È dal modo in cui Dio agisce con il suo popolo che possiamo riconoscerlo. È questa l’esperienza che ha fatto Rut, una straniera, ai tempi della Bibbia.

di Samuel Hänsch*

Nella vita quotidiana ci sono molte cose da sbrigare. Ci sono compiti da portare a termine. Le pillole vanno sciolte nell’acqua. La sentinella viene sostituita. Nei giochi di avventura bisogna decifrare il codice o trovare la soluzione giusta. Per curare una malattia occorre trovare il principio attivo giusto.
Il personaggio biblico Rut riconobbe in Boaz il riscattatore. È interessante notare che Boaz non fu il primo riscattatore. Lui arrivò solo come secondo (Rut 3,12). Nel secondo capitolo del libro di Rut, che racconta gli eventi di una giornata, leggiamo per la prima volta di un incontro tra i due.
Boaz, della tribù di Giuda, amministra i campi e discute con i suoi dipendenti, tra cui il responsabile del lavoro nei campi. Rut sta raccogliendo spighe nel campo, e nel corso dell’incontro e della conversazione le vengono garantite diverse “agevolazioni lavorative”. Così può fare una pausa, mangiare e bere, e raccogliere dove è più facile per lei.
Rut è moabita ed è tornata a Betlemme, in Giudea, Israele, come vedova, con Naomi sua suocera. Sebbene Naomi le chieda ripetutamente di rimanere in Moab, Rut decide di andare con lei. Rut dice alla suocera : “Dove andrai tu, andrò anch’io; dove starai, starò anch’io; il tuo popolo è il mio popolo, il tuo Dio è il mio Dio!” (Rut 1,16).
Allora Boaz le chiede: «Chi sei tu?». «Sono Rut, tua serva. Spiega le tue ali sulla tua serva, perché tu sei il mio riscattatore», risponde lei.
Questa è la professione di fede di Rut. Lei professa la sua fede nel popolo d’Israele e nel Dio d’Israele. L’ordine è interessante. Prima viene il popolo d’Israele. Lei aveva conosciuto una famiglia ebrea: Naomi con suo marito Elimelech e i figli della tribù di Giuda. Attraverso di loro Rut aveva acquisito familiarità con aspetti quali la lingua, la cultura, la fede e la vita. Adesso, in un secondo momento, professa la sua fede nel Dio d’Israele.
Nella Torà è previsto il caso in cui un uomo muore e la moglie rimane vedova senza figli. In tal caso, il fratello del defunto deve sposarla e generare figli con lei. I figli sarebbero stati considerati legalmente discendenti del marito defunto, anche se biologicamente sarebbero rimasti figli del secondo marito. Nel libro di Rut l’attenzione è focalizzata altrove. Si tratta della questione: chi ottiene l’eredità (la terra) e quale ordine di acquisto deve essere rispettato?
Rut è attiva, agisce. Esorta Boaz a prendere l’iniziativa. Boaz era molto più anziano di lei, poiché la chiama “figlia mia” (Rut 2,8; 3,10). Fino a quel momento Boaz si era tenuto in disparte. Ora è il suo turno. Lei trasferisce la responsabilità a Boaz. «È il tuo turno». Quando si gioca si dice: «Tocca a te». Ci possono essere azioni molto diverse: tirare i dadi, pescare una carta o compiere un’azione. Una cosa è chiara: adesso Boaz deve agire. Il «cosa» e il «come» spettano a lui.

• Cosa possiamo imparare da questo?
Rut riconosce il Dio d’Israele attraverso la conoscenza del popolo d’Israele. E’ dal modo in cui Dio agisce con il suo popolo che possiamo riconoscere Dio.
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