Menu

Deprecated: Non-static method JApplicationSite::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/hm2j6jp9/edipi.net/templates/gk_news/lib/framework/helper.layout.php on line 181

Deprecated: Non-static method JApplicationCms::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /home/hm2j6jp9/edipi.net/libraries/cms/application/site.php on line 272
Gabriella Morabito Frye

Gabriella Morabito Frye

URL del sito web:

Sukkot

Sukkot

Lo Yom Kippur appena trascorso, ha dato inizio alla costruzione delle capanne del Sukkot (Festa dei Tabernacoli)  Neemia 8:14-16 (La Nuova Diodati (LND)) “14 Trovarono scritto nella legge che l'Eterno aveva comandato per mezzo di Mosè, che i figli d'Israele dovevano dimorare in capanne durante la festa del settimo mese, 15 e che in tutte le loro città e a Gerusalemme dovevano divulgare e proclamare un bando che diceva: «Andate al monte e portatene rami di ulivo, rami di ulivastro, rami di mirto, rami di palma e rami dal folto fogliame, per farne capanne, come sta scritto». 16 Allora il popolo andò fuori e portò i rami, e si costruirono le capanne, chi sul tetto della propria casa, chi nei loro cortili, altri nei cortili della casa di DIO, sulla piazza della porta delle Acque e sulla piazza della porta di Efraim.” Yom Kippur (il giorno della espiazione) appena passato ha visto il popolo ebraico in Israele e in tutte le nazioni del mondo digiunare.   Appena chiuso lo Yom Kippur la scorsa notte, I nostri pensieri sono andati verso il Sukkot (Festa dei Tabernacoli), che è inizia il mercoledì sera.   Quale è la connessione fra le due festività?    
Levitico 25:9La Nuova Diodati (LND) “9 Al decimo giorno del settimo mese farai squillare la tromba; nel giorno dell'espiazione farete squillare la tromba per tutto il paese.” Attraverso lo Yom Kippur, ci pentiamo dei nostri peccati e chiediamo perdono a Dio così da poter vivere una vita restaurata in Lui.   Il tema centrale dello Yom Kippur sono il pentimento e l’espiazione. Questi sono gli scopi delle intense preghiere, entrambi corporative e personali, che sono state recitate ieri attraverso tutto l’arco della giornata nelle sinagoghe. La maggiore parte degli ebrei  e di molti cristiani hanno applicato venticinque ore di digiuno totale.   Isaia 58 rivela che c’è un tipo di digiuno che Dio gradisce e che va oltre quello osservato allo Yom Kippur and durante gli altri giorni di digiuno del calendario ebraico. Si tratta di un digiuno che dovrebbe essere applicato come stile di vita.   “Isaia 58:6-7La Nuova Diodati (LND) “6 Il digiuno di cui mi compiaccio non è forse questo: spezzare le catene della malvagità, sciogliere i legami del giogo rimandare liberi gli oppressi, spezzare ogni giogo? 7 Non consiste forse nel rompere il tuo pane con chi ha fame, nel portare a casa tua i poveri senza tetto, nel vestire chi è nudo, senza trascurare quelli della tua stessa carne?” (Isaia 58:6–7)   Una persona che davvero spende del tempo alla presenza di Dio, che si pente dei propri peccati e che fa esperienza di espiazione da parte di Yeshua (Gesù), prova compassione per gli altri.     
" Giacomo 1:27La Nuova Diodati (LND) 27 La religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puro dal mondo." (Lettera di Giacomo 1:27)   Possiamo divenire così presi dalle nostre cose e ritrovarci nel vivere una vita religiosa fatta di riti e senza coinvolgimento del nostro cuore. E’ oltremodo molto facile concentrarci sui nostri bisogni personali. Qualche volta dimentichiamo di aiutare gli oppressi e di provvedere loro cibo, un tetto sotto cui vivere e vestiti di cui necessitano.   Ma Dio non si dimentica di loro, ed egli vuole che ognuno di noi partecipiamo con Lui a questo importante mandato.   La vera unità in Dio non proviene solo dalla lettura della Bibbia ogni giorno e dall’andare in chiesa ogni settimana; essa è anche nell’aiuto che diamo agli orfani e alle vedove ed ai poveri. Oltre a rappresentare un atto di generosità è un modo di fare digiuno, porta con se’ una grande guarigione guida e protezione divina: Isaia 58:8-9 La Nuova Diodati (LND) “8 Allora la tua luce irromperà come l'aurora e la tua guarigione germoglierà prontamente, la tua giustizia ti precederà e la gloria dell'Eterno sarà la tua retroguardia. 9 Allora chiamerai e l'Eterno ti risponderà, griderai ed egli dirà: Eccomi! Se tu togli di mezzo a te il giogo, il puntare il dito e il parlare iniquo. (Isaia 58:8–9)   Mentre le opera non ci portano alla Salvezza, esse sono evidenza del rinnovamento della propria vita. Vivere secondo la Giustizia di Dio e prendere cura di coloro di cui Lui prende cura è la prova evidente dell’essere discepoli di Yeshua (Gesu’).     
