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Claudia Condemi

Claudia Condemi

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EDIPI invitato alla manifestazione del Tu BiShvat a Roma il 17 gennaio 2014

Con la partecipazione della prof. essa Claudia Condemi, delegata EDIPI per il Lazio, e su invito dell'Ambasciata di Israele a Roma, si è svolto a Roma una commovente celebrazione del Tu BiShvat.

 

ROMA: CELEBRAZIONE DEL CAPODANNO DEGLI ALBERI (Tu BiShvat)

Il 17 gennaio alle ore 9.00 l’Ambasciata di Israele in Italia ha ricordato il giorno di Tu BiShvat (o Rosh Hashana Lailanot, che significa capodanno degli alberi) con la piantumazione di un ippocastano nel parco intitolato a Yitzhak Rabin nel quartiere Parioli di Roma, in collaborazione con il KKL ed alla presenza di alcuni esponenti della comunità ebraica romana e dell’amministrazione comunale capitolina. Un albero per simboleggiare vita, libertà e pace, aspetti profondamente radicati nella tradizione ebraica.

Il Presidente del KKL Raffaele Sassun, dopo aver salutato e ringraziato i presenti ed aver ricordato la figura di Sharon, definito “uomo di pace che ha rincorso la pace e che oggi riposa in pace”, ha sottolineato come sia evidente la grande importanza che ha l'albero nella visione ebraica. “ L'albero – ha spiegato - è nella nostra tradizione, ed anche in quella cattolica, simbolo di vita, di libertà e di pace. L'albero è il testimone, il filo conduttore di intere generazioni. Celebriamo la festa del Capodanno degli alberi mangiando svariati tipi di frutta fresca e secca e promettendo che si cercherà di rendere meno arida la terra piantando nuovi alberi. E' il momento in cui ognuno di noi cerca di riconciliarsi con la natura che ci circonda".

Il Presidente Riccardo Pacifici ha preso la parola per sottolineare l’importanza che le istituzioni condividano con la comunità ebraica momenti che sono oltre che religiosi anche conviviali, come piantare un albero, sia nei momenti luttuosi ma anche belli come in questo caso, in cui simbolicamente viene ricordato il ciclo della vita e della Terra.

Per il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni "le radici ecologiche della tradizione ebraica sono molto antiche", ed ha poi ricordato come, un tempo, le guerre si facessero assediando le città con macchine da guerra costruite in legno, ed ha anche citato Deuteronomio 20:19 che recita: “Attento a non distruggere gli alberi da frutta intorno alla città attaccata”. Questo a dimostrazione della grande attenzione alla natura presente da sempre nella cultura ebraica.

Anche l’ambasciatore di Israele Naor Gilon nel suo intervento ha voluto ricordare la figura di Sharon.

L’amministrazione era rappresentata dal vicepresidente del II Municipio e dall’assessore alla Cultura, Flavia Barca, che ha colto l’occasione per ringraziare la comunità ebraica dell’accoglienza ed amicizia mostrate fin dall’insediamento del nuovo consiglio comunale. Secondo l’assessore, il rispetto enorme della tradizione e della memoria della Comunità rappresenta un notevole sostegno per la città di Roma e celebrare, attraverso questa festa molto sentita nel mondo ebraico, un legame con la terra e con le radici rappresenta un monito a ricordare l’importanza di conoscere la nostra storia e le nostre origini.

Terminati gli interventi, le personalità presenti, aiutati dai ragazzi della scuola ebraica A. Sacerdoti, hanno proceduto alla messa a dimora dell’albero, simbolo di pace e di speranza di un futuro di pace. Piantato nel parco "Yitzhak Rabin" di Roma, l'albero ha così consacrato il ringraziamento per la fecondità della terra, come ogni anno, ricordando il giorno in cui, in Israele e nella Diaspora, si rivolge la massima attenzione al patrimonio naturale e si dedica uno spazio speciale alla terra e alla natura.

