vitale,  medico naturalista, che  ha parlato della piante e degli alberi nella Torah, delle simbologie, degli usi e della loro presenza nel territorio siciliano. Il dottore Vitale ha catturato sin da subito l'interesse dell'uditorio, non solo per l'eloquenza vivace ma per i contenuti  particolarmente interessanti della sua relazione. Il tema della  somiglianza  oro geografica e ambientale tra la Sicilia e Israele  e  il tema  della natura nella Torah, nonché le possibili applicazioni medico-scientifiche legate agli studi delle piante sono stati trattati in modo originale e capace di destare l'interesse e la curiosità per ulteriori approfondimenti. Sarebbe dunque auspicabile che in futuri convegni dedicati al tema della cultura ebraica si potesse dare adeguato risalto agli aspetti legati alla natura nella Torah e al tema della medicina naturalistica.

Durante la manifestazione, è stato conferito il titolo di ambasciatore italiano della fondazione Keren Kayemeth LeIsrael Italia al sindaco di Siracusa. Nel cortile dell'Hotel è stato piantato un albero di cedro a memoria del significativo evento.  Durante il convegno, è stata anche presentata la borsa di studio intitolata ad "Amalia Daniele di Bagni", diretta agli studenti universitari che produrranno tesi sugli heritage sities di cultura ebraica del bacino del Mediterraneo.

Al convegno ha partecipato anche il professore Dario Sutter, responsabile dell'UCEI per la Sicilia: la sua  presenza riveste a mio avviso  un significato ben più ampio di un semplice atto di partecipazione ad un evento, per quanto significativi possano essere sia l'uno che l'altro. Questo permette di intravvedere nel futuro  un’auspicabile stagione  in cui il mondo ebraico, nelle sue variegate espressioni, possa aprirsi  lasciando scoprire i tesori di antica sapienza, di profonda cultura, di valori etici di cui il mondo dei gentili troppo a lungo è stato deprivato e che molti di loro vorrebbero condividere. La Sicilia ha subìto una irrimediabile perdita economica, sociale, culturale  e morale allorché gli ebrei siciliani sono stati cacciati dall'isola nel 1492. Ciò che è andato perduto, tutto il patrimonio di una umanità che di per se stessa è una ricchezza, con i suoi valori, la sua operosità il suo ingegno, non lo si potrà recuperare mai più, però possiamo provare a recuperare una memoria che è stata per troppo tempo negletta e sottaciuta.

In conclusione di questo breve ma ritengo esaustivo report su questa giornata,  è doveroso dare risalto alla bella cornice dell'Hotel Residence alla Giudecca, sede del convegno, per la presenza delle Miqvè, gli antichi bagni rituali, che sono i più grandi d'Europa. L'impronta ebraica ad Ortigia è nota e ben documentata  dalla  storiografia e dall'archeologia, ma l'atmosfera suggestiva che  avvolge il visitatore lascia nell'anima un profondo senso di nostalgia, l'eco di antiche memorie , come un caleidoscopio di luci, di suoni, di colori, di voci  che potrebbe tornare a ricomporsi, a riprendere vita nella vita di tutte le persone di buona volontà  impegnate a sostenere e difendere gli ebrei e  a riscoprire la loro millenaria cultura .

Nazzarena Condemi                                                      Caltanissetta 6 novembre 2013

 

 

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