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Attualità

Attualità (530)

'Ritorno alla normalità' al sud di Israele

Breaking News, di Vito Anav 

Per gli abitanti di Beer Sheva e del Sud d'Israele , la notte (tra il 17 ed il 18 ottobre) e` trascorsa senza sirene d'allarme. Si ricorda che nella notte tra il 16 ed il 17 ottobre, alle ore 03:39 , un missile Grad , lanciato dai terroristi dalla Striscia di Gaza verso Israele, ha colpito in pieno un'abitazione civile a Beer Sheva distruggendola e recando ingenti danni alle abitazioni vicine. Nella casa , al momento dell'esplosione , la madre e tre figli, che si sono salvati solo perche` rifugiatisi nella camera difesa, di cui la villa era fornita. I quattro sono stati ricoverati, insieme ad altri 5 vicini, in ospedale per trauma emotivo e leggere ferite . Dopo aver esaminato i resti del missile , gli artificieri di IDF hanno comunicato che il missile trasportava una testata tattica di 20 Kg di tritolo. Un'altro missile era stato sparato dai terroristi dalla Striscia verso Israele ed e` caduto in mare di fronte alle coste della regione Dan . Alle 09:30 di ieri (17-10-2018) sirene d'allarme missilistico hanno suonato anche ad Ashkelon ed Ashdod , non si sono riscontrate esplosioni. l'Aviazione Militare Israeliana (IAF) ha colpito 20 obiettivi militari nella Striscia, tra l'altro una cellula terroristica nell'atto di lanciare un ulteriore missile. Fonti palestinesi dichiarano che uno dei terroristi e` rimasto ucciso. Sono state colpite anche gallerie del terrore nella zona di Han Yunes. Come detto , stamane (18-10-2018) alle ore 05:30 , il Comando della Difesa Civile ha ordinato il cessate allarme ed il "ritorno alla normalita"

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Iglesias. Anche la città mineraria ha il suo "Giusto tra le Nazioni"

L'ex sindaco di Iglesias Pierluigi Carta ha postato su facebook il ricordo che riguarda un cittadino di Iglesias riconosciuto "Giusto tra le Nazioni". Ecco il suo racconto.

Lo voglio ricordare oggi, anniversario del rastrellamento del Ghetto di Roma. Infatti 75 anni fa, il 16 ottobre 1943, i tedeschi deportarono da Roma 1257 persone delle quali più di 200 erano bambini. Un orrore che venne coperto dal silenzio della Chiesa ufficiale e dalla complicità del fascismo che, con le leggi razziali, aveva abbracciato la follia genocida di Hitler. A Roma viveva anche Vittorio Tredici, classe 1889, nato e cresciuto a Iglesias perché figlio di un magazziniere della Monteponi. Ex Sassarino, poi passato al Partito Sardo D'Azione e con parte di questo al Partito Fascista, fece una rapida carriera nel sindacato fascista, nell'Ammi, nelle miniere di Carbone di Bacu Abis e di Carbonia, dove partecipò alla fondazione, dalla posa della prima pietra fino all'inaugurazione. Divenne commissario prefettizio e poi podestà di Cagliari. Continua a leggere su tg24

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Netanyahu: "Non ci sono amici migliori degli amici cristiani"

Un forte legame tra Israele e i sostenitori cristiani sta a cuore al primo ministro Netanyahu. Lo ha chiarito al "Christian Media Summit". L'ambasciatore statunitense Friedman ha spiegato che il mondo al di fuori della scena pubblica rispetta la decisione americana su Gerusalemme.

GERUSALEMME - Il primo ministro Benjamin Netanyahu dà molta importanza alle relazioni del suo paese con i sostenitori cristiani. Questo è stato sottolineato dal politico del Likud domenica ,al "Christian Media Summit" di quest'anno a Gerusalemme. Il congresso continua fino a mercoledì prossimo e l'ufficio del primo ministro organizza l'incontro di quattro giorni. Il primo ministro ha anche accennato alla nomina di uno speciale commissario del governo israeliano per il mondo cristiano, riferisce il quotidiano online Times of Israel. "È un'ottima idea. Penso che lo farò", ha detto a un giornalista che aveva fatto la proposta.