Un ebreo ortodosso francese prende un attimo della sua giornata per far del bene ad un pover uomo in Marsiglia, Francia.   Avendo digiunato e pregato durante lo Yom Kippur, andiamo incontro ai Quattro giorni precedenti il Sukkot sapendo che Dio predona i nostri peccati se davvero ci pentiamo e lo cerchiamo, vivendo una vita che piace a Dio.   The transition from Yom Kippur to Sukkot, the most solemn holiday in our year to one of the most joyous, may seem like a drastic transition.   Solo ieri noi digiunavamo, ma oggi ci prepariamo ad una festa ebraica cosi’ gioisa che e’ comunemente chiamata Z'man Simchateinu, la stagione della Gioia.   Oggi, per iniziare a preparare il Sukkot, gli ebrei qui in Israele e nel mondo stanno preparando il loro sukkot (capanna temporanea) vivendo l’anticipazione della festa che dura ben una settimana. Qui in Israele, molti vivranno dentro le “sukka” in obbedienza al Levitico 23:42–43.   La “sukkah”, con il suo tetto e pareti temporanee, ricorda della fragilità della nostra vita e di come dipendiamo da Dio.     
Un “senza-tetto” in Israele chiede elemosina sulla strada   Durante il Sukkot, noi riflettiamo su tutte le vie in cui Dio ci protégé ogni giorno della nostra vita, provvede al cibo, ad un tetto, ai nostri vestiti, oltre a tutto il resto che possa darci piacere.   Consideriamo così il libro dell’ Esodo, e gioiamo in Dio e nella Sua soprannaturale protezione dopo aver lasciato l’Egitto. Attraverso il percorso fatto nei 40 anni di deserto, Dio ha guidato, e protetto gli ebrei (il suo popolo) dai pericoli di ogni tipo con la Colonna di nuvole e il fuoco.   Sukkot ha anche un aspetto profetico.  Esso guarda al Ritorno del nostro Messia l’istituzione del Suo Regno Messianico, dopo il quale, anche le nazioni manderanno loro rappresentanti a Gerusalemme a celebrare il Sukkot.  (Zaccaria 14:16) Zaccaria 14:16 La Nuova Diodati (LND) 16 E avverrà che ogni sopravvissuto di tutte le nazioni venute contro Gerusalemme salirà di anno in anno ad adorare il Re, l'Eterno degli eserciti, e a celebrare la festa delle Capanne. Sukkot, quindi, celebra la cura e il nutrimento di Dio non solo per gli ebrei, ma per tutta l’umanità.       Molti poveri di Israele non possono permettersi di comprare una loro capanna temporanea durante il Sukkot, e le loro credenze sono vuote, rendendo loro difficile la partecipazione alla stagioen della gioia.   "Sono così grato per il denaro che il vostro ministero ha dato a me e mia moglie, in modo che le società elettriche e idriche non chiudano i nostri allacciamenti. Era così spaventoso da quando siamo entrati in pensione e ora che siamo vecchi", ha detto Yosef, il marito che vive a Gerusalemme. Ringraziamo anche tutti voi che provvedete a fornire Bibbie Per Israele, per i soldi in più che avete dato a noi per l'affitto e il cibo, e la nostra cura durante la nostra vecchiaia."   "Grazie mille per averci aiutato ancora una volta questo mese, in modo che i miei figli potessero avere pasti adeguati, ma anche per il cibo speciale durante Rosh HaShannah e Sukkot. Senza il denaro che Bibbie Per Israele fornisce ai miei figli, non so quello che farei. Prego HaShem (Dio) che vi benedica poiché’ state aiutando la mia famiglia. "Questa nota è stata scritta da una madre single a Gerusalemme   "Non ho un soldo a mio nome, e dopo aver pregato ho ricevuto una lettera da voi che mi avete approvato e state aiutando me con il cibo, l'abbigliamento, e il trasporto. Ringrazio Dio Onnipotente, siete come angeli nella mia vita. Dopo aver pregavo così intensamente, Dio vi ha mandato nella mia vita. Possa Adonai benedirvi per tutto quello che l'organizzazione ha fatto nella mia vita e che mi aiuta a sopravvivere. Mi avete fatto sentire che qualcuno nel mondo si preoccupa di me e che Dio risponde alle preghiere." Questa nota è stata scritta da un giovane uomo a Tel Aviv    Ci sono così tante persone qui in Israele che hanno bisogno di una prova tangibile dell'amore di Dio. Mentre consideriamo come Dio regni fra noi durante questa stagione di festa, è possibile raggiungere loro con l'invio di un regalo speciale per questa vacanza.    Proverbi 19:17 La Nuova Diodati (LND) “17 Chi ha pietà del povero presta all'Eterno, che gli contraccambierà ciò che ha dato." (Proverbi 19:17)   Romani 1:16La Nuova Diodati (LND) “16 Infatti io non mi vergogno dell'evangelo di Cristo, perché esso è la potenza di Dio per la salvezza, di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco.” (Romani 1:16)

