Israele ha già offerto almeno cinque volte nel corso del Novecento la soluzione “due popoli, due Stati”. Il rigetto però è arrivato da chi ritiene irricevibile l’idea di condividere la terra con uno Stato ebraico Nel vortice di accuse, appelli internazionali e narrazioni spesso parziali che dominano il discorso sulla questione israelo-palestinese, esiste una costante: l’idea secondo cui la pace in Medio Oriente sarebbe possibile se solo Israele accettasse di creare uno Stato palestinese. È un presupposto ricorrente nei corridoi diplomatici, nei media e nelle aule universitarie occidentali. Ma è anche una narrazione che resiste alla realtà dei fatti.Quello che molti ignorano, o scelgono di ignorare, è che Israele ha già offerto uno Stato ai palestinesi almeno cinque volte nel corso del Novecento e dei primi anni Duemila, e ogni volta si è scontrato con un rifiuto. Non un rifiuto negoziale, ma un rifiuto esistenziale: il rigetto stesso dell’idea di uno Stato ebraico.Tutto comincia con la Commissione Peel, istituita dal governo britannico per indagare sulle tensioni tra arabi ed ebrei nella Palestina mandataria. La soluzione proposta fu pionieristica: la creazione di due Stati, uno arabo e uno ebraico. Agli arabi veniva destinato l’ottanta per cento del territorio, agli ebrei un’esigua striscia di terra. I sionisti accettarono, pur tra mille perplessità. Gli arabi respinsero la proposta e ripresero Continua a leggere su linkiesta.it