Rafforzare la relazione con l'Indonesia Il politico ha parlato anche dell'impegno di Israele per la libertà religiosa: "Israele è l'unico paese che protegge i diritti umani di tutte le persone. Proteggiamo i diritti religiosi di tutti". Inoltre ha detto: "Non stiamo proteggendo soltanto i luoghi cristiani, ma proteggiamo i cristiani. I cristiani dovrebbero godere di ogni libertà di pregare quando vogliono in Medio Oriente e altrove. E l'unico posto in Medio Oriente dove possono farlo è Israele. Non abbiamo amici migliori al mondo dei nostri amici cristiani."

Netanyahu ha trattato anche altri argomenti Israele vuole avere "eccellenti relazioni" con l'Indonesia, ha detto su richiesta. Il paese è "molto importante" per lo stato ebraico. "È uno degli ultimi paesi al mondo che non ha una connessione aperta e stabile con Israele". L'Indonesia è musulmana, ma ha anche milioni di cristiani. "Ci piacerebbe vederli qui", ha detto il premier. Ha detto anche che avrebbe affrontato la questione della libertà di visto per i credenti indonesiani e verificato che fosse loro permesso di recarsi in Terra Santa.

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Israele, Stato ebraico

Analisi di Antonio Donno

L’ “Israel Victory Project”, elaborato nel 2016 dal Middle East Forum, diretto da Daniel Pipes, ha ricevuto l’approvazione bipartisan del Congresso americano e, sempre a livello bipartisan, dalla Knesset israeliana. Parte dall’affermazione fondamentale che non vi potrà essere pace tra Israele e i palestinesi se questi ultimi non riconosceranno Israele come “Stato ebraico”. Questa è la ragione cruciale per la quale gli accordi di Oslo del 1993 sono sostanzialmente falliti: benché nel testo degli accordi vi sia il diritto di Israele di vivere in pace e sicurezza, l’organizzazione del terrorista Arafat ha sottilmente distinto tale diritto dal riconoscimento, che dovrebbe essere consequenziale, del diritto di Israele all’autodeterminazione come “Stato ebraico”. Mentre, d’altro canto, Israele riconosceva l’OLP come la legittima rappresentante del popolo palestinese. Da ciò la continuazione dell’azione terroristica nei confronti di Israele e i vari tentativi, a livello internazionale, di condannare il movimento politico che dette vita allo Stato degli ebrei, il sionismo. Ciò era già avvenuto alle Nazioni Unite nel 1975, quando il sionismo fu definito ufficialmente una forma di razzismo, risoluzione poi cancellata nel 1991, e successivamente nel 1981, quando il sionismo fu definito una minaccia per i popoli all’interno della Carta Africana sui Diritti Umani, e soprattutto nel 2004 – cioè, ben dopo la firma degli Accordi di Oslo – nella Carta Araba sui Diritti Umani. Comunque, la distorsione degli Accordi di Oslo allo scopo di continuare l’azione terroristica contro Israele era già evidente dopo il novembre 1947: uno Stato ebraico per il popolo ebraico, di fatto, era proprio ciò che l’Assemblea Generale intendeva nel novembre 1947, quando fu convocata per attuare la spartizione del Mandato sulla Palestina in uno Stato arabo, uno Stato ebraico, e la Città di Gerusalemme.

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Le ragioni storiche dell'antisemitismo

Andrea Di Consoli legge il libro di André Taguieff

Non basta la testimonianza e l'ammonimento, per combattere e superare il più grande pregiudizio etnico e religioso della storia. Per affrontarlo degnamente bisogna provare a indagare le ragioni storiche, culturali e psicologiche che hanno portato gli ebrei ad essere il popolo più perseguitato di tutti i tempi. Aiuta in questa ricerca leggere L'antisemitismo (Raffaello Cortina, 139 pagg., ii euro) di Pierre-André Taguieff, un compendio agile e puntuale sulle ragioni, spesso oscure e deliranti, del pregiudizio antigiudaico. Taguieff parte da una premessa importante, ovvero che una cosa è l'antiebraismo, che è di natura religiosa, e una cosa è l'antisemitismo, di fatto una menzogna concettuale, essendo la matrice semitica puramente linguistica e non razziale. Il libro spiega come l'antisemitismo razzista, di fatto un fenomeno recente, abbracci un arco temporale abbastanza ampio, grosso modo dalla metà del XIX secolo alla metà del XX secolo, tanto che la decisione estrema della "soluzione finale" andrebbe a questo punto retrodatata di molto come scelta politico-ideologica.