Report della presentazione del libro "Il Kaddish a Ferramonti"

29 Settembre 2014 - Palazzo Marini – Sala delle Colonne – Roma. Nell’esclusiva sala delle Colonne, sala distaccata del Palazzo Marini, sede della Camera dei Deputati, Roma, si è svolta la presentazione del libro "Il Kaddish a Ferramonti" di E. Tromba, A. Sorrenti e S.N. Sinicropi edito da edizioni Prometeo. Il Presidente di Edipi Pastore Ivan Basana, invitato a parlare della sua prefazione al libro è intervenuto oltre al Rabbino Capo di Roma Riccardo Di Segni e a Massimo Bray, già ministro dei beni e della attività culturali e del turismo oltre agli autori del manoscritto. L'appuntamento alle dieci del mattino nella esclusiva ambientazione della Sala delle colonne di Palazzo Marini ha visto una nutrita rappresentanza evangelica proveniente da diverse parti d’Italia mentre il mondo cattolico, poiché in qualche maniera colluso con la presenza tedesca, non ha partecipato all’evento. Il Pastore Basana ha evidenziato la presenza all’interno del campo di Ferramonti di Tarsia (CS), di Muller Hugo Israel, ebreo di fede evangelica, antesignano dei molti ebrei che hanno abbracciato la fede in Yeshua (Gesu’ Cristo) come loro Salvatore, i cosiddetti ebrei messianici, cento per cento ebrei, perché’ pienamente in regola con la celebrazione delle festività ebraiche e dello shabbat, pienamente in Yeshua in quanto nati di nuovo. Il pastore Basana ha sottolineato inoltre la storica e sempre più profonda amicizia fra fede cristiano evangelica e quella ebraica. Il testo presentato "Il Kaddish a Ferramonti”, di notevole valore storico e archivistico, rappresenta il primo sigillo del libro del ricordo, importante per gli ebrei così come per i cristiani, in cui i nomi di coloro che sono stati uccisi nel campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia (CS), campo estremamente importante per l’Italia ed unico nel suo genere, “le anime ritrovate” possano essere ricordati secondo la giustizia divina, parte della libreria della Shoa grazie al lavoro del Centro Internazionale di Studi Giudaici. Gli autori si sono detti soddisfatti del lavoro eseguito e della collaborazione nata attraverso l’edizione del libro con professionisti ed istituzioni. Un gioiello di inestimabile valore storico e documentaristico che diverrà certamente parte dell’archivio del Centro Ricerche Yad Vashem di Gerusalemme in Israele.

