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Nazzarena Condemi

Nazzarena Condemi

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Resoconto di Caltagirone Giugno 2013

LA PRESENZA EBRAICA NELLA STORIA E NELL'ECONOMIA DELLA SICILIA

 

 

Il convegno, organizzato dalla comunità B'nei Efraim di Caltanissetta e da Edipi con il patrocinio del Comune di Caltagirone, si è svolto dal 28 al 30 giugno nella cittadina famosa in tutto il mondo per le sue ceramiche.

La sera del 28 giugno, presso l'hotel Villa Sturzo, i presidenti delle due associazioni, Ivan Basana e Nazzarena Condemi, hanno aperto i lavori presentando le rispettive associazioni. Si sono poi soffermati ad illustrare il programma del convegno le cui finalità erano quelle quelle di far emergere le radici ebraiche del territorio, finora coperte o quanto meno inesplorate, da un punto di vista sociale, culturale, economico e spirituale. Tra i partecipanti al convegno, vogliamo segnalare il pastore Giacomo Trombino ed alcuni membri della comunità di Caltagirone, presenza costante in questi tre giorni.

La serata si è conclusa con la celebrazione dello Shabbat e con i canti in lingua ebraica della corale di B'nei Efraim guidata dalla direttrice Eleonora Passamonte, che tanto si è prodigata per esprimere al meglio l'amore che l'intera comunità prova nei confronti di Israele, naturale e spirituale.

Il 29 giugno, con la moderazione del pastore Basana, le autorità locali hanno avuto ampio spazio per fare i loro interventi, a cominciare dal sindaco di Caltagirone dott. Nicolò Bonanno, molto disponibile e aperto nei confronti del tema trattato e dall'assessore ai beni culturali del comune dott. Bruno Rampulla, il cui impegno a livello istituzionale ha favorito la realizzazione del convegno, fortemente voluto dopo l'evento del 27 gennaio u.s., in cui nella centrale via Judeca è stata posta una targa con iscrizione in italiano ed in ebraico, per ricordare proprio nel giorno della memoria gli ebrei cacciati in seguito all'editto spagnolo del 1492. Un momento di grande ed intensa commozione lo si è vissuto allorché Angelo Lodetti ha letto il Kaddish nel momento dedicato al ricordo della figura e dell'opera dello scomparso e compianto pastore Alfonso Marchetta vicepresidente di Edipi. La presenza della vedova Giusi La Rocca e dei tre giovanissimi figli del pastore Marchetta ha dato grande emozione e tristezza per il recentissimo lutto, ma ha avuto un duplice grande significato. In primo luogo la famiglia del pastore Marchetta ha inteso esprimere l'apprezzamento per la vicinanza e il sostegno, umano e spirituale, che il pastore Ivan Basana ha saputo offrire loro e in secondo luogo ha voluto chiaramente manifestare l'intento di proseguire l'opera del congiunto.

Di seguito, l'intervento della prof. ssa Condemi ha messo in luce quanto gli ebrei, la cui presenza nell'isola data circa 2000 anni, abbiano contribuito allo sviluppo economico e culturale dell'isola fino al momento in cui i Re di Spagna ne decisero l'espulsione. Finiva con la cacciata degli ebrei un florido lungo periodo di convivenza pacifica tra arabi, cristiani ed ebrei caratterizzata da fiorenti commerci e pregiate attività artigianali e culturali.

Il pastore Giacomo Trombino nel suo intervento ha sottolineato le profonde radici ebraiche della fede cristiana, fornendo un interessante contributo spirituale che ha sollecitato una profonda riflessione sul tema complesso delle relazioni tra la chiesa e la sinagoga.

Dopo la pausa del pranzo, il convegno è ripreso con la moderazione della professoressa Condemi. L' intervento del ceramologo Antonio Navanzino di Caltagirone, che, dopo aver ringraziato gli organizzatori per la grande opportunità di aver potuto scoprire, proprio in questa occasione, i lavori degli antichi ceramisti calatini di origine ebraica di cui lui stesso ignorava l'esistenza, ha relazionato su antiche ceramiche calatine che riportavano nei decori inequivocabili simboli dell'ebraismo, come la stella di David, il nodo di Salomone e le erbe amare. Il maestro Navanzino nel suo entusiasmante intervento ha fatto riferimento a forni e pozzi che ancora devono essere esplorati e che potrebbero far fare un passo avanti se non addirittura far riscrivere la storia della ceramica e della maiolica siciliana e italiana.

