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Marcello Cicchese

Marcello Cicchese

Nato a Roma nel 1938 in una famiglia cattolica, ha presto abbandonato la fede in cui era stato allevato per assumere una posizione di agnosticismo. All’età di diciotto anni, attraverso una lettura personale dei Vangeli è arrivato alla fede in Cristo e si è inserito in una locale chiesa evangelica. Si è laureato in matematica nell'Università "La Sapienza" di Roma e ha svolto la sua attività di professore universitario quasi interamente a Parma. Sposato con due figli e tre nipoti, attualmente è in pensione. Ha scritto numerosi articoli su diverse riviste evangeliche e quattro libri: "Le dieci parole", "Dio ha scelto Israele", "Dalla parte di Israele come discepoli di Cristo", “La superbia dei gentili”. Negli ultimi anni si è interessato in modo particolare di Israele in riferimento alle profezie bibliche e all'attualità politica. Dal 2001 gestisce regolarmente il sito "Notizie su Israele" (www.ilvangelo-israele.it ).

URL del sito web: http://www.ilvangelo-israele.it

Il papa chiede aiuto al rabbino L'incontro a Roma tra un papa e un rabbino di Marcello Cicchese

L'incontro a Roma tra un papa e un rabbino di Marcello Cicchese

L'incontro è evidentemente asimmetrico. Il papa è un capo di stato; il rabbino no. Il papa è il leader di una religione con più di un miliardo di adepti nel mondo; il rabbino non è leader di nessuna religione, ma è soltanto il leader di una comunità religiosa locale di qualche migliaio di aderenti. Sembrerebbe dunque che il maggior onorato sia il rabbino, e che sia lui quello che trae maggiore vantaggio dall'incontro. Forse non è così. Era così nel passato, ma tutto fa pensare che le cose siano cambiate, anzi invertite. E' stato gia detto da molti che l'incontro di domani sarà diverso dagli altri, ma perché? Le cause indicate sono diverse. Una di queste sta certamente nel differente carattere dei due ultimi papi, che potrebbero essere visti come tipi umani rappresentanti con le loro persone un momento topico dell'inevitabile declino della chiesa cattolica. Ratzinger rappresenta l'ultimo sforzo di difesa teologica dell'istituzione; Bergoglio rappresenta il vecchio-nuovo progetto gesuitico di far navigare la barca cattolica al centro del flusso storico, con l'aspirazione a condizionarne e guidarne in modo decisivo gli eventi. Se per il primo continuava ad essere di una certa importanza quello che si dice di credere, per il secondo è molto più importante quello che si riesce a fare. A questo scopo i solenni rituali di una volta, anche se non possono essere troppo repentinamente aboliti per non averne contraccolpi interni, devono essere gradualmente abbandonati. Pragmatismo ci vuole. Bergoglio lo sa e lo sa fare. Ratzinger no.

