Di Kishore Bombaci
Come un bambino mi trovo a riflettere sul Natale anche quest’anno, chiedendomi che cosa potrei o dovrei chiedere a Babbo Natale. Proprio come si faceva quando eravamo piccoli, ci apprestavamo con carta e penna a rivolgere a Babbo Natale le nostre richieste nella speranza che esaudisse i desideri.
Desideri che, di solito, coincidevano con giocattoli sempre più belli, con la semplicità innocente e ingenua di chi pensa che in una notte magica tutti i desideri si possano realizzare

Ricordo le tavolate, le luci, l’albero di Natale, simboli di un’atmosfera emotiva che non ha mai costituito il centro della festa, ma che ne erano un luminoso e appariscente contorno. Il centro della Festa era la famiglia riunita al completo e quel senso di protezione e felicità che impregnava di sé questi giorni pieni di festa e di gioia. Legami che si rinnovavano nella Tradizione, anno dopo anno, apparentemente uguali a se stessi, ma sempre diversi.
Legami di cui non si comprendeva appieno la portata e che invece, si sarebbero rivelato fondamentali nel percorso di vita. Sensazioni che sarebbero cambiate piano piano, quasi senza accorgersi lasciandosi dietro l’amarezza di tempi meravigliosi che non torneranno

Insomma, molti sono i ricordi, molte sono le nostalgie di quei Natali di attesa e di speranza per un futuro migliore, condita dai buoni sentimenti tipici del periodo a cui oggi guardiamo con troppa superficialità, resi cinici da un mondo sempre più cattivo e da una razionalità che rende prigioniera l’emozione.

Siamo divenuti adulti aridi che dibattono razionalmente sul Natale, sulla coerenza storica della nascita di Cristo, o con la sempreverde critica al consumismo che sfocia nel qualunquismo miope di chi ha perso ogni contatto con il proprio cuore. Continua a leggere su adhocnet