A seguire il pastore Basana nel suo intervento, molto puntuale e ben documentato, ha parlato della vita economica degli ebrei in Sicilia fino alla fine del 1400, fornendo dati e spunti di studio di notevole interesse.

Il prof. Massimo Porta nel suo intervento ha trattato nello specifico la storia degli ebrei di Caltagirone ed il dottor Nicoletti l'economia della Caltagirone ebraica.

L'ultimo intervento è stato dedicato alle attività del Keren Hayesod, agenzia non governativa israeliana, che si occupa tra le altre cose, non solo di riportare ebrei di tutto il mondo in Israele, ma anche di curarne per i primi due anni l'inserimento nella società attraverso lo studio dell'ebraico e l'insegnamento di un lavoro. Inoltre il Keren Hayesod si occupa di progetti speciali a sostegno delle fasce deboli della società. Sarebbe auspicabile che le attività del Keren trovassero spazi sempre più significativi di presentazione per consentire ai cristiani di poter dare il loro contributo consapevole ad una serie di progetti che sono in accordo perfetto con le Scritture.

Dopo cena, gli ospiti si sono spostati presso la chiesa evangelica Gesù è il Signore guidata dal pastore Giacomo Trombino, dove i giovani dell'associazione hanno rappresentato il libro della Bibbia “Il Cantico dei Cantici” in forma teatrale e musicale, che è stato particolarmente apprezzato dai presenti. La serata si è conclusa con il battesimo di una giovane neoconvertita.

La giornata conclusiva del convegno si è svolta nella cornice istituzionale della Sala Consiliare del Comune di Caltagirone, con la moderazione dell'avvocato Ivan Caradonna.

Sono intervenuti il prof. Amoroso, che ha relazionato sul patrimonio artistico-culturale della presenza ebraica in Sicilia ed il Sindaco che ha dato il benvenuto all'ospite illustre che ha onorato il convegno della sua presenza, dott. Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica di Roma, mentre la corale di Bnei Efraim intonava l'inno di Israele ed alcuni canti in ebraico.

Il presidente Pacifici, insieme al pastore Basana, ha dato vita ad un Think tank sull'argomento “Israele nell'economia del futuro per la Sicilia”, in cui sono emersi spunti molto interessanti su un possibile legame Israele-Sicilia. Il presidente Riccardo Pacifici ha saputo cogliere perfettamente lo spirito del convegno fornendo interessanti suggerimenti per portare sul piano operativo le idee emerse durante i lavori. Benedetto Croce sosteneva in un suo saggio che la storia è anche azione. Sappiamo che “la salvezza viene dai giudei” ma scopriamo che gli israeliani possono aiutarci anche sul piano dello sviluppo e dell'economia. Israele è una nazione giovane e dinamica. Ragiona e agisce in termini di rapidità ed efficacia per assicurarsi difesa e sviluppo. Se la cristianità riuscirà ad uscire dal pantano dei pregiudizi e dalla diffidenza autoimposta potremmo imparare e ricevere molto da loro. La Sicilia potrebbe rappresentare un punto di partenza per l'avvio di seri rapporti spirituali, culturali ed economici con gli ebrei e con Israele. La Sicilia potrebbe ricominciare appunto dal 1492 per ridare voce a quanti furono perseguitati, uccisi, umiliati, cacciati, costretti a conversioni forzate, a lasciare i loro beni, in una parola a sparire, come il nemico delle anime nostre ha sempre cercato di fare in tutti questi secoli ….. senza riuscirci mai completamente. Israele è come l'ulivo. Come l’ulivo non perde le foglie né d’estate né d’inverno, così pure Israele non avrà mai fine, né in questo mondo né in quello a venire.


 

Israele, gli Ebrei e l'Antisemitismo

Israele, gli Ebrei e l'Antisemitismo

 

Siamo la generazione della memoria. Su di noi è ricaduta la responsabilità di non dimenticare.

