Per il prossimo 7 Giugno la sinistra ha organizzato una manifestazione nazionale a favore del popolo palestinese. Una iniziativa improvvida, ideologica, e palesemente strumentale anche in considerazione della quasi concomitanza con la tornata referendaria.
Una mobilitazione che, come ormai di consueto, prende a pretesto la guerra di Gaza per portare avanti messaggi anti-israeliani e per conseguire obiettivi di posizionamento interno (condito con l’abituale attacco al Governo)
Una manifestazione, dunque, che, seppur legittima sul piano democratico, non si esita a condannare su quello politico, oltre a essere l’ennesima occasione in cui prevedibilmente i soliti violenti e antisemiti faranno sfoggio di violenza sia verbale che fisica.
In questo dibattito, tuttavia, incistato su continue forme di aggressione ideologica allo Stato di Israele, merita segnalare due posizioni diverse ma che si distinguono dai ragionamenti massificati dei pro pal a tutti i livelli, dall’uomo della strada sino al quartetto Schlein-Bonelli-Fratoianni-Conte.
Ci si riferisce alla posizione di Antonio Padellaro e di Ernesto Galli della Loggia
L’uno nel programma di David Parenzo, l’altro dalle colonne del Corriere della Sera hanno fotografato elementi certamente meritevoli di analisi.
Antonio Padellaro, innanzi alla proposta di una manifestazione di massa in solidarietà al popolo palestinese promossa secondo le sopraesposte coordinate ideologiche, si domanda, giustamente, che cosa accadrà di concreto il giorno dopo? Cioè, quale è il respiro politico di una iniziativa che si propone di cambiare lo stato delle cose facendo pressione sul Governo italiano e, indirettamente, su quello israeliano? In realtà nessuno.
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