Nascondere l’entità delle proprie perdite non è solo una tattica mediatica, ma un meccanismo strategico fondamentale che permette a Hezbollah di mantenere la propria narrativa di “vittoria” e di prevenire l’erosione interna. L’occultamento è un tentativo di preservare un’immagine artificiale di vittoria di fronte a una realtà fatta di logoramento e distruzione, con l’organizzazione terroristica ben consapevole che rivelare la verità potrebbe portare al suo crollo.

di Yossi Mansharof *

Nel confronto strategico tra Israele e Hezbollah, il numero di vittime non è solo una misura statistica del lutto, ma una risorsa strategica nella battaglia per il controllo della narrazione.
Mentre Israele emette avvisi di evacuazione prima degli attacchi nelle aree civili nel tentativo di ridurre al minimo le vittime civili, anche Hezbollah sta adottando una politica di sistematica ambiguità nell’attuale guerra riguardo alla portata delle proprie perdite. Questa politica è un meccanismo di sopravvivenza, progettato per colmare il divario crescente tra le promesse dell’organizzazione e la sanguinosa realtà sul campo.

• Il mito della “vittoria divina”
Il nucleo della narrativa di Hezbollah si basa sull’ethos della “muqawama”, ovvero la resistenza, una forza imbattuta che opera sotto il patrocinio religioso. Rivelare la vera entità delle sue perdite potrebbe incrinare l’immagine della “vittoria divina” che l’organizzazione ha cercato di promuovere. Hezbollah ha anche nascosto l’entità delle perdite subite in passato, anche durante la seconda guerra del Libano del 2006, tra cui il numero di morti e feriti. Oggi, tuttavia, l’organizzazione è più sensibile che mai alle critiche. Dopo aver trascinato il Libano in una terza guerra devastante prima ancora che il Paese fosse riuscito a riprendersi dalle rovine della guerra e dal collasso economico, Hezbollah teme un’ondata di critiche da parte dello Stato e della società libanese, e in particolare da parte dell’opinione pubblica sciita. Sebbene l’organizzazione mantenga il controllo sulla propria base sciita attraverso la dipendenza economica e sociale, si possono individuare segni di agitazione anche nel sud del Libano. Nascondere l’entità delle proprie perdite è il modo in cui l’organizzazione impedisce che queste critiche diventino una vera minaccia alla sua stabilità.Continua a leggere su NsI