 

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Io e la Memoria

In Italia gli articoli 1 e 2 della legge n. 211 del 20 luglio 2000 recitano:

«La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all'articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere »

Si avvicina il 27 gennaio e come succede da 14 anni si moltiplicano gli eventi che ricordano lo sterminio di 6 milioni e mezzo di ebrei europei. In tutti gli ambienti istituzionali si organizzano convegni, incontri, seminari per ricordare la più grande strage del ventesimo secolo: è come se un potente riflettore si accendesse sulle comunità ebraiche di tutto il mondo per celebrare e ricordare gli ebrei vittime della Shoah.

In genere, il 28 gennaio il mondo si affretta a spegnere il riflettore, a mio avviso nel timore che agli ebrei si conceda troppa attenzione e soprattutto troppa solidarietà. Non sempre accade così, per esempio in molte scuole si è compreso che il significato del Giorno della memoria può essere un percorso formativo, ricco di molteplici sfaccettature, su cui lavorare durante l’intero anno scolastico. Per esempio con i miei alunni ho partecipato a numerose iniziative. Insieme abbiamo piantato un albero nel giardino di una scuola del litorale laziale in onore di un giusto romano; abbiamo effettuato viaggi della memoria con il comune di Rome o la provincia nei campi di Auschwitz, di Mauthausen, di Fossoli, presso la risiera di San Sabba a Trieste, abbiamo ospitato nella nostra scuola testimoni diretti della Shoah (Shlomo Venezia, Alberto Sed e Sami Modiano) che hanno portato la loro testimonianza e la loro tragedia personale. Infine abbiamo partecipato a convegni relativi al progetto ed a diverse manifestazioni proposte dalla comunità ebraica romana il 27 gennaio presso il tempio maggiore ed i miei alunni hanno acceso una candela per la festa di Hanukkah con gli alunni della scuola ebraica. Piacerebbe poter dire che lo studio e gli impegni connessi alla memoria della Shoah trovano sempre accoglienza e disponibilità, ma non è così. Molto spesso si fa una grande fatica a superare le micro e macro azioni di boicottaggio da chi non comprende né il valore né il significato del lavoro che si sta svolgendo. Alle volte ci si deve impegnare a trovare strategie di persuasione per ottenere il consenso dei Presidi, per lo più riluttanti affinché il lavoro svolto non venga vanificato. Spesso bisogna rispondere alla fatidica domanda: “Perché dobbiamo commemorare solo gli ebrei ? Non possiamo ricordare anche gli armeni, i tutsi, le vittime di Hiroshima e Nagasaki, i vietnamiti, le vittime del Ku Klux Klan e via dicendo?” E io mi chiedo: “Qual è il problema?” Perché quando ho organizzato un incontro sull’eccidio degli armeni, nessuno, ma proprio nessuno mi ha fatto la stessa domanda? Credo che una delle motivazioni più profonde risieda nell’antisemitismo mascherato da antisionismo che serpeggia in molti luoghi istituzionali e la scuola non fa eccezione. Ma anche questo è un tema scomodo, perché alla fine tutto si risolve in un giudizio sommario su Israele che subisce spietate critiche se considerato popolo mite (su questo c’è una spietata letteratura che sottolinea come gli ebrei durante la shoah abbiano accettato tutto, non si sono ribellati, hanno sopportato l’insopportabile, e quindi condannati perché “apatici”) e subisce altrettante e più feroci critiche se considerato un popolo forte (vedi i sionisti paragonati ai nazisti). La ragione di tutto questo non sono riuscita a trovarla a livello razionale: tutto secondo me acquista un senso se gli ebrei vengono inquadrati per quello che sono e rappresentano, il popolo eletto. Certo parliamo a livello spirituale e soprattutto parliamo a coloro che credono nell’Iddio di Abramo, Isacco e di Giacobbe e quindi non solo agli ebrei stessi, ma a tutto il mondo della cristianità.

