Cinque motivi per amare lo Stato ebraico – con tutti i suoi pregi e difetti
di Daniel Neumann *
Ci sono momenti nella storia in cui occorre chiarezza. Momenti in cui bisogna porre fine alle ambiguità. E in cui le distorsioni devono essere combattute con determinazione. Uno di questi momenti è arrivato. È adesso. E significa: è ora di essere sionisti. Apertamente, a voce alta e con orgoglio!
In un’epoca in cui il sionismo deve fungere da simbolo di ogni male, da codice per il capitalismo, l’imperialismo e il colonialismo, da emblema di occupazione, oppressione e potere, è ora di prendere una decisione. Non una semplice decisione. Ma molte.
Ci si lascia ingannare dalla narrazione secondo cui l’antisionismo è semplicemente resistenza contro un’ideologia disumana? Una lotta giusta contro i privilegi dei bianchi? L’impegno contro una visione del mondo razzista e genocida? Un movimento di resistenza globale e anticoloniale?
O si riconosce che l’antisionismo è in realtà l’ultima mutazione dell’odio più antico e persistente della storia mondiale? L’odio contro gli ebrei! Che oggi non si presenta più sotto le spoglie della religione e non più nel guscio di una dottrina razziale pseudoscientifica, ma nell’abito della lotta per la giustizia e i diritti umani.
La metodologia non è nuova: consiste in calunnie, propaganda e disinformazione. E cerca così di ottenere tre cose: recidere l’arteria vitale dell’esistenza storico-ebraica. Distruggere il cuore nazionale del popolo ebraico. E minare il sistema nervoso centrale dell’identità collettiva ebraica.
Le conseguenze sono tanto evidenti quanto drammatiche. Infatti, viene messo in discussione il legame storico degli ebrei con la loro patria ancestrale e biblica. Israele viene considerato uno Stato illegittimo che deve essere smantellato. E gli ebrei di tutto il mondo, a causa dei continui attacchi, delle calunnie e delle demonizzazioni provenienti dalle direzioni più disparate, iniziano a dubitare della loro storia, delle loro origini, dei loro ideali, della loro cultura, della loro religione, della loro appartenenza, della loro identità e, infine, di se stessi.
Alcuni cercano salvezza nella fuga dalla propria identità, altri si crogiolano nell’odio verso se stessi e altri ancora si rivoltano contro tutto ciò che ritengono essere la causa del male: Sion, i sionisti, il sionismo.
Eppure il sionismo non è mai stato ciò che i suoi oppositori volevano vedere in esso. E mai ciò che i suoi nemici gli attribuivano. Era esattamente l’opposto. Non un’ideologia di sottomissione, ma un movimento di autoaffermazione. Non una convinzione di superiorità, ma una reazione a una continua impotenza. Non un attacco agli altri, ma la difesa della libertà e dell’autodeterminazione.
La scelta del sionismo è quindi una scelta a favore dei fatti, del diritto e della verità. E contro la diffamazione, la disinformazione e la demonizzazione.
Ma è molto di più! È una scelta per un futuro migliore. A favore di un sogno antico, che è ancora vivo. E che si rifiuta ostinatamente di svanire. Una scelta per un futuro che non costruisce castelli in aria, che non si perde nelle utopie, ma che regge il confronto con la realtà.
Cosa significa questo? Uno sguardo verso Sion lo rivela. Continua a leggere su NsI