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Redazione Edipi

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Israele-Gaza, la ricostruzione dei missili lanciati da Hamas

Israele, Gaza, Hamas e missili.

Sono i quattro protagonisti di un fine settimana di paura per i cittadini israeliani che vivono nel sud del paese, costretti a convivere sotto la pressione del lancio di missili sparati da Hamas. Dalla Striscia, infatti, solo nel fine settimana scorso, sono stati lanciati circa 130 missili contro il territorio israeliano.

Gli abitanti della città e dei villaggi nella parte meridionale dello Stato ebraico sono stati costretti a tenersi a 15 secondi dai rifugi, il tempo massimo per potersi mettere in salvo. Eshkol, Kisufim, Sderot, Nir Am, zona industriale di Ashkelon sono state fatte oggetto di un numeroso lancio di missili, caduti anche in prossimità di un parco giochi di un asilo e di una sinagoga, nonché vicino alle case dei civili. Parco giochi: bambini. Sinagoga: religione. Case: civili.

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La Francia sul ring contro Israele

Analisi di Manfred Gerstenfeld (Traduzione di Angelo Pezzana)

Le relazioni tra Francia e Israele sono state per decenni ambivalenti e complesse. Tra le più rilevanti, quella dell’attuale governo francese, il cui comportamento sembra voler fare un occhio nero a Israele. Il presidente Emmanuel Macron è apparentemente un tipo nuovo di francese. Ha raggiunto la presidenza senza essere passato tra le file di un partito politico esistente. È un politico gentile e intelligente, con un'istruzione eccellente, una prospettiva internazionale, molte idee e buone relazioni pubbliche. Tuttavia, l'analisi deve concentrarsi sui fatti e non sulle parole. Un buon punto di partenza sono le reazioni francesi alla recenti violenze alla frontiera con Gaza. Quando il primo ministro israeliano Netanyahu ha incontrato Macron a Parigi ad aprile, il presidente francese gli ha detto che il trasferimento dell'ambasciata statunitense a Gerusalemme "ha causato la morte di molte persone e non ha fatto avanzare la pace".

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Perché Israele non si libera di Hamas con un’operazione militare?

Di Ugo Volli

L’ondata di attacchi con razzi e mortai che Hamas ha compito contro Israele fra sabato e domenica sembra essersi conclusa in una fragile tregua, ma già sono partiti nuovi proiettili, vi sono stati nuovi lanci di palloni incendiari e Israele ha reagito con contrattacchi dell’aeronautica o di droni. Il capo di Hamas ha minacciato aggressioni “più intense”. E Netanyahu e Lieberman hanno ammonito che il cessate il fuoco non significa tolleranza per gli attacchi incendiari e che Hamas pagherà il prezzo delle sue azioni. Israele però in tutta questa faccenda ha mostrato molta moderazione. Non ha cercato di eliminare fisicamente chi lancia palloni e aquiloni incendiari, non ha usato la sua potenza per attaccare davvero Hamas a Gaza e non ha organizzato una spedizione militare su Gaza, anche se ha colpito pesantemente le infrastrutture militari di Hamas. Ci si può chiedere il perché. Perché Israele non si libera di Hamas, dopo tutte le recenti provocazioni, con un’operazione decisa su Gaza?

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“Via gli ebrei dalla Germania”. Una ondata di attacchi antisemiti sciocca il paese

Aggressioni a rabbini, giovani con la kippà, professori israeliani di Giulio Meotti ROMA - E' sulla Faz di questa settimana che Michael Hanfeld ha denunciato l'assuefazione tedesca all'antisemitismo: "Nel fine settimana a Berlino, un ebreo è stato picchiato da un gruppo di persone perché indossava una collana con la stella di David. La polizia ha arrestato sette uomini e tre donne, siriani. La vittima ha subìto una lacerazione alla testa. L'atto non ha smosso molti sentimenti. Dopo l'attacco lanciato da due giovani, a Prenzlauer Berg, su un diciannovenne a metà aprile, duemilacinquecento persone si sono ritrovate per la marcia di solidarietà 'Berlino indossa la kippah'. Quasi tre mesi dopo, manca un tale gesto. E anche la risposta dei media all'attacco è bassa. Ciò dimostra quanto sia superficiale la presunta sensibilità all'antisemitismo. L'antisemitismo sta diventando un fenomeno quotidiano". In una settimana, la Germania è stata scioccata da ben tre aggressioni antisemite di alto profilo in tre diverse città del paese. Un professore israeliano di cinquant'anni è stato assalito da un tedesco di origini palestinesi che gli ha tolto di testa la kippah e lo ha spinto mentre urlava: "Nessun ebreo in Germania". Prima un rabbino di Offenbach è stato vittima di un assalto fuori dalla sinagoga. "Hanno urlato, 'ebrei di m ... a' e 'Free Palestine' e altre cose contro di me", ha detto il rabbino Menachem Mendel Gurevitch. "Di solito ignoro cose del genere, ma questa volta ho deciso di provare a parlare con loro. Ma più parlavo, più mi urlavano". Poi il rabbino ha confessato: "I miei figli non vogliono camminare con me se indosso una kippah perché sono spaventati". Poche ore prima, un ragazzo con la stella di Davide è stato attaccato e colpito in un parco della capitale. Intanto prendeva corpo la storia del bullismo subìto dagli studenti ebrei al liceo d'élite berlinese John F. Kennedy, frequentata dai rampolli della Berlino bene. E non era ancora calata l'indignazione per la sorte subìta dal ristorante israeliano di Feinberg, che aveva ricevuto messaggi di odio e minacce di morte. Ad aprile, un video aveva fatto il giro del mondo. Un ragazzo arabo israeliano si era messo la kippah per vedere cosa sarebbe successo a passeggiare per le strade di un quartiere bene di Berlino. Un ragazzo siriano lo ha colpito a cinghiate al grido di "ebreo". Adesso il commissario federale per l'antisemitismo, Felix Klein, vuole che gli incidenti antisemiti siano registrati a livello nazionale. Ieri intanto Margaret Taub, presidente della comunità ebraica di Bonn, ha invitato i correligionari a non indossare più i simboli ebraici in pubblico: "Diventa sempre più difficile essere ebrei in Europa. Se la gente vuole ancora indossarne uno per motivi religiosi, consiglio di indossare un cappello sopra. Per proteggere se stessi e le loro vite, non dovrebbero essere riconoscibili come ebrei". Il governo Merkel ci prova, denuncia come meglio può, stanzia fondi per nuovi programmi di sensibilizzazione, aumenta le misure di sicurezza attorno ai siti ebraici. Ma la sensazione è che siamo di fronte a una diga che ormai è crollata. L'ex presidente tedesco, Joachim Gauck, ha ammesso di essere "terrorizzato dal multiculturalismo" soltanto dopo aver lasciato ogni carica, aggiungendo: "Trovo vergognoso ... quando l'antisemitismo tra la gente dei paesi arabi viene ignorato o se la critica dell'Islam viene immediatamente sospettata di far crescere il razzismo". Kein Jude in Deutschland ha gridato uno degli assalitori nei giorni scorsi. Niente ebrei in Germania. E' il 2018, ma sembra il 1938.

Il Foglio

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