Nel 1934 uscì in Italia il film La Signora Paradiso di Enrico Guazzoni, tratto da una commedia di Guido Cantini. Apparentemente solo un drammone: un vecchio ricco e innamorato di una povera giovane, che trama per evitare l’amore di questa con un giovane attraente e senza mezzi – solo che il vecchio, protagonista del film, è il concentrato di tutti i possibili stereotipi antisemiti: è ebreo, di origine orientale; è robivecchi, ma anche banchiere; è avaro, subdolo e fa di tutto per controllare e rovinare le vite degli altri. È uno dei due più evidenti casi di cinematografia antisemita italiana raccontati da Luca Martera nel recente volume Usurai, seduttori e cospiratori. L’Antisemitismo nel Cinema Italiano prima della Shoah, pubblicato da Belforte, con il patrocinio della UCEI, l’Unione delle comunità ebraiche italiane.

Documentarista e ricercatore di storia audiovisiva, autore fra l’altro del libro Harlem. Il film più censurato di sempre (2021), Martera ha setacciato quasi mezzo secolo di produzione cinematografica italiana, ha sondato fonti archivistiche e documentarie, intervistato parenti dei protagonisti, giungendo alla conclusione che non è vero, come a lungo si è affermato, che in Italia, a differenza della Germania, non ci sia stata una produzione antisemita.

Durante il fascismo furono prodotti almeno due lungometraggi di argomento antiebraico. Dopo la La Signora Paradiso, nel pieno della guerra fu girato e montato il kolossal Piazza San Sepolcro di Giovacchino Forzano, che però non fu mai distribuito, travolto dagli eventi bellici e politici seguiti all’estate del 1943 e del quale non sembra esistere più nemmeno una copia. L’ambizione del film era raccontare un secolo e mezzo di storia come conseguenza di una trama ebraico-britannica per il dominio del mondo e dell’Europa, cui avrebbe messo fine la nascita del fascismo nel 1919, con la celebre adunanza di piazza San Sepolcro a Milano.

Oltre ai due lungometraggi, la minuziosa analisi di Martera (che parte dai primi film muti, dai kolossal biblici o pseudo-storici), indica che nel periodo tra il 1930 e il 1943 fu realizzata “una decina di film a soggetto con battute e personaggi secondari e una ventina di cinegiornali”, e che paragonando il minutaggio delle opere italiane con quelle tedesche prodotte tra il 1933 e il 1945 (si pensi, su tutte, a Süss l’ebreo e a I Rotschild), “i risultati più o meno si equivalgono”. Continua a leggere su shalom