Gerusalemme respinge l’appello internazionale – I ministri ribadiscono che non sorgerà uno Stato palestinese né in Giudea e Samaria né nella Striscia di Gaza.

Domenica Gerusalemme ha respinto una dichiarazione coordinata dagli Stati Uniti e firmata da diversi Stati, nella quale si chiedeva un “percorso” – una possibile via – verso l’autodeterminazione e la statualità palestinese. Diversi membri del gabinetto israeliano hanno sottolineato che Israele non permetterà la creazione di uno Stato palestinese né in Giudea e Samaria né nella Striscia di Gaza.
Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha dichiarato in ebraico che Israele “non acconsentirà alla creazione di uno Stato palestinese terrorista nel cuore del Paese, nelle immediate vicinanze di tutti i centri abitati e in posizione topografica dominante rispetto ad essi”. Ha inoltre sottolineato che le forze di difesa israeliane stanno attualmente lavorando per smantellare tre strutture terroristiche sostenute dall’Iran: Hamas nella Striscia di Gaza, Hezbollah nel sud del Libano e il movimento Houthi nello Yemen.
Anche il ministro della Difesa Israel Katz ha ribadito domenica che la politica del governo è chiara: “Non ci sarà uno Stato palestinese”. Gaza sarà completamente smilitarizzata, “fino all’ultimo tunnel”, e Hamas sarà disarmato – nella cosiddetta “zona gialla” dall’IDF, nella zona della vecchia Striscia di Gaza da una forza di stabilizzazione internazionale o dall’esercito israeliano stesso. La “zona gialla” comprende poco più della metà del territorio della Striscia di Gaza, da cui l’IDF si era ritirato nell’ambito della tregua mediata dagli Stati Uniti. Katz ha inoltre annunciato che i soldati israeliani rimarranno di stanza sull’Hermon e nella zona di sicurezza in Siria per proteggere il confine settentrionale di Israele dopo la caduta del regime di Assad alla fine del 2024.
La dichiarazione congiunta è stata pubblicata venerdì su iniziativa degli Stati Uniti. Otto paesi – Qatar, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Indonesia, Pakistan, Giordania e Turchia – hanno sostenuto la proposta statunitense di una forza internazionale di stabilizzazione per la Striscia di Gaza. Il processo, secondo il testo, “offre una via verso l’autodeterminazione e la sovranità palestinese”. La formulazione andava oltre il piano di pace in 20 punti del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, già approvato da Gerusalemme, poiché non lasciava più aperta la questione della sovranità.
Il presidente dell’Autorità palestinese, Mahmud Abbas, ha accolto con favore la dichiarazione, affermando che essa conferma “il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e alla creazione di uno Stato palestinese indipendente”.
In Israele, la dichiarazione ha suscitato reazioni significative all’interno del governo. Sabato sera, i principali partner di coalizione di destra hanno esortato il primo ministro Benjamin Netanyahu a chiarire in modo inequivocabile che Gerusalemme non accetterà uno Stato palestinese. Il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha ricordato che Netanyahu aveva annunciato una “risposta decisa” dopo il riconoscimento unilaterale della “Palestina” da parte di diversi paesi guidati dalla Francia il 21 settembre. Due mesi dopo, tuttavia, è seguito il “silenzio”, il che rende la situazione ‘pericolosa’.
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