Tra i tanti miti antiebraici che Taguieff analizza con precisi riferimenti storici ci sono i sacrifici umani, il cannibalismo, l'usura, il complotto internazionale, lo Stato nello Stato e il deicidio. Ma, in ultima istanza, tutto l'odio ciclico contro gli ebrei può essere letto come un processo isterico e radicale di rifiuto, specialmente in epoche di crisi economica e di insicurezza sociale, di un'alterità ben definita, essendo il popolo ebraico rigidamente legato alle proprie tradizioni rituali e, spesso, refrattario alla cosiddetta assimilazione nei Paesi di approdo. Un popolo di enorme ricchezza spirituale e storica divenuto capro espiatorio a causa di un'identità forte e di una tradizione difesa e tramandata con orgogliosa determinazione.

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I COMPLICI DEL TERRORISMO "A BASSA INTENSITA'" |

di Ugo Volli

I palestinisti chiamano “resistenza popolare” gli attacchi terroristi di piccola dimensione e già il nome è un programma, perché implica l’appoggio e l’approvazione sociale che l’Autorità Palestinese fornisce a questi crimini, oltre all’istigazione sui suoi media convenzionali e social e gli stipendi forniti ai terroristi e ai loro famigliari. Altri parlano di “lupi solitari”, “mini-terrorismo”, “terrorismo fai da te” o “a bassa intensità” , ma la sostanza è quella: sono atti criminali che non mettono a rischio la sicurezza strategica di Israele, ma uccidono persone innocenti, devastano famiglie, esprimono l’odio ma anche lo moltiplicano.

Chi dovrebbe preoccuparsene non sono dunque tanto i militari, che per mestiere devono badare innanzitutto ai grandi rischi, che in questo momento si chiamano Iran e Hezbollah, con la preoccupante complicità russa; ma invece coloro che proclamano di essere nel “campo della pace”, di voler “costruire ponti e non muri”, di essere contrari al bellicismo e alle misure militari, insomma la sinistra, i cattolici, i media che non amano essere chiamati “buonisti” ma lo sono. Eppure sono proprio loro che stanno zitti, che evitano di condannare, o parlano genericamente di “violenza”, come ha fatto ieri l’ambasciatore europeo in Israele suscitando scandalo. Se i paesi europei, che si preoccupano così tanto dello smantellamento di un insediamento beduino illegale e inquinante e dello spostamento dei suoi abitanti in un villaggio decente qualche chilometro più in là, alzassero la voce contro i palloni esplosivi lanciati da Hamas (la cui ultima versione comprende anche dei giocattoli riempiti di esplosivo, nella cinica speranza che qualche bambino li prenda in mano e ne sia ucciso o mutilato), se avessero protestato contro l’accoltellamento o gli investimenti automobilistici di civili ammazzati a caso solo perché hanno l’aria di essere ebrei, oggi sarebbero certamente più credibili.

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Economia israeliana: prevista crescita di 3,6% annuo

Da un rapporto del Fondo Monetario Internazionale (FMI) risulta che l’inflazione prevista in Israele per il 2018 sara` dello 0,9% .

