Ieri Itamar Ben Gvir è stato accusato di aver invocato l’uccisione di “30–40 persone al giorno” a Gaza.
Una frase rilanciata ovunque, spesso senza contesto, trasformata in un’accusa gravissima.
Ma quella dichiarazione necessita di un chiarimento.
Negli ultimi giorni molti media internazionali hanno presentato la frase come se Ben Gvir avesse chiesto di uccidere “palestinesi” o “civili”. Ma il contesto reale era diverso.
Durante un podcast con un ex ostaggio, Ben Gvir parlava di “targeted assassinations”, cioè operazioni mirate contro terroristi di Hamas, non contro la popolazione civile.
Il riferimento ai “30–40” riguardava la quantità di terroristi da colpire nelle operazioni mirate, non civili.
Come l’hanno riportata i media?
Al Jazeera, isola la frase e la presenta come invito a “uccidere 30–40 persone ogni notte”.
CBS News, rilancia senza chiarire che si parlava di terroristi, con accuse di “intento di genocidio”.
AP News, estrapola la notizia omettendo il contesto del podcast.
Euronews, riporta la frase letteralmente, ma senza specificare che si riferiva a militanti armati.
In quasi tutti gli articoli, il contesto è stato omesso, trasformando una frase già discutibile in un messaggio completamente diverso.
Cosa manca nel racconto mediatico?
Che Ben Gvir parlava esclusivamente di terroristi.
Che il tema era la strategia militare post‑7 ottobre.
Che la frase è stata estrapolata e rilanciata senza il contesto del podcast.
Che Ben Gvir non ha autorità diretta sulle operazioni dell’IDF.
Ricapitolando la questione.
La frase è stata riportata, amplificata e politicizzata in modo da sembrare un invito a uccidere civili.
Il contesto originale mostra che parlava di terroristi, non di “persone” in generale.
Criticare è legittimo. Manipolare il contesto no.
Ma quando si tratta di Israele, tutto è permesso… e il credulone e il pappagallo ci cascano sempre, buttando ancora più benzina sul fuoco.
Attenzione però, quando si provoca un incendio, l’incendio non si ferma fuori casa tua!
A.S.