La mano invisibile della storia – Lo Yom HaZikaron può anche stimolare una riflessione sul modo in cui la memoria viene celebrata nelle Sacre Scritture.
di David Lazarus
Al di là delle alleanze politiche o delle simpatie culturali, gli studiosi ebrei guardano alla storia attraverso la lente del disegno divino. Che si tratti della commemorazione dei caduti di Israele o del ricordo dell’Esodo, la cultura della memoria ebraica non si limita a guardare al passato, ma cerca di comprendere come il passato plasmi il presente e prefiguri persino il futuro.
Cosa vogliamo ricordare e perché? I nostri luoghi della memoria glorificano il potere o rendono omaggio alle vittime che ci chiamano a una maggiore responsabilità morale e spirituale? Sono domande che la memoria ebraica – e il battito invisibile della storia – ci pongono continuamente.
• LA MANO INVISIBILE DELLA STORIA
Quando le armate assire invasero l’antico Israele, ciò non fu percepito solo come la forza militare della Mesopotamia, ma come una punizione divina. Quando Gerusalemme cadde nelle mani di Nabucodonosor, ciò non fu dovuto alla superiorità militare babilonese, ma fu il risultato delle trasgressioni di Gerusalemme, del castigo divino e del suo piano più ampio di redenzione.
Questa interazione tra la volontà divina e l’agitazione umana è il motivo centrale dei racconti biblici, che si svolgono nella precaria vita della grande famiglia di Abramo. L’esilio, la guerra e la distruzione non sono solo conseguenze della debolezza politica o nazionale di Israele, ma sempre anche espressione del giudizio divino e della disciplina dell’alleanza. Questa intuizione, che riconosce uno scopo divino dietro le quinte delle attività quotidiane reali del popolo d’Israele, è così profonda da essere canonizzata.
Questa percezione ispirata è in netto contrasto con i racconti storici trionfalistici di altre nazioni. Laddove i governanti terreni considerano il potere come un fine in sé, la visione ebraica lo considera effimero e subordinato a un ordine divino. Questa idea trova la sua espressione più profonda nella figura del servo sofferente di Isaia 53, il culmine della rivelazione biblica che esiste uno scopo redentore superiore per il quale serve la sofferenza.
• RICORDARE AL DI LÀ DELLA SUPERFICIE
Le moderne commemorazioni israeliane, come lo Yom HaZikaron, il “Giorno della Memoria”, riflettono questa antica concezione ebraica che trova senso, rivelazione e speranza nella storia.
I soldati caduti e le vittime del terrorismo non sono solo pianti come individui le cui vite sono finite tragicamente contro la loro volontà, ma sono ricordati e onorati come partecipanti integranti della storia in continua evoluzione del disegno divino. Le vittime del passato non sono tragedie arbitrarie, ma momenti intrecciati in un più ampio disegno storico che, nonostante il dolore, procede inesorabilmente verso la redenzione.
Lo Yom HaZikaron israeliano, che quest’anno inizia la sera del 29 aprile, non è solo un giorno in cui si onorano i caduti, ma anche un riconoscimento del fatto che queste sono le vittime che la famiglia di Abramo deve sacrificare per il compimento del continuo viaggio dell’alleanza della nazione. Le sirene commemorative che fermano il Paese sono un suono di shofar della nostra unità collettiva, quando un intero popolo si ferma per ascoltare gli echi della storia al di là del rumore del presente.
A differenza delle commemorazioni secolari, lo Yom HaZikaron non riguarda semplicemente l’eroismo in battaglia o la forza nazionale. È un giorno solenne che unisce il dolore personale a una narrazione nazionale e biblica più ampia. Il peso della memoria non grava solo sui superstiti, ma sull’intera nazione, che si sente in dovere di onorare il sacrificio di coloro che l’hanno preceduta.
• IL CRISTIANESIMO E LA MEMORIA DELLA CROCE
Questo concetto di storia guidata da Dio si ritrova anche nella Nuova Alleanza. Da un punto di vista storico, la crocifissione di Gesù fu un’esecuzione romana, una comune dimostrazione dell’autorità imperiale sui dissidenti. Dal punto di vista biblico, tuttavia, è il sacrificio della sofferenza che costituisce il fondamento di ogni redenzione. Questa visione biblica della Passione va oltre la realtà evidente del potere e della sconfitta. In essa riconosce una mano invisibile all’opera nella storia, una storia in cui la sofferenza e l’oppressione non sono vane, ma sono accettate come la verga e il bastone di un pastore che spinge, spinge e guida l’umanità verso i pascoli verdi della salvezza.
Nel contesto ebraico, il comandamento dell’Ultima Cena (“Fate questo in memoria di me”) trasforma il ricordo di un’azione divina compiuta nel passato in una tradizione di dovere sacro perpetuo. Nel giudaismo, tali tradizioni sono indispensabili per garantire che la prospettiva della mano divina che guida la storia non venga mai dimenticata e sia efficacemente trasmessa alla generazione successiva. Come la Pasqua ebraica, la Cena del Signore è una rievocazione dell’evento in cui ogni membro della famiglia «è invitato a considerarsi povero e oppresso durante il Seder». E «in ogni generazione si è tenuti a considerarsi come se si fosse usciti dall’Egitto».
Ricordare significa confrontarsi regolarmente con la rivelazione divina e riviverla, come nel “Ricordati del sabato”. Ciò sottolinea la profonda affinità tra le tradizioni commemorative ebraiche e cristiane.
• LA MEMORIA NAZIONALE NEL MONDO MODERNO
In un’epoca dominata dalla storiografia secolare e dal pragmatismo politico, le prospettive ebraica e cristiana sulla storia offrono un’alternativa radicale. Le moderne commemorazioni nazionali si concentrano solitamente sulle vittorie militari, sulle tappe politiche o sulle conquiste culturali. La memoria ebraica richiama l’attenzione sulle forze invisibili che plasmano la storia nel mondo moderno.
Nel silenzio che segue il suono delle sirene dello Yom HaZikaron e nella quiete delle preghiere contemplative, l’appello alla memoria risuona attraverso il tempo. Esorta intere nazioni, ma anche ogni singolo individuo, a testimoniare i movimenti più profondi della storia, che il potere e la politica non sono in grado di percepire. Esorta a riflettere sul prezzo del sacrificio dell’esistenza e sulla necessità di una perseveranza costante. Questo risveglia e rafforza la fede, la speranza e (la più grande di tutte) l’amore.
(Israel Heute, 30 aprile 2025 – trad. www.ilvangelo-israele.it)