Le colpe della guerra a Gaza
di Ernesto Galli della Loggia / Corriere della Sera
Israele rischia di infilarsi in una strada senza via d’uscita. ma i terroristi di Hamas vanno fermati e trovano complicità
Un dato abbastanza sicuro va profilandosi: l’operazione militare organizzata da un anno e mezzo da Israele sta andando incontro a un fallimento
Israele non è sconfitto ma sta egualmente perdendo.Rintanata tra le macerie di Gaza, Hamas benché colpita duramente esiste e resista ancora, e distruggerla è pressoché impossibile senza una occupazione militare massiccia e permanente della Striscia. Che però appare difficilissima a realizzarsi.
Vuoi perché la presenza di un milione e mezzo di persone ostili in un territorio devastato e privo di qualsiasi risorsa significherebbe per Gerusalemme, in realtà, doversi far carico dell’amministrare in prima persona qualcosa che di fatto sarebbe un gigantesco campo di concentramento (per giunta con probabili episodi di terrorismo al suo interno). E poi perché contro Israele la mobilitazione internazionale — compresa quella decisiva degli Stati Uniti — è ormai tale da costituire un ostacolo virtualmente insuperabile per un progetto del genere.
Ma è troppo facile considerare chiuso qui il discorso aggiungendovi, come d’obbligo, l’immancabile condanna di Israele.
Troppo facile politicamente, intellettualmente, e — per chi a questo genere di cose fa qualche attenzione — anche abbastanza vile moralmente. Chiudere così il discorso, infatti, lascia inevasa una domanda decisiva alla quale, per la verità, fin dall’inizio di questa terribile storia gli innumerevoli critici di Israele avrebbero dovuto sentirsi tenuti a dare una risposta che invece ancora non si è sentita: «Ma quale reazione avrebbe dunque dovuto avere Israele dopo il 7 ottobre per non cadere sotto la vostra censura?»
In realtà, dopo la macelleria di quel giorno nessuno in Occidente osò pensare che Israele non dovesse reagire in qualche modo. Ma a nessuno venne in mente però, di organizzare, ricorrendo a tutti i canali disponibili (diplomatici e non), una pressione continua, decisa, crescente verso il mondo islamico perché Hamas fosse costretto a restituire immediatamente l’enorme numero di ostaggi nelle sue mani: che era il vero punto anche emotivamente in quel momento decisivo Continua aleggere su Adhocnet