Il mondo tira un sospiro di sollievo, ma molti ebrei non lo fanno
Né Hamas né Hezbollah sono scomparsi. Il regime iraniano è ancora al potere a Teheran, con la stessa ideologia che ha provocato il 7 ottobre
di Guy Katz *
Donald Trump annuncia una svolta diplomatica, nel giorno del suo ottantesimo compleanno. I mercati reagiscono con sollievo. Il prezzo del petrolio scende. I commentatori parlano di allentamento delle tensioni, di buon senso, di una possibile fine della più pericolosa escalation in Medio Oriente degli ultimi anni.
Il mondo tira un sospiro di sollievo.
Molti ebrei no.
Non perché non desiderino la pace. Ma perché hanno imparato a distinguere tra un accordo di pace e una tregua. E perché hanno osservato attentamente ciò che è realmente accaduto questo fine settimana.
• Attacco con droni esplosivi
Poche ore prima della firma prevista, Hezbollah aveva attaccato il nord di Israele con droni esplosivi. L’esercito israeliano ha reagito con attacchi contro obiettivi nella periferia di Beirut. Una reazione a un attacco, nient’altro.
Il presidente americano, dal canto suo, ne ha fatto una questione pubblica, destinata alla stampa mondiale, rivolgendosi al suo alleato più importante nella regione, dicendo che Netanyahu ha una «capacità di giudizio di merda», e si è chiesto perché mai, di grazia, Bibi avrebbe dovuto «lanciare un maledetto attacco».
Si può pensare di Netanyahu quello che si vuole, ma la scena mostra qualcosa che va oltre una persona: il diritto di Israele di difendersi da un attacco con i droni è diventato quel giorno una merce di scambio, un ostacolo a un punto all’ordine del giorno.
Scrivo queste righe a Monaco. A migliaia di chilometri da Gerusalemme, Beirut o Teheran. Eppure anche qui sentiamo ogni decisione politica in Medio Oriente. Non solo emotivamente: in modo del tutto pratico.
• Le conseguenze di una guerra
Perché le conseguenze di una guerra tra Israele e i suoi nemici non si fermano più ai confini di Israele.
Si riversano sulle strade europee.
Nelle università.
Sui social network.
Nelle scuole ebraiche. Continua a leggere su NsI