A più di sessant'anni circa dall'apertura dei cancelli di Auschwitz, emblema del male assoluto che la barbarie umana ha realizzato in nome dell'ideologia, scomparendo i sopravvissuti allo sterminio ,incombe su di noi il dovere di ricordare e di trasmettere alle generazioni future il senso profondo del far memoria sulla tragedia della Shoah.

L'Istituzione del Giorno della memoria per ricordare la tragedia della Shoah che colpì, annientandoli sei milioni di ebrei europei, ci obbliga a non dimenticare.

Oltre la banalità della commemorazione, al di là della retorica di maniera si deve costruire una forte motivazione a ricordare per le generazioni che potrebbero non aver più motivo di restare aggrappate alla memoria dello sterminio. La scuola che appare dunque il luogo privilegiato da sempre e sempre per insegnare e per apprendere, anche in questa circostanza assume un ruolo essenziale in contrasto all'oblio, al negazionismo,alla dimenticanza. In realtà la scuola è l'unica istituzione che può raggiungere in modo capillare e incisivo intere generazioni che il 27 gennaio di ogni anno, per legge, leggono, rappresentano, espongono, dibattono, rivivono insomma il dramma della Shoah in tutte la sua complessità.

Il mondo esiste solo per il respiro dei bambini che vanno a scuola”( Talmud babilonese-Shabbth 119b) . Pochi anni prima della distruzione del Tempio (nel 589 circa A.C.) nella Terra Santa fu organizzata l'istruzione per l'infanzia. Ogni città doveva avere degli insegnanti che si dovevano occupare dell'istruzione dei fanciulli dai sei ai sedici anni. La convinzione radicata nella cultura ebraica del valore di educare l'infanzia e l'impegno a coltivare lo spirito critico emergono ancora una volta dal Talmud “ Una città in cui non ci sono bambini che vanno a scuola sarà distrutta” (Talmud babilonese-Shabbath119b).

In questa ottica ecco emergere però una questione veramente emblematica. E se nell'atavico eccezionale interesse del mondo ebraico verso la scuola,verso l'educazione di uno spirito critico nei giovani e verso l'istituzionalizzazione dell'istruzione fosse da ricercare una delle cause più nascoste e meno indagate dell'antisemitismo europeo? In fondo, nella storia dell' Europa, nel divenire dei suoi regimi totalitari,il mondo ebraico, per le sue intrinseche caratteristiche era e resta del tutto incompatibile con l'affermarsi di una dittatura. Un regime totalitario è del tutto intollerante verso un libero sistema di istruzione.Al contrario l'ebraismo,con il suo Talmud,capace di sviluppare senso critico, con lo studio della Bibbia,attraverso il quale si imposta una disciplina centrata sul rispetto di regole etiche sia religiose che civili,è orientato a formare cittadini e non fantocci ammaestrati dai

totalitarismi.

L'entrata in vigore, nel 2000, della legge istitutiva del Giorno della Memoria fu segnata da non poche polemiche,anche all'interno delle stesse comunità ebraiche. . Un bilancio dei dieci anni trascorsi appare comunque molto controverso e composito. .La questione ruota essenzialmente intorno al senso della memoria della Shoah, ovvero se oltre la commemorazione dei morti sia possibile un dibattito sul futuro dei vivi. Occorre cercare ad esempio di capire se esiste un futuro per l'ebraismo europeo, senz'altro minoritario rispetto all'ebraismo mondiale , oltre quello di officiante della memoria. Fino al 1938 l'ebraismo era per di più europeo, dopo il 1945 non lo era quasi più. ” Se comprendere è impossibile -diceva Primo Levi-conoscere è necessario”. Allora in questa ottica apparirebbe quanto mai opportuna ogni iniziativa mirata a dare un contributo storico rigoroso e lucido che dal passato possa trarre elementi in grado di leggere l'attualità e suggerire scenari futuri.

