di Alessandro Scipioni
Opera di Stefania Piovesan

In un’epoca complessa e travagliata come quella che stiamo vivendo, appare sempre più necessario tornare a parlare di pace; e vale certamente la pena farlo attraverso ogni mezzo possibile, in particolar modo mediante il linguaggio universale dell’arte.
In questo contesto si colloca l’uscita dell’ultimo album di Stefania Piovesan, cantautrice evocativa e già nota al grande pubblico per le sue collaborazioni nell’ambito pop-dance con i torinesi Eiffel 65 e con la celebre star DJ Gabry Ponte

Il percorso di un artista è per sua natura in continua evoluzione, e ciò si riflette chiaramente anche nella traiettoria di Stefania Piovesan. La sua versatilità, spiccatamente eclettica, l’ha condotta a esplorare molteplici ambiti musicali, dal soul al jazz, come dimostra una sua recente esperienza con la Torino Pop Orchestra, una big band di ispirazione americana.
Tuttavia, nella sua produzione artistica si rintraccia un filo conduttore costante: sin dall’adolescenza, infatti, l’artista ha intrapreso un approfondito studio della musica tradizionale ebraica

Affrontare il tema dell’ebraismo oggi può risultare scomodo: il conflitto israelo-palestinese, ancora drammaticamente attuale, è spesso oggetto di una conoscenza superficiale, mentre la crescente polarizzazione rischia di offuscare le cause profonde che ne hanno determinato l’acuirsi. Continua a leggere su adhocnews