Galleria Fotografica

DOWNLOAD File Audio

Report dalla Giornata Europea della Cultura Ebraica Napoli

di Gabriella Morabito Frye

Domenica, 14 Settembre 2014 – Giornata della Cultura Ebraica Napoli Presso la Sinagoga di Napoli, sede della Comunità Ebraica della città, si è svolta, in occasione della Giornata della Cultura Ebraica Napoli, l’evento annuale, svolto in tutte le comunità ebraiche di 30 paesi europei, dal titolo Donna Sapiens: la figura femminile nell’ebraismo. Questa iniziativa, nata in Alsazia nel 1996 si è poi estesa agli altri paesi europei, con lo scopo di far scoprire al pubblico una cultura così ricca come quella ebraica, spesso ai più sconosciuta o che in alcuni paesi ha rischiato di scomparire. 
Si tratta di una intera giornata durante la quale il pubblico è invitato a scoprire il patrimonio artistico e culturale dell’ebraismo, i suoi riti, le sue tradizioni, la sua storia. Di anno in anno, in Italia viene designata una città capofila, per il 2014 la scelta è ricaduta su Ferrara. A Napoli, con orari di apertura 10.00 – 13.00 e 15.00 – 19.00, si sono svolte visite guidate alla Sinagoga nell’arco di tutta la giornata e una conferenza nel pomeriggio dal titolo “Donna ed ebraismo” interventi del Rabbino Walter Di Castro Maskil della Comunità ebraica di Napoli e Milena Pavoncello, Coordinatrice delle attività didattico educative della scuola primaria ebraica Vittorio Polacco di Roma. Per tutta la giornata sono state visitabili le mostre “Riti e costumi dell’ebraismo. Oggetti e documenti della tradizione ebraica” e ” Con gli occhi degli altri” a cura dell’associazione Judaica Mediterranea. “Donna ed ebraismo in letteratura” oltre alla vendita di libri a cura della libreria Dante & Descartes. L’ ingresso gratuito all’evento ha riscosso grande successo e riscontro di pubblico durante tutta la giornata di domenica in cui gruppi in visita si sono alternati con cadenza di trenta minuti guidati dai membri della comunità ebraica ai quali abbiamo rivolto domande inerenti la comunità e la sua storia inedita rispetto alle altre comunità d’Italia essendo stata composta da ebrei di varia provenienze a differenza delle altre città dove per centinaia di anni ci sono stati identificativi gruppi di ebrei provenienti dalla città stessa o da un'unica regione. Inoltre la comunità iniziata nel I secolo D.C. per circa trecento anni ha subito un improvviso svuotamento della stessa a seguito della deportazione degli ebrei dal Regno delle due Sicilie nel 1547 del decreto definitivo di espulsione.
Gli ebrei sono tornati in città per pochi anni dal 1740 al 1747, richiamati dai Borbone, ed infine e definitivamente, dal 1831 in poi.. La Sinagoga conserva al suo interno preziosi manufatti e ornamenti risalenti a varie epoche storiche in cui gli ebrei hanno subito grandi spostamenti dalla città, ma nonostante tutto hanno lasciato scritti relativi a cerimonie di matrimonio, la torah, unico elemento sacro per gli ebrei oltre a preziosi. L’arredo originale di metà settecento è conservato in ottimo stato dalla Comunità che chiede supporto in quanto non in buone condizioni economiche. La rinascita della Comunità di Napoli è legata alla famiglia di banchieri tedeschi Rothschild, che concessero un ingente prestito ai Borbone , per permettere il rientro di Ferdinando sul trono di Napoli. Nel 1831 Carl Rothschild si trasferì in città ed aprì la prima filiale della fiorente banca Rothschild in Italia; egli risiedeva nell’attuale Villa Pignatelli. Per vari anni una sala della villa ospitò un oratorio dove gli ebrei residenti e di passaggio avevano la possibilità di partecipare alle funzioni religiose.
 Dopo l’Unità d’Italia, essendosi molte famiglie ebree trasferite a Napoli, venne fondata la Comunità israelitica e presi in affitto i locali di Via Cappella Vecchia, per le funzioni religiose, era il 1863. La prima funzione che si tenne negli attuali locali fu quella del Rosh haShana del 5624. Il barone Adolf Carl Rothschild fu tra i più generosi sottoscrittori per i primi cinque anni di affitto dei locali e per il restauro dell’immobile. La Famiglia Rothschild ha partecipato attivamente alla vita della Comunità fino al 1900, anno della morte di Adolf Carl che fece generosi lasciti alla Comunità e ad altre istituzioni filantropiche napoletane. Nel 1910 Dario Ascarelli, allora presidente, lasciò una cospicua somma di denaro da utilizzare per l’acquisto dei locali attuali. Questi furono acquistati nel 1927 con l’aiuto di altri iscritti. All’epoca vi erano a Napoli circa mille ebrei. Iniziarono poi lentamente a diminuire; durante la seconda guerra mondiale furono deportati 14 ebrei napoletani, fuggiti o sfollati per ragioni belliche nel centro e nel nord Italia.