La memoria della shoah,tuttavia,sembra non portare quasi mai a parlare e dibattere sulle attuali e sempre risorgenti forme di antisemintismo ivi compreso quello antisionista, e neppure delle orribili stragi come il genocidio del Rwuanda o il dramma del Darfur ,ma solo e soltanto della questione palestinese. Hannah Arendt ,in tema di antisemitismo, si interrogò sulla possibilità di rispondere indagando storicamente sia su quanto successe agli ebrei sia su quale ruolo essi giocarono.Gli ebrei sono soggetti interconnessi della medesima storia,questa fu l'ipotesi interpretativa della Arendt autrice del libro” Le origini del totalitarismo “ edito nel 1951. Nel 1963 pubblicando:”Eichmann in Jerusalem.A report on the banality of evil. “, reportage di quando tra il' 61 il '62 la Arendt aveva seguito, per il New Yorker ,il processo ad Adolf Eichmann, parlerà della” banalità del male.”

La scrittrice evocò dunque la banalità del male come chiave interpretativa per penetrare il mistero dell'olocausto ebraico e descrisse Eichmann ,icona di questa tesi,come un grigio burocrate, docile strumento di morte,non animato né veramente motivato da idee antisemite,“uomini come lui ce ne erano tanti e questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano e sono tuttora terribilmente normali.” Deborah Lipstadt, una storica americana, nominata da Bill Clinton allo United States Holocaust memorial council, ha pubblicato un libro non ancora tradotto in italiano, intitolato “The Eichmann trial “ dove contraddicendo la tesi della Arendt sostenne che egli fu un uomo colto che sposò “ l'idea di purezza razziale “.Egli- egli dice la Lipstadt “era tutto tranne che banale”. Sarebbe quindi una lettura perversa della natura umana dire che egli fu un uomo ordinario e che ogni altro uomo ordinario avrebbe potuto fare quello che egli ha fatto.

Secondo la Lipstadt, “La colpa principale di Aannah Arendt ,la più grave, ,consiste nell'aver assolto ,nei fatti, l'antisemitismo. I commenti della Arendt vennero fatti propri da teologi, intellettuali e umanisti che abbracciarono la sua spiegazione universale del genocidio che li liberava dal nucleo antisemita della cultura europea. Arendt ci ha fornito una visione dell'olocausto in cui l'antisemitismo ha un ruolo minoritario. Così ,oggi in tanti commemorano le vittime ma si scagliano contro Israele”. Come a dire che le tesi della Arendt sono state utilizzate a fini politici e ideologici e la minimizzazione dell'antisemitismo da parte della Arendt ha contribuito a trasformare Eicmann nel simbolo universale del totalitarismo.In questo contesto appare di grande attualità e perciò meritevole di attento studio il pensiero di

Vasilij Grossman. Nel suo libro “Vita e destino” ha descritto le molteplici facce dell'antisemitismo per concludere che :” l'antisemitismo è in stretta connessione con le grandi questioni della politica ,dell'economia,dell'ideologia e delle religioni mondiali. E' questo il suo tratto più nefasto .E la fiamma dei suoi roghi ha rischiarato

le epoche più tremende della storia:” A.B.Yehoshua nel suo saggio:” Antisemitismo e sionismo. Una discussione” si chiede se esista una sola radice dell'odio per gli ebrei definito solo a partire dalla fine del XIX secolo”antisemitismo”. Potrebbe sembrare semplicistico porsi una simile domanda in relazione ad un fenomeno così prolungato nel tempo,così vario nelle sue manifestazioni e dai motivi così disparati? Un odio immutato in un mondo che avanza e cambia, in evoluzione?.Quale legame possiamo trovare tra il compositore Wagner o e Seneca ,tra lo scrittore francese Cèline e lo storico Cornelio Tacito.Stesso odio al di là dei secoli e della diversa cultura a dividere a questi personaggi.

Un popolo vecchio di 4000 anni che ancora dibatte e si interroga sulla sua identità Chi è ebreo ? Cos' è un ebreo ? In che misura un israelita è ebreo ? Il sionismo classico predicava il ritorno degli ebrei a Sion come unico rimedio all'antisemitismo.