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Israele ha vinto

Netanyahu dunque ha vinto. In modo netto. Imprevisto, dicono molti. Perché imprevisto? Sulla base di quali fondamenti si fanno certe previsioni? Sarebbe interessante rileggere, a cose fatte, la miriade di articoli "intelligenti" con cui editorialisti preparati e documentati, sorretti da "scientifici" sondaggi, hanno annunciato l'inevitabile declino dello storico intralcio al raggiungimento della "pace": Benjamin Netanyahu. Eppure, diversi segni avrebbero potuto far capire che questo risultato poteva benissimo rientrare tra quelli possibili, se non probabili, come poi si è visto. La spiegazione di questa incapacità di lettura dei segni sta nella loro natura, perché sono segni che hanno a che fare con il "fattore Dio" (il Signore mi perdoni per questa dizione, usata a scopi esclusivamente giornalistici). Con Israele, e in particolare con Gerusalemme, i commentatori di tutte le tendenze continuano a "fare i conti senza l'Oste", perché non danno importanza al menù, con relativi prezzi, che pure già da secoli è appeso fuori dell'entrata di Gerusalemme. Chi invece cerca di essere attento a quei segni, non per questo ha la certezza di sapere in anticipo tutto quello che avverrà, ma davanti a differenti possibilità riguardanti il paese, prima ancora di arzigogolare su quello che lui ed altri riescono ad immaginare intorno a fatti che potrebbero avvenire nel futuro, si chiedono: ma che cosa ha già detto Dio a questo riguardo nel passato? Che cosa ne penserà oggi? Che cosa deciderà di fare? Per rispondere a queste domande non si va certamente a leggere gli articoli di Repubblica, e nemmeno quelli del Giornale, ma si riflette su quello che sta scritto nella Bibbia. Esaminiamo allora alcuni fatti che hanno preceduto questa votazione. Credo che molti abbiano notato la straordinaria concordia degli oppositori dell'attuale Primo Ministro israeliano; i motivi potevano essere i più diversi, ma tutti cantavano in coro: Netanyahu se ne deve andare, è lui l'ostacolo, senza di lui tutto andrà meglio. Qualcuno forse non se ne sarà accorto, ma chi è abituato a tener conto del "fattore trascurato" avrà capito che molti dicevano Netanyahu per sottintendere Israele. So bene che molti negheranno questo, anche fra gli ebrei, anche fra gli ebrei israeliani, ma la loro buona fede non è decisiva per capire come stanno le cose. Ecco alcuni elementi che possono aver indotto a dubitare dell'inevitabile caduta di Netanyahu, alcuni dei quali sono stati già indicati su queste pagine. La preghiera pubblica di Noa: «Shma Yisrael, Adonai eloheynu. (Ascolta Israele, il Signore è il nostro unico Dio). Buon Dio, eccomi, sono Achinoam, la ragazzina (...). T'imploro di inviare saggezza e compassione ai cuori dei nostri cittadini, che votino per liberare il Paese del governo razzista, distruttivo, arrogante di Benjamin Netanyahu e le sue coorti. Ti prego, Dio, mandali a casa!» Avevamo aggiunto, in calce all'articolo che avevamo riportato, una breve osservazione: "Chissà se sarà contento Dio di questo uso del suo nome a scopi elettorali". Certamente, ci sono altre persone che silenziosamente e non in pubblico hanno chiesto al Signore di intervenire in modo diverso da quello chiesto da Noa, pur sottomessi alla sua suprema volontà. Per quel che mi riguarda, dico soltanto che nella mia preghiera c'era la richiesta evangelica indicata da Gesù: "Sia santificato il tuo nome". Ed è indubbio che nella preghiera di Noa, dettata da una non incolpevole ignoranza, sono presenti elementi di menzogna con i quali non si può chiedere il coinvolgimento del nome del Signore. E il Signore, a quanto pare, non ha voluto esserne coinvolto. Netanyahu ha avuto la determinatezza, anche davanti a un "potente" del mondo come Obama, di cui dovrebbe essere messa in evidenza non l'antipatia per Netanyahu ma l'avversione per Israele, insieme al determinato proposito di indebolirlo fino a metterlo nell'impossibilità di difendersi, di continuare a manifestare la ferma volontà di difendere il suo paese da un nemico dichiarato come l'Iran. Netanyahu, da navigato politico qual è, si è fermato qui, ma forse nella sua mente avrà pensato che col suo discorso stava difendendosi anche da un nemico non dichiarato, ma per questo più temibile. La sua era un'azione giusta da fare, quali che fossero le conseguenze politiche che secondo gli immancabili previsionisti ne sarebbero scaturite. Netanyahu ha dichiarato pubblicamente che con lui al governo Gerusalemme non sarebbe stata divisa. Questa è una esplicita volontà dell'Oste, ed è con lui che bisogna fare i conti, non con i maestri di menzogna che dirigono le Nazioni Unite. A onor del vero, Netanyahu, al contrario di altri importanti personaggi politici molto ossequiati dai media, ha sempre detto che Gerusalemme non deve essere divisa, ma ha anche cercato di non sottolinearlo troppo. In questa occasione invece l'ha ripetuto esplicitamente, e vi ha aggiunto un'inevitabile conseguenza che fino a poco fa non aveva espressa: la negazione della possibilità di uno stato di Palestina. Il fatto in realtà è ovvio, ma per qualche motivo non si sottolinea abbastanza: dire sì a uno stato palestinese significa dire sì alla divisione di Gerusalemme. Netanyahu ha detto che con lui al governo questo non sarebbe avvenuto, e con ciò ha indicato la direzione giusta in cui muoversi: una direzione in linea con la già dichiarata intenzione di Dio. Tutto questo poteva ragionevolmente far pensare che Dio avrebbe potuto, ancora una volta, farsi beffe delle parole degli uomini. "Dio conosce i pensieri dei savi, e sa che sono vani", "Dio prende i savi nella loro astuzia": così sta scritto nella Bibbia e così è avvenuto. La cosa migliore che commentatori e giudici di Israele dovrebbero fare è decidersi a inserire tra i loro elementi di valutazione il "fattore Dio". Si può farlo in modi sbagliati, ma il non farlo conduce inevitabilmente a conclusioni sbagliate. Detto questo, non so che cosa avverrà fra poco, né quello che lo stesso Netanyahu farà di sua spontanea volontà o sarà costretto a fare nei prossimi mesi. Ma resta il fatto che per quel che riguarda questione Israele, quello che si dice pubblicamente è più importante di quello che si fa. Perché ciò che realmente avviene, in ultima analisi, non dipende da quello che prevedono e decidono gli uomini, ma da come Dio valuta quello che dicono e fanno gli uomini, per fare alla fine quello che Lui stesso ha deciso di fare.

