Commento di Alessandro Bertani Negli ultimi tempi, il mondo sindacale – CGIL in testa – ha lanciato l’allarme su un presunto ridimensionamento industriale dei siti italiani TAPI/Teva di Villanterio, Rho, Santhià e Caronno Pertusella. Si denuncia un forte calo della produzione e si accusa il gruppo di preferire la distribuzione di dividendi e le logiche finanziarie al reinvestimento sugli stabilimenti. Vengono, quindi, espresse forti preoccupazioni per i possibili tagli occupazionali e per il rischio che almeno uno di questi siti abbia commesse sufficienti a garantire la continuità operativa solo fino a luglio 2026. In tutta questa vicenda c’è qualcosa che mi sfugge.
Per mesi, la CGIL (compresala sezione Lombardia, dove hanno sede almeno tre degli stabilimenti in questione) e la galassia pro-pal che le gravita attorno hanno invocato il boicottaggio della Teva, ritenendola il simbolo dell’economia sionista che finanzia il genocidio e le altre politiche criminali del governo d’Israele. Hanno promosso campagne reputazionali aggressive e diffamatorie, incoraggiato l’adesione alle iniziative del “digiuno per Gaza”, appoggiato petizioni e sostenuto mozioni di enti locali affinché le farmacie comunali interrompessero la commercializzazione dei farmaci dell’azienda. Continua a leggere su IC