Il corrispondente di Israel Heute illustra i fondamenti giuridici, le motivazioni politiche e le implicazioni regionali della richiesta di grazia di Netanyahu.
dI Itamar Eichner

GERUSALEMME – La presentazione della richiesta di grazia da parte del primo ministro Benjamin Netanyahu al presidente Isaac Herzograppresenta un terremoto giuridico, politico e statale in Israele – e forse anche in tutto il Medio Oriente.
La richiesta, presentata dal suo avvocato Amit Hadad, non contiene alcuna ammissione di colpa né assunzione di responsabilità per i reati contestati a Netanyahu. Al contrario, la richiesta sottolinea che l’interesse personale di Netanyahu sarebbe stato quello di portare avanti il procedimento giudiziario fino alla fine. Tuttavia, l’interesse nazionale prevarrebbe su quello personale e renderebbe necessaria la chiusura del procedimento penale mediante la grazia, per consentire a Netanyahu di dedicare tutte le sue energie alle grandi sfide politiche in Medio Oriente e di sanare le fratture nella società israeliana.
La richiesta di grazia rivela un paradosso fondamentale: Netanyahu, che molti considerano uno dei principali responsabili della polarizzazione sociale e della divisione del popolo, sostiene ora che proprio la conclusione del procedimento con la grazia gli consentirà di sanare queste fratture. La richiesta presenta il procedimento giudiziario come fonte centrale di conflitti tra diverse parti del popolo e tra i poteri dello Stato, nonché come fattore che distoglie l’attenzione dell’opinione pubblica dalle questioni veramente importanti dell’agenda nazionale.
Secondo la mozione, il proseguimento del processo – che attualmente si svolge tre giorni alla settimana – grava in modo inaccettabile sul primo ministro e compromette la sua capacità di concentrarsi su compiti nazionali critici.
Questo paradosso solleva questioni fondamentali: come può proprio colui che è considerato l’artefice della divisione essere colui che la risolve con una grazia? La mozione non fornisce una risposta diretta, ma si concentra sulla necessità pratica: la conclusione del procedimento giudiziario consentirebbe a Netanyahu di agire liberamente in settori in cui attualmente è limitato.
La mozione attribuisce grande importanza all’interesse nazionale, in particolare alle opportunità strategiche che si presentano a Israele in Medio Oriente. Secondo l’argomentazione, Netanyahu dovrebbe dedicare tutto il suo tempo e le sue energie al proseguimento e all’estensione degli accordi di Abramo, che consentono un riassetto fondamentale della mappa delle alleanze regionali. La mozione sottolinea che negli ultimi anni sotto la sua guida sono stati raggiunti risultati significativi: Continua a leggere su NsI