Dopo aver affrontato per anni il problema di come celebrare la giornata della memoria, cercando di non scadere nella retorica né nella ricerca di emozioni fini a sé stesse, ricorrendo ad “espedienti” sempre nuovi per catturare l’attenzione e la riflessione del pubblico, ora si sta facendo un passo indietro, per  l’accusa sempre più diffusa di aver costretto il mondo intero ad un’overdose di memoria. Io ritengo invece che non si parli abbastanza di memoria, se ancora ci sono persone che arrivano a negare che l’olocausto ci sia mai stato: all’Università La Sapienza di Roma il 29 novembre al conferimento alla laurea honoris causa a Sami Modiano, sopravvissuto di Auschwitz, tutti noi presenti abbiamo avvertito il grande dolore che traspariva nel suo discorso di ringraziamento a causa proprio della consapevolezza che una volta scomparsi i testimoni diretti di quell’orrore i negazionisti possano avere il sopravvento. A mio avviso bisogna che la cristianità di buona volontà si impegni con coscienza e responsabilità a sostenere il popolo ebraico anche in questo settore. Possiamo e dobbiamo aiutarli a portare il doloroso fardello della memoria. Abbiamo un debito morale nei loro confronti che ci impone di impegnarci con coraggio, determinazione e buona volontà a non dimenticare e a far memoria. Lo dobbiamo a loro e ai milioni di morti la cui vita è stata il prezzo dell’odio e del fanatismo, lo dobbiamo a noi stessi se veramente abbiamo compreso il peso che l’intolleranza religiosa ha avuto come lungo e storico prologo a questa tragedia e lo dobbiamo infine ai giovani che hanno il diritto ad essere informati sul passato ed educati ai valori autentici della Parola di Dio .

NOTA : Insegno in una scuola superiore da quasi 30 anni, da 20 in un istituto tecnico industriale alla periferia est di Roma.

Mi occupo di memoria dal 2007, quando è andata in pensione la collega che era referente del progetto. Da allora, oltre alle iniziative svolte con gli alunni, a livello personale, ho cercato di prepararmi sull’argomento frequentando corsi a livello universitario presso la scuola dello Yad Vashem a Gerusalemme e presso il Memorial de la shoah di Parigi ed all’Università di Roma Tre e frequentando seminari proposti dal progetto memoria del CDEC e del Fnism. Mi sono resa conto, nel tempo, che una tematica così complessa, così coinvolgente e controversa richiede una accurata e approfondita preparazione…

In questi anni, ho lavorato a fianco degli alunni delle mie classi, che sono riusciti a produrre anche buoni lavori: in alcuni ho visto tangibilmente il cambiamento provocato dall’avvicinamento a questi temi, in altri meno, ma tutti, proprio tutti hanno imparato che esiste una comunità al centro di Roma, la cui presenza sul territorio è antecedente alla presenza dei romani stessi, con tradizioni ed usi differenti dai nostri, che hanno subito nel corso di 2000 anni persecuzioni culminate nel secolo scorso con l’eliminazione fisica di gran parte della comunità durante la tragedia della shoah. Non mi pare poco in ragazzi per cui la parola “ebreo” era solo una un’offesa scritta sui muri o sugli striscioni negli stadi o al massimo era sinonimo di avaro.

Al fine di poter acquisire maggiori e approfondite informazioni, è possibile consultare il notevole archivio multimediale, lo USC Shoah Foundation The Institute for Visual History and Education, creato da Steven Spielberg tra l’altro con gli incassi ricavati dal film “Schindler’s list” : chi volesse, può collegarsi al sito http://www.shoah.acs.beniculturali.it/ , per ascoltare le innumerevoli testimonianze di sopravvissuti allo sterminio nazista e non solo ebrei, molte delle quali in italiano e chiedersi se sia possibile inventare storie come quelle che vengono raccontate. Insomma, se si possiede un minimo di coscienza è obbligatorio conoscere ciò che è stato, gli strumenti per farlo ormai sono tanti, cartacei, visivi, multimediali, non ci sono più scuse, in un giorno come il 27 gennaio ma anche il giorno di ferragosto, lo dobbiamo al popolo di Israele.

 

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