Riceviamo e volentieri pubblichiamo

PACCO: A fine agosto decine di volontari e volenterosi hanno ammassato nel porto di Genova una quantità smisurata di cibo e medicinali destinati alla popolazione di Gaza. A dire il vero ne sarebbero bastate solo 40 tonnellate, tale era la stima approssimativa degli organizzatori e la capacità effettiva delle stive delle imbarcazioni, impegnate a forzare il blocco navale imposto da Israele. Tuttavia, i beni consegnati in modo del tutto spontaneo dalla generosità di gente comune, superavano di 10 volte il limite preventivato.

DOPPIO PACCO: La flotta di circa 50 imbarcazioni si avvicinava lentamente all’obiettivo di raggiungere la Palestina e quindi il blocco navale, così nella preoccupazione generale, molti esponenti della politica italiana hanno iniziato a scongiurare la possibilità dello scontro con i militari di Israele, proponendo in alternativa la consegna dei beni umanitari, precedentemente raccolti e stivati sulle imbarcazioni, a Cipro, dove è stato istituito da tempo un corridoio marittimo verso Gaza. In questo modo gli aiuti sarebbero arrivati per certo e avrebbero effettivamente dato un sostegno concreto alla popolazione sfollata. Proposta rispedita al mittente, il comitato direttivo della Flotilla determinava di rimanere fedele al proposito di fare “rotta verso una Palestina libera”.

CONTROPACCOTTO: 1 Ottobre, le forze israeliane prima sparano cannonate di avvertimento ad acqua, poi salgono a bordo delle imbarcazioni dove trovano gli attivisti impegnati a perseguire il proprio impegno di protesta. Come ultimo, disperato gesto, forse per proteggere i reali propositi, gettano in mare cellulari e dispositivi elettronici. Quindi vengono trasportati a terra per essere rimpatriati. Le prime immagini delle stive delle imbarcazioni sono scioccanti. Vuote, salvo alcuni pacchi di cibo e poco altro, forse più necessario ai naviganti che ai gazawi, sembra non ci sia nulla di tutto quello che era stato precedentemente raccolto e promesso alla popolazione bisognosa.
Nel film di Nanni Loy del ’93, in una Napoli che vive di espedienti, si innesca tutta una serie di truffe a catena, truffati e truffatori, che a loro volta sono truffati da qualcuno che è, apparentemente, più furbo di loro. Ma se effettivamente le cose stessero così, questa truffa, mediatica, social-mediatica, propagandistica, non si dovrebbe accettare, come se nulla fosse. Se penso a tutti quelli che hanno portato cibo e medicinali, ma che ne hanno fatto, li hanno buttati in mare? Se penso a tutti quelli che si sono mobilitati per far arrivare, per davvero, gli aiuti a Gaza, sfido che non potevano lasciarli a Cipro, non ce li avevano proprio… Se penso a tutti quelli che hanno manifestato il 3 Ottobre, compresi alcuni miei alunni (altri che non sono venuti a scuola saranno andati solo a farsi un giro per la verità), ma quelli che ci credevano veramente, come si saranno sentiti al pensiero che hanno sfasciato tutto per un cargo vuoto? Per la verità a qualcuno era stata fatta qualche proposta, del tipo, ma se i palestinesi venissero qui in Italia, li accogliereste nelle vostre case, li vestireste, li sfamereste? Troppo facile parlare di quale fosse in fondo il vero scopo della Flotilla, Continua a leggere su NsI