Si è svolto oggi, presso la Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro (ISMA) del Senato, il convegno dal titolo “Antisemitismo e antisionismo: la disinformazione dalla Russia ad Hamas”, un incontro che ha riunito accademici, esperti di sicurezza e rappresentanti istituzionali per analizzare le nuove forme della propaganda e il loro impatto sulle democrazie occidentali.

Ad aprire i lavori è stato il professor Luigi Sergio Germani, direttore dell’Istituto Gino Germani di Scienze Sociali e Studi Strategici, che ha illustrato il ruolo di alcune testate italiane considerate filorusse nella diffusione di contenuti che, secondo l’analisi presentata, contribuirebbero ad alimentare l’antisemitismo con l’obiettivo di destabilizzare la società. Colpire l’ebraismo, ha spiegato, significa in realtà attaccare l’identità stessa dell’Occidente.

Due le macro-narrazioni individuate nella propaganda filorussa: da un lato la demonizzazione di Israele, rivolta in particolare ai Paesi del Sud globale e al mondo arabo; dall’altro la diffusione di teorie complottiste incentrate sull’idea di un’élite ebraica segreta impegnata a distruggere i valori umani e la famiglia.

Il dottor Massimiliano Di Pasquale, responsabile dell’Osservatorio Ucraina dell’Istituto Germani e autore del volume “Antisemitismo e misure attive russe dagli Zar a Putin”, ha raccontato la genesi del suo studio, avviato nel marzo 2023, prima degli eventi del 7 ottobre, dopo una serie di conferenze dedicate alla disinformazione. Un’intuizione che, alla luce dei fatti successivi, è apparsa quasi profetica.

Il generale Pasquale Angelosanto, consigliere del Presidente del Consiglio e Coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, ha richiamato la Strategia nazionale articolata in cinque punti, sottolineando come il fact-checking rappresenti la base per lo sviluppo di un autentico pensiero critico. Allo stesso tempo, ha avvertito dei rischi legati all’uso malevolo dell’intelligenza artificiale, strumento sempre più difficile da contrastare nel contesto delle minacce ibride.

La propaganda, è stato evidenziato, trova infatti nell’ecosistema digitale un potente moltiplicatore. Nell’era della guerra ibrida, ha concluso Angelosanto, «conta più la percezione della certezza», una riflessione che mette in luce quanto la manipolazione della realtà possa risultare destabilizzante per la tenuta sociale.

In chiusura, il professor Alessandro Vitale dell’Università di Milano ha parlato apertamente di “guerra cognitiva”: una strategia che mira a plasmare l’opinione pubblica attraverso la creazione di percezioni distorte mediante la disinformazione.

Dal convegno è emersa con forza la necessità di rafforzare la diffusione di informazioni verificate e di qualità, ribadendo l’urgenza di un impegno istituzionale per garantire trasparenza e correttezza dell’informazione, senza scivolare in forme di censura, ma contrastando in modo efficace le campagne di manipolazione.

Bonnie Rose Zanni

Bonnie Rose Zanni con il Gen. Pasquale Angelosanto