 A questi vanno aggiunti gli ebrei napoletani di origine greca che, espulsi dall’ Italia per effetto delle leggi razziali, furono costretti a tornare in Grecia e in seguito deportati da Atene e da Salonicco. Alla fine del conflitto rimanevano in città solo 534 persone, ridotte oggi a circa 160, a queste vanno aggiunte i nuovi iscritti della sezione di Trani che dal 2006 è entrata a far parte della Comunità di Napoli. Oggi la Sinagoga di Napoli è tornata a nuovo splendore con i restauri effettuati con il contributo del Ministero Dei Beni Culturali. Clint ed io abbiamo avuto modo di spendere del tempo insieme al Rabbino Walter Di Castro, prima della conferenza del pomeriggio, il rabbino si è mostrato disponibile al dialogo e alla programmazione di eventi futuri, al difuori dei canonici incontri annuali, perché’ ha detto “non ci si ricordi di Israele e degli Ebrei solo nel giorno della memoria oppure nelle festività già conosciute”. Abbiamo proposto a lui una serie di eventi capillari che possano mostrare Israele nella sua immagine più reale e non quella descritta dai media. Dopo il nostro viaggio in Israele sotto l’Iron Dome come parte della delegazione Edipi e in qualità di presidente e vice presidente dell’associazione Village of Hope & Justice Ministry, membro di Edipi e rappresentante di Edipi per la Campania, ci siamo resi portavoce della Chiesa di Cristo alla Comunità di Napoli da circa un anno, la nostra funzione infatti è quella di ponte tra chiesa e Israele attraverso progetti tangibili di informazione, formazione nelle scuole ed istituzioni pubbliche per il rinnovamento della mente dei gentili nei confronti di Israele, delineando quelli che sono il carattere di Cristo nella sua ebraicità e attraverso la predicazione della parola di Dio nella chiesa e fuori della chiesa, alla riscoperta della originale lingua aramaica della Bibbia che fornisce nuova e profonda conoscenza della scrittura per l’avanzamento del Regno di Dio negli ultimi tempi. Il rabbino Walter Di Castro, nella panoramica mostrata su Israele ai giorni nostri ha evinto la grande quantità di ebrei che stanno tornando in Israele anche dall’Italia. Si è espresso chiaramente favorevole anche ad uno spostamento della sua famiglia in Israele riconoscendo i tempi attuali come tempi messianici e riferendosi alla Salvezza degli Ebrei, ha poi citato il versetto di Luca al capitolo 13: 35 “Ecco, la vostra casa vi viene lasciata deserta! Vi dico infatti che non mi vedrete più fino al tempo in cui direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”.. La conferenza ha visto un interessante intervento della Prof. Milena Pavoncello Coordinatrice delle attività didattico educative della scuola primaria ebraica Vittorio Polacco di Roma, che ha evidenziato l’importante funzione della donna nella cultura e storia ebraica nell’ambito strettamente familiare e di gruppo. “Mentre la formazione sulla Torah spetta al marito”, infatti, la Pavoncello sottolineava come “alla moglie sono devoluti i compiti delle donne”, quali il prelevamento di una porzione di pane per lo shabbat, primizia per Dio, da portare al tempio in passato, porzione oggi bruciata in segno della decima al tempio che non c’è più. L’accensione delle candele nello shabbat tocca alle donne, cosi come la preghiera iniziale”. Simpaticamente ha sottolineato come l’uomo ebreo riconosca l’intelligenza della donna. Ella ha inoltre sfatato una serie di luoghi comuni sulla relazione tra donna e studio della torah, essendo lei stessa studiosa della torah e sottolineando la presenza nei secoli di grandi donne studiose della torah che sono state insigni rappresentanti della comunità ebraica in Italia. Oltre al campo della ricerca medica e letteraria, le donne ebree si sono sempre occupate della gestione della famiglia e della ripartizione delle regole della casa, ha sottolineato poi il fare ebreo come modus vivendi mentre evidenziava l’assenza del verbo avere in ebraico, l’avere infatti in ebraico è tradotto come esistere e fare. Questo spiega la totale differenza fra popolo ebraico ed altri popoli nella totale trascendenza a Dio nella ricerca della sua presenza. A richiesta del pubblico la prof. Pavoncello ha presentato il nuovo corso di studi in modalità online per chi vive fuori Roma, un Diploma Universitario Triennale in Cultura Ebraica che si svolge presso la Unione delle Comunità Ebraiche italiane di Roma di cui il link HYPERLINK "http://www.ucei.it/" http://www.ucei.it/. Info: Comunità ebraica di Napoli via Cappella Vecchia 31, 80121 Napoli 0817643480 – Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