Nell’economia mondiale e` prevista una crescita del 3,7% per il 2018 e similare per oil 2019 ( in ribasso rispetto alle precedenti previsioni) . E’ la prima volta che il FMI diminuisce le previsioni di crescita dell’economia mondiale da 2016. Secondo IMF il Prodotto Interno Lordo (PIL) israeliano chiudera` il 2018 con una crescita del 3,6 % contro il 3,4% previsto dallo stesso IMF nel rapporto dell’Aprile 2018. L’inflazione prevista per il 2018 e` come detto dello 0,9% ( contro lo 0,7 % previsto) e le previsioni per il 2019 indicano l1,3% , invariata rispetto al rapporto precedente. Continua a leggere su informazionecorretta

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Su una pietra di duemila anni fa la parola "Gerusalemme", scritta come si scrive oggi

È la prima incisione nota della parola "Yerushalaim", che è il modo in cui il nome della città viene pronunciato oggi in ebraico

09 OTTOBRE 2018 Una rara scritta in caratteri ebraici del nome esteso di Gerusalemme (Yerushalaim), nello stesso modo in cui è scritto oggi, incisa su una pietra cilindrica e datata duemila anni fa. La scoperta risale all'anno scorso ma solo oggi è stata presentata ufficialmente alla stampa. Alta quasi un metro e lavorata in apparenza all'epoca del re Erode, la pietra era stata asportata dall'edificio originale e riutilizzata poi per la costruzione di un edificio romano. Il testo contiene la dicitura: ''Hanania figlio di Dodlos di Gerusalemme''. Secondo gli archeologi è presumibile che Hanania fosse un artigiano del posto e che 'Dodlos' fosse un riferimento di ossequio alla figura di Dedalo.

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Attentato a Barkan: due civili israeliani assassinati

Breaking News, di Vito Anav

Ieri mattina, verso le 7:30 un terrorista palestinese , Ashraf Nallawa , del villaggio Shawika (vicino TulKarem) ha aperto il fuoco nella zona industriale Barkan , nella Samaria, uccidendo due impiegati e ferendone una terza. Il terrorista ha sparato usando un fucile Gustav, come si rileva chiaramente dal video della sicurezza. E` poi fuggito portando con se l'arma. Nonostante le estese ricerche ed i posti di blocco non e` stato ancora arrestato. (ore 21:00) L'IDF ha gia` mappato la casa del terrorista , in vista di una eventuale demolizione, dopo che saranno stati ottenuti i necessari permessi dal Tribunale . Le vittime sono: Ziv Hagiwi di Rishon Le-Zion, lascia la moglie e tre figli. I genitori hanno donato i suoi organi. Kim Levnground- Yehezkel, di Rosh Ha-Ain, lascia il marito ed un infante di 15 mesi , in ottemperanza alla dichiarazione di donazione di organi che portava sempre con se i suoi organi sono stati donati.

I funerali si terranno stasera alle ore 22:00 Il Portavoce Militare ha dichiarato che il terrorista era in possesso di regolare permesso di lavoro e lavorava come elettricista nella fabbrica gia` da sette mesi. La zona Industriale Barkan e` un esempio di pacifica convivenza tra israeliani e palestinesi.

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Minacciati dai colleghi palestinesi, i funzionari internazionali dell’Unrwa sono fuggiti da Gaza in Israele

Ennesima dimostrazione che il fallimentare modello Unrwa andava abbandonato già molto tempo fa Di Hillel Neuer, Ron Prosor Come si usa dire, non mordere la mano che ti dà da mangiare. Un insegnamento che evidentemente non è stato assimilato da certi gruppi palestinesi come Hamas. Oppure lo conoscono, ma fanno proprio il contrario per aumentare caos e sofferenze al servizio di qualche obiettivo più oscuro. Chi invece ha appreso in questi giorni una dura lezione sono quei funzionari internazionali che erano ingenuamente convinti che l’assistenza finanziaria e umanitaria avrebbe moderato i palestinesi e contribuito a promuovere la pace. Ora sperimentano in prima persona come mai Israele incontra qualche difficoltà a stringere qualsiasi tipo di accordo significativo con coloro che tirano le redini nella società palestinese. I profughi palestinesi sono i profughi di gran lunga più e meglio assistiti di qualunque altra comunità di rifugiati sul pianeta. Basti ricordare che, a differenza di tutti gli altri, i profughi palestinesi hanno un’agenzia Onu speciale tutta per loro: l’Unrwa. Ma lunedì scorso, lo staff di nazionalità straniera che gestisce gli uffici Unrwa a Gaza è dovuto precipitosamente fuggire, e mettersi in salvo attraversando il confine verso Israele, a causa di minacce violente da parte dei colleghi palestinesi. Continua a leggere su israele.net

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