E alla fine cominciarono a molestare gli ebrei. Ma sempre in buona fede

di Filippo Piperno

Ci sono persone che, conclamandosi in buonafede, dicendosi solo degli oppositori di Netanyahu e del suo governo, negando qualsiasi pregiudizio antiebraico, hanno propagandato convintamente la balla del genocidio palestinese.
Una balla, quella del genocidio, costruita ad arte dalla propaganda palestinese da almeno 40 anni e non da oggi. Una balla sublime dal punto di vista semantico perché consente alla cattiva coscienza del mondo di mondarsi dal genocidio degli ebrei e ai più estremisti e arrabbiati di poter dire che in fondo gli ebrei quel genocidio se lo erano anche meritato, “alla luce di quanto sta avvenendo a Gaza”. Insomma, un capolavoro.
Il progetto di criminalizzazione sistematica del governo d’Israele è stato per di più eseguito in modo maldestro e approssimativo (perché vogliamo riconoscere per tesi la loro buona fede), confondendo tra lo Stato d’Israele, i suoi cittadini ed il governo, pretendendo che gli ebrei della diaspora si dissociassero dai “crimini” d’Israele, certificando così l’equazione tra Israele ed ebrei.
Di errori nella narrazione ce ne sarebbero altri ma limitiamoci a questi. Costoro, sempre in buona fede, hanno irriso e insolentito quanti paventavano la pericolosità di certe argomentazioni ed il clima che contribuivano a creare.
Si sono fatti beffe di chi lamentava la rinascita di un “pericolo antisemita”. Hanno bellamente ignorato che la loro campagna in buona fede potesse essere strumentalizzata da chi in buona fede non era e da quanti non possedevano la sottigliezza del loro argomentare.Continua  a leggere su NsI