La riflessione di Yehoshua prende l'avvio diremmo in modo sorprendente dall'analisi di un testo sacro il Libro di Ester, secondo la versione del canone ebraico della sacra scrittura. Ancor prima dell'avvento del cristianesimo, dell'Islam dell'antisemitismo moderno del nazismo e del conflitto mediorientale i motivi dell'antisemitismo vennero espressi con stupefacente sintesi ed accuratezza nel libro di Ester scritto tra il IV e il II secolo a.C. Uno dei protagonisti del libro, Haman ,si presentò al re di Persia e gli disse :” c'è un popolo ,disperso tra gli altri popoli in ogni provincia del tuo impero, che vive separato dagli altri, a modo suo. Ha leggi diverse e per di più non osserva la tua. Non ti conviene lasciarlo vivere in pace .Se sei del mio parere ,dà ordine scritto che sia sterminato ed io verserò ai funzionari dell'amministrazione trecentoquaranta tonnellate d'argento per il tesoro regale “. Il re disse a questo persecutore degli ebrei:” Quel denaro è nelle tue mani e quel popolo è in tuo potere :fanne quello che vuoi.”

Nel libro di Ester il fattore scatenante la volontà di sterminio di Haman. Fu il rifiuto di Mardocheo, ebreo, parente della regina di Ester, ad inginocchiarsi, secondo il costume della corte di Persia davanti ad Haman. Mardocheo è figura paradigmatica dell'individuo che rifiuta di piegarsi davanti al totalitarismo. Altrettanto paradigmatica è la figura del re Serse la cui neutralità lungi dall'essere innocua o stimabile si rivela ancor più pericolosa in quanto legata ad un grande potere. Nel suo saggio A.B.Yehoshua sottolinea appunto che una delle possibili cause dell'antisemitismo vada ricercata proprio nella forte identità dell'ebreo. La storia del popolo ebraico documenta come si è giunti a connettere religione e nazionalità. Questo è un nucleo duro dell'identità ebraica che crea sconcerto e paura tra i gentili,ovvero tutti i non ebrei, perchè l'ebreo conserva sempre una doppia nazionalità: può essere italiano, russo spagnolo ma sarà sempre e comunque un ebreo. Italiano, russo, tedesco, ma sempre ebreo. E'possibile accettare questa diversità o tentare di modificarla?precostituendo questo la base per una seconda causa dell'antisemitismo : la paura "qual'è la natura di questa paura assurda. Al di là dell'analisi della problematica personalità di ogni antisemita occorre anche chiarire cosa nell'identità degli ebrei provoca reazioni tanto violente "

Sartre nel suo saggio “L'antisemitismo,Riflessioni sulla questione ebraica” del 1946, offre una possibile soluzione al problema ricercandola nella comprensione da parte di ogni cittadino che il destino degli ebrei sia il suo destino. "L'antisemita è un codardo che non vuole confessare la sua viltà. Ma bisognerà dimostrare a ciascuno che il destino degli ebrei è il suo destino.Non ci sarà un francese libero finche gli ebrei non godranno la pienezza dei loro diritti, finche un ebreo in Francia e nel mondo potrà temere per la propria vita".

Resoconto di Nazzarena Condemi del II° Convegno Internazionale Edipi 7-9 Dicembre 2012

Nella bella cornice dell'accogliente hotel Selene di Pomezia, mentre imperversava un freddo glaciale, i cuori erano riscaldati dalla gioiosa consapevolezza di vivere un'esperienza speciale.

Il convegno promosso da EDIPI è stato più che un successo organizzativo, che pure merita di essere sottolineato quale frutto del sostanziale e appassionato impegno di Andie e Ivan Basana.

Il Convegno infatti ha rappresentato una risposta qualificata e significativa al dilagare sempre più aggressivo, rozzo e scomposto dell'antisemitismo in tutte le forme in cui si palesa e si afferma.

Ancor più odioso quando si manifesta come antisemitismo di Stato, come ha dato prova il governo Monti votando contro Israele, all'Assemblea generale dell'ONU, in ordine al riconoscimento dello Status di Paese non membro all'Autorità palestinese. Una vergogna nazionale a cui le posizioni di sostegno e solidarietà del precedente governo Berlusconi non fanno che aggiungere il sapore amaro di tradimento.

