Ci sono momenti nella storia in cui politica, guerra e fede si intrecciano in modo così pericoloso che persino gli strateghi più lucidi parlano di un possibile conflitto mondiale.
di Aviel Schneider
GERUSALEMME – Israele e il Medio Oriente sono di fronte a una svolta. O tutto esplode in una guerra regionale, oppure Israele entra nell’età dell’oro nella Terra Promessa. Negli ultimi mesi ho ripetutamente sottolineato che non abbiamo altra scelta che affrontare l’Iran con una guerra, perché per Israele sarebbe ancora più pericoloso non fare nulla contro le sue fantasie di distruzione nucleare. Ci sono momenti per la diplomazia e momenti in cui la diplomazia è semplicemente un’assurdità. Ci troviamo in uno di quei momenti. Con il loro attacco preventivo contro l’Iran, Israele e gli Stati Uniti hanno sorpreso il mondo. Ma questa guerra non è più vista da molti dei suoi protagonisti solo in termini strategici, bensì come parte di una più ampia narrativa religiosa, alimentata da interpretazioni bibliche e coraniche.
«Il Medio Oriente è in fiamme e per molti credenti in tutto il mondo le antiche profezie bibliche appaiono improvvisamente di spaventosa attualità», recitava il titolo pubblicato il sesto giorno di guerra sul sito web di Maariv. «Il conflitto diretto tra la coalizione Israele-USA e l’Iran con i suoi proxy non viene più analizzato solo in termini militari. Per milioni di persone è considerato un possibile segno della fine dei tempi, spesso associato alla concezione biblica della guerra di Gog e Magog, che nelle religioni del Medio Oriente è vista come un punto di svolta decisivo della storia». Il concetto di «guerra di Gog e Magog» torna al centro dell’attenzione e unisce ebraismo, cristianesimo e islam in una tesa attesa di un evento fatidico che potrebbe cambiare il volto dell’umanità. Ancora prima di illustrare le profezie bibliche, il rabbino Zamir Cohen spiega il significato della partecipazione americana agli attacchi contro l’Iran. Ma non è l’unico rabbino a parlare della fine dei tempi ai nostri giorni.
• Interpretazioni profetiche
Si fa riferimento con particolare frequenza al profeta Ezechiele (capitolo 38). Qui viene descritta una coalizione di popoli che nella fine dei tempi marcerà contro Israele, guidata dalla Persia, identificata con l’odierno Iran. Alcuni esegeti vedono in questo un sorprendente parallelo con l’attuale situazione geopolitica. Per molti ebrei credenti, l’attuale conflitto è quindi il segnale dell’inizio dell’era messianica. Poiché l’inizio dell’attuale operazione militare ha inoltre coinciso con la festa di Purim, molti commentatori tracciano parallelismi con la salvezza degli ebrei dal ministro persiano Haman nel Libro di Ester e interpretano l’eliminazione della leadership di Teheran come un moderno “V’nahafoch Hu”, il biblico capovolgimento del destino.
Anche il fronte siriano viene interpretato in questo contesto. Il profeta Isaia descrive il destino futuro di Damasco, che «smetterà di essere una città e diventerà un cumulo di macerie». Alla luce delle massicce distruzioni degli ultimi anni, alcuni commentatori vedono in ciò un possibile avvicinamento a questa visione.
Al centro di molte interpretazioni profetiche c’è tuttavia Gerusalemme. Nei testi biblici la città è considerata il fulcro di un conflitto globale. Il fatto che oggi sia al centro delle tensioni politiche e religiose viene interpretato da alcuni come un ulteriore indizio che la storia si muova lungo queste antiche linee. Anche dal Nuovo Testamento viene citato un monito: quando gli uomini proclamano «pace e sicurezza», può seguire improvvisamente una grande calamità (1 Tessalonicesi 5). Gli osservatori ricordano che proprio queste parole sono state usate dal presidente Trump dopo gli attacchi agli impianti nucleari iraniani del 2025, quando ha annunciato un’iniziativa per un «Consiglio di pace».
• Lente apocalittica
Il discorso profetico non è riservato solo agli ambienti religiosi. Le notizie sulla connotazione religiosa della guerra da parte di alcuni settori dell’esercito statunitense e dell’entourage di Donald Trump non sono un fenomeno isolato, poiché l’attuale guerra contro l’Iran viene vista attraverso una lente apocalittica in tutte e tre le religioni abramitiche. Il giornalista americano Jonathan Larsen riferisce che alcuni soldati statunitensi sentono dire dai loro superiori che una possibile guerra contro l’Iran sarebbe l’«Armageddon» e parte del piano di Dio. Donald Trump verrebbe presentato come «l’unto di Dio». Secondo Larsen, il comandante di un’unità da combattimento statunitense ha dichiarato che Trump sarebbe stato «unto da Gesù per accendere un fuoco di segnalazione in Iran», che scatenerebbe l’Armageddon e ne darebbe il via al suo ritorno. Continua a leggere su NsI