Di Andie Hortai Basana
Il 27 gennaio ho partecipato nel pomeriggio a un evento tenutosi nella cornice della Sala Verdi di Villa Obizzi, l’Università degli Adulti, l’Auser e l’Amministrazione comunale hanno promosso un incontro dedicato a uno dei più straordinari esempi di umanità del Novecento: Giorgio Perlasca, il Giusto italiano che salvò migliaia di ebrei ungheresi durante la Shoah fingendosi diplomatico spagnolo.
L’appuntamento, organizzato in occasione del Giorno della Memoria, ha visto la partecipazione della Fondazione Giorgio Perlasca e l’intervento di Franco Perlasca, figlio del protagonista di quella vicenda straordinaria.
Durante l’incontro è stata ripercorsa la vicenda di Giorgio Perlasca, nato a Como ma padovano d’adozione, che nel 1944 si trovò a Budapest come rifugiato politico. Quando la persecuzione antiebraica raggiunse il suo culmine, Perlasca decise di agire: si finse console spagnolo e, grazie a documenti falsi e a un coraggio fuori dal comune, riuscì a proteggere e salvare oltre cinquemila ebrei destinati alla deportazione.
Una storia rimasta sconosciuta per decenni, perché Perlasca non ne parlò mai, nemmeno ai suoi familiari. Solo alla fine degli anni ’80, grazie alle testimonianze dei sopravvissuti, la sua opera venne alla luce e gli valse il riconoscimento di Giusto tra le Nazioni allo Yad vashem di Gerusalemme
Il momento più intenso dell’incontro è stato il racconto di Franco Perlasca, che ha condiviso la sua esperienza personale di figlio di un uomo che aveva compiuto un gesto immenso senza mai vantarsene.
Franco ha spiegato come la rivelazione della storia paterna sia arrivata all’improvviso, lasciandolo inizialmente sorpreso e persino un po’ risentito: non riusciva a comprendere perché suo padre avesse scelto il silenzio. Col tempo, però, quel silenzio si è rivelato parte integrante della grandezza di Giorgio: un uomo che aveva agito non per gloria, ma per coscienza.
Dopo la morte del padre, Franco ha sentito la responsabilità di non lasciare che quella memoria si disperdesse. Da qui l’impegno nella Fondazione, che oggi porta avanti attività educative, incontri pubblici e progetti con le scuole per trasmettere alle nuove generazioni il valore della scelta etica.
Come associazione EDIPI desideriamo sottolineare che l’incontro di Albignasego – così come tutti gli altri appuntamenti ai quali i nostri soci hanno partecipato – ribadisce un messaggio fondamentale: la storia della Shoah non appartiene soltanto al passato. Gli esempi dei Giusti, come quello di Giorgio Perlasca, continuano a parlarci oggi e ci invitano a riconoscere la dignità di ogni essere umano, a scegliere il bene anche quando questo comporta fatica, solitudine o rischio personale. Ricordare significa assumersi una responsabilità civile e morale: trasformare la memoria in impegno, affinché ciò che è accaduto non possa mai più ripetersi.
Franco Perlasca e Andie Hortai Basana (pres.EDIPI)