Prefazione di Giuliano Ferrara al libro di Niram Ferretti
Il libro di Niram Ferretti non è nella media delle opinioni correnti sulla guerra di Gaza e sul suo significato. Piuttosto è una pietra di inciampo fondata su un paradosso scandaloso. Gli ebrei si sono riuniti e si difendono, per questo possono essere infine spazzati via, dal fiume al mare. La maledizione di Israele è che il mondo ha sempre avuto la vocazione a liberarsi in qualche modo degli ebrei, della questione ebraica cosiddetta, e ora può pensare di farlo abbattendo non un’antica stirpe o una particolare religione del libro o una formidabile comunità di costumi e cultura ma una nazione, uno stato, una classe dirigente, il rinascimento di una lingua, una prassi umana dei sopravvissuti, l’unità di un rifugio, di un mai più, che nasce come conquista internazionalmente legittimata. E cresce come autodifesa da un rifiuto etnico e religioso, radicalmente nichilista, che infine richiede la propria legittimazione come questione palestinese, come resistenza popolare e nazionale.
Anche chi non fu sionista considerava il sionismo una benedizione, alla luce dell’antisemitismo del Novecento, culmine di una lunga storia e suo compimento. Il paradosso è che con la guerra di Gaza, cioè con la risposta al fuoco sterminatore del 7 ottobre, il sionismo diventa apartheid, razzismo, colonialismo, nazismo. Intorno al messianesimo e alla santificazione rituale biblica fu ingaggiata una feroce battaglia di liquidazione e annientamento che procede dalla Roma imperiale, passa per il cristianesimo patristico, per la riforma protestante, per l’assimilazionismo illuministico, e sfocia nella Shoah, nello sterminio degli ebrei d’Europa in nome del razzismo biologico. La fine dell’ebreo in quanto ebreo, e solo in quanto ebreo, è un mito trainante della storia mondiale. La diaspora, garanzia di continuità e di speranza, è sempre stata sottoposta all’ipoteca della eliminazione genocidaria. Ma quando dai pogrom, dalla maledizione rituale, dal ghetto e dall’assimilazione, si è passati al progetto compiuto e tecnicamente attrezzato, dunque all’idea e alla pratica della soluzione finale, ha preso corpo il contromito nazionale ebraico detto sionismo, con l’esodo e la fondazione di una comunità di lingua, di fraternità, di solidarietà, di luce umana e di salvezza e saldezza terrena. Continua a leggere su informazionecorretta