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L’Alijah e Israelologia

Pomezia, Convegno Internazionale, EDIPI, 7 dicembre, 2012

Il ritorno degli Ebrei nella Terra Promessa (eb. alijah) è una forte prova della fedeltà di Dio e del perdurare dello status di elezione del popolo d’Israel. Accennato già nella Legge di Mosè (Le 26:44-45) e profetizzato dai profeti d’Israele, il ritorno degli Ebrei nella Terra Promessa ha origine nel pensiero di Dio e la sua realizzazione è un’opera di Dio. A questo proposito, nel 1985 Benjamin Netanyahu (all’epoca ambasciatore israeliano all’ONU) disse: “Il Sionismo è l’adempimento di antiche profezie”.

In una delle queste antiche profezie a cui Netanyahu fa riferimento, l’alijah figura come una cosa così certa da figurare come un esempio della fedeltà di Dio che si manifesta in opere potenti nella storia d’Israele. Ecco le parole del profeta Geremia: “«Ecco, i giorni vengono», dice il Signore, «in cui non si dirà più: ‘Per la vita del Signore che condusse i figli d’Israele fuori dal paese d’Egitto’, ma: ‘Per la vita del Signore che ha portato fuori e ha ricondotto la discendenza della casa d’Israele dal paese del settentrione, e da tutti i paesi nei quelli io li avevo cacciati; ed essi abiteranno nel loro paese»” (Gr 23:7-8). Ai tempi nostri l’Alijah è ancora in corso, però possiamo già celebrare la fedeltà di Dio nei termini descritti da Geremia.

Ci credeva anche l’evangelista italiano Carlo Antonio Zanini centoquarantacinque anni fa quando si incontrò con alcuni rabbini, fra cui Marco Mortara, nella biblioteca di Mantova, per dialogare su temi biblici. Uno di questi temi fu il ritorno di Israele nella Terra Promessa. Va ricordato che a quei tempi (1867-1872) la situazione storico-politica del Medio Oriente sembrava escludere la possibilità dell’Alijah, a motivo del dominio dell’impero Ottomano. Ma simili ostacoli non sono un ostacolo alla Divina Provvidenza! Intanto, forse influenzato dal dominio ottomano, un Concilio di rabbini tenuto a Vienna nel 1871, patronato dalla sinagoga di Wasserstrasse), deliberò che gli ebrei non dovevano pensare più a un ritorno nella terra dei loro padri, piuttosto avrebbero dovuto approfittare della Diaspora per diffondere l’idea di fratellanza fra le nazioni. A Mantova tre posizioni sull’argomento emersero:

  • Il rabbino capo, Marco Mortara, rispecchiando le convinzioni espresse a Vienna, escluse un ritorno d’Israele nella Terra Promessa. Anche un osservatore cattolico, influenzato dalla teologia della sostituzione, escluse l’Alijah.

  • Giuseppe Jaré (in seguito rabbino capo a Ferrara) all’epoca si astenne dall’esprimere un’opinione ma anni dopo espresse l’opinione che “nella pienezza dei tempi“ gli ebrei sarebbero tornati in patria per mezzo della Divina Provvidenza.

  • Lo Zanini, sulla base delle Scritture profetiche (ne citò ben 43 brani), espresse la convinzione che Israele sarebbe tornato in patria prima della fine dei tempi, in uno stato di incredulità. Citava brani come Ezechiele 36:23-25: “le nazioni conosceranno che io sono il Signore, dice il Signore Dio, quando io mi santificherò in voi, sotto i loro occhi. Io vi farò uscire dalle nazioni, vi radunerò da tutti i paesi, e vi ricondurrò nel vostro paese; vi aspergerò d’acqua pura e sarete puri; io vi purificherò di tutte le vostre impurità e di tutti i vostri idoli”. Lo Zanini era convinto che la sua generazione avrebbe visto i primi segni di quest’adempimento, il che avvenne. Infatti lo Zanini era ancora in vita al tempo del primo congresso sionista di Basilea nel 1897, evento che lui commentò sulla rivista Italia Evangelica (XVII/42, 16 ottobre 1897).

Intanto, dieci anni prima, ad Alessandria (nel 1886-1888), lo Zanini, convinto com’era che l’Alijah faceva parte del piano di Dio per Israele, aveva tentato di lanciare una fratellanza, a carattere internazionale, in favore degli Ebrei, per assisterli nel loro ritorno in patria. Furono le sue convinzioni bibliche, oltre che la sua sensibilità umana a portarlo ad occuparsi di questo progetto. Sono le stesse motivazioni che, 125 anni dopo, spronano le persone presenti a questo Raduno Internazionale organizzato dall’EDIPI a interessarsi dell’Alijah. Purtroppo lo Zanini dovette abbandonare il progetto 125 anni fa a motivo della forte opposizione della comunità ebraica! ma Dio avrebbe guidato altri, Sionisti, ebrei e cristiani, a intraprendere simili progetti e quindi a essere partecipi nella realizzazione di quanto profetizzato dai profeti.

Il mio corso Israele e la chiesa, in dodici lezioni (disponibile dall’IBEI, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.) comprende alcuni lezioni di Israelologia biblica e altre sugli sviluppi che hanno visto la Cristianità trascurare il piano di Dio per questo popolo e l’importanza dei due avventi del Messia. Il corso può essere seguito sia da persone singole sia da gruppi di persone che desiderano acquisire una conoscenza matura sull’argomento, in una prospettiva biblica.

Rinaldo Diprose PhD

Istituto Biblico Evangelico Italiano

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