Come mai gli ostaggi liberati ignorano Netanyahu e ringraziano qualcun altro?
di Aviel Schneider
GERUSALEMME – Ieri alcuni ostaggi israeliani sono stati ricevuti da Donald Trump alla Casa Bianca: Eli Sharabi, Keith e Aviva Siegel, Naama Levi, Doron Steinbrecher, Yair Horn, Omer Shem Tov e Noa Argamani. Ognuno di loro ha presentato brevemente la sua terribile storia. Tutti hanno dichiarato a Trump che sono stati rilasciati grazie ai suoi sforzi. Come ha detto Omer Shem Tov: “Io e la mia famiglia siamo sicuri che lei è stato mandato da Dio per liberare gli ostaggi israeliani dalla Striscia di Gaza”.
Trump ha promesso loro che avrebbe fatto lo stesso per gli altri ostaggi finché non fossero stati liberati dall’inferno. È sorprendente che il Presidente degli Stati Uniti Trump si stia schierando a favore degli ostaggi israeliani, più del governo di Gerusalemme. Nel Paese si ha l’impressione che Trump sia più interessato a salvare gli ostaggi di Benjamin Netanyahu. E’ Trump che viene elogiato per il salvataggio degli ostaggi, non Netanyahu. Se questo sia giusto oppure no non è facile dirlo, perché d’altra parte Netanyahu deve anche garantire e combattere per la strategia di deterrenza di Israele. Cosa è più importante, la sicurezza nazionale o la sicurezza individuale degli ostaggi? Un arduo dilemma che si trova nelle mani del governo.
E qui bisogna capire il motivo per cui gli ostaggi ringraziano qualcuno seduto dall’altra parte del mondo e non il loro governo a Sion.
Miriam Adelson (80), miliardaria israelo-americana e sostenitrice di lunga data di Donald Trump, ha svolto un ruolo cruciale nel convincere il presidente eletto a fare pressione su Hamas affinché accettasse un accordo sugli ostaggi. La notizia è stata pubblicata settimane fa dal giornalista israeliano Ben Caspit, anche se ne avevamo sentito parlare dietro le quinte mesi prima. Ma si trattava di voci. Miriam Adelson è considerata l’israeliana e l’ebrea più influente e ricca del mondo. La miliardaria, che ha perso il marito, il magnate dei casinò Sheldon Adelson, quattro anni fa, è una delle più strette confidenti del presidente Trump. Ha sostenuto l’attuale campagna elettorale di Trump con la somma astronomica di 100 milioni di dollari. E la ricompensa sarebbe stata l’approvazione dell’ultimo accordo sugli ostaggi, per il quale Trump ha fatto pressioni. Si racconta che la donna abbia detto a Trump che avrebbe donato denaro al suo partito in cambio della promessa di costringere Hamas e Netanyahu a un accordo sugli ostaggi. Per il suo ottenimento sono stati promessi 100 milioni di dollari. Miriam si occupò anche di informare le famiglie degli ostaggi sugli sviluppi dell’accordo e di parlare con loro.
È stato l’impegno di Adelson a spingere Trump a lanciare un severo avvertimento pubblico ad Hamas lo scorso dicembre, chiedendo l’immediato rilascio degli ostaggi. Trump si era recentemente espresso sui social media affermando: “Gli ostaggi sono tenuti in modo brutale, disumano e contro la loro volontà. I responsabili sono stati colpiti più duramente di chiunque altro nella lunga storia degli Stati Uniti d’America. Rilasciate subito gli ostaggi!” Le fonti hanno riferito che Trump ha fatto pressione su entrambe le parti – sia Netanyahu che i mediatori – per portare avanti l’accordo. Soprattutto, però, la pressione era necessaria da parte israeliana per ottenere progressi. Le famiglie israeliane hanno dichiarato: “Abbiamo avuto l’impressione che non sarebbe accaduto senza Miriam. È molto vicina a Trump”. Continua a leggere su NsI