Egregia Onorevole Nirenstein, Mi ha fatto molto piacere fare la sua conoscenza ieri, nel contesto di un convegno di studi che per me è stato l’aspetto più significativo del Giorno della memoria di quest’anno. Volevo spiegare un po’ meglio ciò che avrei voluto dire con il mio intervento ieri. Mi rendevo conto che era quasi fuori luogo a quel punto, essendo il tempo scaduto, ma siccome diversi oratori avevano sottolineato la matrice islamica delle minacce attuali all’esistenza e alla sicurezza dello Stato di Israele, mi pareva giusto almeno sollevare la questione del bisogno di un certo /par condicio/ sul piano religioso. Sono a conoscenza delle tensioni ideologiche fra gli ebrei ortodossi e lo spirito laico che animò i padri fondatori dello Stato moderno di Israele, il che, immagino rende più complicato qualsiasi appello al /Tanach/ in una trattativa mediorientale. So pure che per dimostrare il diritto di esistere di Israele come stato sovrano non c’è bisogno di invocare ragioni “religiose”. Le recenti celebrazioni delle decisioni prese a San Remo novant’anni fa l’ha sottolineato con forza. D’altra parte coloro che dovrebbero essere gli interlocutori con Israele in una prospettiva di pace invocano apertamente le ragioni della loro religione, basata sul corano, per negare a Israele il diritto di esistere e per motivare la loro intenzione di cancellarlo dalla mappa del mondo. Per questo ritengo che sia non soltanto giusto ma auspicabile che Israele pure faccia appello al suo libro sacro non solo per ribadire l’antichità del proprio rapporto con il territorio d’Israele ma anche la prospettiva ineluttabile del ritorno a esso dai profeti che hanno scritto in tempi non sospetti. Per quanto concerne l’Italia, è vero purtroppo che la maggioranza è ignara del contenuto della Bibbia e non lascia che il proprio pensiero sia orientato da essa. Ma ciò non toglie che la questione del diritto di Israele all’esistenza come stato è tutt’altro che fortuito. Credo che anche qui si debba invocare le basi bibliche di questi diritti, basi che risalgono a tempi ben più antichi di qualsiasi pretesa basata sui decreti coranici. Purtroppo la teologia della sostituzione sviluppatasi a partire dal II secolo dell’era comune ha portato il pensiero cattolico ad allegorizzare i relativi brani dei profeti. Ma si tratta di un errore interpretativo formalmente riconosciuto dal Concilio Vaticano II. Non mi dilungo. Per suo interesse ho allegato il testo di una conferenza che ho tenuto qualche tempo fa a Praga, nel contesto di un convegno internazionale che affrontava la questione del conflitto Israeliano-palestinese. Grazie nuovamente per l’invito a partecipare al convegno da lei presieduto e arricchito. Rinaldo Diprose Evangelici d’Italia per Israele