(Notizie su Israele, 18 marzo 2015)

Antisemitismo Evangelico

«Antisemita io? Ma per carità! Ci mancherebbe.» Di questo tipo è spesso la reazione di chi si sente dire che forse il suo atteggiamento verso gli ebrei assomiglia molto a quello degli antisemiti. Chi reagisce così di solito ha in mente un antisemitismo dichiarato, esplicito, attivo, nel quale naturalmente non si riconosce. Ma accanto a un antisemitismo militante, facilmente riconoscibile, esiste un antisemitismo quiescente che può restare in stand by per molto tempo e, purtroppo, attivarsi nei momenti critici meno adatti. Del Del L'antisemita per default non ce l'ha con gli ebrei e con Israele per il semplice fatto che di loro non si interessa: i suoi problemi sono altri. Fosse per lui, non ne parlerebbe proprio. resto, per diventare o rimanere antisemiti non ci vuole molto: basta non fare niente. In questo modo, senza neanche accorgersene, si viene tranquillamente trasportati dal main stream, la principale corrente di questo mondo che segue gli impulsi del principe di questo mondo, che detesta e tenta continuamente di distruggere il popolo che Dio si è scelto. E' un antisemitismo per default, cioè in assenza di... In assenza di interesse e conoscenza si rimane, rispetto a Israele, indifferenti e ignoranti. L'antisemita per default "non ce l'ha" con gli ebrei e con Israele per il semplice fatto che di loro non si interessa: i suoi problemi sono altri. Fosse per lui, non ne parlerebbe proprio. Ma per sua sventura gli ebrei ci sono, Israele esiste e il mondo ne parla. Quindi, prima o poi anche lui è costretto a parlarne, e quando lo fa quasi sempre dice qualcosa di sbagliato. Naturalmente però non se ne accorge, a causa della sua ignoranza, e si sorprende se gli si fa notare che sta semplicemente ripetendo quello che tanti antisemiti dicono. La cosa è particolarmente grave quando l'antisemita per default è un cristiano evangelico, che in quanto tale dovrebbe avere la Bibbia come fondamento della sua fede e delle sue convinzioni. Perché è un fatto indiscutibile che nella Bibbia di Israele si parla dappertutto. Dicendo allora qualcosa di sbagliato su questo argomento si rischia di cadere nell'eresia; il che è grave, perché si può non essere d'accordo con molti, anche con gli ebrei, anche con Israele, ma non essere d'accordo con Dio è rischioso, perché si finisce per essere d'accordo con il suo nemico, che è Satana. In molti casi però l'eresia non si esprime con formulazioni di dottrine sbagliate, ma con l'assenza di dottrine giuste. E' un'eresia di omissione. Come ci sono i peccati di omissione, ci sono anche le eresie di omissione. Questo avviene quando un aspetto importante della rivelazione biblica, che compare più volte in tutte le parti della Scrittura, viene sistematicamente negletto e trascurato. E' il caso della dottrina su Israele. Qualche anno fa è comparso in Italia un "Dizionario di teologia evangelica" di più di 800 pagine. Ebbene, tra le oltre 700 voci elencate nel dizionario non si trova il termine "Israele". Non c'è. Non è strano? Non è significativa un'omissione come questa? E non è strano che certe parti della Bibbia vengano sistematicamente escluse dall'insegnamento nelle chiese? Ad un qualsiasi evangelico si potrebbe chiedere: quante volte nella tua chiesa hai sentito predicare sul libro di Ezechiele? E in particolare sugli ultimi nove capitoli che parlano del nuovo Tempio a Gerusalemme? E quante volte hai sentito un'istruzione ordinata sul concetto di "Regno di Dio" nei