Mentre il mondo occidentale era ancora immerso nella tranquilla atmosfera post-natalizia, Israele ha creato una situazione che va ben oltre il Corno d’Africa.

di Aviel Schneider

GERUSALEMME – Il riconoscimento del Somaliland è più di una semplice firma diplomatica, è la rinascita e la modernizzazione della classica “dottrina della periferia” israeliana, ma con una differenza fondamentale: Israele esce dalla difensiva. Per decenni Gerusalemme ha subito le lezioni di una comunità internazionale che si aggrappava a finzioni diplomatiche; si sostenevano Stati falliti e si corteggiavano regimi terroristici in nome della stabilità, ignorando realtà democratiche funzionanti come il Somaliland. Con questo passo, Israele smette di partecipare a questo teatro dell’assurdo. Invia un messaggio cristallino: non aspettiamo più il permesso dell’ONU o la grazia dell’Occidente per stringere le nostre alleanze. Ridefiniamo la legittimità, non attraverso documenti, ma attraverso la realtà, la stabilità e gli interessi comuni. Questo passo è un boomerang geopolitico per i nemici di Israele. Per anni l’Iran e la Turchia hanno cercato di circondare lo Stato ebraico con un “anello di fuoco”. Ora Israele ribalta la situazione. Dal Mediterraneo orientale al Caucaso fino al Mar Rosso sta nascendo un contro-anello che rende nervosi Ankara e Teheran. Quello a cui stiamo assistendo è il passaggio da una dottrina di sicurezza reattiva a una forza proattiva, pronta a sacrificare le vacche sacre della diplomazia per garantire la propria sopravvivenza.
Questo passo ridefinisce la geopolitica nel Corno d’Africa. Questa alleanza segna un doppio colpo strategico: da un lato funge da baluardo militare contro i ribelli Houthi, garantendo così le vie commerciali vitali di Israele sul Mar Rosso. Dall’altro lato, Gerusalemme porta avanti la sua offensiva diplomatica; nello spirito degli accordi di Abramo, le relazioni con il mondo musulmano vengono approfondite e l’influenza israeliana nel continente africano viene notevolmente ampliata.

• Cos’è la dottrina israeliana della periferia?
Era la risposta strategica di Ben-Gurion all’accerchiamento arabo ostile, in particolare negli anni 1950-1980. Israele cercò alleanze mirate con Stati non arabi e minoranze come l’Iran, la Turchia, l’Etiopia o i curdi. L’obiettivo era quello di rompere il proprio isolamento e neutralizzare indirettamente i regimi arabi ostili. Questo concetto sta vivendo oggi una rinascita, ad esempio nelle relazioni con il Somaliland, l’Azerbaigian o gli Stati degli accordi di Abramo.
L’idea precedente che il Somaliland potesse accogliere i rifugiati palestinesi dalla Striscia di Gaza risale a una fase molto precoce dei colloqui, quando Israele cercava in tutto il mondo paesi disposti a farlo. Sebbene all’epoca il Somaliland avesse segnalato una disponibilità di massima, oggi la questione è completamente fuori discussione. Nessuno si aspetta più che il Somaliland accolga i rifugiati palestinesi; per quanto ne so, non ha alcun ruolo negli sviluppi attuali.
Ciò che ha spinto Israele a compiere il passo storico di riconoscere ufficialmente il Somaliland è dovuto a due altri motivi.

Il Somaliland offre a Israele un avamposto strategicamente importante nel Corno d’Africa, vicino alle rotte marittime internazionali, un vantaggio geopolitico di notevole valore.
Israele mette così il mondo arabo e musulmano di fronte a uno specchio e ne smaschera la doppia morale.

Mentre molti di questi Stati chiedono a gran voce il riconoscimento di uno Stato palestinese, le cui strutture politiche sono fortemente influenzate dal terrorismo, gli stessi Stati rifiutano di riconoscere il Somaliland, uno Stato che da oltre 30 anni esiste in modo stabile, democratico e pacifico. Proprio questa ipocrisia è ora evidente: si chiede il riconoscimento di uno Stato nato dalla violenza, ma lo si nega a uno Stato che si è sviluppato democraticamente con le proprie forze. Israele rompe questa contraddizione. Qui si manifesta l’ipocrisia dell’ONU e anche quella dell’Egitto. Esiste un’autonomia funzionante con un sistema stabile e democratico, che governa in modo responsabile e aspira legittimamente alla propria indipendenza. Eppure la comunità internazionale le nega il riconoscimento. Finora solo Taiwan (che non è membro dell’ONU) e ora anche Israele hanno compiuto questo passo. Si tratta di un doppio standard nella sua forma più pura. Continua a leggers su NsI