di Marcello Cicchese
Anni fa fui invitato in una scuola media a presentare la persona di Lutero da un punto di vista evangelico. Naturalmente accennai a certe differenze fondamentali tra cattolici ed evangelici sulla chiesa, e al momento delle domande un ragazzo fece la classica osservazione: “Ma Gesù ha detto: Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia chiesa”. Con ciò pensando forse di chiudere il discorso, come del resto fanno molti giornalisti, che su questo non sanno molto di più. Al che ho risposto: “Non è vero”. Volevo vedere quali argomenti avrebbe portato a sostegno della sua affermazione. Come mi aspettavo, non disse niente. “No, è vero – corressi allora io – sta scritto nei Vangeli. Sai dirmi dove?” Nessuna risposta. “Allora te lo dico io: sta scritto in Matteo 16:18″, dissi senza aprire la Bibbia.
All’età sua, avrei reagito come lui, che a quell’età ero un cattolico come lui. Perché è del tutto usuale, in ambito cattolico, essere ignoranti in fatto di Bibbia. Un fratello in fede, dopo essersi convertito a Cristo mi ha detto che la sorella è rimasta scandalizzata quando le ha detto che Gesù era ebreo. Ma è mai possibile oggi? Nella cultura popolare cattolica, che alcuni adesso sembrano rimpiangere (anche tra i redattori di “La Verità”), pare proprio di sì.
C’è ancora chi pensa che Bibbia e Vangeli siano due cose diverse. E se la cosa viene fuori, non se ne vergognano, perché non è compito loro interessarsi di certe cose: ci sono i preti per questo.
Anche se si sale di livello, la cosa in sostanza non cambia: si può considerarsi uomini di cultura senza sentire la necessità di essere personalmente documentati in fatto di testo biblico.Si possono citare Kant e Hegel e ignorare, o del tutto trascurare, che sono cresciuti in una famiglia protestante luterana, Si può citare Nietzsche e non tener conto che il padre era un pastore protestante luterano. Sanno forse gustare la musica di Bach, o quanto meno sanno che è esistito, ma non sottolineano che è nato e cresciuto interamente in una società luterana e in una fede biblica. E c’è da chiedersi quanto sanno capire del testo delle cantate di Bach. Sono quasi tutte espressioni di fede biblica, che per Bach era personale, e non di generico cristianesimo, ma di riferimenti a testi in cui la salvezza non è certamente presentata in forma cattolica. Non ci sono né madonne, né papi, né santi in quelle cantate. In una di queste si canta il famosissimo (tra gli evangelici) versetto di Giovanni 3:16 “Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.”
Ma in ambito cattolico tutto questo si trascura. L’intellettualità italiana è priva di cultura biblica.
E sembrano accorgersi solo adesso che l’America è cresciuta in un ambiente protestante. Perché si parla di evangelici che influenzano il Presidente. Protestanti, evangelici, che differenza c’è? Ma cosa sono questi “cascami del cristianesimo americano”, si chiede l’intellettuale cattolico-italiano Franco Cardini. E da bravo cattolico mette in risalto l’autorità spirituale di un “vero agostiniano” come papa Prevost, osservando con soddisfazione che il “potere ecclesiastico” mette a tacere la “soggezione dei laici”. Continua a leggere su NsI