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Commento di Davide Frattini

Assicura Yuval Steinitz, ministro israeliano per l’Energia, che l’accordo «servirà a contenere l’influenza araba in Europa». Ammonisce John Bolton, consigliere per la sicurezza americano, che «l’Europa non deve dipendere dai capricci russi per il fabbisogno». Perché dentro gli oltre 2 mila chilometri di tubi che verranno posati nel Mediterraneo non viaggia solo gas naturale, si muovono anche gli equilibri geostrategici e le sfide tra nazioni. L’intesa sul gasdotto EastMed — annuncia la tv pubblica israeliana — è stata raggiunta: i tecnici hanno definito i dettagli finanziari e ingegneristici di quella che sarà la conduttura sottomarina più lunga al mondo e che dovrebbe costare 7 miliardi di dollari. Il gas estratto dai giacimenti israeliani e ciprioti nel Levante partirà dalle acque attorno a Cipro, per passare dall’isola di Creta, l’entroterra greco e approdare al largo di Otranto sulla costa pugliese. La Commissione europea ha già speso 100 milioni di euro in studi di fattibilità e per l’Italia ci aveva messo la firma Carlo Calenda, allora ministro dello Sviluppo economico, nell’aprile del 2017. Quello era un memorandum d’intesa, la decisione di proseguire insieme nel progetto. Adesso la stretta di mano definitiva e ufficiale è prevista da qui a tre mesi. E il gasdotto che può cambiare i rapporti dell’Europa — Italia compresa — con il Medio Oriente e la Russia di Vladimir Putin dovrebbe essere pronto attorno al 2025.

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