Menu
Marcello Cicchese

Marcello Cicchese

Nato a Roma nel 1938 in una famiglia cattolica, ha presto abbandonato la fede in cui era stato allevato per assumere una posizione di agnosticismo. All’età di diciotto anni, attraverso una lettura personale dei Vangeli è arrivato alla fede in Cristo e si è inserito in una locale chiesa evangelica. Si è laureato in matematica nell'Università "La Sapienza" di Roma e ha svolto la sua attività di professore universitario quasi interamente a Parma. Sposato con due figli e tre nipoti, attualmente è in pensione. Ha scritto numerosi articoli su diverse riviste evangeliche e quattro libri: "Le dieci parole", "Dio ha scelto Israele", "Dalla parte di Israele come discepoli di Cristo", “La superbia dei gentili”. Negli ultimi anni si è interessato in modo particolare di Israele in riferimento alle profezie bibliche e all'attualità politica. Dal 2001 gestisce regolarmente il sito "Notizie su Israele" (www.ilvangelo-israele.it ).

URL del sito web: http://www.ilvangelo-israele.it

Gerusalemme adesso teme un altro sgambetto di Obamadi Giordano Stabile

Il rischio è una nuova risoluzione Onu in settimana

di Giordano Stabile

GERUSALEMME - Un colpo di coda dell'Amministrazione Obama che «pianterà l'ultimo chiodo nella bara del processo di pace». Vista da Gerusalemme Parigi è lontana, e la Conferenza è il dispetto finale di un presidente che cerca soltanto di ostacolare i cambiamenti promessi da Donald Trump, primo fra tutti lo spostamento dell'ambasciata americana nella Città Santa. Israele ha cercato prima di ignorare, far passare sotto traccia il summit voluto dal presidente francese François Hollande. Ma nel giorno del vertice il fuoco di sbarramento si è fatto più intenso. Continua a leggere su notiziesuisraele

Poligamia, omofobia e ipertrofia

Sorprendente non è l'uscita di Piccardo sulla poligamia, ma il fatto che la cosa abbia sorpreso. Doveva essere evidente che dopo i matrimoni omosex sarebbe arrivata la richiesta di accogliere e ratificare la poligamia. "E' un nostro diritto civile", dice Piccardo, e quali sono gli argomenti per negarlo? Per quale motivo in un "matrimonio" civile così come oggi è giustificato si dovrebbe preferire il numero 2 rispetto ad altri numeri? Cittadini liberamente consenzienti potrebbero costituire "società matrimoniali" formate da un numero non fissato di maschi, femmine e generi misti, con la possibilità di liberi scambi sessuali e conseguente obbligo di allevamento dei prodotti umani che ne nascerebbero. Dunque non solo poligamia, ma anche poliandria o, come già detto, altre forme di convivenza organizzata a scopo di sessualità e procreazione. Tutto questo può sembrare provocatorio, ma resta il fatto che con le nuove forme di "unione civile" si sono gettati a mare tutti i validi motivi che potrebbero giustificare una limitazione dell'istituto matrimoniale ad una coppia formata da un uomo e una donna. Piccardo ha fatto presto ad accorgersene e ha colto la palla al balzo. Ha cominciato a tirare il sasso nello stagno, e sa che più avanti, dopo che si saranno esaurite le prime onde di contestazione, il discorso potrà essere ripreso in modo più tranquillo e operativo. Probailmente ha imparato il mestiere dalle lobby omofile, che per chiudere la bocca ai dissenzienti hanno cominciato a strillare all'omofobia. Piccardo potrebbe avere già pronta l'accusa di islamofobia da lanciare contro chi si oppone alla poligamia, dicendo che chi rifiuta l'ottenimento di questi "diritti civili" in realtà lo fa perché odia l'islam, cioè soffre di islamofobia, atteggiandosi naturalmente a vittima dell'intolleranza altrui, come fanno da tempo gli omofili che strillano all'omofobia. Piccardo insomma ha saputo fare bene il suo gioco, al contrario dei suoi oppositori che stolidamente hanno manifestato sorpresa, indignazione e come prima goffa reazione hanno portato come argomento la difesa della donna, che nella poligamia sarebbe abbassata nella sua dignità. A parte il fatto che Piccardo potrebbe portare ad esempio illustri patriarchi biblici della storia ebraica e cristiana come Giacobbe ed altri, qualcuno potrebbe chiedere: ma se la forma poligamica di matrimonio è così indecorosa per la donna, come mai non si cerca di scovare i casi di "poligamia di fatto" a quanto pare già largamente praticati nell'ambiente musulmano? Perché non sono ricercati, individuati, resi pubblici e condannati a norma di legge? Non si fa perché non si può. Perché ormai non si può più fare. Con le "unioni civili" si è rotta una diga e si sono distrutti strumenti che avrebbero potuto arrestare l'inondazione. La società occidentale se ne vanta, e con compiacimento si avvia a rimanere soffocata da quella fradicia ipertrofia che impropriamente chiama "libertà".

(Notizie su Israele, 7 agosto 2016)

Giudeofobia, islamofobia, omofobia

Da un po' di tempo è invalsa l'abitudine giornalistica di usare il suffisso "fobia" fuori dal contesto puramente medico, soprattutto in riferimento a due chiassose presenze sociali che oggi reclamano pubblica attenzione: islam e omosessualità. Islamofobia, omofobia, da dove viene il successo giornalistico di queste due parole? Entrambe sono usate soprattutto da islamici e omosessuali in un atteggiamento di difesa-attacco: "Non osate parlare male di noi, altrimenti vi indichiamo come soggetti psicologicamente tarati, bisognosi di cure mediche e pericolosi per la salute pubblica", sembrano dire i sostenitori dei due movimenti. Un risultato indubbiamente lo ottengono: quello di intimidire chi "osa" mettere in discussione l'ideologia che li sostiene. Davanti a discorsi su islam e omosessualità si hanno infatti reazioni dello stesso tipo: da noi in Italia la grande maggioranza dei cittadini è quasi sicuramente contraria all'estensione sia dell'islamismo sia dell'omosessualità dichiarata, e soprattutto alla loro presa di possesso di strumenti legislativi, ma molti esitano a pronunciarsi in modo chiaro e pubblico per timore di essere irrisi oggi come islamofobi o omofobi, e domani forse denunciati. Si dice a qualcuno che è islamofobo non tanto per indicare che ha paura dell'islam, quanto per provocare in lui la paura di dire qualcosa contro l'islam. Insomma, se la paura prima non ce l'aveva, adesso gli deve venire. La stessa cosa avviene con l'omosessualità, ma con la differenza che mentre con l'islam qualche paura prima ci poteva effettivamente essere, per quel che riguarda l'omosessualità più che di paura sarebbe più appropriato parlare di disgusto.

Continua a leggere la notizia su Notizie su Israele

La teologia del papa

Non accogliamo il papa per discutere di teologia. Ogni sistema è autonomo, la fede non è oggetto di scambio e di trattativa politica". Sono parole che il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, ha detto al papa in visita alla sinagoga, domenica 17 gennaio. Ha accettato il papa questa dichiarata intenzione del rabbino? Evidentemente no. Il semplice fatto che per indicare gli ebrei abbia usato un'espressione carica di implicita teologia come "fratelli maggiori", nonostante gli fosse stato detto in anticipo che questa dizione non era gradita agli ebrei, fa capire che il papa ha semplicemente disatteso questo desiderio chiaramente espresso.......

Continua a leggere la notizia su Notizie su Israele

Sottoscrivi questo feed RSS