di Emanuel Segre Amar

Accordo firmato, Trump ha ovviamente avuto l’onore di annunciarlo per primo, e tutti vissero felici e contenti, ma.
Premesso che sono contento per il rilascio dei 20 rapiti ancora in vita e per i loro familiari (ma per tutti loro adesso inizierà un altro momento molto duro da superare: chissà in quali condizioni fisiche e psicologiche si trovano i pochi sopravvissuti a due anni di vita durissima),
Ancora una volta Israele ha dovuto arrendersi al divieto di vincere imposto dal mondo intero. Israele si era imposta entrando a Rafah contro la volontà di tutti, si era imposta entrando a Gaza contro la volontà di tutti, ma adesso deve abbandonare tutti, o quasi, i posti conquistati con il sangue e l’eroismo dei nostri militari.
Non a caso molti dicono che il Piano Trump in realtà è il piano suggeritogli dagli stati arabi (Qatar e Turchia in testa) incontrati prima della pubblicazione del piano che porta il suo nome e imposto a un Netanyahu recalcitrante nonostante le ovvie smentite.
Non a caso oggi, nelle vie di Gaza, i “civili” urlano: “abbiamo vinto”.
L’IDF riceve l’ordine di una immediata e rapidissima ritirata da quasi tutta la striscia (ma chi poteva credere a quel “non si fermerà” tanto sbandierato?
L’Occidente tutto (tranne pochi) non vuol capire che i musulmani non si pongono limiti di tempo, sanno di poter aspettare un giorno, un mese, un anno, un secolo, glielo assicura la fede in Allah.
E non parlatemi di pace: mi fa venire in mente la pace che avrebbe dovuto durare per sempre dopo la I guerra mondiale, dopo quella terribile carneficina che tutti abbiamo studiato sui libri di storia, e sappiamo come è poi andata a finire. Continua a leggere su NsI