di Marina Gersony
La storia di Erno “Zvi” Spiegel è quella di uno degli eroi meno conosciuti dell’Olocausto, che ad Auschwitz si assume il rischio impossibile di proteggere decine di bambini destinati agli esperimenti del dottor Josef Mengele. In quel mondo capovolto, dove ogni gesto può significare morte, Spiegel agisce con una lucidità e una compassione ostinata. Ogni giorno, tra paura e inganno, riesce a strappare quei bambini alla sofferenza estrema e a un destino già scritto, trasformando un incarico imposto in una forma silenziosa ma continua di resistenza. La sua vicenda è raccontata nel documentario The Last Twins.

C’è un silenzio particolare che accompagna alcune storie. Non è solo il silenzio della memoria, ma quello di chi ha scelto di non raccontare. Per anni, la vita di Erno Spiegel – per molti semplicemente “Zvi” – è rimasta sospesa in quella zona grigia tra il ricordo e il non detto. Un uomo qualunque, almeno all’apparenza. Un padre, un marito, un sopravvissuto. Ma anche qualcosa di più: un custode e un salvatore di vite nel luogo dove la vita valeva meno di nulla.

Questa è la sua storia. E, in parte, è anche la storia di chi l’ha scoperta molto tardi.
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