Abbiamo tradito noi stessi, tradendo Israele e tutto ciò che essa significa per i cristiani e per gli uomini liberi. I giorni immediatamente successivi al voto scellerato, la comunità Bnei Efraim, a cui appartengo, ha sperimentato un profondo senso di scoraggiamento e di delusione. Abbiamo provato lo sgomento di Giosafat quando nel II libro di Cronache al capitolo 20 grida al Signore il suo smarrimento e la sua impotenza davanti ai nemici che si aggiravano in moltitudine.

Abbiamo sentito spiritualmente il peso di aver richiamato su di noi l'interdetto divino "Io benedirò chi ti benedirà e maledirò chi ti maledirà ".

Sappiamo che Baruch Hashem protegge Israele come la pupilla dei suoi occhi, ma chi proteggerà noi se ci mettiamo contro la volontà divina?

Il convegno però, per quelle straordinarie coincidenze divine, venuto a cadere proprio in questo tempo, ha avuto il pregio di rappresentare non solo un incoraggiamento ma una forte affermazione di volontà. La volontà di difendere la verità contro la menzogna, la volontà di contrastare la disinformazione e la falsa propaganda , la volontà di riportare alla luce, nel mondo cristiano, tutte le ramificazioni e le profondità delle radici ebraiche della nostra fede, la volontà di dire basta all'antisemitismo trionfante della Chiesa romana, responsabile di secoli di oscurantismo antisemita, di cui oggi vediamo ancora le conseguenze e la perfida capacità di mistificarsi, senza perdere il potere devastante di manipolare le coscienze in senso antigiudaico; la volontà di contrastare la disinformazione di massa, la volontà di schierarci con gli amici ebrei messianici e non messianici manifestando il nostro sostegno concreto in tutte le forme in cui possiamo impegnarci.

Il giorno 8 in coincidenza con l'inizio della festa ebraica di Hanuccah abbiamo acceso anche noi le luci del candelabro e mai ci è sembrato più appropriato e più profetico il gesto di accendere la luce. Il primo pensiero è per il Messia Yeshua che è la luce venuta ad illuminare ciascun uomo, ma questa festa ci ricorda che anche noi, come credenti, e le nostre comunità dobbiamo essere luce per portare luce attorno a noi e per camminare nella luce ed illuminare ciò che giace ancora nelle tenebre, dell'ignoranza, della superstizione, della vanità e della menzogna.

Vogliamo essere portatori di luce per i cuori e per le coscienze.

Vogliamo perciò essere grati per il lavoro che è stato svolto per organizzare questo convegno che ha dato modo a quanti hanno partecipato di confrontarsi, in modo accurato e documentato, su argomenti di grande e gravosa importanza ma anche e soprattutto con il tema del ruolo e della funzione dell'ebraismo e di Israele che devono essere centrali nelle comunità di credenti se vogliamo vedere realizzata, nella nostra generazione , la dichiarazione profetica dell'apostolo Paolo al capitolo 11 della Lettera ai Romani " ......., che sarà la loro riammissione ,se non la vita dai morti?"

Ecco, questo convegno è stato una luce anche per quanti non avevano ancora avuto modo di considerare con urgenza e con attenzione al tema di quanto siamodebitori ad Israele per la nostra fede, e non in senso solo emotivo o di sentimentale riconoscenza; abbiamo bisogno noi, per il nostro stesso bene, di riscoprire tutta intera l'ebraicità di Gesù e del Vangelo, abbiamo bisogno noi di ripulire la nostra conoscenza biblica dai nefasti influssi della “teologia della sostituzione” e infine di ricollocare le verità e le profezie bibliche nella dimensione letterale e ovvia della loro appartenenza alla terra di Israele e al popolo eletto, ancor prima che alla cristianità.

Sono certa infine che tutti i relatori, in particolare l'ambasciatore di Israele Naor Gilon, il presidente della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, i leader messianici Angel Gerber e Avner Boskey, abbiano tratto consolazione e speranza nel prendere atto della concretezza e della determinazione con cui, in Italia, EDIPI e altre organizzazioni e associazioni , sono impegnate in difesa del bene, dalla parte della verità, dalla parte di Israele.

Shalom

 

Nazzarena Condemi

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