Vangeli? Riflettendoci su con calma, potremmo arrivare alla conclusione che la Bibbia per noi è come certi grossi programmi del computer: la usiamo sì e no al 30 per cento. Non potrebbe trovarsi in quel residuo 70 per cento l'eresia di omissione che riguarda la dottrina di Israele? La questione dunque è grave e non può essere trattata in poche battute, ma qui si vuole sottolineare che il tema Israele non è un'appendice della dottrina cristiana, ma sta al centro del messaggio evangelico, perché sta lì dove Gesù stesso sta. Il tentativo sempre ripetuto nella storia di staccare Gesù da Israele e Lo scandaloso caso di Lutero dovrebbe far capire che l'auten- ticità di una fede personale in Gesù non è una garanzia contro la possibilità di cadere in un vero antisemitismo evangelico Israele da Gesù è di natura diabolica, perché corrisponde all'interesse storico di Satana. E' triste doverlo riconoscere, ma in questa trappola diabolica sono caduti nel passato e cadono ancora oggi molti cristiani autentici, anche evangelici, anche nati di nuovo. Lo scandaloso caso di Lutero dovrebbe far capire che l'autenticità della fede personale in Gesù, se non è accompagnata da una dipendenza reale dallo Spirito Santo e dalla Parola di Dio nel preciso momento storico in cui si vive, non è una garanzia contro la possibilità di cadere in un autentico antisemitismo evangelico. Il quale - ed è una cosa grave - fa diventare anche i credenti in Gesù strumenti di Satana nel suo tentativo di disonorare prima e distruggere poi il popolo ebraico e, oggi, lo Stato d'Israele. Come l'acqua, che in natura si presenta in diversi stati ma ha sempre la stessa struttura molecolare, così l'antisemitismo si presenta nella storia in diverse forme ma ha sempre la stessa struttura spirituale: l'odio per gli ebrei. Si parla di "struttura spirituale" perché l'odio che si manifesta è espressione dell'intima ribellione a Dio dell'uomo peccatore. L'antisemitismo è un frutto della carne: una carnalità che ha l'aggravante pericoloso di non essere quasi mai riconosciuta come tale. Anzi, in molti casi si presenta come anelito ad una superiore virtù. Nel periodo storico in cui viviamo la carnalità dell'antisemitismo assume due forme tra loro collegate: una anti e una filo. C'è l'antisionismo e il filopalestinismo. Il primo è più esteso, il secondo più ristretto, ma entrambi sono presenti negli ambienti evangelici, e in questo caso meritano il nome di antisemitismo evangelico perché le sue motivazioni pretendono di essere tratte dalla Scrittura. E questo ne aumenta la gravità. Qualcuno sarà sconcertato da affermazioni così forti, altri saranno in netto disaccordo, altri ancora chiederanno di avere argomenti a sostegno di quanto si dice. Gli argomenti ci sono: chi è interessato può cercarli in questa rivista o in altri libri che possono essere indicati a chi lo desideri, ma qui è importante sottolineare ancora una volta che il tema Israele non può essere accantonato, perché è di enorme gravità spirituale. La preannunciata biblica apostasia degli ultimi tempi si sta avvicinando a grandi passi ed è penetrata anche in chiese evangeliche che un tempo si distinguevano per la loro fedeltà alla Scrittura. Una delle forme più gravi che questa apostasia sta assumendo è la conformazione al mondo nell'odio verso il popolo che Dio si è scelto per il suo piano di salvezza. Gli eventi incalzano e il tempo stringe: su Israele ciascuno ha il dovere di chiarirsi le idee e fare la sua propria scelta. Sulla sua responsabilità davanti a Dio