La tomba di Rachele e la città di Hebron

Il ritorno alla eredità lasciata dai Re di Israele

di Gabriella Morabito Frye

 In un autobus blindato, unici italiani tra i pochi turisti per lo più ebreo ortodossi provenienti dagli USA e Gran Bretagna, percorriamo a ritroso la antica strada che conduceva i Re di Israele dalla magnifica regale Hebron alla nuova Città di Davide, Gerusalemme. La strada antica, ora detta Hebron Road, si inerpica fra le pendici dei territori israeliani e cis-giordani ed è oggi percorribile solo in parte, in molte zone all’interno delle mura perimetrali di cemento armato che fanno da confine tra lo stato di Israele e la Cisgiordania. La prima monumentale tomba che incontriamo sulla strada è quella di Rachele, raggiungibile in autobus pubblico da Gerusalemme, attraverso uno stretto corridoio fra due alte mura, poi a piedi fino all’ingresso principale, mentre la struttura della tomba è in territorio arabo, quindi aldilà delle mura e non accessibile agli ebrei. Grazie alla tenacia di un gruppo di donne ebree che chiesero all’ex Presidente dello Stato di Israele Shimon Peres il libero accesso alla tomba negato fino al 2007, la tomba è ora visitabile a tutti ed ha al suo interno una zona per le donne ed una per gli uomini. Nella parte riservata alle donne, si conserva in teca di vetro il vestito di una promessa sposa morta in incidente di auto e donato alla tomba di Rachele, oltre ad antiche spoglie della tomba e dei lavatoi per la purificazione. Qui le donne ebree di tutto il mondo vengono in pellegrinaggio e pregano perché Rachele possa intercedere per il buon esito di una gravidanza, per poter avere figli e per le loro famiglie, questa tradizione si tramanda di generazione in generazione. Offerte all’ingresso vengono date ai poveri di Gerusalemme che pregano alle porte della tomba.

Lungo il percorso apprendiamo che proprio qui agli inizi del ventesimo secolo, 1920, è stata fondata la prima comunità ebraica , prevalentemente ad indirizzo agricolo, i cui pionieri provenivano da Mehari, i quali combatterono il clima arido iniziando una produzione agri-colturale di ulivo e vite. Raggiungiamo finalmente Hebron, (in ebraico Hevron, deriva dalla parola "amico" in riferimento ad Abramo), con il vicino e nuovo insediamento di Kiryat Arba dove i patriarchi di Israele regnarono, le loro spoglie furono deposte e Re Davide regnò per sette anni e mezzo per poi muoversi alla conquista della città di Davide, primo insediamento della città di Gerusalemme. Hebron è una città della Cisgiordania (Giudea secondo la toponomastica ebraica), oggi conta circa mille ebrei, distribuiti in varie zone del territorio, ed appare all’occhio del visitatore come città fantasma, scevra di mercati e vita sociale, città militarizzata e dall’imprevedibile sviluppo futuro. La nostra guida, il rabbino della comunità di Hebron, ci dice che per la sua famiglia (sua moglie e i loro sei figli) è un onore poter vivere in Hebron e rappresentare il popolo ebraico affermando l’eredità dei padri della fede. Dal 1967, la città è stata data ai palestinesi e completamente chiusa agli ebrei, che oggi grazie alla continua battaglia per la riconquista del territorio promesso da Dio agli ebrei, vede una comunità di un migliaio che sopravvive in condizioni incredibilmente difficili ed in conflitto con i musulmani, primo baluardo della terra promessa.

