Si deve capire che quando il regime dei mullah parla di Israele, non si riferisce a un Paese con confini e cittadini. Il regime di Teheran si riferisce a un fantasma proveniente dalle profondità della storia.

di Aviel Schneider
GERUSALEMME – Dichiarando Israele come il faraone, gli ayatollah privano lo Stato ebraico della sua umanità. È la forma più estrema di antisemitismo. Non si tratta solo di contendere la terra a Israele, ma di dichiararci nemici del nostro stesso Dio. Non è più una disputa politica, è una guerra spirituale.
La strumentalizzazione dei motivi biblici da parte della propaganda iraniana è una mirata strategia di inversione retorica, in cui a Israele viene negata l’identità morale e religiosa su cui esso stesso fa leva. Un elemento centrale di questa tattica è la rappresentazione di Israele come reincarnazione di quelle antiche potenze che nelle Sacre Scritture erano combattute come incarnazione del male e dell’idolatria. Proprio come le recenti rappresentazioni della statua di “Baal” creano un collegamento con le pratiche sacrificali pagane e la seduzione religiosa, così il regime iraniano utilizza costantemente l’immagine del faraone per bollare Israele come tiranno oppressore, mentre i palestinesi assumono il ruolo di fedeli perseguitati.
Durante le manifestazioni in Iran, in occasione della celebrazione del 47° anniversario della Rivoluzione Islamica, è stata bruciata una statua raffigurante “Baal”, con caratteri ebraici, una stella di David sulla testa e tratti demoniaci. Mentre si scandiva “Morte a Israele”, le rappresentazioni equiparavano Israele all’idolo cananeo. Il simbolismo è chiaro: lo Stato ebraico non viene criticato politicamente, ma demonizzato mitologicamente. È degno di nota il fatto che i media iraniani abbiano ripetutamente definito Jeffrey Epstein come “Baal” in questo contesto, con allusioni agli antichi culti sacrificali in cui si diceva che venissero offerti bambini al dio Baal. In questo modo, un crimine moderno viene consapevolmente inserito in una narrazione carica di significati biblici, che attiva paure religiose primordiali e riattiva immagini antisemite.Continua a leggere su NsI