 

Art. tratto da notizie su Israele

Il grido di dolore della comunità internazionale davanti alla perfidia di Israele

Il mondo appare oggi turbato per un fatto gravissimo che, secondo la comunità internazionale e il parere dei media, mette in pericolo la pace del mondo: un annuncio fatto dal Primo Ministro dello Stato d'Israele. Abbiamo raccolto un po' di titoli di giornali e note d'agenzia che oggi danno notizia del grave annuncio. L'annuncio di Israele: "Presto altre mille abitazioni a Gerusalemme Est" Tensione alta a Gerusalemme dopo l'annuncio di nuovi insediamenti Tensioni a Gerusalemme Est. Israele annuncia 1000 nuove case per coloni A Gerusalemme est 1000 case di coloni, bufera su Netanyahu Netanyahu riaccende la sfida "Mille case a Gerusalemme Est" Netanyahu porta avanti progetti per 1060 nuove case a Gerusalemme est Netanyahu dà l'ok a mille nuove case a Gerusalemme Est. Fatah: "Provocherà un'esplosione" Netanyahu inflessibile Netanyahu vuole la guerra con i palestinesi: 1000 nuove case per i coloni in Cisgiordania L'Unione Europea condanna Israele per i nuovi insediamenti dei coloni Amman chiede una riunione dell'Onu sulle colonie israeliane Colonie d'Israele, riunione d'urgenza dell'Onu Abbas a Usa, intervenite contro l'escalation di Israele a Gerusalemme est Abu Mazen chiede aiuto a Usa e Onu: "Fermate l'invasione dei coloni ebrei" Questo dunque è il dramma che affligge l'umanità: non i missili che distruggono case e ammazzano quelli che ci vivono dentro, ma l'annuncio di nuove case per quelli che vogliono andarci a vivere dentro. Il profeta Zaccaria aveva detto che negli ultimi tempi Dio farà di Gerusalemme una "coppa di stordimento" per tutti i popoli. Questo tempo sembrerebbe già iniziato, perché la cosiddetta "sindrome di Gerusalemme", che fino ad ora è stata riconosciutata soltanto in quei visitatori che all'interno della Città Santa vengono presi da particolari forme di esaltazione e "impulsi a proferire espressioni visionarie", si sia estesa in forma diversa anche ai commentatori di ciò che riguarda Gerusalemme. Persone equilibrate, che in altri campi danno prova di moderazione e assennatezza, nel momento in cui iniziano a parlare di Gerusalemme sentono un "impulso a proferire espressioni idiote", catalogabili come forme di rimbecillimento se non fosse che la sindrome suddetta si è ormai globalizzata e ha raggiunto un'estensione mondiale. E pertanto non è più facilmente riconoscibile.

(Notizie su Israele, 28 ottobre 2014)

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