Abramo, padre della fede, in Hebron ricevette la promessa di Dio di un figlio e della moltitudine del popolo di Israele che da lui sarebbe venuta. Nella parte alta della città abbiamo visitato l’insediamento più antico di Israele dove Abramo ricevette la promessa presso la querce di Mamre. La zona del mercato e delle antiche transazioni si trova proprio nelle vicinanze della quercia e conserva i resti archeologici del mercato e delle porte della città oltre alle scale di accesso. Qui fu costruito il palazzo dove Davide regnò per sette anni e mezzo. In questo luogo è stato costruito, aldilà delle controversie storiche e politiche che si sono succedute dagli anni ottanta al 1998, un luogo biblico in Hebron laddove tutti gli ebrei e visitatori possono accedere per riscoprire la propria eredità storica e religiosa. Dal 1967 in poi, dopo la Guerra dei sei giorni un gruppo di ebrei, guidati dal rabbino Moshe Levinger, si stabili all’interno del principale hotel di Hebron rifiutando di lasciarlo. In seguito prese possesso di una base militare abbandonata fondando l'insediamento di Kiryat Arba. Nel 1979 la moglie di Levinger guidò un gruppo di trenta donne a prendere il controllo di un edificio abbandonato che fino al pogrom del 1929 aveva contenuto l'ospedale Beit Hadassah nel pieno centro di Hebron. In seguito l'azione ottenne l'approvazione del governo israeliano e successivamente l'enclave ebraica nella città ricevette appoggio da parte dell'esercito. Abbiamo visitato anche la sinagoga all’interno dell’ex ospedale Beit Hadassah, in cui furono uccisi tanti ebrei a seguito della rivolta dell'agosto del 1929, dove durante una serie di Moti in Palestina del 1929, scontri tra ebrei e arabi, l'Haganah offrì la propria protezione alla comunità ebraica di Hebron (circa 600 persone su un totale di 17.000 abitanti), che la rifiutò contando sui buoni rapporti che si erano instaurati da tempo con la popolazione araba e i suoi rappresentanti. Un museo con una zona di gioco per i bambini è ancora in ristrutturazione e presto sarà aperto a tutti i visitatori.
Proprio in questo luogo, il 24 agosto furono uccisi 67 ebrei (la metà del totale dei caduti ebraici morti durante la rivolta), alcuni dopo violenze carnali e torture, e 135 furono feriti (Massacro di Hebron del 1929). La restante popolazione ebraica che rimase in città riuscì a trovare rifugio presso un posto di polizia alla periferia della città e presso alcuni dei loro vicini arabi. Durante gli scontri venne razziato il mercato cittadino, sia per la parte araba che per quella ebraica e avvenne la quasi totale distruzione del quartiere ebraico pluricentenario.

La presenza ebraica ad Hebron è cresciuta negli anni e dal 2005 si contano più di 20 famiglie in città e nei dintorni. Momenti di shabbat come lo speciale evento chiamato Shabbat Hebron danno l’occasione di riunire grandi numeri di giovani ebrei provenienti da varie nazioni ad Hebron e presso la tomba dei Patriarchi a Me’arat Hamachpela. L’edificio Hamachpela contenente le tombe dei patriarchi è importante dal punto di vista storico e religioso sia per gli ebrei che per i cristiani così come per i musulmani, è quindi ragione di conflitto dalla sua fondazione e per gli ebrei ne è stato negato l’accesso fino al 1967; abbiamo pregato infatti presso l’angolo dei “seven steps” che rappresentano la distanza alla quale gli ebrei dovevano pregare dall’edificio del Hamachpela fino a quel tempo.

L’accesso alle tombe dei patriarchi è permessa tutti i giorni dell’anno mentre alle tombe sotterranee di Giacobbe, Isacco e Lia è disponibile in giorni specifici del calendario festivo ebraico e musulmano. La guida ci ha lasciato dicendo: ”Il supporto per una presenza ebraica continua a Hebron a Machpela è tangibile. Circa mezzo milione di visitatori di tutte le religioni visitano Hebron e Machpela ogni anno. I sondaggi mostrano che quasi il 90 per cento degli israeliani vorrebbe rinunciare a Me'arat HaMakhpelah. Il rifiuto di Hebron e Me'arat HaMakhpelah equivale a tagliare fuori le nostre radici. E sappiamo tutti cosa succede ad un albero quando si recidono le sue radici.” Shabbat Hayei Sarah in Hebron è una affermazione del diritto del nostro popolo di vivere e di culto liberamente nella nostra terra. Questo è l'incarnazione dell'inno nazionale israeliano, Hatikva: Lehiot am Hofshi, b'artzeinu - di essere un popolo libero nella nostra terra.

Possiamo essere un popolo libero nella nostra terra, senza la prima città ebraica in Israele; non libero, il culto limitato al primo luogo santo ebraico nella nostra terra?

photo credit: progettifotografici.info
Sottoscrivi questo feed RSS